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mercoledì 8 aprile 2026

Salvatore D'Arco una vita spezzata durante la Seconda Guerra Mondiale

 Sfogliando l'album di foto di famiglia mi sono sempre chiesta chi fosse il ragazzo accanto a mio padre Ciro in divisa della Regia Marina. 

Pensavo fosse un militare incontrato  da mio padre durante il servizio militare invece era ponzese,  Salvatore D'Arco. In quelle foto sono belli, sorridenti, nel fiore della vita, purtroppo  dopo pochi mesi il ragazzo morì disperso in mare. 

Poco tempo fa mi ha scritto, sulla pagina FB di Frammenti di Ponza, Marisa Cavaiuolo raccontandomi che suo zio Salvatore D'Arco, fratello di sua madre Immacolata,  era molto amico di mio padre Ciro e che purtroppo era scomparso in mare con l'affondamento del sommergibile Jantina  il 5 luglio 1941. 

Ho cominciato a fare delle ricerche perchè credo sia giusto ricordare questa giovane vita spezzata. 

Salvatore D'Arco era nato a Ponza il 29 marzo 1920 ed era imbarcato sul sommergibile Jantina come marò e risulta disperso nel Mediterraneo. 

Il sommergibile  aveva subito danni durante l'ultima missione al largo dell'Egitto e si decise di farlo rientrare in Italia per le riparazioni ma non poteva immergersi quindi durante la navigazione era facile che il nemico lo intercettasse. Alle prime luci dell'alba del 5 luglio 1941 partì alla volta dell'Italia purtroppo nello stesso giorno venne attaccato e silurato dal sommergibile inglese HMS TORBAY. 

Purtroppo non ci fu scampo e dei 48 membri dell'equipaggio si salvarono solo in sei. 

A bordo c'era anche un altro ponzese Attilio Feola nato a Ponza il 20 febbraio 1919 anche lui marò, disperso in mare. 

La madre di Salvatore, Silveria D'Arco, disperata per la morte del figlio sopravvisse per pochi anni, era troppo grande il dolore. 

Ma anche la burocrazia ci mise del suo perchè all'inizio era dati per dispersi e dopo molto tempo furono dichiarati deceduti. 

Il relitto del sommergibile Jantina, affondato durante la seconda guerra mondiale, è stato ritrovato da subacquei greci nel novembre del 2021, ottant'anni dopo. Giace a sud dell'isola greca delle Cicladi, Mikonos, nel Mar Egeo, 

E' importante ricordare.



A sinistra della foto Salvatore D'Arco e mio padre Ciro Iacono. Nel retro Messina 1 / 1 / 1941. Dopo pochi mesi Salvatore morì disperso in mare


A sinistra Salvatore D'Arco e Ciro Iacono, mio padre, belli e sorridenti

 
Da sinistra Ciro Iacono e poi Salvatore D'Arco

(Dall'album di famiglia)


Salvatore D'Arco (Per gentile concessione di Marisa Cavaiuolo, la nipote)


Il sommergibile Jantina


Il relitto del sommergibile Jantina ritrovato nel novembre 2021, ottant'anni dopo

mercoledì 18 marzo 2026

L'amore di un padre

 L'amore di un padre è impresso per sempre nel cuore di una figlia

Nella foto, isola di Ponza, sotto Mamozio, il mio papà Ciro con me piccola in braccio

Buona festa del papà ovunque tu sia



martedì 24 febbraio 2026

Il ricordo non muore mai...

 Caro papà sono passati vent'anni che sei volato in cielo. 

Era un sabato di febbraio e nel cielo quel pomeriggio splendeva un grande arcobaleno. 

Purtroppo quella sera ci lasciasti attoniti, storditi, non poteva essere che tu non c'eri più. 

Nella foto il mio grande papà, Ciro Iacono, maestro d'ascia dell'isola di Ponza, (21 settembre 1920 / 25 febbraio 2006)




venerdì 2 gennaio 2026

Buon viaggio caro Cugino

 Nel primo giorno  del 2026 è scomparso ad Arbatax, in Sardegna, mio cugino Ciro Iacono. Era figlio di Silverio Iacono (fratello di mio padre Ciro) e di Maria Demurtas. 

Aveva 65 anni ed una vita l'ha passata sul mare e non poteva essere altrimenti. Ciro aveva il mare nel sangue. Le origini della sua famiglia vengono dall'isola di Ponza e il padre Silverio, il nonno Peppino erano naviganti. 

Buon viaggio Ciro!!!

Ecco un articolo dedicato a lui

MareOgliastra Lines

Addio al Comandante Ciro Iacono, uomo di mare e punto di riferimento del trasporto marittimo passeggeri
Con profondo dolore abbiamo appreso della scomparsa del Comandante Ciro Iacono, spentosi ad Arbatax dopo una lunga malattia affrontata con coraggio e dignità. La sua perdita lascia un grande vuoto in tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e di collaborare con lui.
Ciro è stato una figura di spicco nel mondo del trasporto marittimo passeggeri: un uomo capace e generoso, sempre pronto all’ascolto e a mettere a disposizione le proprie competenze con straordinaria disponibilità.
Ha iniziato la sua carriera negli anni ’80 nel settore della navigazione, passando dagli ormeggiatori al Corpo Piloti fino alle motonavi, ricoprendo con passione e dedizione ogni ruolo, da marinaio a comandante, fino a diventare presidente della cooperativa.
Chi ha avuto modo di lavorare con lui ne ricorda la grande disponibilità, la correttezza e il profondo amore per il mare.
La Mare Ogliastra Lines si stringe con affetto alla famiglia in questo momento di grande dolore.#





sabato 20 settembre 2025

Buon compleanno papà!!!

 Buon compleanno papà ovunque tu sia!!!

Il ricordo non muore mai...

Ciro Iacono nato a Ponza il 21 settembre 1920


Ciro Iacono, il mio papà, con la nipotina, mia figlia Marianna che, in questa foto, ha poco più di un anno

venerdì 4 aprile 2025

La feluga ponzese

 Feluga così viene chiamato il tipico gozzo che possiamo trovare nelle acque dell’isola di Ponza.

Praticamente è il gozzo sorrentino che i maestri d’ascia locali hanno modificato adattandolo al mare di Ponza.
Il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”, scritta nell’Ottocento, cita le “felluche” con cui gli Ischitani portavano il pescato a Napoli.
La feluga veniva costruita secondo le esigenze del pescatore, il tipo di pesca che praticava, e questo valeva anche per le dimensioni.
Venivano costruite delle felughe più grandi per arrivare a pescare in Sardegna, in Toscana, all’isola La Galite (in Tunisia).
In origine erano a remi poi sono state dotate di vela e successivamente di motore.
Il maestro d’ascia sceglieva con cura il tipo di legno per la sua creazione, ne usava diversi per le varie parti dello scafo.
Mio padre, Ciro, maestro d’ascia, negli ultimi anni della sua vita, costruiva nella sua bottega, meravigliosi modellini di feluga che fanno bella mostra in alcuni ristoranti ma anche in qualche abitazione.
Il mio modellino di feluga ponzese è azzurro, e non poteva essere altrimenti, visto che è il colore che amo.
Anche il Santo patrono di Ponza, San Silverio, viene portato in processione su una feluga piena di garofani rossi costruita ovviamente da mio padre negli anni 60.
Qualche anno fa ha scritto un libro interessante su questo argomento Giovanni Hausmann che della feluga così scrive:
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."
Una bella feluga ponzese che solca le acque di Ponza è il Re del Fuoco fatta restaurare dall'attuale proprietario. Venne costruita dal maestro d'ascia Lucio Serto, Nduluniello.
Molto bella anche quella di Claudio Romano, la Zannone 1954, costruita dal maestro d'ascia Gennaro Aprea a Terracina. L'abbiamo potuta ammirare in alcune scene della fiction L'amica geniale.



La feluca "Il Re del Fuoco" , foto di Marianna Licari




La feluca "Zannone 1954" di Claudio Romano


La feluca che porta San Silverio in processione


Il modellino di feluca realizzato dal maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre

lunedì 24 febbraio 2025

Il ricordo non muore mai

 Caro papà sono già passati 19 anni dalla tua scomparsa ma tu sei sempre nei nostri pensieri, nei nostri ricordi.

 "I ricordi hanno bisogno di molto tempo per sparire. 

Ma gli basta un nulla per riaffiorare. 

Una voce, un suono, un'immagine, un profumo, un odore."

Giorgio Faletti


Mio padre Ciro Iacono maestro d'ascia dell'isola di Ponza (21 / 09/ 1920 - 25 / 02 / 2006)


mercoledì 8 gennaio 2025

Storie di mare: Il delfino da cerca

 Questo racconto è tratto dal libro di Giovanni Hausmann "La Filuga ponzese".

"Aniello si svegliò di soprassalto, guardò fuori dalla finestra e vide che era ancora buio pesto. Pensò che era ora di alzarsi, presto avrebbe albeggiato e lui doveva uscire a pesca. Erano infatti diversi giorni che il grecale sveva soffiato forte ed il mare aveva montato per tre giorni. Per fortuna già la sera prima era andato in calata e dalla finestra si vedeva che era rimasta solo un pò di onda lunga. 

Aveva passato i giorni a sistemare le reti che nell'ultima pesca si erano impigliate e si erano rotte in più parti. Si alzò in silenzio e vide che faceva ancora freddo: Maria si rigirò con un sospiro pensando che anche lei, prima di andare alla miniera, doveva alzarsi per dar da mangiare alle galline ed accudire l'asina.

Aniello si mise la maglia di lana pesante che Maria aveva comprato al mercato americano l'ultima volta che era stata a Formia con il vapore. Pensò al figlio Silverio che era da qualche anno imbarcato e che non vedeva ormai da qualche mese.

Si avviò verso la cucina e con qualche rametto secco riattizzò il fuoco per scaldare un pò d'acqua. Prese la "napoletana" ci versò un pò di polvere e mentre aspettava il bollore si accese una sigaretta. La prima boccata e l'odore del caffè lo svegliarono completamente. Mise in una tasca un pò di pane della sera prima e nell'altra una bottiglia di vino, uscì dalla porta mettendosi il giaccone blu ed il cappello da marinaio che gli aveva portato il figlio da chissà dove l'ultima volta che era venuto a Ponza.

Le mani gli facevano male ed erano ancora intorpidite dal freddo. Si avviò verso Cala Feola lungo la strada di terra de Le Forna Grande. Ci voleva almeno mezz'ora di cammino per raggiungere il gozzo e a quell'ora della notte un pò di movimento gli avrebbe giovato. 

Passando davanti alla chiesa dell'Assunta si segnò sperando in una buona pesca. La notte incominciava a rischiarare con qualche raggio dietro a Campo Inglese.

Era l'alba quando arrivò a Cala Feola. Era da solo anche se sapeva che altri stavano avviandosi nella stessa strada. Tirò la cima di prua di "Cicerenella", una " varchetta"  di 4,50 metri costruita da Ciro Iacono giù al porto. Aniello si ricordava, ridendo tra sè,  che quando Ciro l'aveva finita, dato che avevano dovuto allargare i bagli per far post al motore, avevano dovuto abbatterla sul lato per farla uscire dal locale dove era stata costruita. 

Era bianca con una fascia rossa. Aniello l'aveva armata con una vela latina il cui picco era stato ricavato da una canna di bambù che aveva trovato da un amico che veniva ogni tanto da Terracina con i velieri da trasporto. La vela l'aveva cucita Maria con una stoffa che lei stessa aveva trovato al mercato a Gaeta ed era di cotone leggero e resistente, di derivazione dei paracadute che gli americani avevano utilizzato negli sbarchi sul litorale pontino. 

Appena a bordo sgottò l'acqua di sentina e diede una sistemata  alla rete ammonticchiata sopra la coperta, controllò ancora una volta le cime e mise a posto la barra del timone.

Provò ad accendere il motore con un primo giro di manovella ma il " Bolinger" non aveva alcuna intenzione di partire. Era troppo freddo ed il gasolio era quasi congelato. Scaldò meglio la testa del motore e provò di nuovo. Alla terza girata del volano partì con una fumata nera dallo scarico e con il tipico rumore secco dello scappamento non silenziato.

"Questi motori sono un inferno per farli partire ma una volta partiti non si fermano più, anche se entra acqua nel serbatoio" si consolò. Nel frattempo il sole iniziava a farsi vedere e l'aria si andava scaldando. 

Mollò le cime di poppa del corpo morto e con una botta di gas  si scostò dallo scoglio. 

Il mare dentro la cala era abbastanza calmo e senza fatica si avviò  verso il largo. Aveva deciso di andare a sei miglia a nord di Palmarola. Era diverso tempo che non ci andava e questo aveva sicuramente tranquillizzato le sarde.

Il rumore ritmico del motore monocilindrico era forte e rimbombava sulla parete bianca di Punta Corte fuori le Piscine Naturali. Sapeva che questo avrebbe attirato l'attenzione di Ciccio nel giro di poco tempo.

Aveva fatto un miglio scarso quando sul lato sinistro vide il "suo delfino".

"Ciccio!!!" urlò per farsi sentire al di sopra del rumore del motore. Il delfino si avvicinò rapidamente puntando direttamente sulla murata salvo poi scartare sotto la chiglia velocemente. Fece questo gioco almeno tre volte per poi  affiancarsi a prua come volesse indicare la rotta. Aniello fu molto rincuorato dai giochi del delfino ed anzi il suo umore, non sempre particolarmente allegro anzi piuttosto taciturno, cambiò improvvisamente. "Sarà una buona giornata" pensò staccando un pezzo di pane e tirandolo a  Ciccio.

Il delfino appariva e scompariva ma Aniello sapeva che stava nei paraggi. Alle volte riappariva improvvisamente davanti alla prua ed usciva con un salto facendo a gara con Cicerenella. Altre volte appariva lontano facendo salti sull'onda morta.

Dopo circa due ore erano tra Palmarola ed il Circeo ed Aniello, togliendo gas, rallentò a un nodo guardando la superficie dell'acqua. Il delfino tirò avanti verso dritta allungando il passo e facendo cerchi di segnale. Aniello lo seguì per circa mezzo miglio poi cominciò a calare la manaide.

Il sole era ormai alto ma il freddo ancora si faceva sentire. La calata però lo riscaldò e con un giro largo pose la rete in cerchio a mezz'acqua mentre Ciccio girava a largo effettuando strane evoluzioni.

Passò un'ora e Ciccio tornò verso la barca. Era il segnale che la caccia era finita. Ciccio aveva raccolto tutte le sarde che stavano nei paraggi e quindi era l'ora di salpare la rete.

Aniello iniziò a recuperare le due estremità della rete e piano piano la riportò dentro il pozzetto. Saranno stati almeno dieci chili di sarde, forse di più, "era stata una gran bella pescata". Man mano che salpava la rete riponeva le sarde nelle cassette di legno, in bella mostra tutte in fila per il lato lungo. Ciccio si aggirava nelle vicinanze, sembrava volesse controllare che nessuna delle sarde che aveva trovato scappasse.

"Quattro cassette di pescato, tre per noi ed una per Ciccio" pensò Aniello versando un terzo della cassetta di sarde in mare. "L'altra parte gliela darò sulla via del ritorno, così mi farà compagnia". Ciccio guardò il pescatore e con un segno di intesa si gettò sulle sarde con grande allegria."

Cala Feola


Barche da pesca a Cala Feola

 

Il disegno della "varchetta Cicerenella" di Aniello (Tratto dal libro di Giovanni Hausmann)



Il maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre, che ha costruito la " varchetta Cicerenella" (Foto di Giovanni Hausmann)



Il delfino


Una cassetta di sarde

venerdì 20 settembre 2024

Buon compleanno papà!!!

 Buon compleanno papà ovunque tu sia!!!

Il ricordo non muore mai...


Ciro Iacono, maestro d'ascia dell'isola di Ponza 
21/ 09/ 1920 - 25/ 02/ 2006

(Dall'album di famiglia)

martedì 17 settembre 2024

Buon anniversario!!!

 Il 18 settembre 1947, all'isola di Ponza, Ciro Iacono ed Elvira Conte, i miei genitori, si sposavano.

Mia madre raccontava che era una bella giornata di sole dopo una notte di pioggia.

Dal loro amore sono nati Olimpia, Peppino, Francesca (io), Anna Maria e Lella. 

Ogni giorno raccontiamo di loro che non ci sono più

Buon anniversario!!!


Ciro ed Elvira

(Dall'album di famiglia)

sabato 13 luglio 2024

Un pò di Ponza in Basilicata

 Oggi 13 luglio, mio nipote Ciro Iacono, figlio di mio fratello Peppino, si è unito in matrimonio con Marisa una bella ragazza della Basilicata. 

Una coppia bellissima e piena d'amore

A loro vanno gli auguri di tanta felicità e lunga vita insieme


Lo sposo Ciro con la sorella Laura ed il papà Peppino attendono l'arrivo della sposa


Tutto è pronto

Ecco gli sposi

Lo sposo con accanto la sorella Laura e le zie Olimpia, Lella e Anna Maria, le mie sorelle



Gli sposi Ciro e Marisa



domenica 23 giugno 2024

Il garofano per chi non c'è più

 E' importante ricordare chi non c'è più e in questi giorni si sente notevolmente la sua assenza .

La devozione  verso il nostro Santo patrono, San Silverio, ha accompagnato ogni ponzese per tutta la vita.

Un bel gesto è portare il garofano rosso di San Silverio ad un proprio caro, ad un amico che riposa nel cimitero di Ponza.

Il garofano è il simbolo di San Silverio anche in altre parti del mondo dove i ponzesi festeggiano il loro Santo. 

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...



Il garofano (Foto di Lina Raso)


Il garofano che mio fratello Peppino ha portato a mio padre Ciro Iacono, maestro d'ascia ponzese


domenica 19 maggio 2024

Dall'album di famiglia

 Le foto di alcuni momenti della processione di San Silverio, il 20 giugno ma in anni diversi, all'isola di Ponza, in cui si vede il mio papà Ciro Iacono e tante persone che non ci sono più. Credo anni '70 / '80.

Queste foto sono nell'album della mia famiglia











sabato 24 febbraio 2024

Il ricordo non muore mai...

 Caro papà sono ormai diciotto anni che sei volato in cielo. 

Era un sabato di febbraio e nel cielo quel pomeriggio splendeva un grande arcobaleno. 

Purtroppo quella sera ci lasciasti attoniti, storditi, non poteva essere che tu non c'eri più. 

Nella foto il mio grande papà, Ciro Iacono, maestro d'ascia dell'isola di Ponza, (21 settembre 1920 / 25 febbraio 2006)



domenica 3 dicembre 2023

La barchetta dell'Immacolata

 Mio padre Ciro Iacono, maestro d'ascia dell'isola di Ponza, negli ultimi anni della sua vita realizzava dei bellissimi modellini di barche.

Dopo aver costruito, nei primi anni '60,  la barca che porta San Silverio il 20 giugno in processione, ha realizzato per noi e per i suoi amici dei modellini come quella grande con il Santo.

Ha realizzato anche un modellino azzurro con la statuetta della Madonna Immacolata, ma questo è unico.

"Ave Maria

stella del mare

lasciati amare

Madonna mia"

(Questo canto ricordo che lo intonava mio padre Ciro nelle sere d'estate quando scendevamo dai Conti dopo aver fatto visita ai miei nonni materni)





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