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domenica 30 marzo 2025

La fattura

 " Si racconta ancora di un vecchio di Le Forna, imbarcato su un bastimento in navigazione per la Sardegna, che realizzò su una lunga cima decine di nodi che poi,  legata a una pietra, gettò in mare pronunciando formule segrete e incomprensibili.

L'intenzione malvagia era quella di fare del male alla persona pensata e siccome i nodi non potevano più essere sciolti in quanto sommersi nel profondo del mare il male sarebbe rimasto indelebile.

Sorpreso fu costretto a confessare le sue intenzioni dichiarando anche che lo faceva senza però crederci molto a queste cose e che leggeva in un vecchissimo libro che gli avevano dato a Resina, quartiere nei pressi di Napoli. 

Il vecchio continuò, con molta  leggerezza, a mettere in pratica quanto era scritto in questo libro anche nell'occasione dell'insonnia che il figlio nella culla accusava di notte. Sembra che il sortilegio funzionasse ma dopo tre giorni che il piccolo non si era svegliato la madre, presa dalla paura, d'impulso bruciò questo libro maledetto. Fu un problema rimediare all'incantesimo e si riuscì, "dopo vari tentativi del medico, solo con l'intervento del parroco."

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")

Nota:

La fattura è un'azione malvagia nei confronti di qualcuno


Nelle foto:

Isola di Ponza, Le Forna di tanto tempo fa





mercoledì 23 ottobre 2024

Il malocchio

 Il malocchio a Ponza viene chiamato uòcchje sìcche, è un'energia negativa che può procurare del male. Quando si intuisce che qualcuno è stato colpito da questo sortilegio si va alla ricerca di persone capaci di toglierlo. 

Alcuni riescono a toglierlo recitando delle preghiere e versando delle gocce d'olio in una tazza d'acqua. Per esorcizzare il malocchio si portano amuleti, ma anche proteggendo le abitazioni o le barche con degli oggetti.

"Si era all'inizio del XX secolo quando il padre di Agostino Romano, ed è proprio lui a raccontarlo, incaricò un ragazzo di bordo della barca per la pesca delle aragoste a consegnare una bottiglia di vino ad un suo amico che l'aveva aiutato in una pratica burocratica.

Il ragazzo, partendo da Le Forna passò davanti alla casa di Dommenichièllo sui Conti mentre era intento a costruire un nassone nel cortile. Questo anziano pescatore che era conosciuto da tutti per i suoi poteri magici chiese al ragazzo di poter bere quel vino. Alla richiesta il ragazzo gli propose di assaggiare solo mezzo bicchiere per non far vedere che la bottiglia era iniziata. Ma alla pretesa del vecchio di averlo tutto il ragazzo gli negò anche l'assaggio. 

A tal rifiuto il vecchio gli profetizzò che l'indomani al ritiro delle nasse da pesca il suo padrone le avrebbe trovate tutte devastate dalle foche. Incredulo il ragazzo non diede peso a queste parole ma quando il giorno successivo andarono a ritirare le nasse invece delle nasse piene di aragoste le trovarono tutte rovinate e devastate dalle foche che a Ponza erano ancora numerose. Non una o dieci nasse, incredibilmente tutte erano ormai inservibili."

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")


La zona dei Conti in una foto antica. Un tempo scendendo da Le Forna per andare al Porto si passava per la strada vecchia dei Conti perchè non era stata costruita ancora quella nuova, la carrabile.


Una nassa


Corna di toro su una barca da pesca ponzese

mercoledì 3 luglio 2024

La bambina "nascosta" sotto il materasso

 Questo racconto è tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita". Un libro bellissimo dove si racconta la vera Ponza, con le sue storie, le leggende,  le tradizioni, le superstizioni, la medicina popolare, il dialetto.

La bambina "nascosta" sotto il materasso

"Nonostante che conoscessero la presenza del "munaciello" in quella casa la giovane coppia presero la residenza. Di tanto in tanto sentivano rumori di vetri in frantumi, spostamenti di mobili e perfino rumori di catene - "era la catena dell'ancora del gozzo che avevamo in cantina".

Ma un giorno lo spavento fu enorme perchè la giovane mamma di una bella bambina di pochi mesi temette il peggio.

Era estate e dopo pranzato la nostra signora nel cortile di casa iniziò a stendere i panni appena lavati. Lasciata la bambina a dormire al centro del lettone matrimoniale, ogni volta che passava davanti alla camera dalle porte aperte sul cortile le dava una sbirciata. Aveva quasi finito quando si accorse che la bambina era sparita.

Un tonfo al cuore, era stata rapita e da chi? non aveva visto nessuno. Iniziò una ricerca frenetica che la portò a sollevare finanche il materasso di "sbrèglie" dove trovò la bambina che continuava a dormire.

Chi l'ha potuta nascondere lì sotto, e in una frazione di secondi? Perchè la bambina non si era svegliata?

Non seppe mai darsi una risposta. solo alludendo al "munaciello" poteva avere una risposta, benchè irrazionale e senza ragioni".

Nota:

Si racconta a Ponza che "u munaciello" a volte dondolava la culla del bambino per farlo addormentare

Altra nota: 

Sbrègle è la foglia del granturco essiccata e poi messa nel saccone per il materasso.




Isola di Ponza, foto antiche


Materasso di sbrègle (Immagine reperita in rete)



U munaciello (Immagine reperita in rete)


domenica 12 novembre 2023

Una brutta storia ai Faraglioni

 "Erano quasi arrivate a maturazione i fichi della coltivazione di famiglia nelle terre ai "Faraglioni". Bisognava organizzare i turni di guardia perchè i fichi potevano essere oggetti di furto. Si producevano quintali per essere essiccati al sole e costituire le riserva alimentari per l'inverno. 

Quella sera era il turno di Michele, il più grande dei figli. Raggiunse i terrazzamenti all'imbrunire. A malapena si vedeva all'orizzonte l'isola di Palmarola ormai quasi completamente avvolta dall'oscurità quando Michele scorse su un albero di fichi un cane nero che stava devastando i frutti. Saltava con una agilità impressionante facendo molto danno e rovinando la pianta. Subito accorse con un bastone per scacciarlo ma quando arrivò ai piedi dell'albero, con suo grande stupore, il cane parlò: " - Che vuoi?  non mi scacciare, io sono l'anima dannata di un coatto che qui, in queste terre sono stato privato della cosa più di valore di un essere umano, la vita". 

Dallo stupore Michele passò alla paura. Per fortuna il cane scomparve e lui rimase rannicchiato in un angolo aspettando con impazienza che facesse giorno. Il mattino seguente raccontò tutto al padre che incredulo andò a verificare la pianta indicata. Del cane non c'erano tracce, ma i rami e i fichi dell'albero erano veramente devastati. Non seppero mai darsi una spiegazione razionale."

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")


I terreni ai "Faraglioni" in lontananza l'isola di Palmarola (Foto tratta da un video di Danilo Conte)


Albero di fichi andando ncòppe i Cuonte (Estate 2015)


Un cane nero (Immagine reperita in rete)




martedì 2 maggio 2023

Gli spiriti di Cala Inferno

 " Domenico, ventenne di Le Forna, per un rientro forzato dalla pesca a causa di un improvviso cattivo tempo, verso le due di notte, ritornava a casa dopo essere sbarcato a Cala Inferno.

Aveva appena superato il tunnel dell'antica scalinata romana quando sentì una voce sinistra e minacciosa che lo chiamava. 

Il sangue gli si gelò, ma prese il coraggio a due mani gridò: " Hei! chi sì? Ie sò Dummineche, Dummineche sòtte la Madònna di Pumpèie, (Hei! chi sei? Io sono Domenico che è sotto la Madonna di Pompei)"

Il richiamo di aiuto alla Madonna di Pompei fece scomparire ogni paura e presenza misteriosa. 

Non fu l'unico a sentire strane presenze lungo la discesa che portava alla vecchia fontana romana. 

Voci, sospiri e affanni in piena notte, amplificati dalle alte pareti di tufo della galleria hanno scatenato paura e panico in quei poveri pescatori che avevano la necessità di percorrere quelle scale. 

Erano i lamenti di un galeotto condannato ai lavori forzati che in questo luogo aveva perso la vita. ancora oggi nelle notti illuni si sentono i suoi lamenti e affanni, impegnato eternamente a scavare pietre con il suo pesante piccone di ferro."

(Racconto tratto dal libro di Silverio Mazzella "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")



Il tunnel della scalinata di Cala Inferno


Le rocce della scalinata


La vecchia fontana di Cala Inferno in un disegno del Mattei, aprile 1847

domenica 5 giugno 2016

Racconto su San Silverio.... a Palmarola

Giugno per i ponzesi è il mese dedicato a San Silverio...
Oggi c'è stato il pellegrinaggio a Palmarola in onore del nostro Santo Patrono...
Ed a proposito di San Silverio e di Palmarola ecco un post già pubblicato nel giugno del 2014.

Questa storia me la raccontava spesso Maria Conte, la dolce signora d'altri tempi, che ci ha lasciato l'anno scorso, io l'ho ritrovata sul libro di Ernesto Prudente "San Silverio patrono dei ponzesi"
Ernesto scrive praticamente il racconto di una certa Emilia che inizia così: "Chiste è u paése ì San Silvérie. Nà vòta ù Viècchie se facève vedé spìsse. A'nne vìste pùre ì furastiére. Durànte a uèrre, a Parmaròle, ce stévene ì surdàte. E're maletiémpe à chiù ì na semmàne. I vòzze nùn putévene venì. I surdàte avévene fernùte a rròbbe ì mangià. Tenévene sùle quàcche gallétte. Sagliévene e scennévene, a còppe i Vrìcce, pé vedé se u vùzze arrevàve.
Na matìne, nù surdàte i chìlle, mentre sagliéve, tùtte avvelùte, ncuntràie nu viécchie, cu na madònne i bàrbe, che le decétte. Giovane, la barca arriverà nel pomeriggio. E u surdàte, parlànne n'àte léngue, respunnètte. Cu stù màre?
U Viécchie, mettènnece nà màne ncòppe a spàlle decètte: Non ti preoccupare, calmerà. Avvisa i compagni.
U surdàte turnàie d'inte a casermétte e raccuntàie tùtte a i cumpàgne. 
U iuòrne, Ddie sùle sàpe còmme, u vùzze arrevàie.
Quase tùtte i surdàte scennèttene abbàsce a marìne pe piglià a rròbbe.
Une i chìlle se facètte nu fiàsche i vìne ùna teràte.
Dòppe ièttere truvànne u Viècchie ca c'ère dàte a bbòne nòve, ce vulèvene dà ddòie gallètte.
Geràiene pe tùtte i pòste, pe tùtte i ròtte, ma u Viécchie nùn ù truvàiene. Nu juòrne, nu mése doppe, trasètte int'a ròtte i Lucrèzie che u invitàje a vévere nu bicchiére i vine e vedètte nfàcce u mure u ritratte i S.Silverio.
Menaje nu strille. Mamma mje, alluccaje- chille è u viécchje ca me decètte c'a varche arrivave chille juòrne a Palmarola.
A' fàtte sèmpe accùssì. se fà vedé quànne t'àdda parlà, ma quànne u cìrche nùn u truòve."
In breve, i soldati non avevano più cibo, le barche non arrivavano a Palmarola da più di una settimana perchè era cattivo tempo ed il mare era agitato.. Andavano a turno su e giù da sopra i Vricci per vedere se la barca arrivava.
Un soldato, una mattina, incontrò un vecchio che gli disse che la barca sarebbe arrivata nel pomeriggio.
In effetti la barca arrivò come aveva detto il vecchio. Dopo aver scaricato i viveri dalla barca, andarono a cercare il vecchio per dargli qualche galletta ma non lo trovarono. Dopo più di un mese, il soldato entrando in una grotta, trovò attaccata ad un muro l'immagine del vecchio, era San Silverio, e strillò per lo stupore.
San Silverio si fa vedere se deve parlare con qualcuno ma se lo cerchi non lo trovi, così dice la signora che ha raccontato questa storia ad Ernesto.


Palmarola...lo scoglio dove c'è la cappellina dedicata a San Silverio



Palmarola vista dall'alto



L'immagine di San Silverio

sabato 14 giugno 2014

Racconto su San Silverio... a Palmarola

Questa storia me la raccontava spesso Maria Conte, la dolce signora d'altri tempi, che ci ha lasciato l'anno scorso, io l'ho ritrovata sul libro di Ernesto Prudente "San Silverio patrono dei ponzesi"
Ernesto scrive praticamente il racconto di una certa Emilia che inizia così: "Chiste è u paése ì San Silvérie. Nà vòta ù Viècchie se facève vedé spìsse. A'nne vìste pùre ì furastiére. Durànte a uèrre, a Parmaròle, ce stévene ì surdàte. E're maletiémpe à chiù ì na semmàne. I vòzze nùn putévene venì. I surdàte avévene fernùte a rròbbe ì mangià. Tenévene sùle quàcche gallétte. Sagliévene e scennévene, a còppe i Vrìcce, pé vedé se u vùzze arrevàve.
Na matìne, nù surdàte i chìlle, mentre sagliéve, tùtte avvelùte, ncuntràie nu viécchie, cu na madònne i bàrbe, che le decétte. Giovane, la barca arriverà nel pomeriggio. E u surdàte, parlànne n'àte léngue, respunnètte. Cu stù màre?
U Viécchie, mettènnece nà màne ncòppe a spàlle decètte: Non ti preoccupare, calmerà. Avvisa i compagni.
U surdàte turnàie d'inte a casermétte e raccuntàie tùtte a i cumpàgne. 
U iuòrne, Ddie sùle sàpe còmme, u vùzze arrevàie.
Quase tùtte i surdàte scennèttene abbàsce a marìne pe piglià a rròbbe.
Une i chìlle se facètte nu fiàsche i vìne ùna teràte.
Dòppe ièttere truvànne u Viècchie ca c'ère dàte a bbòne nòve, ce vulèvene dà ddòie gallètte.
Geràiene pe tùtte i pòste, pe tùtte i ròtte, ma u Viécchie nùn ù truvàiene. Nu juòrne, nu mése doppe, trasètte int'a ròtte i Lucrèzie che u invitàje a vévere nu bicchiére i vine e vedètte nfàcce u mure u ritratte i S.Silverio.
Menaje nu strille. Mamma mje, alluccaje- chille è u viécchje ca me decètte c'a varche arrivave chille juòrne a Palmarola.
A' fàtte sèmpe accùssì. se fà vedé quànne t'àdda parlà, ma quànne u cìrche nùn u truòve."
In breve, i soldati non avevano più cibo, le barche non arrivavano a Palmarola da più di una settimana perchè era cattivo tempo ed il mare era agitato.. Andavano a turno su e giù da sopra i Vricci per vedere se la barca arrivava.
Un soldato, una mattina, incontrò un vecchio che gli disse che la barca sarebbe arrivata nel pomeriggio.
In effetti la barca arrivò come aveva detto il vecchio. Dopo aver scaricato i viveri dalla barca, andarono a cercare il vecchio per dargli qualche galletta ma non lo trovarono. Dopo più di un mese, il soldato entrando in una grotta, trovò attaccata ad un muro l'immagine del vecchio, era San Silverio, e strillò per lo stupore.
San Silverio si fa vedere se deve parlare con qualcuno ma se lo cerchi non lo trovi, così dice la signora che ha raccontato questa storia ad Ernesto.


Palmarola...lo scoglio dove c'è la cappellina dedicata a San Silverio



Palmarola vista dall'alto



L'immagine di San Silverio
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