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venerdì 7 febbraio 2025

Una tragedia dimenticata

 Il 21 marzo 1918, durante la Prima Guerra Mondiale, nelle acque dell'Arcipelago Ponziano, venne affondata una goletta, Il Corriere di Ponza, colpita da un siluro lanciato da un sottomarino austriaco.

Il Corriere di Ponza, era una goletta di 150 tonnellate dell'armatore Erasmo Vitiello, che trasportava persone e merci tra Ponza e Gaeta..
Prima si chiamava Angelo Raffaele che era il nome di un altro battello non più utilizzabile.
La goletta venne colpita a 6 miglia ad est di Zannone ed il comandante del sottomarino austriaco diede mezzora di  tempo per far mettere in salvo i passeggeri sulle scialuppe.
Ma su quella goletta, forse, c'era troppa gente, si fecero prendere dal panico e  i superstiti raccontarono che una delle scialuppe si capovolse mentre veniva calata in mare. 
Il capitano Salvatore Migliaccio con l'altra scialuppa si avvicinò al sottomarino cercando di conferire con il comandante spiegando che a bordo c'erano dei civili  e portò con sè degli internati austriaci confinati a Ponza come interpreti. Si diresse poi verso Zannone per dare l'allarme tramite il faro ma, purtroppo, dal semaforo di Ponza videro il segnale troppo tardi.
I soccorsi da Ponza non partirono subito ma dopo 24 ore, il freddo, il buio ed  il mare mosso provocarono la morte di 28 persone accertate. Alcuni erano militari ponzesi che dovevano tornare al fronte, c'erano dei civili e anche un sottufficiale che scortava degli internati  austriaci.
I nomi delle vittime di questa tragedia sono incisi sul monumento eretto in piazza Pisacane ma sarebbe interessante conoscere le loro storie.
Come quella del brigadiere di P.S Concetto Pappalardo che era su quella goletta per svolgere il suo servizio quale accompagnatore di internati o forse per deporre una testimonianza al tribunale di Cassino, come scrive il prefetto. Era siciliano, prestava servizio a Ponza, lasciò la giovane moglie Nunzia e  quattro bambini piccoli, Rosa di 9 anni, Gaetana di 6, Maria di 4, Nunzio appena 2. Il piccolo Nunzio era nato a Ponza..
Perse la vita anche Giovanni Calisi, commerciante, marito di Rosalia Conte, sorella di mio nonno Salvatore.
Una madre nel tentativo di salvare il figlio neonato lo lanciò ad un marinaio che, purtroppo, mancò la presa e lo videro sparire tra le acque gelide. Probabilmente era il piccolo Antonino figlio di Luigi Aversano e di Cienzo Maria Assunta. 
I corpi delle sorelle Brigida e Silveria Scotti furono trovati dopo quasi una settimana a Torvaianica, sul litorale laziale.
Tra le persone che si salvarono c'era il maestro Salvatore Vitiello.
Il relitto non è stato cercato anche se alcuni pescatori ponzesi hanno preso nelle reti dei  rottami, probabilmente, del "Corriere di Ponza".
Una vera tragedia però dimenticata di cui si sa ancora poco...

(Molte notizie sono state attinte dal libro di Domenico Scotti "Equinozio di primavera sul Corriere di Ponza")




Isola di Ponza primi anni del '900


Il brigadiere di P.S Concetto Pappalardo
(Per gentile concessione di Pietro Frisone, il nipote)


Angelo Musco maresciallo della Marina Militare, una delle vittime in quella tragedia


Il capitano della goletta Salvatore Migliaccio




Il comandante del sottomarino austriaco Hans  - Joachim von Mellenthian


Il sottomarino UB 49



La carta nautica che indica il luogo dell'affondamento (Immagine tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")

venerdì 19 marzo 2021

La tragedia del Corriere di Ponza

 Il 21 marzo 1918, durante la Prima Guerra Mondiale,venne affondata una goletta, Il Corriere di Ponza,colpito da un siluro lanciato da un sottomarino austriaco.

Il Corriere di Ponza, era una goletta di 150 tonnellate dell'armatore Erasmo Vitiello, che trasportava persone e merci tra Ponza e Gaeta..
Prima si chiamava Angelo Raffaele poi venne tramutato in Corriere di Ponza che era il nome di un altro battello non più utilizzabile.
La goletta venne colpita a 6 miglia ad est di Zannone ed il comandante del sottomarino austriaco diede mezzora di  tempo per far mettere in salvo i passeggeri sulle scialuppe.
Ma su quella goletta, forse, c'era troppa gente, si fecero prendere dal panico e  i superstiti raccontarono che una delle scialuppe si capovolse mentre veniva calata in mare.
I soccorsi da Ponza non partirono subito ma dopo 24 ore, il freddo, il buio ed  il mare mosso provocarono la morte di 35 persone. Tra i morti 25 erano militari ponzesi che dovevano tornare al fronte e 10 erano civili. 
I nomi delle vittime di questa tragedia sono incisi sul monumento eretto in piazza Pisacane.
Perse la vita anche Giovanni Calisi, commerciante, marito di Rosalia Conte, sorella di nonno Salvatore.
Una vera tragedia però dimenticata di cui si sa ancora poco...





Imbarcazioni a vela nel porto di Ponza


Il porto di Ponza. In lontananza Zannone

domenica 14 aprile 2019

A rèsacca

A rèsacca nel nostro dialetto ponzese è la risacca, il moto di ritorno di un onda che, urtando contro un ostacolo, viene fermata o respinta (Treccani)
Ecco Ernesto Prudente cosa scrive a tal proposito: "Nei porti crea un fastidio immenso. I cavi di ormeggio delle navi, sotto l'azione della risacca, allentandosi e tesandosi, possono anche spezzarsi. Gli scali d'alaggio nei porti hanno la funzione di far morire la risacca.
Compito primario della spiaggia, ancor prima di quello di solarium, è quello di far morire l'onda. Lo appresi da Silverio Iodice, il vecchio guardiano di Zannone. Ci imbarcammo, con Geppino, prima dell'alba sul peschereccio di Onorino per trasferirci a Zannone per un periodo di caccia. Era una pessima giornata di fine novembre con mare e vento di libeccio. Anche in poppa i cavalloni erano spaventosi e, quando ci raggiungeva uno più grosso del precedente, Silverio diceva qualcosa che non riuscivo a capire. Dato che aveva espresso parere negativo alla trasferta mi avvicinai perchè borbottasse. Sto dicendo ai cavalloni quello che mi ha insegnato mio nonno: "Vai alla spiaggia".  I vecchi pescatori isolani imploravano il mare affinchè le sue ondate paurose e pericolose finissero sulla spiaggia perchè quello è l'unico posto dove potessero morire.
La cultura moderna, basata, solo e soltanto, sul commercio del danaro, ci ha indotto a tenere in una considerazione diversa l'utilizzo della spiaggia. Guardiamo, con animo sereno, la fine ingloriosa, che le varie autorizzazioni hanno fatto fare alle spiagge di Ponza e in modo particolare a quella di Santa Maria."



Chiaia di Luna




Scogli a Chiaia di Luna








Giancos

(Foto di Rossano Di Loreto)

giovedì 31 maggio 2018

Isole Ponziane o Pontine???

Molto spesso le nostre isole vengono chiamate Arcipelago Pontino ma non è questa la definizione giusta.
Ernesto Prudente, grande cultore della storia isolana, si arrabbiava molto e spiega bene il perchè della definizione Arcipelago delle isole Ponziane.
Ecco cosa scrive: "A questo arcipelago, sin dall'antichità, per qualificarlo, è stato aggiunto l'aggettivo ponziano, dal nome dell'isola più grande.Basterebbe dare una occhiata agli scrittori classici latini.
Ponza e le altre isole dell'arcipelago non hanno niente da vedere, non hanno nulla in comune, non hanno niente da spàrtere con la parola pontino. "Pontino è un aggettivo (dal latino Pompitinus o Pontinus) relativo o appartenente a una zona del Lazio meridionale che si estende dai Monti Lepini al Tirreno e dai rilievi dei colli Albani e Terracina che va sotto il nome di Regione pontina, Agro pontino, Pludi pontine". Questo è quanto riporta il Vocabolario della lingua italiana edito dalla Treccani."
"...Le isole ponziane non hanno niente in comune con il Lazio e mi meraviglio di chi la pensa diversamente. queste isole furono strappate, sì, c'è state u scippe, dalla Campania e inserite nel Lazio quando Mussolini, nel 1934, fondò la città di Littoria, facendola diventare provincia. Per arricchirla di comuni scipparono la parte nord della Campania, tra cui Formia, Gaeta, i paesi limitrofi e una parte delle isole partenopee, come una volta si usava definire anche le isole ponziane."
"...Gli scrittori latini scrivevano "insulae Pontiae" per rappresentare tutto il gruppo di isole che una parte si trovava a nord e l'altra a sud del golfo di Gaeta. Essi si accaparrarono una precedente denominazione greca. I greci sono stati a Ponza, lasciando orme del loro passaggio, molto prima dei romani. Le isole erano sulla rotta delle loro navi commerciali. La posizione strategica di Ponza nel centro del Tirreno era molto importante per le navi greche che potevano rifugiarsi durante i temporali o potevano rifornirsi di acqua o altro.
Alle isole i greci non potettero non dare un nome, e le chiamarono Pente Nesoi là dove Pente equivaleva a cinque e Nesoi a isole. I successivi invasori, Volsci Olsci e poi i Romani, modificarono il nome che da Pente passò a Pontia, cioè Ponza. Ventotene in quella circostanza fu chiamata Pandataria dal genitivo di Pentas-Pentatos più il suffisso aria, come sostiene il Castricino nel suo "Toponomastica greca delle isole ponziane e delle paludi pontine".
Condivido le parole di Ernesto anche perchè già il Tricoli scrive, nell'Ottocento, Monografia alle isole del Gruppo Ponziano e ancor prima il Dolomieu con Mèmoire sur Les iles Ponces (Memoria sulle Isole Ponziane).
Quindi cerchiamo di non sbagliare più...le nostre isole fanno parte dell'Arcipelago Ponziano.


L'isola di Ponza



L'isola di Palmarola



In lontananza l'isola di Zannone con i colori dell'alba

(Foto di Rossano Di Loreto)



L'isola di Ventotene

(Foto dalla pagina Facebook VentoteneMia)


L'isola di Santo Stefano

(Foto dalla pagina Facebook AmoVentotene)

domenica 18 marzo 2018

La tragedia del Corriere di Ponza

Cento anni fa, il 21 marzo 1918, durante la Prima Guerra Mondiale,venne affondata una goletta, Il Corriere di Ponza,colpito da un siluro lanciato da un sottomarino austriaco.
Il Corriere di Ponza, era una goletta di 150 tonnellate dell'armatore Erasmo Vitiello, che trasportava persone e merci tra Ponza e Gaeta..
Prima si chiamava Angelo Raffaele poi venne tramutato in Corriere di Ponza che era il nome di un altro battello non più utilizzabile.
La goletta venne colpita a 6 miglia ad est di Zannone ed il comandante del sottomarino austriaco diede mezzora di  tempo per far mettere in salvo i passeggeri sulle scialuppe.
Ma su quella goletta, forse, c'era troppa gente, si fecero prendere dal panico e  i superstiti raccontarono che una delle scialuppe si capovolse mentre veniva calata in mare.
I soccorsi da Ponza non partirono subito ma dopo 24 ore, il freddo, il buio ed  il mare mosso provocarono la morte di 35 persone. Tra i morti 25 erano militari ponzesi che dovevano tornare al fronte e 10 erano civili. 
I nomi delle vittime di questa tragedia sono incisi sul monumento eretto in piazza Pisacane.
Perse la vita anche Giovanni Calisi, commerciante, marito di Rosalia Conte, sorella di nonno Salvatore.
Una vera tragedia però dimenticata di cui si sa ancora poco...ne ho già scritto in questo blog.


Il porto di Ponza di tanti anni fa



La Ponza di un tempo...in lontananza Zannone



Le case di Ponza porto ed in primo piano un'imbarcazione a vela


Golette nel porto di Ponza



Quante imbarcazioni!!!

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



La goletta Oloferne...per dare l'idea di una goletta

(Immagine reperita in rete)



A poche miglia dell'isola di Zannone avvenne questa tragedia
(Agosto 2017)

venerdì 26 gennaio 2018

Giuvanne a scigne

Giovanni Onorato aveva questo soprannome perchè dopo essere stato prigioniero in Grecia, tornò a Ponza con una scimmietta, Cocò, che stava sempre con lui e a volte si poggiava sulle spalle. Giovanni sapeva parlare perfettamente il greco.
Ma soprattutto Giovanni fu l'antesignano degli attuali barcaioli perchè, negli anni '60, inventò la linea di Frontone al costo di 50 lire. Le persone salivano in barca nello specchio di mare davanti ai carabinieri dove ora c'è Tritone.
Mio padre spesso lo contattava per portare viveri e quant'altro al dott. Spadazzi, farmacista di Roma, che abitava nella casa del faro di Zannone.
Bei tempi...








Giuvanne a scigne porta i turisti a Frontone

(Per gentile concessione di Lucia Onorato, la figlia)



Giuvanne a scigne

(Archivio fotografico di Mariano Picicco), pubblicata da Giovanni Pacifico



La spiaggia di Frontone com'era...

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 18 giugno 2017

L'archeologia subacquea

A Ponza possiamo trovare reperti archeologici non solo a terra ma anche in mare...
L'isola di Ponza era sulle rotte commerciali dei più grandi navigatori non solo romani...chissà quanti naufragi ci sono stati durante le tempeste...
Nel settembre del 1985, in prossimità della Secca dei Mattoni,poco distante dai Faraglioni di Lucia Rosa, i sub Giuseppe Mazzella e Roberto Calò scoprirono il relitto di una nave romana del I secolo d.C. Giaceva ad una profondità di trenta metri.
All'interno del relitto trovarono tantissime anfore di tipo Dressel e ricordo ancora che dal muretto di piazza Pisacane ne vidi un camion pieno.
Chissà che fine hanno fatto...dovevano servire per il Museo di Ponza...bah
La nave apparteneva ad Aulo Saufeio e con il suo carico di vino e olio era diretta in Gallia.
Nel 2010, tra Ponza e Zannone, la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio con la Fondazione americana  Aurora Trust, Ocean Exploration and Education Trust scoprirono cinque relitti di navi romane a cento metri di profondità. Nei relitti c'erano moltissime anfore ben conservate che contenevano olio, vino e conserve di frutta. Questi relitti risalgono al periodo tra il I secolo a.C. e il IV d.C.
Che dire una bella scoperta!!!
L'idea, in questo caso, era di creare un Museo subacqueo. 
Ponza non è solo mare ma anche storia, archeologia, tradizioni...




Al largo dei Faraglioni di Lucia Rosa c'è la Secca dei Mattoni
(Foto di Rossano Di Loreto)



Anfore romane



Anfore ritrovate nei relitti tra Ponza e Zannone

Nota:
La Secca dei Mattoni si trova al largo dei Faraglioni di Lucia Rosa. Deve questo nome al naufragio di una nave carica di mattoni negli anni '30.

mercoledì 31 maggio 2017

La via dell'ossidiana

Fin dal Neolitico l'uomo ha frequentato le isole Ponziane questo perchè estraeva e lavorava l'ossidiana.
L'ossidiana è un vetro vulcanico di colore nero che si forma per il raffreddamento immediato della lava ed era utilizzata per preparare lame e utensili.
Questa scoperta è stata fatta da J.Friedlaender, studioso di geologia, nel marzo del 1900 che così scrive: "Alla P.ta del Fieno ho trovato due coltellini lunghi circa tre cm. e molti frammenti di ossidiana, nell'isola di Zannone, fra il convento e la cala del Varo, si trovano molti frammenti di ossidiana, probabilmente trasportata. In ambedue i siti si vedono frammenti di terraglia molto grossolana."
L'ossidiana proveniva da Palmarola in pietre, in ciottoli e veniva lavorata a Zannone per poi essere trasportata al Circeo da dove poi veniva inviata in altre località. Frammenti di ossidiana di Palmarola sono stati rinvenuti nel Sannio, in Umbria. L'ossidiana presenta diversità di colore e da questo si può capire il luogo di provenienza.
Per gli uomini primitivi l'ossidiana aveva un valore inestimabile.
Dell'ossidiana di Palmarola così scrive l'indimenticabile Ernesto Prudente: "Nel tempo in cui l'uomo ha fatto uso della ossidiana di Palmarola l'isola non poteva essere disabitata e non lo era. Troppe concomitanze di cose. il tempo impiegato per raggiungere l'isola, il tempo per la ricerca e per la raccolta, il tempo per il caricamento del minerale, il tempo per il ritorno e soprattutto le condizioni meteomarine, avrebbero reso impossibile, più che difficoltoso e difficile, il rientro al luogo di partenza nello stesso giorno.. Per come sono situate le isole in relazione al Circeo è facile supporre che l'uomo abbia usato la stessa tecnica che oggi usa in montagna per la conquista di una vetta che presenta tante difficoltà: una serie di tappe, onde fissare i campi di trasferimento per sfruttare la conquista del terreno, per rendere più agevole e più facile il cammino del trasferimento per raggiungere il traguardo previsto e prefissato."
Con  l'età del Bronzo e quindi l'utilizzo dei metalli terminò l'era dell'ossidiana.


Isola di Palmarola   qui si trovava l'ossidiana
(Foto di Rossano Di Loreto)



L'ossidiana è un vetro vulcanico dovuto al rapido raffreddamento della lava



L'isola di Zannone dove l'ossidiana veniva lavorata



La Punta del Fieno dove J.Friedlaender, studioso di geologia,scoprì frammenti di ossidiana

lunedì 13 febbraio 2017

L'isola di Zannone

Dal 1979 Zannone  fa parte del Parco Nazionale del Circeo che in effetti ha un po' protetto l'isola dalle masse estive e dalla caccia. Ma credo che, fino a qualche tempo fa, non si sia capito il valore reale dell'isola, si puntava tutto su Palmarola.
Zannone è l'isola verde dell'Arcipelago Ponziano. In primavera ed in autunno si fermano gli uccelli migratori. Sarebbe interessante farla conoscere ai ragazzi. Ma a quanto pare i sentieri versano in cattive condizioni ed anche la casa del guardiano.
Nel 1897 Johann Karl Graeser visitò le isole Ponziane e nel "Viaggio alle isole del confino" così scrive di Zannone: "Dopo quattro ore di viaggio ci avviciniamo all'isola di Zannone. E' simile a un grande giallo budino sul piatto azzurro del mare. Zannone, o Sinonia come anticamente veniva chiamata, non è abitata che da un guardiano con la sua famiglia. Si è installato sui resti di quello che una volta era un convento cistercense.
Una comoda stradina di pietre sgrossate, tenute da malta cementizia, ci porta, in leggera salita, dall'approdo verso la cima (di mt. 179). Camminiamo per questa stradina su uno strato di pietre vulcaniche, dure e acuminate. Naturalmente sono molto meravigliato.
"Questa strada l'ha fatta costruire il "cavaliere-sindaco" per la sua casa di caccia!," mi viene risposto. "In primavera e in autunno, quando è il passo delle quaglie, lui viene sull'isola per qualche giorno a caccia".
La stradina di pietra nuda che conduce alla casina del sindaco di Ponza mi infonde un grande rispetto.
Mentre salgo, piacevolmente immerso nella luce del sole, mi vengono alla memoria i bagni di S. Calogero a Lipari e rifletto sulla assurdità del mondo. Là hanno costruito uno stabilimento splendido nel deserto però hanno dimenticato la strada e qui, invece, abbiamo solo la strada, una strada che genera illusioni fastose, ma che sbocca nel vuoto.
C'è qualcosa di "signorile", di "cavaliere" in questa strada che serve soltanto due volte l'anno ad agevolare la caccia a stanchi uccelli migratori del "cavaliere-sindaco". Nelle isole questi piccoli animali vengono presi con reti di ogni sorta. Zannone è forse il posto più frequentato per questo vile sport in cui si gareggia allo sterminio di utili uccelli canori. Del resto questa è un'abitudine comune anche al resto d'Italia.
Monasteri e castelli di predoni si trovano sempre sui punti più belli e non fa eccezione il convento di S.Benedetto.
Zannone emerge dall'acqua come la calotta di una palla affondata. 
Dalle rovine del vecchio convento lo sguardo vaga liberamente in ogni parte nella "lontananza azzurra della primavera che non è possibile comprendere". Una solitudine impenetrabile, come se la grande distesa d'acqua avesse trasportato dall'intera terra tutti qui i tormenti e le pene. anche i picchi più alti che si levano alti nell'aria, sono come pietose lapidi commemorative su un campo di battaglia. 
Per questo i monaci si sono installati nell'isola, calma e silenziosa, per dimenticare e mortificare ogni desiderio, così da ottenere la pace fino a che la terra non li avesse accolti".
A Zannone ci sono i resti di un monastero cistercense ed anche una peschiera romana quindi è interessante anche dal punto di vista archeologico.
Il Tricoli definì Zannone guscio di testuggine marina per la sua forma e pare che già nell'Ottocento fosse contesa perchè i ponzesi erano interessati alla sua legna, al calcare per fare la calce ma anche per andare a caccia.
Circa trent'anni o poco più visitai la casa del Faro di Capo Negro che aveva in concessione il dottor Spadazzi, un farmacista di Roma, amico di mio padre.
Un posto affascinante e silenzioso...rotto solo dai versi dei gabbiani e dal motore di qualche barca di passaggio.
Con l'entrata di Zannone a far parte del Parco, Spadazzi è dovuto andare via da quella casa dove ha lasciato però il suo cuore.
Nell'altro versante, scendendo al Varo, sono salita fino alla villa Casati Stampa dove c'era il guardiano di quel tempo, un ponzese di cui non ricordo il nome.
Speriamo che questo lembo di terra incontaminato, in mezzo al mar Tirreno, resti un angolo di paradiso.



L'isola di Ponza vista da Zannone



Il faro di Capo Negro visto dall'alto







I ruderi del monastero di S.Spirito



Il faro visto dal mare



Il faro di Capo Negro



La casa del faro 






Foto scattate all'isola di Zannone nel 2016

(Per gentile concessione di Enza Pagliara)



L'isola di Zannone che viene definita dal Tricoli guscio di testuggine marina
(Agosto 2015)



Il vecchio guardiano di Zannone in un ritratto del Mattei, nel 1847,che rischiò di essere colpito da uno schioppo improvviso di archibugio sparato da qualche cacciatore


Nota
Il cavaliere-sindaco era Vincenzo De Luca che amministrò Ponza dal 1867 al 1898 che il Graeser descrive dall'aspetto fisico simile al Crispi.
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