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mercoledì 15 ottobre 2025

Il Porto di Ponza verso la fine degli anni '40

 Le fotografie sono testimonianze preziose di un tempo passato che, purtroppo, si sta dimenticando.

Questa foto è tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione"

"In fondo alla banchina la Goletta "Maria G" ormeggiata nel porto di Ponza verso la fine degli anni quaranta. Il bastimento era già attrezzato di cabina per opera di Guido Tricoli, falegname anche lui come il fratello Silverio. 

Da notare l'infilata di bitte di ormeggi del periodo borbonico, che furono eliminate e malamente "dismesse" anzichè conservate.  In punta del molo ci sono i blocchi di cemento che servirono per l'ampliamento della piazzola. 

Erano tempi in cui si potevano stendere le reti sulla banchina ad asciugare al sole.

Penultimo bastimento a un solo albero, è la "Madonna di Montenegro". Il gozzo grande che sta approdando con tre persone a bordo è il "Sant'Anna" di Silverio Conte detto "Cendrella". Mentre il primo gozzo ormeggiato in basso nella foto è di Giuseppe Califano detto "Peppiniello"."



domenica 26 giugno 2016

Il porto di Ponza visto dall'Ultramontain nel 1822

Del porto di Ponza ne ho già scritto, è sotto i nostri occhi in tutta la sua bellezza.
Ma com'era nel 1800???
E' interessante la descrizione di Conrad Haller, l'Ultramontain, nel 1822, in Tableau topographique ed historique des isles d'Ischia, de Ponza, de Vandotena, de Procida et de Nisida; du Cap de Misène et du Mont Pausilipe.
Ecco cosa scrive: "In fondo alla baia, verso Sud, vi è il porto, formato da una piccola lingua di terra, che si prolunga verso Nord, e da un molo che vi è stato aggiunto per maggiore sicurezza e comodità dei vascelli. Questo molo può anche servire, in tempo di guerra, per una batteria a fior d'acqua. 
La banchina è larga e solida: le più grosse fregate possono ancorarsi tanto dappresso, che l'equipaggio può scendere con un solo passo dal ponte alla banchina, senza necessità della passerella o della barca. La casa del Governatore è posta all'inizio della lingua di terra; a circa centocinquanta passi sulla sinistra, in riva al mare, vi è una fila di magazzini di larghezza ed altezza uguali, la cui copertura costituisce una terrazza regolare e lastricata che, non solo serve da passeggiata pubblica, ma anche da strada per un'altra fila di case a due piani, parallela alla prima, ma costruita su un piano più elevato, cioè sulla base della bella montagna di mezzogiorno.
Questo complesso di costruzioni forma una mezzaluna della lunghezza di trecento passi di fronte al porto, ed in parte riservata al servizio pubblico. Vi sono inoltre alcuni altri edifici isolati, tanto pubblici che privati, dalla parte del molo e verso la piccola altura della Punta della Madonna.
Su di questa, si innalza la Fortezza, costituita da una grossa torre quadrata, a tre piani, che domina il porto e la rada e può contenere una guarnigione di qualche centinaio di uomini. Al giorno d'oggi, essa serve solo da Bagno  per i forzati. Al di sotto della fortezza, verso oriente, vi è la piccola Chiesa parrocchiale di Santa Maria, o della Madonna, che dà il nome alla punta situata verso Est, ed alla Città, che abbiamo appena descritta. Questa città conta circa trecento abitanti, compresi il piccolo distaccamento di soldati e le autorità civili e militari. I Notabili, le persone di riguardo, sono il Governatore, il Curato, il Funzionario della Dogana, il farmacista, il panettiere e due o tre bottegai."



"Gouache" di Alessandro D'Anna nel 1820.
Raffigura il porto di Ponza. Si vede la palazzina a due piani, la cupola della chiesa e la Torre. Al molo la lanterna.
D'Anna qui documenta che il bianco calce è per tutte le abitazioni. E' bianco anche il Foro Borbonico.





Il porto visto dalla Grotta del Grano in un disegno del Mattei nel 1847



La baia del porto di Ponza dall'alto


Il molo



La baia



Qui si vede il Lanternino...la chiesa...la Torre e l'abitato di Ponza

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Nota:
"Gouache" alla francese è la tecnica del guazzo che utilizza un tipo di colore a tempera reso più pesante con l'aggiunta di un pigmento bianco (gesso) mescolato con la gomma arabica

giovedì 19 maggio 2016

La marineria ponzese nei primi anni del Novecento

Oggi nel porto di Ponza ci sono perlopiù imbarcazioni ai fini turistici mentre da pesca ne sono rimaste pochissime, sopravvissute alla grande flotta che ha fatto conoscere i pescatori ponzesi in tutto il Mediterraneo.
Secondo Giulio Vitiello in "Ponza brevis insula...brevis historia", le imbarcazioni di proprietà dei ponzesi tra il 1901 e il 1939 erano tante e ne traccia un quadro rilevante. Molte erano adibite al trasporto di aragoste che rifornivano i mercati di Genova, Marsiglia, Barcellona.
Ecco cosa scrive Ernesto Prudente in "Cronaca di cose ponziane": "Il bastimento vivaio, "mbrucchièlle", non è una creatura ponzese, nè italiana. E' spagnola.
Raffaele Vitiello fu il primo ponzese a trasferirsi in Sardegna per la pesca delle aragoste e fu il primo a portare le sue aragoste a Marsiglia, dove esisteva un mercato che richiedeva una maggiore quantità di aragoste rispetto alle altre città."
"...Le aragoste venivano sistemate in cesti e coperte da un telo di juta che veniva continuamente bagnato. Solo così le aragoste riuscivano a sopravvivere per qualche giorno fuori dall'acqua.
Arrivati a Marsiglia le aragoste venivano immesse in vasche contenenti acqua marina.
La mortalità, durante il viaggio, era davvero rilevante.
Le aragoste a Marsiglia arrivavano anche dalla Spagna con lo stesso sistema.
Un bel giorno, però, il Vitiello notò che da una barca spagnola, ancorata in rada, venivano scaricate aragoste prelevate direttamente dalla stiva del bastimento. Scattò subito l'allarme nel suo cervello ma non gli fu possibile ispezionare il bastimento.
Quando tornò a Ponza, per fine pesca, parlò della faccenda ai suoi tre fratelli li entusiasmò in modo tale che decisero di comprare un bastimento per adibirlo al trasporto delle aragoste vive.
Si recarono a Livorno dove comprarono la "Ida", una barca a vela della lunghezza di 22 metri. La portarono a Torre del Greco dove c'erano i migliori carpentieri campani a cui esposero le loro idee e quelli modificarono l'interno del bastimento con una serie di paratie e forarono la carena per l'ingresso dell'acqua.
Sotto coperta, per tutta la lunghezza della nave, vennero incastrate e legate, alle strutture del natante, una serie di botti vuote per consentirne la galleggiabilità.
A maggio la barca fu messa in acqua e portata in Sardegna dove caricò le aragoste e fece vela su Marsiglia.
Il viaggio fu un disastro. Per poco non ci lasciarono anche la pelle.
La barca non reggeva in alcun modo il mare. Le aragoste, per lo sbatacchiare, morirono tutte."
Bisognava in tutti i modi scoprire il segreto di quella barca spagnola...
"...Erasmo Vitiello, fratello di Raffaele e capitano della "Ida", aveva conosciuto nel porto di Marsiglia il capitano del veliero spagnolo adibito al trasporto delle aragoste vive. Incominciò a raggirarlo e a circuirlo facendogli fare giornalmente il giro delle bettole nei bassifondi di Marsiglia con sonore bevute di mistral.
Dai oggi e dai domani arrivò anche il giorno in cui il capitano spagnuolo lo invitò a bordo della sua nave a bere un buon Cardinal Mendoza.
Era quello che aspettava.
Si fece accompagnare da mastro Gennaro, un carpentiere torrese che lavorava in quel porto, a cui aveva confidato le sue intenzioni.
Presero una lancia e si avviarono verso il battello spagnolo ancorato in rada.
Una volta a bordo, il Vitiello scese sotto coperta con il capitano dove cercò di intrattenerlo il più a lungo possibile per dar modo a mastro Gennaro di vedere com'era fatta l'interno di quella barca.
Mastro Gennaro aveva tolto una tavola del boccaporto ed era sceso nella stiva dove, oltre ad adocchiare, prese anche delle misure con il metro che si era portato dietro.
Ad un certo punto il capitano spagnuolo fece un salto in coperta a chiamare Gennaro per offrirgli da bere.
Lo vide uscire dalla stiva mentre si infilava il metro in tasca. Capì tutto e andò su tutte le furie. La sua reazione con il capitano Vitiello fu veemente. Alla fine questi riuscì a rabbonirlo spiegandogli in quali condizioni era caduta la sua famiglia per l'avventurarsi in questa impresa.
Lo spagnolo pretese un giuramento sulla non divulgazione di quanto visto perchè sarebbe stata in pericolo la sua vita.
Il ritorno a Torre del Greco della "Ida" fu immediato. Il veliero venne tirato a secco e subito cominciarono i lavori di modifica, sulla scorta di quanto avevano visto a Marsiglia.
Finiti i lavori il bastimento venne messo in mare ma risultò leggermente appruato, cosa che gli è rimasto per tutta la vita, nonostante una zavorra di massi a poppa.
Era nato così il primo bastimento-vivaio, la prima "mbrucchièlle" della marineria ponzese."
Negli anni trenta Ponza aveva l'unica marineria italiana adibita al trasporto dei crostacei.


Velieri nel porto di Ponza nei primi anni del Novecento



Una tipica imbarcazione nel mare di Ponza



Velieri nel porto di Ponza...mio nonno Peppino Iacono ha navigato a vela per moltissimi anni



Imbarcazioni al molo



Un veliero

(Le foto provengono dall'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
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