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mercoledì 22 luglio 2026

La tragedia del piroscafo Santa Lucia

 La tragedia del piroscafo Santa Lucia, avvenuta a poche miglia dall'isola di Ventotene,  ha sconvolto tante vite ma soprattutto quella di Mirella Romano che perse il padre Carmine, finanziere di 31 anni,  in quell'affondamento. 

Per anni erano circolate voci, leggende ma nessuna verità.

Mirella appena ha potuto si è data da fare per raggiungere questo obiettivo: conoscere la verità e ci è riuscita.

È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Nel 2008 è riuscita a ritrovare anche un superstite, per puro caso.
È Vincenzo Moretti, in quel tempo carabiniere, si trovava su quella nave insieme ad altri colleghi. Non sapeva nuotare e si salvò restando attaccato ad un pezzo di legno.

Io però ho una testimonianza di quella tragedia, quella di mia madre Elvira.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Raccontava che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Raccontava anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricordava perfettamente quell’orrore.

Ogni anno, grazie alla costanza di Mirella, si ricorda questa grande tragedia con delle cerimonie sia a Ventotene che a Ponza.




Il piroscafo Santa Lucia


Mirella Romano con il modellino del piroscafo Santa Lucia


La locandina con le cerimonie per l'Anniversario dell'Affondamento del Piroscafo Santa Lucia, luglio 2026

venerdì 3 luglio 2026

Un'invocazione a San Silverio dal West Virginia

 " Il 4 maggio del 1908 Tobia Mazzella, emigrato in America nello stato del West Virginia, era incaricato a tagliare alberi di grande fusto che servivano per la realizzazione di traversine per la ferrovia. Il treno carico di tronchi per trasportarli alla segheria serviva anche da trasporto dei lavoratori che terminavano il turno di lavoro. Tobia, come tanti altri, era seduto a cavalcioni sui tronchi stessi quando il treno partì. Ma qualcosa non funzionò, il treno urtò qualcosa che fece slegare i tronchi e un convoglio si staccò incominciando a correre lungo la discesa. Tobia precipitando dai tronchi rimase impigliato con i pantaloni in un gancio del carrello e trascinato sulle rotaie non potè fare altro che invocare l'aiuto di S.Silverio: "ed il Santo impietosito dalla voce di quel disgraziato non volle abbandonarlo. Molte furono le contusioni e gli squarci portati nel suo corpo come pure la perdita d'un orecchio e  una guastatura al braccio destro, ma per grazia di S.Silverio egli è vivo tuttora, ripristinato  di salute e trovasi tra noi. Intanto per riconoscenza della grazia ricevuta  dal Santo ha offerto un braccio d'argento del valore di 107 lire quale vedesi tutt'ora pendente dalla statua di S.Silverio" 

(Questa storia è stata raccontata da don Luigi Coppa in "Vita di San Silverio Papa e Martire" del 1921 poi ripresa da Silverio Mazzella nel libro "Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita") 

Nota:

Mirella Romano mi ha segnalato  la disavventura di Tobia, l'invocazione a San Silverio. Tobia abitava nella sua zona,  sopra Giancos. Per ricordarlo ha scritto questa poesia


1908 - Tobia Mazzella - ponzese emigrato in America

" Dall'America è arrivato

quel suo grido assai accorato...

"San Silverio aiutami Tu"

E' Tobia...non ce la fa più,

è caduto da quel camion

dove egli lavorava.

Ora giace sui binari

assai ferito e sanguinante,

anche un orecchio gli si è staccato 

ma al suo Santo si è affidato...

Non è sordo il Protettore

che poi subito inerviene

supplicando nostro Signore!!!

Una mano l'ha salvato,

l'ha scansato da quel treno

che fischiava...già in arrivo...

Più non scorda il poverino

e quando a Ponza ritornò 

San Silverio ringraziò!!!

E per grazia ricevuta in argento gli ha donato

quel suo braccio lacerato dal pericolo scampato!!!

Oggi splende come monito

su quel petto d'incenso profumato, 

su quel cuore d'amore paterno

per i figli tutti quanti

sia vicini...che lontani!!!"

Isola di Ponza 20 giugno 2026 

Mirella Romano



Quadro dipinto a olio con caratteri di pittura napoletana del sec. XIX è conservato nella chiesa madre di Ponza. Probabilmente è un quadro donato al Santo come ringraziamento per una grazia ricevuta



Nel cerchio rosso il braccio d'argento donato al Santo per grazia ricevuta

mercoledì 15 settembre 2021

Il cappottino di Mirella

 Nella sala consiliare del Comune di Ponza c'è una stanza dedicata al Santa Lucia, piroscafo affondato il 24 luglio 1943 quando stava per giungere a Ventotene. La maggior parte delle vittime erano ponzesi. 

In quella stanza sono raccolti reperti ritrovati in fondo al mare,oggetti, foto di persone disperse  ma, quando l'ho visitata, molti anni fa, il mio sguardo è finito sul cappottino di Mirella.

Le era stato regalato dal papà Carmine Romano, nel febbraio del 1943, quando si trasferirono lei e la mamma a Gaeta per raggiungerlo poichè era finanziere di mare in quella cittadina.

Mirella aveva solo due anni e quello fu l'unico regalo del suo papà, non ne ebbe il tempo di riceverne altri. La mamma lo aveva conservato gelosamente per tanto tempo.

La tragedia del Santa Lucia ha sconvolto tante vite ma soprattutto quella di Mirella che perse il padre in quell'affondamento. Per anni erano circolate voci, leggende ma nessuna verità.

Mirella appena ha potuto si è data da fare per raggiungere questo obiettivo: conoscere la verità e ci è riuscita.

È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Nel 2008 è riuscita a ritrovare anche un superstite, per puro caso.
È Vincenzo Moretti, in quel tempo carabiniere, si trovava su quella nave insieme ad altri colleghi. Non sapeva nuotare e si salvò restando attaccato ad un pezzo di legno.

Io però ho una testimonianza di quella tragedia, quella di mia madre Elvira.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Racconta che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Racconta anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricorda perfettamente quell’orrore.

Quel cappottino è lì come testimonianza che per un'impresa scellerata una bambina non ha potuto avere l'amore di un padre e che l'ha segnata per tutta la vita.
Non bisogna dimenticare...

Nota:
Qualche mese fa è uscito un libro "SILURATE 24 luglio 1943" di Luciano Zani in cui si documenta ampiamente questa immane tragedia



Mirella indossa il suo cappottino



Il modello del piroscafo Santa Lucia e Mirella


L'incontro con Vincenzo Moretti, il sopravvissuto


Il Santa Lucia all'isola di Ponza

(Le foto sono state gentilmente concesse da Mirella Romano)



Il Santa Lucia


Il Santa Lucia a Gaeta

(Foto di Carlo Di Nitto)

lunedì 23 luglio 2018

Sono passati settantacinque anni...

In questi giorni ricordiamo una pagina tristissima della nostra isola, l’affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943, a due miglia dall’isola di Ventotene.
Mirella Romano in quell’affondamento ha perso il papà, Carmine, finanziere di 31 anni e dopo tanti anni grazie alle sue ricerche, alla sua tenacia è riuscita a raggiungere un obiettivo prefissato da tanto tempo, cioè conoscere la verità.
Per anni erano circolate voci e leggende ma nessuna verità sull’accaduto.
Durante una vacanza a Ponza, il sottotenente di vascello Giulio Cargnello, responsabile dell’archivio storico del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, incontrò Mirella e prese a cuore la sua storia.
Nell’archivio riescì a ritrovare l’incartamento riguardante il Santa Lucia.
Finalmente la verità!
È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Io però ho una testimonianza di mia madre Elvira di ciò che accadde quella mattina.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Racconta che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Racconta anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricorda perfettamente quell’orrore.
Sono andata a visitare anni fa la stanza dove sono raccolti i reperti ritrovati in fondo al mare del Santa Lucia. Ci sono innumerevoli oggetti, le foto delle persone disperse in mare, articoli di giornale ma quello che mi ha più colpita è il cappottino di Mirella. Suo padre glielo aveva regalato prima di morire ( lei aveva due anni ) e che sua madre aveva conservato gelosamente per tanto tempo.
E' giusto ricordare...anche se sono passati settantacinque anni.



Il piroscafo Santa Lucia



Il piroscafo santa Lucia mentre entra nel porto di Ponza



Il Santa Lucia in un dipinto di Luca Ferron



domenica 24 luglio 2016

L'affondamento del piroscafo Santa Lucia

Qualche anno fa, a Ponza, ho partecipato ad una serata veramente speciale.
Sulla banchina Mamozio si ricordava l’affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943, a due miglia dall’isola di Ventotene.
Mirella Romano, che in quell’affondamento ha perso il papà, era molto emozionata, i suoi occhi brillavano. Dopo tanti anni, finalmente, grazie alle sue ricerche, riusciva a raggiungere un obiettivo prefissato da tanto tempo, cioè sapere la verità su quell’affondamento.
Per anni erano circolate voci e leggende ma nessuna verità sull’accaduto.
Durante una vacanza a Ponza, il sottotenente di vascello Giulio Cargnello, responsabile dell’archivio storico del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, incontrò Mirella e prese a cuore la sua storia.
Nell’archivio riescì a ritrovare l’incartamento riguardante il Santa Lucia.
Finalmente la verità!
È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Nella serata del 24 luglio 2008 era presente anche un ospite d’eccezione, l’ultimo superstite di quell’affondamento, ritrovato, per puro caso, qualche mese prima.
È Vincenzo Moretti, in quel tempo carabiniere, si trovava su quella nave insieme ad altri colleghi. Non sapeva nuotare e si salvò restando attaccato ad un pezzo di legno.
Da tutta questa vicenda è stato realizzato un documentario storico, proiettato quella sera, che racconta la storia e raccoglie molte testimonianze.
Io però ho una testimonianza inedita, quella di mia madre Elvira.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Racconta che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Racconta anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricorda perfettamente quell’orrore.
Sono andata a visitare la stanza, nel museo di Ponza, dove sono raccolti i reperti ritrovati in fondo al mare del Santa Lucia. Ci sono innumerevoli oggetti, le foto delle persone disperse in mare, articoli di giornale ma quello che mi ha più colpita è il cappottino di Mirella. Suo padre glielo aveva regalato prima di morire ( lei aveva due anni ) e che sua madre aveva conservato gelosamente per tanto tempo.
È grazie alla tenacia di Mirella che questa storia non è stata dimenticata e dopo 65 anni si è giunti alla verità.
Chi volesse visionare il documento storico può farlo andando sul sito:
Il dipinto nell'immagine è di Luca Ferron ed è visibile nel museo di Ponza.
Ecco il sito dell'artista: http://www.lucaferron.com/index.php?pagina=dipinti


Il piroscafo Santa Lucia entra nel porto di Ponza



Il piroscafo Santa Lucia

martedì 1 ottobre 2013

1943-2013....sono passati 70 anni

Quest'anno, il 24 luglio 2013, nel piazzale di Giancos, a Ponza,  c'è stata la commemorazione dell'affondamento del piroscafo Santa Lucia.
Sono passati 70 anni da quella mattina di luglio che fece piombare l'isola di Ponza nel buio più totale.
Era il 24 luglio 1943, mancava poco per arrivare a Ventotene quando il piroscafo Santa Lucia fu colpito mortalmente da aerosiluranti inglesi ed in pochi minuti affondò con il suo carico di vite umane.
La maggior parte delle vittime era ponzese.....una di queste, Antonietta Galano, era una carissima amica di mia madre.
Dovevano incontrarsi a Ventotene dove mia madre stava già da un pò di tempo per aiutare sua sorella Olga che aveva le bambine piccole...ed invece...non si sono più riviste....
Per anni questa tragedia è rimasta nell'oblio e si è giunti alla verità solo grazie alla tenacia di Mirella Romano che nell'affondamento perse suo padre Carmine.
Nella piazzetta di Giancos durante la commemorazione, a cui hanno partecipato molte persone, sono stati letti i nomi di quanti  persero la vita in quella tragedia.
Ora in ricordo di quel triste giorno è stato collocato un monumento "A tutti i caduti in mare" che raffigura un'ancora.


  Il sindaco di Ponza ricorda quel triste giorno


Ora è la volta di Mirella Romano che quel giorno perse suo padre, Carmine


Tra i due militari si intravede il monumento


Altra foto del monumento


Un'ancora per tutti i caduti in mare


La targa con la dedica ai caduti in mare

lunedì 24 agosto 2009

Un VERO museo…si realizzerà?.....chissà…

Nei locali del museo di Ponza, quest’anno, c’erano delle interessanti mostre fotografiche…una dedicata allo skipper Jepson, mancato qualche mese fa, e l’altra ai ponzesi in America…belle
Però non trovo giusto che i reperti riguardanti l’affondamento del S.Lucia, avvenuto il 24 luglio del 1943 nelle acque di Ventotene, siano relegati in una stanza da tutt’altra parte…
Fino all’anno scorso nemmeno sapevo che esistessero…eppure è una pagina di storia, anche se triste, dell’isola che non va dimenticata…persero la vita molti ponzesi…
Tutto ciò che è stato raccolto è grazie alla pazienza, alla costanza, all’amore di Mirella Romano che in quella tragedia perse suo padre.
Sarebbe bello spostare il tutto nella parte del museo, dove sono ora le mostre fotografiche, e far conoscere, rendere partecipi, chi visita Ponza anche di questa storia.
Bisogna sensibilizzare i ponzesi in quanto la memoria storica non va dispersa ma valorizzata e chiedere un VERO museo come a Ventotene….
Ne l 1985 venne ritrovata una nave romana con un carico enorme di anfore…molte vennero portate in superficie,,,chissà dove sono…
Intorno a Ponza, come a Ventotene sicuramente ci sono relitti…era una rotta molto frequentata dagli antichi navigatori.
Si potrebbero trovare degli sponsor….
Pare che a Ventotene un imprenditore statunitense si sia offerto di sponsorizzare un museo archeologico subacqueo.
Le navi, recentemente scoperte nei fondali dell’isola, si potranno visualizzare attraverso un circuito di videocamere, che proietteranno le immagini in una sala, così tutti potranno godere di questo spettacolo.
Un’idea bellissima!!!
Tornando a Ponza….
Si potrebbe realizzare, nel museo, anche  una sezione dedicata al mare, con gli attrezzi usati dai pescatori, in modo da poter raccontare un mestiere che i ponzesi hanno svolto in tante parti del mondo con grande abilità.
Non bisogna far finire tutto nell’oblio….

mercoledì 6 agosto 2008

Finalmente….la verità

Qualche sera fa, mentre stavo a Ponza, ho partecipato ad una serata veramente speciale.
Sulla banchina Mamozio si ricordava l’affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio di 65 anni fa a due miglia dall’isola di Ventotene.
La serata è stata presentata da Piero Vigorelli, ponzese d’adozione e vicedirettore del TG5.
Mirella Romano, che in quell’affondamento ha perso il papà, era molto emozionata, i suoi occhi brillavano. Dopo 65 anni, finalmente, grazie alle sue ricerche, riusciva a raggiungere un obiettivo prefissato tanto tempo fa, cioè sapere la verità su quell’affondamento.
Per anni erano circolate voci e leggende ma nessuna verità sull’accaduto.
L’estate scorsa, durante una vacanza a Ponza, il sottotenente di vascello Giulio Cargnello, responsabile dell’archivio storico del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, incontra Mirella e prende a cuore la sua storia.
Nell’archivio riesce a ritrovare l’incartamento riguardante il Santa Lucia.
Finalmente la verità!
È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Nella serata del 24 luglio 2008 era presente anche un ospite d’eccezione, l’ultimo superstite di quell’affondamento, ritrovato, per puro caso, qualche mese fa.
È Vincenzo Moretti, oggi ottantanovenne, in quel tempo carabiniere, si trovava su quella nave insieme ad altri colleghi. Non sapeva nuotare e si salvò restando attaccato ad un pezzo di legno.
Da tutta questa vicenda è stato realizzato un documentario storico, proiettato quella sera, che racconta la storia e raccoglie molte testimonianze.
Io però ho una testimonianza inedita: quella di mia madre Elvira.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Racconta che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Racconta anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricorda perfettamente quell’orrore.
Durante i miei giorni a Ponza sono andata a visitare quella stanza, nel museo di Ponza, dove sono raccolti i reperti ritrovati in fondo al mare del Santa Lucia. Ci sono innumerevoli oggetti, le foto delle persone disperse in mare, articoli di giornale ma quello che mi ha più colpita è il cappottino di Mirella. Suo padre glielo aveva regalato prima di morire ( lei aveva due anni ) e che sua madre aveva conservato gelosamente per tanto tempo.
È grazie alla tenacia di Mirella che questa storia non è stata dimenticata e dopo 65 anni si è giunti alla verità.
Chi volesse visionare il documento storico può farlo andando sul sito:
Il dipinto nell'immagine è di Luca Ferron ed è visibile nel museo di Ponza.
Ecco il sito dell'artista: http://www.lucaferron.com/index.php?pagina=dipinti

sabato 8 settembre 2007

Il Santa Lucia

L’altra sera, in televisione, è stata rievocata una pagina di storia purtroppo molto brutta per l’isola di Ponza. Una vera tragedia che ogni anno a fine luglio ci riporta indietro di molti anni. Era la mattina del 24 luglio del 1943, il piroscafo Santa Lucia, che collegava le isole di Ponza e Ventotene con il continente, venne affondato da siluri sganciati da aerei Alleati. Tutto accadde a due miglia da Ventotene, la nave venne colpita al centro e in meno di un minuto s’inabissò. Si salvarono in pochi, tra cui il comandante Simeone, che però morì sull’idrovolante che lo stava trasportando in ospedale a Napoli. Uno dei sopravvissuti, Francesco Aprea, era già scampato ad un naufragio, ma morì comunque in mare anni dopo, nell’affondamento di una nave da carico. A bordo c’erano anche delle coppie di sposi che purtroppo non ebbero il tempo di godersi la loro vita matrimoniale. C’era anche il papà di Mirella Romano, giovane sottufficiale della Guardia di Finanza, che ritornava da pochi giorni di licenza. Lasciò una moglie giovanissima e una bimba di circa due anni.
Per Ponza questa fu una vera tragedia!
Su quel traghetto ognuno aveva un parente, un amico, un conoscente, ma non si è mai saputo il numero esatto di persone che trasportava.
Mirella, attraverso la televisione e i giornali, si è messa alla ricerca dei parenti delle persone morte nell’affondamento. È riuscita ad incontrarne molti ed ogni anno ricordano a Ventotene quel giorno tragico con una toccante commemorazione.
L’altra sera mi hanno colpito gli occhi tristi di Mirella, e le sue parole quando ha detto: <>. Per tutta la sua vita, lei ha portato avanti la sua ricerca e il ricordo di quanto accaduto, e ancora oggi continua con la stessa passione.
Il relitto del Santa Lucia giace a 40 metri di profondità e oggi è meta di immersioni subacquee. Del filmato mi ha molto emozionata quel lancio di fiori in mare con le note del Silenzio in sottofondo.
Il prossimo anno voglio andarci anch’io!
Foto del Santa Lucia, presa dal libro di Ernesto Prudente “Ponza, il tempo della storia e quello del silenzio”
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