martedì 20 ottobre 2020

U Farcone

 Nel dialetto ponzese u farcone è il falco pellegrino, un uccello rapace  stanziale. Costruisce il suo nido in luoghi impervi come anfratti rocciosi inaccessibili, lungo le falesie. Nelle nostre isole si possono trovare nidi alla Scarrupata, Montagnièlle, Core, Gavi, Cala del Mariuolo, Montagna del falcone, Vardella, Guarnieri, Forcina, Cala di Tramontana. E' un uccello intelligente, astuto, con un'apertura alare tra i sessanta e gli ottanta centimetri ed è velocissimo.






U farcone in volo a Le Forna, isola di Ponza, dietro c'è una "code i zefère"

(Le foto sono gentilmente concesse da Ingrid Schatz)






U farcone

(Immagini reperite in rete)


domenica 18 ottobre 2020

Il sindaco Gaetano Vitiello

 La piazzetta sulla Punta Bianca, all'isola di Ponza, è intitolata dal 1952 al sindaco Gaetano Vitiello.

Ma chi era? Quanto tempo fa è stato sindaco?

Qualche notizia l'ho avuta dal libro "PONZA brevis insula...brevis historia" di Giulio Vitiello, il figlio, che racconta:

" Ai primi del 1900 Gaetano Vitiello, figlio di Gennaro ultimo sindaco borbonico, fu eletto sindaco. Egli trovò la parte amministrativa in regola e parecchie ed importanti opere portate a compimento dal suo predecessore sindaco Vincenzo De Luca, tra queste la trasformazione del fortilizio (batteria Leopoldo) situato sulla collina "La Madonna" in cimitero; le grotte, già dormitori delle truppe e altre adibite a deposito materiali bellici, tramutate anche esse in cappelle sepolcreti, il tutto recintato da robuste mura. Purtuttavia la cittadina mancava di fognature, scoli d'acqua piovana, molte strade erano impecorribili, parte di quello che era stato il famoso campo trincerato ancora era da colmare o da spianare, bisognava trasformare le opere murarie che isolavano il centro, le cisterne serbatoi erano in stato di cattiva manutenzione, il canalone, che convoglia le acque piovane del monte Guardia verso Chiaia di Luna, aveva bisogno di riparazioni ed altri lavori urgenti non ammettevano dilazione, come il dragaggio del porto ed il rifacimento della banchina di levante con relativa protezione dei frangiflutti. Il sindaco Vitiello che era stato nominato in precedenza Delegato di Porto mise in moto anche questo ufficio per accelerare l'inizio dei lavori. Nel 1901 infatti la draga portò i fondali a quota normale ( 8 - 20 metri), la banchina fu riattata mentre il completamento dei frangiflutti durò quattro anni, o meglio, stagioni; si poteva lavorare solo d'estate e con mare completamente calmo. I macigni della "Scarrupata" la cui operazione di imbarco e sbarco era effettuata a braccia, il che richiedeva molto tempo dato che l'impresa assuntrice del lavoro non disponeva di pontoni muniti di gru, servivano a completare la scogliera frangiflutti. Il capitano della Regia Marina cav. Emilio Cuomo incaricato dal Consiglio Comunale (delibera n. 4 del 1900), si rese interprete presso il Ministero della Marina Mercantile facendo accelerare i tempi per l'esecuzione dei lavori. Il Vitiello, rieletto sindaco per il triennio 1903 - 1905 con delibera del n 21 dell'11. X. 1902 continuò la sua opera di sistemazione razionale delle strade urbane ed extraurbane. Gli appaltatori Michele Martinelli e Agostino Perrotta, in fraterna emulazione, costruirono le strade che ancora oggi reggono all'usura del tempo e qualche volta anche alla cattiveria degli uomini. In cinque anni le opere costruite o riattate comportarono una spesa complessiva - stando alle delibere consiliari - di  L 51.373, 61 somma che nel 1973 rappresentava alcuni milardi."

Gaetano Vitiello fu rieletto ancora per due trienni e dopo si trasferì, con la sua famiglia, ad Olbia dove scomparve il 30 luglio 1928, una settimana dopo sua moglie.





Piazza Gaetano Vitiello alla Punta Bianca
(Foto di Rossano Di Loreto)


La targa che intitola la piazza a Gaetano Vitiello

venerdì 16 ottobre 2020

Il vecchio Giovanni

Il Mattei nel suo viaggio a Ponza, nell'aprile del 1847, incontrò un vecchio di 108 anni che, con l'aiuto del suo bastone, ogni giorno dal Borgo di Sant'Antonio, dove abitava, camminando per oltre un chilometro si recava alla Chiesa del Porto per la Messa.
Era talmente lucido da ricordare le origini della colonizzazione di Ponza avvenuta verso  la metà del Settecento.
Il vecchio Giovanni così dice al Mattei: "Credete sia impossibile che in questa età si possa ancora godere florida salute, mangiare e digerire benissimo, e tenere dippiù chiarezza di mente e memoria?..."
Io sono qui, e i libri Parrocchiali stanno là, senza dirvi che tutta Ponza conosce il vecchio Giovanni o per meglio esprimermi sono io che conosco tutti questi Ponzesi ora miei compaesani, i quali dal primo all'ultimo ho visto nascere, e i loro figli de' figli...
Per la memoria, se vi aggrada, posso darvene un saggio"
E comincia a raccontare...
Il vecchio Giovanni dice anche che è arrivato a quell'età perchè si ciba di cose sane come il pesce, i legumi, gli ortaggi e poca carne, che a Ponza l'aria è pura e basta fare un pò di  movimento.



Il vecchio Giovanni di anni 108



Il Borgo Sant'Antonio visto dalla Dragonara



Il Borgo Sant'Antonio visto dal mare

La vecchiaia è la sede della sapienza della vita

Papa Francesco

mercoledì 14 ottobre 2020

Il tesoro del Fortino del Papa

 Sfogliando le pagine del libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita" si trovano sempre racconti interessanti

Eccone uno:

"Quel luglio del 1930 restò segnato nel suo animo e in quello dei suoi paesani in modo indelebile. Agostino Iodice anche quel giorno, dopo aver pranzato con la famiglia, si avviò verso i terreni che coltivava. il suo trisavolo aveva avuto quella proprietà a ridosso del Forte Papa da Ferdinando IV, re di Napoli, e la sua famiglia traeva da quelle terre, da cinque generazioni, il necessario per vivere dignitosamente. 12 catene, larghe e al riparo dai venti erano l'orgoglio che, nonostante l'età avanzata, ancora lo aiutava a lavorare nei campi. Il suo impianto di Biancolella, rinnovato sempre dalle stesse piante arrivate da Ischia cento e più anni prima, prometteva quell'anno un vino favoloso. Mai primavera era stata così prodiga di pioggia e le viti con i nuovi getti si presentavano carichi di promesse. Agostino dopo aver percorso il sentiero che si snodava tra le proprietà dei fratelli, utilizzando i canali d'impluvio, giunse sul ciglio del costone del Forte Papa e, come sempre, si fermò ad osservare con infinito orgoglio le sue terre. Ma notò una cosa strana che non riusciva a spiegarsi. Un brivido lo percorse per tutto il corpo. Una enorme buca era stata scavata sulle prime due catene. Quella buca aveva devastato la produzione più promettente e curata con tanta fatica. Chi poteva essere stato? E perchè? Trafelato raggiunse la buca e inorridito constatò che era profondissima, una voragine. Ma ancor più si spaventò nel vedere che era piena di marenghe d'oro. Mai aveva visto tanto oro e mai, neanche, aveva osato immaginare. Il luccichio abbagliante sotto il sole, il sudore che gli appannava gli occhi e una paura incontrollabile di chissà quale sortilegio lo indussero a scappare via guadagnando la via di casa. Con l'affanno e in preda al panico più violento spiegò tutto alla moglie  che lo consigliò di rivolgersi al parroco don Francesco Sandolo, medico premuroso delle loro anime. Questi era un buon uomo che aveva avuto l'incarico di quella parrocchia dopo aver girato molti paesi dell'entroterra formiano e ora, come ricompensa, anziano, era tornato al suo paese natio. Costui, dopo aver ascoltato il povero Agostino con tanta pazienza ed attenzione, lo rimproverò per non essere stato capace di afferrare la fortuna che gli era stata offerta. Bastava, gli disse, che avesse buttato nella buca un suo oggetto personale, anche il suo vecchio e liso basco poteva bastare, e tutto quell'oro sarebbe rimasto suo. Ora se fosse tornato sui terreni, così come da lì a poco fece, non avrebbe trovato più la buca; essa era richiusa completamente con tutto il suo immenso tesoro. Anche a volerlo scavare sarebbe stata fatica persa perchè avrebbe trovato solo cenere."











Il Forte Papa
(Estate 2016)


Don Francesco Sandolo



domenica 11 ottobre 2020

La Forcina di Palmarola

 Secondo antiche leggende ponzesi la Forcina di Palmarola era un luogo misterioso in cui pare dimorassero munacielli, streghe e diavoli.

Infatti veniva chiamata anche Forcina del Diavolo. Nelle notti di Luna piena i diavoli si davano appuntamento a Palmarola.

Anche il Tricoli racconta qualcosa nella Monografia scritta verso la metà dell'Ottocento.

Scrive così: "DIAVOLERIA. Si racconta che presso i cucuzzoli di Palmarola, località denominata la "Forcina", vi faccia residenza una famiglia di "pacifici - diavoli" che s'incaricano semplicemente a ritenersi gli "ossessi" e gli "affascinati" che vi sono attaccati da magia e diconsi tanti altri fatti infernali e ridicoli."





La Forcina di Palmarola





Il sole tramonta sulla Forcina di Palmarola


La Forcina

(Foto di Rossano Di Loreto)

venerdì 9 ottobre 2020

Tito Zaniboni confinato all'isola di Ponza

 Tra i tanti inviati al confino all'isola di Ponza ci fu Tito Zaniboni.

Nel novembre del 1925 aveva organizzato un attentato nei confronti di Mussolini, doveva sparagli davanti a Palazzo Chigi ma fu tradito. Dopo aver trascorso un bel pò di anni nel carcere di Alessandria arrivò al confino di Ponza.

Alloggiava dove ora c'è l'Hotel Feola, in pieno centro storico di Ponza, ed aveva anche una governante ponzese Lucia Pagano che si prendeva cura di lui. Lei lo chiamava Eccellenza mi sembra di ricordare.

 Quest'anno però in via Nuova ho trovato una mattonella in cui c'è scritto che in Casa Aprea era stato ospitato Tito Zaniboni, questa cosa non la sapevo.

Zaniboni ha alloggiato anche in Casa Aprea sulla via Nuova? Potrebbe essere anche perchè alcuni confinati illustri hanno cambiato più abitazioni.

Zaniboni dopo il 25 luglio 1943 divenne un punto di riferimento per i ponzesi e gli inglesi lo nominarono sindaco dell'isola.





Tito Zaniboni


Tito Zaniboni alloggiava qui dove ora c'è l'hotel Feola





Questa è la mattonella posizionata sul muro di Casa Aprea sulla via Nuova

mercoledì 7 ottobre 2020

Cisterna di via Parata finita nell'oblio

A quanto pare anche le due Cisterne romane (della Dragonara e del Corridoio) recuperate con fatica e denaro stanno per finire nel dimenticatoio tanto a Ponza abbiamo il mare...come dirà qualcuno

Sono anni che cerco di portare l'attenzione sulla cattedrale delle Cisterne romane situate a Ponza, quella di via Parata chiamata anche del Bagno. Ci si stava impegnando in un possibile recupero, era stato attivato anche l'Art Bonus perchè serviva una cospicua somma di denaro, ma purtroppo gli interessi privati a quanto pare hanno avuto la meglio.

Molti a Ponza non sapevano nemmeno della sua esistenza, solo un cartello posizionato nei primi gradini della scalinata che porta sugli Scotti ne raccontava la storia. Questo cartello, insieme ad altri sparsi per l'isola, era stato messo nel 2009 dalla Regione Lazio in collaborazione con il comune di Ponza e la Soprintendenza, ne indicava l'ubicazione e la descrizione.

Quindi si portava a conoscenza che proprio in quella zona c'era la Cisterna di via Parata.

Ebbene il cartello ora è distrutto, era l'ultimo riferimento all'esistenza di questo Bene archeologico, storico, idraulico ma non finisce qui...continuerò a scriverne. Possibile che il suo recupero non interessi a nessuno???

Anche gli storici raccontano di questa Cisterna, eccone alcuni:

"Il Tricoli nella Monografia per le isole del Gruppo Ponziano, del 1855, così descrive la Cisterna di Via Parata o del Bagno:
"Sono due grotte incavate l'una sopra l'altra nel masso del colle, di palmi 300 lunga, e 200 larga ognuna, le volte sostenute da piloni sovrapposti ai primi, formano ciascuna di esse otto spaziose navate; è magnifico il cavamento, avendo la volta di mezzo massiccia non più di palmi 15.
La inferiore anticamente per tradizione, come ci dice ancora Pacichelli, era chiamata grotta di Pilato. Ora i due terzi sono ridotti a prigione con quattro fori nella volta."
Così scrive Giovanni Maria De Rossi in "Ponza, Palmarola, Zannone" :
"Nella grande cisterna, ubicata oggi in via Parata, fu ricavato l'alloggio per i forzati, con la creazione ed il ripristino delle antiche prese di luce e aria, al fine di rendere meno disagevole il soggiorno.
Nella pianta di Winspeare si dice espressamente "quartiere per i forzati coi suoi lucernaj". 
A quanto pare la storia di Ponza passa pure da lì...
I trecento di Pisacane erano rinchiusi in quel Bagno penale."

Non si vuol capire che bisogna puntare sulla cultura, sulla storia ma forse a qualcuno sta bene così.



Il cartello che indica il percorso archeologico





Ecco il cartello in rovina






Era stato attivato anche L'Art Bonus


Ecco le condizioni in cui versa...piena d'immondizia

lunedì 5 ottobre 2020

Il batiscafo Trieste all'isola di Ponza

 Ponza, un fotografo dell'agenzia ap, 30 settembre 1953


Nella foto il batiscafo Trieste tra due navi della marina militare italiana, sulla destra la "Fenice" e sulla sinistra il rimorchiatore "Tenace". In questa data il mezzo condotto dal professor Auguste Piccard e da suo figlio Jacques raggiunse i 3.150 mt della Fossa del Tirreno, situata a 19 miglia a sud/sud est di Ponza, la massima profondità del mar Tirreno.
Una decina di anni dopo, questo stesso batiscafo raggiunse i quasi 11.000 mt di profondità della Fossa delle Marianne nell'oceano Pacifico.


Dalla pagina di Isole Minori

domenica 4 ottobre 2020

Ncòppe u Mangiaracine

 La collina del Belvedere situata tra il promontorio della Madonna e via Parata un tempo veniva chiamata Mangiaracine.

La credenza è che nelle grotte della collina mangiassero i pirati saraceni da qui il nome Mangiaracine.
Nei secoli passati i pirati infestavano i nostri mari assaltando vascelli e catturando persone chiedendo poi il riscatto. Anche il famigerato corsaro Dragut approdò nel 1552 a Ponza con una flotta di 150 vele dopo incursioni nelle cittadine costiere.
Da sopra il Mangiaracine si gode di un panorama mozzafiato, ci sono delle grotte che, probabilmente, sono i resti della Cisterna del Commendatore e dove, forse, i pirati saraceni si rifugiavano.
Un pò di foto di questa estate 

























venerdì 2 ottobre 2020

Ponza e Ventotene nel 1895


Il porto di Ponza

Entrando a Ponza
Ventotene

 Dal libro "With the Yacht, Camera, and Cycle in the Mediterranean. (Illustrated in photomezzotype.)" di  Frederick Edward Gould Lambart, 9° conte di Cavan, data di pubblicazione 1895   

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