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venerdì 3 luglio 2026

Un'invocazione a San Silverio dal West Virginia

 " Il 4 maggio del 1908 Tobia Mazzella, emigrato in America nello stato del West Virginia, era incaricato a tagliare alberi di grande fusto che servivano per la realizzazione di traversine per la ferrovia. Il treno carico di tronchi per trasportarli alla segheria serviva anche da trasporto dei lavoratori che terminavano il turno di lavoro. Tobia, come tanti altri, era seduto a cavalcioni sui tronchi stessi quando il treno partì. Ma qualcosa non funzionò, il treno urtò qualcosa che fece slegare i tronchi e un convoglio si staccò incominciando a correre lungo la discesa. Tobia precipitando dai tronchi rimase impigliato con i pantaloni in un gancio del carrello e trascinato sulle rotaie non potè fare altro che invocare l'aiuto di S.Silverio: "ed il Santo impietosito dalla voce di quel disgraziato non volle abbandonarlo. Molte furono le contusioni e gli squarci portati nel suo corpo come pure la perdita d'un orecchio e  una guastatura al braccio destro, ma per grazia di S.Silverio egli è vivo tuttora, ripristinato  di salute e trovasi tra noi. Intanto per riconoscenza della grazia ricevuta  dal Santo ha offerto un braccio d'argento del valore di 107 lire quale vedesi tutt'ora pendente dalla statua di S.Silverio" 

(Questa storia è stata raccontata da don Luigi Coppa in "Vita di San Silverio Papa e Martire" del 1921 poi ripresa da Silverio Mazzella nel libro "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita") 

Nota:

Mirella Romano mi ha segnalato  la disavventura di Tobia, l'invocazione a San Silverio. Tobia abitava nella sua zona,  sopra Giancos. Per ricordarlo ha scritto questa poesia


1908 - Tobia Mazzella - ponzese emigrato in America

" Dall'America è arrivato

quel suo grido assai accorato...

"San Silverio aiutami Tu"

E' Tobia...non ce la fa più,

è caduto da quel camion

dove egli lavorava.

Ora giace sui binari

assai ferito e sanguinante,

anche un orecchio gli si è staccato 

ma al suo Santo si è affidato...

Non è sordo il Protettore

che poi subito inerviene

supplicando nostro Signore!!!

Una mano l'ha salvato,

l'ha scansato da quel treno

che fischiava...già in arrivo...

Più non scorda il poverino

e quando a Ponza ritornò 

San Silverio ringraziò!!!

E per grazia ricevuta in argento gli ha donato

quel suo braccio lacerato dal pericolo scampato!!!

Oggi splende come monito

su quel petto d'incenso profumato, 

su quel cuore d'amore paterno

per i figli tutti quanti

sia vicini...che lontani!!!"

Isola di Ponza 20 giugno 2026 

Mirella Romano



Quadro dipinto a olio con caratteri di pittura napoletana del sec. XIX è conservato nella chiesa madre di Ponza. Probabilmente è un quadro donato al Santo come ringraziamento per una grazia ricevuta



Nel cerchio rosso il braccio d'argento donato al Santo per grazia ricevuta

martedì 26 maggio 2026

Orazione per il figlio in guerra

 "Nel 1947 la guerra era finita ma del figlio Vittorio Onorato, Civita Piro non aveva saputo più nulla. Era imbarcato su una nave " da battaglia" come si indicava allora e risultava ufficialmente disperso.

Il nipote Aldo aveva 11 anni e ricorda quegli eventi drammatici. La nonna chiamò Marietta a gaetana per fare un'orazione che potesse dare qualche notizia.

Quella sera Aldo fu mandato a dormire prima del solito ma lui, incuriosito, origliava per capire cosa stesse succedendo. La nonna e altre due donne anziane, vestite di nero, come era in uso a quei tempi,  sedute al balcone della loro casa sul corso aspettavano che la piazza si svuotasse e si spegnessero i lampioni. Poi, il ragazzo, dominato dalla stanchezza, si immerse nel sonno accompagnato dalle preghiere delle donne; era iniziata l'orazione. 

Dopo qualche ora Aldo fu svegliato dalla voce della nonna che aveva esclamato: " Alduccio ha steso le cosce. Mio figlio è morto!"

Aldo Onorato, oggi anziano, mi ha raccontato che del suo modo di dormire,  sempre in posizione fetale, quella sera per la prima volta, rigirandosi nel letto si era disteso, posizione che neanche la nonna aveva mai visto e che interpretò come segnale nefasto.

Il giorno dopo dalla Capitaneria arrivò la brutta notizia del ritrovamento del figlio di Civita, e zio di Aldo, ormai senza vita."

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")

Durante la guerra molte madri a Ponza per avere notizie dei propri figli lontani a combattere ricorrevano alle orazioni. La persona che aveva questo dono, in questo caso Marietta a gaetana,  recitava preghiere e interpretava segni della natura circostante nel buio della notte.



Sulla Banchina abitava Marietta a gaetana




Sedute al balcone sul Corso fecero l'orazione


lunedì 13 aprile 2026

Un compositore dell'Ottocento di origine ponzese

 Poco tempo fa durante il quiz preserale l'Eredità, su Rai Uno, è stata posta ad un concorrente una domanda che ha richiamato la mia attenzione. Riguardava l'opera lirica Jone composta da Errico Petrella nella seconda metà dell'Ottocento. 

Mi sono ricordata di aver letto il nome di questo compositore nel libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita".

Errico Petrella era di origine ponzese poichè sua madre Maria Antonia Mazzella era dell'isola di Ponza ed abitava, probabilmente, a Santa Maria, mentre suo padre Fedele era un ufficiale napoletano della marina borbonica. Errico era nato a Palermo il 10 dicembre 1813 e morì a Genova il 7 aprile 1877. 

Nel 1815 la famiglia Petrella, dopo la caduta dei francesi  e il rientro dei Borboni, ritornò a Napoli. Errico cominciò a studiale musica sotto la guida dei migliori esperti dell'epoca.

Compose 25 opere ma più famosa resta Jone ambientata nel 79 d.C. durante l'eruzione del Vesuvio a Pompei.

Errico Petrella compose anche musica sacra.

Sicuramente frequentò l'isola di Ponza e si ipotizza possa aver scritto l'inno di San Silverio ma non ci sono riscontri ufficiali,  come racconta Silverio Mazzella. 

Chissà

Nella frazione di Santa Maria era nata Maria Antonia Mazzella verso la fine del '700


Un'antica immagine di San Silverio, Santo patrono di Ponza 


Il pentagramma con le note dell'inno di San Silverio


Il compositore Errico Petrella


domenica 29 marzo 2026

La tragica fine del mercantile San Silverio

 Il mercantile San Silverio era partito da Rio Marina il 23 maggio 1954 e diretto a Savona ma verso l'una di notte del giorno seguente affondò al largo di Santa Margherita Ligure. Il mare era molto mosso e forse il carico sbandò. 

L'armatore era Nicola Caccioppoli di Capri ma residente a Ponza ed era soprannominato Frichella. Il comandante era Giuseppe Mazzella e l'equipaggio era composto da undici persone ma si salvarono solo in sette. Persero la vita anche tre ponzesi, Salvatore Vitiello, Giuseppe Feola e Alessandro Feola.

" Lo scafo procedeva lentamente sul mare sconvolto dalla tempesta, quando un'onda gigantesca lo investì in pieno scuotendolo con estrema violenza. La nave si impennò più volte; la pirite chiusa nella stiva scivolò, andando a urtare contro la murata, Seguì un pauroso sbandamento a dritta; il fasciame dello scafo, sotto la pressione interna del carico e quello esterno delle onde sempre più aggressive scricchiolò . Pareva che da un momento all'altro il battello dovesse spezzarsi. Constatata l'impossibilità di raddrizzare la "San Silverio" , che ormai sarebbe stata trascinata alla deriva, il comandante Mazzella lanciò il SOS"

Abbandonarono la nave che poi affondò adagiandosi su un fondale di 112 metri. Il comandante Mazzella subì un processo ma poi fu assolto.

(Notizie e foto sono tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Il mercantile San Silverio                                                                                                                     


Il capitano Giuseppe Mazzella


Il giovane naufrago ponzese di Le Forna Franco Iodice detto  Cascettone

Il capitano Giuseppe Mazzella


Il recupero del sopravvissuti ( Foto inviata da Pietro D'Andrea)

venerdì 20 febbraio 2026

Accadde nel febbraio del 1944 all'isola di Ponza

 Il 23 febbraio del 1944 la nave americana da guerra LST 349 Liberty partì dal porto di Anzio per raggiungere Napoli. Era carica di attrezzature militari, di camion, di feriti, prigionieri e passeggeri. In navigazione la nave ebbe un'avaria ai motori e cominciò a procedere lentamente . Arrivata al largo dell'isola di Palmarola era già notte quindi il comandante decise di ancorarsi a ridosso ed aspettare l'alba. Arrivò una tempesta di maestrale che spinse la nave verso Ponza . Purtroppo la nave aveva la chiglia piatta e si trovò in balia delle onde. Venne subito dato l'allarme ma i motori non ripartirono ed in pochi minuti la nave finì sugli scogli,  sotto il promontorio di Punta Papa. I prigionieri vennero fatti salire in coperta ma ci fu un'esplosione che gettò tutti nel panico. 

A Ponza c'era un presidio di inglesi che insieme agli abitanti dell'isola aiutarono i naufraghi. Dal promontorio del Papa calarono delle corde per far aggrappare questi sventurati e portarli in salvo. Altri salirono sulle scialuppe  per raggiungere gli scogli ma un'onda li trascinò via. Furono ritrovati nei giorni successivi tra Cala Gaetano e Cala Inferno. 

Quelli che si salvarono arrampicandosi sulla falesia percorsero un sentiero e giunsero al centro abitato. I naufraghi vennero accolti sull'isola, aiutati dagli abitanti e per diversi giorni le barche raccolsero in mare  morti e feriti. Una barca di Le Forna soccorse un naufrago tedesco incastrato tra Cala Gaetano e Punta Incenso, sembrava morto ma poi si accorsero che sebbene assiderato era ancora vivo. Fu portato al caldo del forno del panificio sulla Piana che era ancora tiepido dalla panificazione del giorno prima. 

Il tedesco si salvò e negli anni'70 ritornò a Ponza come turista per rivedere i  luoghi della tragedia. 

Il relitto della nave diviso in due parti giace nel fondo sabbioso. ed è molto visitato dai subacquei.

(Notizie tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")



Gli scogli sotto il promontorio del Papa (Foto di Rossano Di Loreto, 19 febbraio 2026)





Fotografie apparse sulla stampa inglese nei giorni successivi alla tragedia. A Ponza c'era la troupe di Combat film che documentò il naufragio.

venerdì 5 dicembre 2025

Ponzesi all'Asinara

 Racconta dei ponzesi all'Asinara Gianfranco Massidda, l'ultimo guardiano del Faro di Punta Scorno dell'isola. 

Silverio Mazzella ha raccolto la sua testimonianza in un'intervista telefonica nel settembre 2017 e pubblicata nel bellissimo libro "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione".

"Le barche dei ponzesi, di 7 o 8 metri a vela raggiungevano prima Montecristo e poi attraversavano dritte all'Asinara per la pesca delle aragoste. 

Carmine Pagano con il figlio Biagio e Morlè avevano il gozzo a motore. Altri a vela, almeno nei primi anni, come Luigi Aprea, pescavano con le nasse che costruivano loro stessi e, solo verso gli anni Sessanta, anche con le reti come nel caso dei Pagano.

Alcuni ponzesi affittavano all'Asinara le barche degli isolani, come per esempio Cipriano Rivieccio e i quattro figli prendevano il "San Pasquale" di Guglielmo Massidda che era in pensione dall'impiego del locale telegrafo di Cala Oliva. Cipriano, ormai vecchio, rimaneva a terra a costruire le nasse e marruffi ed espletava anche la guardia alle aragoste accumulate a Cala Sabina.

Ricordo la "Maria Assunta", il bastimento dei fratelli Sandolo, e quella che chiamavano "la motonave" (era il motoveliero "Madonna di Trapani" di Silverio Tagliamonte) che venivano a caricare le aragoste per portarle a Marsiglia. Le aragoste piccole di circa 1 Kg. facevano più prezzo rispetto a quelle più grandi. I ponzesi essiccavano al sole i pesci e polpi catturati nelle nasse e li spedivano a Ponza con la "Maria Assunta" per essere consumati durante l'inverno. 

I polpi, pescati in quantità, essiccati al sole erano pure utilizzati come esca nelle nasse. Le tartarughe catturate venivano mangiate durante il soggiorno in Sardegna e il carapace rivoltato ed esposto al sole, serviva a ricavare l'olio, Aggiungendovi durante l'esposizione al sole anche i fegati degli squali e delle razze. L'olio così ricavato era utilizzato per diluire le pitture usate per le barche. 

La pesca durava dalla Pasqua a tutto ottobre quando i ponzesi ritornavano a Ponza.

Il "Gennarino" era in Sardegna per la pesca delle aragoste ma spesso era utilizzato per trasportare merce come quando naufragò sugli scogli di Punta Sabina era carico di laterizi da portare ad Alghero. Mentre il bastimento "La Nuova rosalia Bonaria", pure incagliato sugli scogli di Punta Sabina, ebbe più fortuna perchè si riuscì a salvarla grazie ad un pontone giunto da Porto Torres."

Grandi i nostri pescatori ponzesi, quanti sacrifici, quanto lavoro, ma tanta forza di volontà.

Quante storie straordinarie!!!


 Isola dell'Asinara, Cala Oliva


Naufragio della goletta "Gennarino"


Naufragio del bastimento "La Nuova Rosalia Bonaria"

(Foto del fotografo Guglielmo Massidda tratte dal libro "Asinara" di Guglielmo Massidda e Marina Rita Massidda pubblicate da Silverio Mazzella nel libro "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Le nasse

mercoledì 15 ottobre 2025

Il Porto di Ponza verso la fine degli anni '40

 Le fotografie sono testimonianze preziose di un tempo passato che, purtroppo, si sta dimenticando.

Questa foto è tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione"

"In fondo alla banchina la Goletta "Maria G" ormeggiata nel porto di Ponza verso la fine degli anni quaranta. Il bastimento era già attrezzato di cabina per opera di Guido Tricoli, falegname anche lui come il fratello Silverio. 

Da notare l'infilata di bitte di ormeggi del periodo borbonico, che furono eliminate e malamente "dismesse" anzichè conservate.  In punta del molo ci sono i blocchi di cemento che servirono per l'ampliamento della piazzola. 

Erano tempi in cui si potevano stendere le reti sulla banchina ad asciugare al sole.

Penultimo bastimento a un solo albero, è la "Madonna di Montenegro". Il gozzo grande che sta approdando con tre persone a bordo è il "Sant'Anna" di Silverio Conte detto "Cendrella". Mentre il primo gozzo ormeggiato in basso nella foto è di Giuseppe Califano detto "Peppiniello"."



venerdì 25 luglio 2025

Scorrerie di pirati nelle acque di Palmarola

 Tra la fine del Settecento e i primi anni dell'Ottocento i pescatori ponzesi ogni giorno rischiavano di essere catturati dai saraceni e condotti in schiavitù in Africa.

Spesso questi tendevano degli agguati proprio nelle acque di Palmarola.
I ponzesi da lontano vedevano questi esseri sullo scoglio Cappello mentre asciugavano e spidocchiavano i panni al sole. Infatti una parte di questo scoglio di Palmarola prese il nome di Puorte peducchje. 
Lo scoglio Sparmaturo era utilizzato dai corsari per tirare in secco le barche.
"fu  chiamato e si chiama tuttora lo Spalmentaio, perchè appo di esso, i corsari solevano spalmare le loro barche. Presso lo suddetto scoglio di porto-pidocchio è un altro grande scoglio, o piuttosto un'isoletta traversata da una vasta e bella grotta con un canale. In questa nascondevansi spesso alcuni corsari con i loro veloci legni, ed assalivano e predavano le barche e le navi che usavano in quei dintorni. Così, ad esempio, un cotal giorno alcuni pescatori ponzesi passarono in una barca fra questa isoletta e Palmarola, e furono inopinatamente assaliti dai pirati nascosti nella testè mentovata grotta. I pescatori non potendo fuggire con la barca si precipitarono tosto sul lido di Palmarola, e saliti sulla montagna, potevano facilmente col nascondersi nelle grotte salvare almeno le loro persone. Ma mentre si davano in fuga, i pirati esplodendo loro alle spalle colpi di fucile, ne ferirono uno alla gamba, il perchè seguitando la traccia del sangue, lo trovarono finalmente rimpiattito entro un cespuglio, d'onde strappatolo lo trascinarono seco in schiavitù. L'avvenimento mi fu raccontato a Palmarola stessa da un testimone oculare ed in presenza del figlio di questo schiavo.
Giovanni Tagliamonte ed il suo figlio Vincenzo mi raccontarono inoltre il seguente avvenimento accaduto ad esso stessi in compagnia di alcuni altri Ponzesi. Tutti questi Ponzesi si rattovavano insieme in una barca, pescando in qualche di stanza all'occidente di Palmarola quand'ecco a non molta distanza si veggono inseguiti da alcuni corsari, che essi impediti dai raggi del sole non avevano potuto ravvisare se non al loro avvicinarsi. I poveretti a mala pena si poterono scampare dell'imminente  pericolo e salvarsi sopra l'alta montagna di Palmarola, ove passarono la notte in una grotta. Giovanni Tagliamonte morto in età di centotre anni andava spesso da Ponza a Palmarola e mi raccontò varii di simili scontri coi corsari accaduti a lui non meno che ad altri Ponzesi nei dintorni di quest'isola. Egli aveva un'antica grotta tagliata nella rupe per abitazione vicino al piccolo porto di Palmarola; ma per paura dei pirati passava molte delle sue notti sulla montagna in qualche grotta senza far fuoco, per non essere scoperto dal fumo."

(Dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")



L'isola di Palmarola



Scoglio Sparmaturo il cui nome deriva, probabilmente, da un attrezzo usato dai calafatari per spalmare sulla carena delle imbarcazioni una speciale pittura per preservarne lo scafo

(Foto di Rossano Di Loreto)



Grotta di Mezzogiorno in cui i pirati tendevano agguati ai pescatori ponzesi

(Foto della Cooperativa barcaioli ponzesi)


Grotte scavate nella roccia adibite ad abitazioni



A sinistra della foto è lo scoglio Cappello
Su una parte di questo scoglio c'è una piccola insenatura chiamata Puorte peducchje (Porto- pidocchio)

(Foto di Rossano Di Loreto)


mercoledì 2 luglio 2025

Abbasce a Funtàne

 All'isola di Ponza, a Le Forna, in località Cala dell'Acqua, c'era la sorgente Tagliamonte che riforniva l'acquedotto romano.

Quell'acqua veniva prelevata anche da molte persone come ci racconta Salvatore Balzano (Ciciotto) nel suo libro "Navigando la vita".

"...La sera andava, insieme ad altre donne a rifornirsi di acqua alla fonte sorgiva, che stava a Cala dell'Acqua, che le occorreva per bere e che conservava in bottiglioni di vetro e damigiane impagliate.

L'acqua del pozzo non veniva usata per dissetarsi perchè essendo acqua piovana era dura ed era adatta per cuocere i legumi ed era priva di sali minerali e non aveva quei requisiti igienici buoni, perchè il vento, la polvere e il terriccio che si depositava sui tetti con gli escrementi degli uccelli la rendevano non potabile. 

Tutte le persone di Le Forna andavano ad attingere l'acqua alla Fontana che era un vero e proprio rito con schiere di persone che scendevano e salivano le scale che dalla strada portavano alla sorgente, che aveva un flusso che non si interrompeva nè di giorno nè di notte e molta acqua si perdeva nel mare sottostante. Tutti muniti di recipienti a turno prendevano l'acqua e facevano attenzione a non scivolare sul muschio che si formava alla base della stessa per non cadere sulle rocce taglienti degli scogli. 

La lontananza dalle abitazioni poste anche a diversi chilometri non scoraggiavano i tanti e così donne, uomini e bambini creavano enormi processioni. L'acqua della sorgente era leggera, fresca e limpida, ma in seguito fu dichiarata non potabile a causa della costruzione delle condotte fognarie che potevano inquinare le falde acquifere e per l'emanazione di leggi più severe riguardanti l'igiene alimentare. Fino ad allora aveva dato da bere a tante persone senza mai causare problemi a nessuno dal punto di vista sanitario."





Cala dell'Acqua, qui c'era l'antica sorgente (Foto di Rossano Di Loreto)


Ragazza attinge acqua dalla "fontana" di Cala dell'Acqua
(Foto tratta dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")

venerdì 23 maggio 2025

Accadde nel maggio 1943

 Giuseppe faceva parte della grande famiglia Sandolo, originaria dell'isola di Ponza. Una famiglia dedita alla pesca che commerciava le aragoste.

Nel 1931 Giuseppe si trasferì con la sua famiglia ad Alghero per collaborare con i Sandolo che vendevano le aragoste a Marsiglia.

Durante la seconda guerra mondiale fu requisita una vecchia baleniera, l'Onda, di proprietà dell'armatore Nicola Delfino "per esigenze delle Forze armate" con un Regio Decreto. La baleniera fu trasferita a Porto Torres per la pesca ed il sostentamento della popolazione visto il periodo in cui i viveri erano scarsi.

Il comando dell'Onda venne affidato al ponzese Giuseppe Sandolo ed era l'unica imbarcazione che pescava nel golfo di Asinara.

Il 25 maggio 1943 l'Onda afferrò nelle reti qualcosa di pesante, era un sottomarino inglese che emerse poco più in là.

Giuseppe Sandolo avvisò subito la base militare di Cala Reale ma non venne creduto e per qualche giorno non uscì in mare.

Cinque giorni dopo, il 30 maggio, Giuseppe ed il suo equipaggio furono obbligati ad andare a pescare altrimenti per loro c'era il plotone di esecuzione. Appena in mare il sommergibile  colpì con dodici cannonate la baleniera Onda che affondò.

Giuseppe insieme a due marinai perse la vita e non furono più ritrovati.

L'Onda fu recuperata trenta mesi dopo.

Una delle tragedie della guerra.

(Notizie e foto sono tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Giuseppe Sandolo


La baleniera Onda ormeggiata alla banchina e rimessa in servizio per la pesca

domenica 4 maggio 2025

Storie di mare: un attacco di fame a bordo della goletta Giuseppe padre

 " Partirono alla fine di novembre per caricare i capitoni nei canali di Prevese, nella Gracia Ionica. La Goletta era sprovvista di motore e la propulsione era data solo da due vele auriche, Trinchetta e Maestra, e tre vele triangolari ancorate al bompresso, Trinchettina, Fiocco e Controfiocco.

Ai primi di dicembre, passato lo Stretto di Messina, al largo di Punta Stilo, nel Golfo di Squillace furono investiti da un temporale violento con raffiche di vento fino a 200 Km. all'ora, una vera e propria Bora.

In breve tempo le vele furono squarciate e la goletta-vivaio si trovò in pericolo di naufragio. Agostino, legato, fu issato in cima all'albero di trinchetto dove fissò un grosso segnale a vento formato da pantaloni  e altri indumenti cuciti insieme per essere gonfiati dal vento.

Quel segnale significava che l'imbarcazione aveva bisogno di aiuto. Il tempo li sospingeva verso Catania e loro favorivano quella rotta nella speranza di salvarsi. Arrivati al largo del porto della città furono avvistati dalla locale Capitaneria e soccorsi da un rimorchiatore che li trainò nel porto.

Riparati i danni, ripartirono dopo una settimana per la Grecia, non prima però di aver fatto celebrare a bordo una messa in devozione di San Silverio e di ringraziamento per lo scampato pericolo. Caricarono circa 100 quintali di capitoni e ripartirono per Napoli.

Furono coinvolti in un altro fortunale al largo di Crotone, il mare era particolarmente agitato ma la goletta-vivaio non poteva essere portata in un ridosso per non far morire il carico di capitoni. Rimasero al largo e in navigazione però per il mare molto mosso non era possibile neanche accendere il fuoco nel fusto sulla coperta per cucinare. 

Dopo due giorni finirono le riserve di gallette e la fame incominciò a farsi sentire. L'equipaggio sapeva che gli armatori avevano comprato dei dolci tipici greci che portavano a casa per Natale e presi dalla fame quella notte successiva ne svuotarono la dispensa grazie al coraggio e alla giovane età di Agostino che, spalleggiato dagli altri dell'equipaggio, entrò silenziosamente nella cabina dei due armatori che dormivano al buio, avvolti in una vela.

Arrivati al molo Santa Lucia a Napoli e, venduti i capitoni, rientrarono a Ponza.

Agostino volontariamente confessò del saccheggio dei buoni dolci comprati in Grecia ma solo dopo aver percepito la paga a lui spettante."

Nota:

Agostino Vitiello a 24 anni, nel 1930, si imbarcò sulla goletta Giuseppe padre. Gli armatori erano Antonio Sandolo detto "Carocchia" e suo genero Aniello Sandolo

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Isola di Ponza, la goletta  Giuseppe Padre durante la discesa a mare sulla spiaggia di Santa Maria


domenica 30 marzo 2025

La fattura

 " Si racconta ancora di un vecchio di Le Forna, imbarcato su un bastimento in navigazione per la Sardegna, che realizzò su una lunga cima decine di nodi che poi,  legata a una pietra, gettò in mare pronunciando formule segrete e incomprensibili.

L'intenzione malvagia era quella di fare del male alla persona pensata e siccome i nodi non potevano più essere sciolti in quanto sommersi nel profondo del mare il male sarebbe rimasto indelebile.

Sorpreso fu costretto a confessare le sue intenzioni dichiarando anche che lo faceva senza però crederci molto a queste cose e che leggeva in un vecchissimo libro che gli avevano dato a Resina, quartiere nei pressi di Napoli. 

Il vecchio continuò, con molta  leggerezza, a mettere in pratica quanto era scritto in questo libro anche nell'occasione dell'insonnia che il figlio nella culla accusava di notte. Sembra che il sortilegio funzionasse ma dopo tre giorni che il piccolo non si era svegliato la madre, presa dalla paura, d'impulso bruciò questo libro maledetto. Fu un problema rimediare all'incantesimo e si riuscì, "dopo vari tentativi del medico, solo con l'intervento del parroco."

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")

Nota:

La fattura è un'azione malvagia nei confronti di qualcuno


Nelle foto:

Isola di Ponza, Le Forna di tanto tempo fa





venerdì 28 marzo 2025

Una donna di mare

 Maria Scarpati "i Sciammerica" era una donna di mare ponzese. Era nata nel 1881 in una famiglia di pescatori. 

Abitava all'isola di Ponza in Banchina di Fazio dove aprì una pescheria gestita al femminile, prima, appunto, Maria, poi la figlia Rita poi Gioia la nipote.

Maria andava per mare anche quando era incinta, una figlia nacque a La Galite ed un figlio lo partorì appena tornata dalla pesca.

In questa foto: da sinistra Giuseppe Di Scala detto Peppe, Vittorio De Luca, Giosuè Di Scala, Maria Scarpati, Edoardo Stimma davanti a loro un pesce spada

(Notizie e foto tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


mercoledì 26 marzo 2025

Gli idrovolanti all'isola di Ponza

 Nei primi mesi del 1918, durante la Prima Guerra mondiale, in un capannone sulla spiaggia di Santa Maria, all'isola di Ponza, erano custoditi cinque idrovolanti FBA.

Servivano per perlustrare il mare circostante l'Arcipelago Ponziano.


Il capannone degli idrovolanti a sinistra sulla spiaggia di Santa Maria


Un idrovolante in una sovrapposizione di una foto d'epoca dell'isola di Ponza


Il porto di Ponza fotografato da un idrovolante


Santa Maria dall'alto si vede l'hangar per gli idrovolanti

(Notizie e foto sono tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")

domenica 24 novembre 2024

Il munacièllo a bordo

 Questo racconto è tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita" in cui  Bersila Iodice, figlia del pescatore Aniello, uno dei protagonisti, così ricorda:

"Mio padre Aniello era imbarcato sul gozzo di Ciancanella, armatore di Le Forna, e pescava le aragoste nell'isola di Iàlde (L'isola de La Galite, al largo della Tunisia), per mandarle poi a Ponza o a Marsiglia con i motovelieri chiamati burchièlle (velieri - vivaio con parte della stiva inondata d'acqua perchè dei fori praticati sulla fiancata ne permettevano il ricambio continuo per conservare vivo il pescato)"

Dopo la faticosa giornata di lavoro, con la barca ormeggiata il quello che era un porticciolo di fortuna, l'equipaggio aveva trovato rifugio in quella grotta - magazzino che i primi coloni provenienti dall'isola di Ponza avevano faticosamente scavato là dove la spiaggia finisce e inizia la parete del monte. Aniello si svegliò in piena notte per fumare la pipa, come sua abitudine, e per questo litigava spesso con la moglie. 

Il mare era calmo, la barca dondolava pigramente al chiarore della luna che splendeva alta e piena nel cielo, quel cielo lontano mille miglia dalla sua isola, dalla sua casa.

Ciancanella dormiva e fuori c'era una calma quasi irreale. 

"Seduto in silenzio in quel giaciglio improvvisato fu attratto da un'ombra furtiva. Rimase in silenzio senza muoversi mentre i suoi compagni dormivano, capobarca compreso. Aniello osservò con attenzione per capire se fosse un ladro perchè una figura esile e minuta come un bambino e con un berrettino in testa si avvicinò a Ciancanella per svegliarlo. Parlottarono sottovoce. Riuscì a capire solo qualche frase: - "Ti avevo detto di non venire; lo sai che ora non pescherai molto!" - "Lo so, ma non potevo fare a meno di venire a pescare qui".

Poi quella misteriosa figura uscì dalla grotta e si allontanò inghiottito dal chiarore lunare. Non fu facile il giorno dopo per Aniello sapere la verità su quell'incontro. Dopo reiterate insistenze il mistero fu svelato: - "Era il munacièllo che vive sulla mia barca da molto tempo." confessò Ciancanella - "purtroppo è un munacièllo povero, non mi dà ricchezza, però mi aiuta nella pesca e nel remare"

E Aniello: "Ecco perchè quando noi remiamo in due sulla nostra barca non riusciamo mai a raggiungerti, tu non remi da solo, ti aiuta il munacièllo!"


La spiaggia di La Galite, 1939



La Luna piena, foto di Dimitri Scripnic


Il munacièllo, acquerello di Silverio Mazzella

lunedì 11 novembre 2024

Il cutter Elisabetta

 Il cutter Elisabetta era del papà di nonna Assunta, il mio bisnonno Pasquale Mazzella. 

Credo che mia madre Elvira non l'abbia mai conosciuto poichè è scomparso, forse, nel 1921 e non so quasi niente di lui, solo che è nato a Napoli, credo, nel 1859.

Il cutter Elisabetta fu registrato al compartimento di Gaeta il 10 giugno 1909. 

Nel 1929 dopo il decesso di Pasquale Mazzella il cutter passò ai suoi eredi, i figli Maria Giuseppa, Silverio, Assunta (mia nonna), Elisabetta ed alla moglie Maria Antonia Mazzella. 

Gli eredi, le figlie Maria Giuseppa, Assunta, Elisabetta e la vedova Maria Antonia  rinunciarono a favore di Silverio. 

Il cutter, cottero in dialetto ponzese, era un'imbarcazione adibita al trasporto di merce varia tra Ponza ed il continente.

Purtroppo non ho trovato foto del cutter Elisabetta del bisnonno Pasquale Mazzella

(Notizie e foto attinte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Un cutter ponzese con il gran pavese il giorno di San Silverio del 1921


Cutter di fine '800 al porto di Ponza


Primi anni del '900
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