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domenica 21 dicembre 2025

Un modo di dire ponzese

 U viènte furiùse mòre amprèsse

(il vento furioso muore presto)

Il temporale che nasce improvvisamente ha brevissima durata. Questo modo di dire è scaturito dal fenomeno metereologico comunemente chiamato Tropea che si manifesta con l'agitazione improvvisa  e impetuosa delle acque del mare accompagnata da pioggia, lampi e tuoni la cui durata, però, è brevissima.

Lo si riferisce agli improvvisi scatti di ira.

(Da "Ancora proverbi di Ponza" di Ernesto Prudente)

Isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto













venerdì 23 maggio 2025

Accadde nel maggio 1943

 Giuseppe faceva parte della grande famiglia Sandolo, originaria dell'isola di Ponza. Una famiglia dedita alla pesca che commerciava le aragoste.

Nel 1931 Giuseppe si trasferì con la sua famiglia ad Alghero per collaborare con i Sandolo che vendevano le aragoste a Marsiglia.

Durante la seconda guerra mondiale fu requisita una vecchia baleniera, l'Onda, di proprietà dell'armatore Nicola Delfino "per esigenze delle Forze armate" con un Regio Decreto. La baleniera fu trasferita a Porto Torres per la pesca ed il sostentamento della popolazione visto il periodo in cui i viveri erano scarsi.

Il comando dell'Onda venne affidato al ponzese Giuseppe Sandolo ed era l'unica imbarcazione che pescava nel golfo di Asinara.

Il 25 maggio 1943 l'Onda afferrò nelle reti qualcosa di pesante, era un sottomarino inglese che emerse poco più in là.

Giuseppe Sandolo avvisò subito la base militare di Cala Reale ma non venne creduto e per qualche giorno non uscì in mare.

Cinque giorni dopo, il 30 maggio, Giuseppe ed il suo equipaggio furono obbligati ad andare a pescare altrimenti per loro c'era il plotone di esecuzione. Appena in mare il sommergibile  colpì con dodici cannonate la baleniera Onda che affondò.

Giuseppe insieme a due marinai perse la vita e non furono più ritrovati.

L'Onda fu recuperata trenta mesi dopo.

Una delle tragedie della guerra.

(Notizie e foto sono tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Giuseppe Sandolo


La baleniera Onda ormeggiata alla banchina e rimessa in servizio per la pesca

domenica 19 gennaio 2025

Buon viaggio Maria!!!

 Qualche giorno fa è scomparsa Maria Conte ponzese ma da una vita a Padova.

Era una donna di grande cultura, ha insegnato Lettere nelle scuole Medie,  che nonostante fosse ultranovantenne riusciva a parlare con i giovani, era al passo con i tempi.

Ricordava con nostalgia la sua vita a Ponza, le tradizioni, le persone.

Spesso mi inviava storie, dettagli della vita ponzese di un tempo e gradiva molto che le pubblicassi sul mio blog che seguiva con interesse.

Ogni estate tornava nella sua amata isola, nella sua casa "ncòppe a Pònte" da cui osservava il paesaggio straordinario. Quest'estate, purtroppo, è mancata all'appuntamento...

Era molto amica della mia famiglia, mio padre, Ciro, le aveva costruito la sua prima barca. 

Un altro pezzo di storia di Ponza che se ne va... 

Mi sembra doveroso ricordarla...

Buon viaggio Maria!!!



In questa foto di tanti anni fa a destra Maria Conte sorridente con la sua amica Mamena Di Monaco, davanti al bar Tripoli


In questa foto si vede la sua casa  (Foto di Annalisa Sogliuzzo)



domenica 7 aprile 2024

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio

 Mia cugina Laura Iacono Volante che vive negli Stati Uniti, qualche giorno fa,  era a cena in un ristorante italiano in Florida, a Port St. Lucie, ed ha scoperto che i proprietari sono originari dell'isola di Ponza, il loro cognome è Feola. 

Feola come il cognome di nostra nonna, la mamma di mio padre Ciro e del suo, Giovanni.

Alla parete del ristorante c'è una bella foto dell'Arco Naturale di Ponza.

Nel ristorante c'è anche la statua di San Silverio sulla barchetta.

E' proprio vero...dove c'è un ponzese c'è San Silverio



sabato 27 gennaio 2024

Un ponzese in campo di concentramento

 Questa storia è raccontata nel libro di Paolo Iannuccelli "Gente di Ponza". Non la conoscevo

Eccola:

"Il racconto di Luigi Pacifico, nato nel 1921, avviene nella sua bottega di ebanista, al porto di Ponza. Lì i Pacifico lavorano da quattro generazioni. Luigi è seduto su una sedia e guarda il figlio Giovanni tagliare il legno. 

"Lo Stato italiano non mi ha nemmeno voluto riconoscere la pensione di guerra - ci accoglie con questa frase -. Ho fatto domande, ho chiesto aiuto a tante persone ma non sono mai riuscito ad ottenerla. Ora sto sbrigando alcune pratiche per ottenere il risarcimento dai tedeschi" . Luigi, nel '41, si era imbarcato dal porto di Pola sul "Gorizia".

Pacifico fu catturato dai tedeschi a Spalato il 29 settembre del 1943. Fu portato subito nel campo di concentramento di Meppen, in Olanda. In quel posto rimase solo 10 giorni per essere poi trasferito nel campo di Rurgas, nelle vicinanze di Essen, in Germania.

"Vivevamo in baracche dove faceva caldo d'estate e tanto freddo d'inverno. Il lavoro durava 12 ore al giorno. Svolgevo mansioni di muratore o falegname, a seconda delle esigenze dei tedeschi. Ci pagavano con dei centesimi che potevano essere spesi solamente all'interno del campo. Potevamo comprare qualcosa da bere o da mangiare. Si lavorava sotto qualsiasi condizione atmosferica, pioggia o neve non contavano, dovevamo produrre per la Germania. Eravamo controllati a vista, spesso i manganelli facevano la loro apparizione".

Luigi Pacifico manteneva anche una corrispondenza co l'Italia, in particolare con il padre Salvatore. Un grande lavoro l'internato ponzese l'ha svolto all'interno dei bunker antiaerei creati dai tedeschi per difendersi dai bombardamenti degli alleati. 

" Abbiamo scavato tantissimi rifugi sotterranei, poi li abbiamo rivestiti di legno di pino. Tante ore di lavoro, anche quando la temperatura era -40 ed eravamo protetti solo da un cappotto. Tremavamo tutti ma sapevamo di non poterci ribellare. Dal punto di vista igienico eravamo molto controllati. I tedeschi facevano tutto per eliminare i pidocchi. Ogni tanto ci mandavano a raccogliere i cadaveri delle persone decedute in seguito ai bombardamenti, li prelevavamo e li portavamo in fosse comuni. In campo di concentramento, a Rurgas feci amicizia con un generale russo, preso prigioniero. Era un grande amico di Stalin, che ammirava come uomo di Stato e condottiero, non faceva che parlare bene del leader dell'Unione Sovietica. Non ho avuto più notizie di questo generale che aveva grande simpatia per me. Eravamo vicini di letto e ci scambiavamo grandi impressioni."

Nell'aprile del 1945 arrivarono gli americani, fummo liberati ma il rientro in patria fu ritardato. Luigi rimase in Germania altri nove mesi: "Gli americani mi offersero un posto di lavoro come guardiano alle autostrade: pochissimi soldi, solamente qualcosa da mangiare per passare meglio la giornata.  A fine '45 l'atteso ritorno a Ponza accolto da tutta la famiglia festante.

"Quando fui di nuovo a Ponza - dice Luigi - le mie condizioni di salute non erano brillanti. Fui colpito da una bronchite cronica. Il fisico era tutta una ferita. Feci immediatamente domanda per ottenere una pensione che ancora aspetto."

Nel dopoguerra la famiglia Pacifico ha mantenuto il laboratorio di ebanista, ma Luigi, prima di continuare il mestiere di papà Salvatore, si è imbarcato su navi mercantili che trasportavano dalla Nigeria, dal Senegal, dalla Costa d'Avorio del materiale sino a Marsiglia.

"Noi italiani importavamo del legno ed esportavamo cemento in Africa." 

Adesso Luigi non lavora più, passa la mattinata in casa, mentre il pomeriggio non può fare a meno di fare una capatina in falegnameria. E' sempre prodigo di consigli nei confronti del figlio Giovanni, un ragazzo che a Ponza conoscono tutti, l'unico ad avere il "patentino" per poter sparare fuochi d'artificio durante le tante feste patronali."

Oggi 27 gennaio Giornata della Memoria


Luigi Pacifico con il figlio Silverio in falegnameria


Luigi Pacifico su un'imbarcazione

domenica 14 gennaio 2024

La chiesetta del carcere di Santo Stefano

 Sull'isolotto di Santo Stefano, nell'Arcipelago Ponziano,  c'era un ergastolo durissimo fino al 1965. 

E' stato cappellano per molti anni un mio prozio, il ponzese don Aniello Conte.  Mia madre Elvira ed anche suo fratello Aniello qualche volta andavano a fargli vista.

Mia madre Elvira raccontava che nella chiesetta di Santo Stefano ha ricevuto la Prima Comunione da suo zio don Aniello Conte.

Dopo la chiusura  del carcere i locali sono stati saccheggiati purtroppo come racconta un testimone: "Di notte arrivavano le barche da Ischia per prendere tutto ciò che poteva essere preso, addirittura portarono tutte le soglie di marmo della scala della palazzina del direttore. Molte cose che si trovavano in alcune case di Ischia venivano da Santo Stefano: porte, servizi igienici, piastrelle... Hanno rotto tutto. Persino nella chiesetta i marmi dell'altarino, le statue, vecchie piastrelle in ceramica, tutto. Era piccola, ma attrezzata di tutto, era bellissima. Poi l'ho vista devastata. "  (Brano tratto dal libro di Pier Vittorio Buffa - Anthony Santilli "NOVANTANOVE CELLE")


L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto


Don Aniello Conte per molti anni cappellano del carcere 


I resti della chiesetta, doveva essere molto bella

venerdì 28 luglio 2023

Antico modo di dire ponzese

 "U ditte antiche nu fallisce maje"

(Il detto antico non fallisce mai)

I vecchi lo dicevano sempre quando tra loro e le nuove generazioni sorgevano motivi di incomprensioni. I proverbi sono i dettami della sapienza popolare.

(Dal libro di Ernesto Prudente "A Pànje- i proverbi di Ponza")

L'isola di Ponza di tanto tempo fa (Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)







mercoledì 19 luglio 2023

La nave "Silvia Onorato" e Italo Balbo

 La nave Silvia Onorato fu acquistata verso la metà degli anni '20 da Vincenzo Onorato, armatore ponzese, che le diede il nome della moglie. 

Della Silvia Onorato racconta Ernesto Prudente, il cui papà, Umberto,  era il capitano della nave.

Ecco cosa scrive:

"La nave, "Silvia Onorato", navigava verso la Sardegna. Era partita nel pomeriggio da Castellammare di Stabia, dopo aver fatto scalo a Torre Annunziata, con direzione Cagliari. Era una nave in ferro azionata da una macchina a vapore che sviluppava una velocità di circa dieci miglia l'ora. Le navi con macchine a vapore erano definite piroscafi. Il "Silvia Onorato" era il primo "vapore" della marineria ponzese che a quei tempi era ricca di bastimenti a vela, con piccoli motori ausiliari, che collegavano diversi porti del golfo di Napoli con altrettanti scali sardi per il trasporto di qualsiasi genere di derrate. Alcuni addirittura sbarcavano le merci  nelle spiagge per mancanze di strade di collegamento tra le città dotate di porto e i paesi rivieraschi. In  Sardegna si portava tutto dal continente, dalle patate alla frutta, dalle ceramiche di qualsiasi genere alle stoviglie, dalla pasta alla birra, alle verdure. Nei porti sardi si caricava per il continente formaggio, bestiame, sughero e, da Olbia, anche le cozze. 

Di quella nave, il cui armatore era Vincenzo Onorato, mio padre era il capitano. L'equipaggio era formato da quindici persone, nove di coperta e sei di macchina. 

A quell'ora il turno di guardia era formato da tre uomini in plancia, nostromo e due timonieri, e due in macchina, caporale e fuochista. Gli altri riposavano nelle rispettive cabine in attesa del loro turno di guardia. All'improvviso il marinaio che stava sulla aletta notò le luci di posizione di un aereo che volava a bassa quota, a poche decine di metri dalla testata degli alberi della nave, e richiamò subito l'attenzione dei colleghi.

L'aereo, che era apparso di poppa, superò la nave e dopo breve tempo invertì la direzione di volo ritornando sulla nave sulla quale fece, poi, una serie di giri.

I marinai capirono che l'aereo era in difficoltà per cui pensarono bene di avvertire il capitano che in quel momento riposava. Uno di loro scese immediatamente dalla plancia bussando alla porta della cabina di mio padre. Entrò e riferì minimamente dell'accaduto. 

Mio padre diede ordine di tenere la prua sempre sull'aereo, di svegliare il macchinista, perchè preparasse la macchina alla manovra, e tutto l'equipaggio. 

Tutto avvenne in un momento.

Quando raggiunse la plancia, l'aereo toccava la superficie del mare. L'impatto, per la bravura del pilota , fu dolce. Mentre la nave si avvicinava lentamente all'aereo venne calato il canotto dove presero posto due marinai che agirono con la dovuta previdenza e opportunità per legare una cima a prua e uno a poppa dell'aereo per poterlo affiancare alla nave senza l'uso dell'elica. Si volle evitare qualsiasi urto che potesse generare la catastrofe. 

Sistemata ogni cosa, mio padre disse  al fratello di raggiungere la carlinga sull'ala dell'aereo per far uscire i componenti l'equipaggio. Tutto avvenne secondo gli ordini impartiti. Il personale dell'aereo, uno alla volta, raggiungeva la nave camminando sull'ala. Quando mise la testa fuori un signore con la barba, mio zio, impressionato dalla notorietà del viso, rivolgendosi a mio padre disse:" Fratiè ca ce stà pure l'eccellenze" e mio padre, di rimando, con la sua solita ironia, dettata anche dalla particolarità del momento: "buttalo nel bidone".

Esaurita la fase riguardante il trasbordo del personale si provvide all'aereo per il suo rimorchio.

Quando mise piede nella sua cabina notò subito che quel signore con la barba era veramente "l'eccellenza" come gli aveva preannunziato il fratello.

Era Italo Balbo, Maresciallo dell'Aria e governatore della Libia.

Mio padre lo ragguagliò subito della situazione: il "Silvia Onorato" non aveva la stazione ricetrasmittente per cui non poteva comunicare con la terraferma per dare loro notizie; la nave era diretta a Cagliari che avrebbe raggiunto nella mattinata seguente e che per dare notizia nel più breve tempo si doveva fermare il postale Cagliari- Napoli, munito di apparecchiature radiotelegrafiche. 

Si optò per questa soluzione. 

Dopo circa due ore di navigazione, come previsto dai calcoli affiorarono all'orizzonte i fanali del "Mocenico" che da Cagliari era diretto a Napoli. 

Dal "Silvia Onorato" vennero fatti segnali che indussero la nave a rallentare e a fermarsi. Il "Silvia", essendo molto più piccolo, si portò sottobordo e mio padre con il megafono raccontò l'accaduto e chiese che mettessero in mare una scialuppa per il trasbordo di quelle persone.

Tutto avvenne regolarmente. Sulla piattaforma della scala reale, prima di prendere posto sull'imbarcazione, Balbo ringraziò mio padre e l'equipaggio e nell'abbracciarlo gli disse anche che lo avrebbe fatto nominare Cavaliere d'Italia. Al che mio padre espresse il desiderio che tale nomina fosse destinata all'armatore della nave: Vincenzo Onorato. cosa che avvenne. 

Con mio padre si era creato solo un rapporto di amicizia che a Balbo, puntualmente, in ogni ricorrenza importante, piaceva ricordare."

La nave "Silvia Onorato" durante la Seconda Guerra Mondiale venne militarizzata al servizio della Regia Marina facendo la spola tra La Maddalena ed il continente.

Il 20 luglio 1943 venne affondata durante il viaggio tra Bastia e La Maddalena  da un sommergibile inglese. Persero la vita i ponzesi Silverio Onorato e  Raffaele Tagliamonte. 


La "Silvia Onorato" prima nave da carico di Vincenzo Onorato, 1924


L'idrovolante di Italo Balbo

lunedì 26 giugno 2023

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...

La statuetta di San Silverio che vediamo in questa foto è in casa di un ponzese, Eduardo,  molto devoto al Santo ma che vive lontano dalla nostra isola.

San Silverio ha appeso al collo la reliquia, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, che fu regalata a sua madre Silveria nel 1944 da un cugino Monsignore diventato poi Cardinale. La statuetta fu fatta realizzare  dallo scultore Cesare Gallucci di Lecce  ed alcune copie vennero vendute probabilmente al tabacchino D'Atri di Ponza.

Una di queste statuette era al centro del ponte di comando della motonave "Isola di Ponza" ed una volta il comandante portò il nostro ponzese, Eduardo,  in plancia a vederla.  Sicuramente era il comandante Giordano.

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...

(Per gentile concessione di Eduardo Filippo)



La motonave "Isola di Ponza" mentre entra nel porto di Ponza 


mercoledì 21 giugno 2023

San Silverio nelle vetrine di Ponza

 In occasione della festa di San Silverio, nelle vetrine dei negozi dell'isola di Ponza non può mancare una statua o un'immagine del Santo.

E' una cosa bella ed è testimonianza d'amore verso San Silverio.

In ogni casa, in ogni locale c'è una statua di San Silverio ed è a Lui che ci rivolgiamo nei momenti di difficoltà come ad un padre.

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio



Nella vetrina di "A ruttecèlla" di Teresa Zecca


Nell'edicola di Annalisa Sogliuzzo


Da Erika Di Loreto


Da Giovanna Assenso


domenica 2 aprile 2023

San Silverio a New York

 Un bella foto di San Silverio mi è stata inviata da Antonio Cortese ponzese che vive negli Stati Uniti.

Si trova nella chiesa di Santa Clara nel Bronx,  in Morris Park,a New York.

Ma c'è un'altra statua di San Silverio, l'originale, che un tempo si trovava nella chiesa di Our Lady of Pity.  Dopo che è stata chiusa la chiesa la statua  è stata portata nella chiesa di St. Ann' church nella città di Yonkers nel Westchester county NY. Qui si celebra il 20 giugno la festa di San Silverio come a Ponza con tanto di processione. Poi la settimana successiva si celebra nel Santuario di San Silverio, in Dover Plains NY. 

Nel Santuario c'è anche un Museo dedicato a San Silverio.

Il culto verso il nostro Santo è radicato nei ponzesi d'America.

(Notizie che mi ha fornito Gerardo Conte)

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...



San Silverio nella chiesa di Santa Clara nel Bronx NY (Foto inviata da Antonio Cortese)




San Silverio a New York 



La statua di San Silverio, la prima, l'originale


In questa immagine San Silverio, sotto le Torri Gemelle e la Statua della Libertà

(Immagini reperite in rete)


domenica 10 aprile 2022

San Silverio a Golfo Aranci

 A Golfo Aranci, in Sardegna, esiste una comunità ponzese che il 20 giugno festeggia San Silverio.

Si sa che il ponzese  ha portato ovunque la fede verso il suo Santo. I pescatori ponzesi che hanno lasciato l'isola di Ponza per lavoro hanno portato anche qui, a Golfo Aranci, il culto di San Silverio a cui si affidavano nei momenti di difficoltà.

San Silverio è venerato in diverse località della Sardegna come Arbatax, Cagliari, Olbia...

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio.



Questa è la statua di San Silverio a Golfo Aranci

(Foto concessa gentilmente da Tiziana Varchetta)

venerdì 11 giugno 2021

Un ponzese all'Assemblea Costituente

 Il ponzese che partecipò ai lavori dell'Assemblea Costituente fu il prof. Ezio Coppa. Il professor Coppa nacque a Ponza il 24 febbraio 1898 da Giovanni, sindaco e notaio, e dalla maestra, di origini brianzole, Gabriella Moriondo. Esercitò la professione medica a Modena e poi a Napoli, dove insegnò all'Università Medicina del Lavoro. 

Fu eletto deputato all'Assemblea Costituente con 12.601 voti di preferenza e alla Camera con 19.331 voti personali.

Venne eletto nelle liste dell'Uomo Qualunque e poi passò al partito monarchico nazionale.

Ezio Coppa da medico si prodigò nel curare molti ponzesi.


Nota:

L'Assemblea Costituente fu l'organo legislativo per la stesura della Costituzione della nuova Repubblica Italiana. Le sedute si svolsero dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948.



Ezio Coppa



I deputati dell'Assemblea Costituente


venerdì 28 febbraio 2020

Lucia 'i Nanninella

Questo ricordo  di Lucia 'i Nanninella mi è stato inviato da Maria Conte da Padova

Ovunque sia, un ponzese che muore è un pezzettino di Ponza che muore..
Domenica 23 febbraio, s'è spenta, a Firenze, la sig.ra, e mia carissima amica dall'adolescenza, Lucia Feola.  Mamma di Silverio Straullu, proprietario dell'Enoteca, giù, alla banchina, e di Giovanna.
Vedova del brigadiere, spero di non sbagliare, di Finanza Diego Straullu, stimato, in servizio a Ponza, per lungo tempo. Nessun riferimento per il luttuoso evento.
Mi piace ricordare Lucia, che ha fatto parte della banda dei ragazzi, maschi e femmine, che orbitavano..nello spazio dalla piazzetta, dal negozio di Tatonno Paesano, alla fine del corso, quasi all'imbocco del primo tunnel. 
La madre Nanninella, Anna, gestiva un bel negozio di stoffe e mercerie, laddove oggi c'è la pasticceria napoletana; il padre, Silverio u' semmentaro.., noto per il suo umorismo, apparteneva alla laboriosa famiglia di pescatori, Feola.
Mi piace ricordare Lucia nelle corse, nei giochi che facevamo con amici e amiche, noi che abitavamo in quel felice, ristretto angolo di mondo. A Lucia, dedico la piazza in cui abitava negli ultimi anni, certa che ha sognato la sua casa, all'angolo a sinistra della scala, che porta giù alla banchina, sino agli ultimi giorni, pur risiedendo nella magica Firenze.., dalla quale tuttavia non si vedeva, e non si sentiva..., il mare.. 
Ai familiari, un abbraccio da Maria Conte


In questa strada viveva Lucia 'i Nanninella



Nella piazzetta della Punta Bianca incontravi Lucia che stava seduta poco prima delle scalette che portano giù alla Banchina

(Foto di Rossano Di Loreto)



La piazzetta della Punta Bianca com'era...



Lucia 'i Nanninella è la prima seduta a sinistra, davanti alla Cappella della Punta Bianca in occasione della festa di San Silverio 2019

(Foto di Maria Cristina Coppa)

venerdì 8 novembre 2019

San Silverio...a Padova

Nella casa di Maria Conte, ponzese ma da una vita a Padova, c'è una piccola statua di San Silverio che ha oltre cento anni.
La statua era a Ponza nella casa della famiglia Guarino, nonni materni di Maria, e, come lei racconta, c'è sempre stata nella sua vita.
Maria dice: Lui è qui con noi, è come uno di casa".
"E' segnata dal tempo, scrostata e con qualche arto monco, ma il Suo viso è bellissimo, paterno e coinvolgente. Lo guardiamo con tenerezza ogniqualvolta Gli passiamo davanti."
Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...









La statua di San Silverio nella casa di Maria Conte a Padova

domenica 8 settembre 2019

Considerazioni di fine estate

Come ogni anno faccio le mie considerazioni sull'estate trascorsa sull'isola.
Non dovrei dire cose brutte perché i ponzesi che non vivono a Ponza non possono parlare, a quanto pare non ne hanno il diritto secondo alcuni.
Siamo nati a Ponza e la amiamo con tutto il cuore e vedere lo scempio che c'è in giro fa male al cuore.
Ma qualcuno se ne accorge? Forse hanno i paraocchi...
Strade impraticabili, piene di escrementi, bisogna fare dei veri e propri salta la merda. Non si può godere del panorama perché bisogna guardare per terra, altrimenti si rischia di portare a casa un ricordino.
Questo non succede solo sulle strade periferiche ma anche sul Corso principale. Le povere bestie hanno dei padroni impossibili. Non sono solo gli animali dei villeggianti, ma anche quelli di alcuni ponzesi che lasciano liberi i propri cani. Questi addirittura saltano addosso alle persone o disturbano i clienti di bar e ristoranti.
Poi non parliamo dell'immondizia lasciata in giro o dei bidoni puzzolenti mai lavati.
Chi controlla?
La spiaggia di Frontone era piena di cicche di sigarette, nascoste sotto i sassolini, e quant'altro.
Si parla tanto di ambiente, ma sono tutti sordi e tra un po' distruggeremo quel po' di mare rimasto.
Prima di Ferragosto è stata messa sulla spiaggia di Frontone una bella transenna arancione con tanto di ordinanza del 2012 che vietava l'accesso a quel tratto. Inutile dire che la gente se ne è fregata e l'ha oltrepassata comunque, anche perché sulla spiaggia non c'era più posto.
Cosa hanno messo a fare le reti di protezione sulla parete rocciosa se comunque non si può accedere a quel tratto di spiaggia. Il dubbio sorge spontaneo...se sono stati fatti dei lavori sulla parete sovrastante la spiaggia l'ordinanza è ormai superata...o no?
Per non parlare del fatto che dopo Ferragosto le barche che fanno la spola con la spiaggia di Frontone erano strapiene di gente. Sembravano quasi quelle dei migranti. Le norme di sicurezza dove sono andate a finire?
A fine luglio siamo stati svegliati da due boati causati dal crollo di parte del costone roccioso vicino al Belvedere della Parata. Tutto transennato anche lì con ordinanza del 2009.
Possibile che non si riesca a fare niente per quest'isola?
Ormai credo che Ponza rimarrà un'isola chiusa se continuiamo così.
Ma come si fa a restare indifferenti davanti a questa triste realtà...
A proposito, ma Chiaia di Luna è stata riaperta? E' una domanda che volevo fare a quelle persone che erano convintissime dell'imminente apertura e ora con la coda tra le gambe vanno nella caotica Frontone.
Il ponzese dovrebbe salvaguardare la propria isola e non distruggerla. Dovrebbe fare in modo di far rispettare le regole alle persone (turisti e non) che le ignorano o fanno finta di niente.
Io personalmente ho richiamato chi non rispettava le regole del vivere civile.
Un'altra cosa che ho notato sono i bordi delle strade piene di erbacce. La scala che porta sugli Scotti è in condizioni pietose, sembrava di stare nella giungla.
L'isola dovrebbe essere un gioiello e non un letamaio.
Poi è accaduto anche un fatto strano...
Qualcuno, sicuramente una mente malata, è arrivato a toccare addirittura la comunità religiosa colpendo, anzi decapitando, la statua di Padre Pio che si trova in località Tre Venti.
Come siamo finiti!


Il cartello con l'ordinanza del 2012



Si sono svegliati in pieno agosto


Queste reti cosa sono state messe a fare allora?


La gente è aumentata in quella parte di spiaggia





Il crollo della parete della Parata






Un cane sciolto scorrazza per il Corso



In via Madonna






Attenzione pericolo!



La statua di Padre Pio danneggiata
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