Il mare offre sempre uno spettacolo straordinario all'isola di Ponza
Isola di Ponza, Chiaia di Luna, 6 febbraio 2026 (Foto di Rossano Di Loreto)
Il mare offre sempre uno spettacolo straordinario all'isola di Ponza
Isola di Ponza, Chiaia di Luna, 6 febbraio 2026 (Foto di Rossano Di Loreto)
La prima a sinistra è Lucia Migliaccio, la terza è sua sorella Civita, le altre non lo sappiamo.
Erano sorelle di Alberto Migliaccio (Barbetta)
Dietro c'è Chiaia di Luna.
Lucia Migliaccio nata nel 1920 sposò, nell'ottobre 1941, Mario Francesco Greca, agente di pubblica sicurezza in servizio a Ponza
(Foto inviata e gentilmente concessa da Gea Stramaccioni, la nipote)
La memoria è tesoro e custode di tutte le cose
Cicerone
Quanne u sole cala int'u sacche, ò viente ò acqua
(quando il sole tramonta tra le nuvole, o vento o acqua)
Detto marinaresco.
Quando il tramonto del sole non avviene in modo limpido e terso le condizioni metereologiche tendono al tempo brutto.
(Tratto da "Ancora Proverbi di Ponza" di Ernesto Prudente)
Nella foto:
Isola di Ponza, Chiaia di Luna, tramonto su Palmarola, 22 ottobre 2025 (Foto di Lina Raso)
Nel pubblicare questa foto su Facebook Lina scrive:
"La quiete prima della tempesta, al centro si nota l'occhio di vento e vuol dire che entro 48 ore farà molto vento. Quante cose si apprendono da uomini di mare che un tempo non avevano strumentazioni"
Previsione presa in pieno, nei giorni successivi c'è stata una tempesta di vento.
I vecchi naviganti ponzesi non sbagliavano.
Molti arrivano in vacanza a Ponza credendo di potersi bagnare nelle splendide acque di Chiaia di Luna e restano profondamente delusi quando apprendono che è interdetta già da diversi anni.
'A luna state cantanno?
Ma addu nuie nun c'è juorno dell'anno
ca nce vase nfronte 'a sera,
manco fosseme i frate cchiù senceri.
Tene nu posto preferito
addò si iate, sicuro 'a vedite.
E' 'na spiaggia chiara, longa,
tagliata ind' 'a muntagna comme 'na conca.
'U mare azzurro 'a bagna
e le fa da cumpagna.
'A luna esce ind' 'u cielo
e se cunnelea
comme fosse mbraccio a mamma soia.
Nu chiarore se spanne attuorno
ca pare juorno.
'I prete janche s'arapeno a 'sta luce
e cu ll'onne rireno doce doce,
furmanno nu paradiso p' 'i nnammurati.
Si ce iate, ve n'addunate.
A Chialiuna l'ammore nse cuntrolla
e si 'a uagliona sta teseca, ns'ammolla,
dopo nu poco, a chillu panorama,
è essa propete ca votte 'i mmane.
Comm'è bella 'a spiaggia lucente
ind' 'a notte d'argiento;
l'onne iocano c' 'a luce d' a luna
e tutt' 'u munno pare che llà s' 'aùna.
(Poesia di Francesco De Luca tratta dal libro " ''all'anema ' i ponza")
Nelle foto: Isola di Ponza, Chiaia di Luna, agosto 2025)
Ponza, punto focale
dell'ardimento
di Fenici e Greci
e Volsci e Romani!...
di echi augusti
risuonano ancora le pareti
ornate di opera reticolata
dei trafori millenari.
Le loro voci antiche,
dal murenario sacro
e fra gli infiniti
spelei che ti traversano
e sprofondano nel tuo seno buio, parlano ancora al ritmo
delle onde e delle maree
edificanti
a un mondo devastatore.
(Poesia di Tommaso Lamonica)
Mare arrabbiato, onde altissime, vento forte di ponente. E' la forza della natura.
Isola di Ponza, Chiaia di Luna, 20 novembre 2024, foto di Rossano Di Loreto
Ormai è troppo tempo, sono passati troppi anni, da quando non si può più accedere alla meravigliosa spiaggia di Chiaia di Luna.
Spero sia una Pasqua di pace anche se quest'anno pare sia molto difficile.
Ci sono troppi conflitti nel mondo, troppi bambini che soffrono.
Auguri di Buona Pasqua!!!
Nella foto: Isola di Ponza, tramonto a Chiaia di Luna (estate 2021)
Questo racconto è tratto dal libro, pubblicato nel 1960, di Ettore Settanni "Isole del Mito PONZA VENTOTENE" :
"Una passeggiata che vi offre sorprese improvvise, da lasciarvi col cuore sospeso, è quella che, a mezzo della nuova strada panoramica, vi porta sulla collinetta di Giancos, rallegrata da un nido di casette tutte messe di sghimbescio, a dispetto uno dell'altra. Superata la svolta di quest'ultimo abitato, è la solitudine immensa del paesaggio, che ha per sfondo un semicerchio di collinette. A destra, oltre la valletta, si inerpica sul costone il raggruppamento dei Conti, che sembra fatto di una casa messa sull'altra per arrivare su, su, fino alla Croce, a mò di presepe antico. Dal lato opposto, invece, si cammina sul costone a strapiombo di Chiaia di Luna. Lo spettacolo è selvaggio e grandioso insieme: la montagna della Guardia vi appare intera fino alle propaggini di Punta del Fieno e tutto l'arco di Chiaia di Luna dall'alto offre aspetti sorprendenti per la varietà policroma della roccia - stratificata a chiazze grige, gialle, rosse - e dei riflessi in un mare che acquista cento colori.
Ma se vi allontanate a sinistra dalla panoramica e vi inerpicate sulle collinette che si protendono sul mare, vi apparirà all'improvviso la scogliera di Capo Bianco, che presenta il più fantastico assortimento di rocce dell'isola: come se qualcuno avesse gettato su questo specchio di acque azzurrissime una manciata di pezze colorate. Dopo un costone rossigno, sul quale si abbandona di traverso una colata di liparite cinerina, eccovi una lingua di roccia nitidissima, d'un candore abbagliante, che fende il cobalto delle acque come la prua d'una nave esile. Lontano è la sagoma soave, d'un roseo carne, dell'isola di Palmarola. Nessun altro punto dell'isola, e delle isole nostre, credo, vi offre un contrasto così avvincente. Capo Bianco è uno spettacolo che più vi immette in "medias res", nel dialogo fra l'uomo e la natura. Qui vi accade di zufolare un'aria che può essere stata quella di Pan, su cui all'improvviso si innesta il languore d'una litania. La natura domina, non ammette interferenze al suo capriccio: è il trionfo del vento che si precipita scivolando sui declivi in ogni direzione, ora festoso, ora inceppandosi negli anfratti, nato da zanne di infanti secolari, da antri illuvii ove da millenni infiniti le voci della terra sono trattenute da centomila ragnatele tessute dal tempo. Le nuvole nascono dal mare, quasi compissero il miracolo di dilatarlo, ascendendo al cielo.
Sono i momenti in cui questa terra arida di Ponza vi fa traboccare il cuore di commozione per le più semplici cose: la lucertola che beve a occhi chiusi il succo della radica nata ieri o un secolo fa, il sorgere d'un fiore dall'arido connubio di pietre e acque, miracolosamente, come un arboscello dal telaio d'un grattacielo di cemento armato. Qui sentite improvvisa la perfetta gioia dell'abbandono al dominio magico della natura, quella perfezione massima che, secondo gli antichi, è concessa agli uomini.
Ma attenti, un pericolo c'è! Potrebbe ripetersi l'incantesimo di cui è rimasta eterna testimonianza proprio sulla parete di roccia a mezzogiorno di Capo Bianco. Se vi accedete per mare, i marinai vi mostreranno, non senza una venerazione timorosa nella voce, lo strano Monaco di pietra scura che sovrasta il costone e nasconde ancora sotto l'ampio cappuccio di scogli il volto chino. La somiglianza è impressionante. Si racconta che quel Monaco molto pio, allorchè andava in giro per le questue, indugiava sempre qui fuori, attardandosi nella contemplazione del paesaggio, del quale si innamorava ogni giorno di più. E non è che dire che dimenticasse il Signore, chè anzi Lo laudava sul post, per la magnificenza delle Sue creazioni. Eppure, un giorno avvenne che egli dimenticasse all'improvviso la strada per il ritorno al convento, che si trovava in paese. E non si mosse più di lassù...di giorno e di notte. Una mattina, dopo un violento uragano, lo scorsero là, ingigantito e immobile. Qualcuno cercò di tirarlo per la manica del saio, e si accorse che era diventato di pietra. E la sorpresa divenne spavento, allorchè il Priore del convento, chinandosi sotto il cappuccio per richiamarlo, scoperse che i due occhi eran rimasti vivi, ma appartenevano uno al diavolo e uno a nostro Signore! Questo il destino di chi non aveva saputo discriminare fra il bello e il divino."
Capo Bianco e Chiaia di Luna nelle foto di Rossano Di Loreto
Dopo giorni di caldo terribile è arrivato u maletièmpe .
Venti fortissimi, mare agitato hanno messo a dura prova anche l'isola di Ponza che è isolata poichè nessun traghetto è arrivato.
In compenso i colori sono bellissimi come dimostrano le foto.
Nella prima Chiaia di Luna più esposta a questo tipo di vento ma che spettacolo!
Nella seconda La Parata che è più riparata ma sempre unica
Le foto sono state gentilmente concesse da mio fratello Peppino Iacono
Era la metà degli anni '70 quando una violenta mareggiata di ponente fece arenare sulla spiaggia di Chiaia di Luna, all'isola di Ponza, una barca a vela. In seguitò si insabbiò.
(Notizie attinte dal libro di Silverio Mazzella ""Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")
La barca arenata a Chiaia di Luna
(Foto tratta dal libro di Silverio Mazzella)
Chiaia di Luna com'era
Chiaia di Luna dall'alto
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Qualche giorno fa Barbara Graeser mi ha contattata in merito al post "L'isola di Palmarola descritta dal Graeser alla fine dell'Ottocento" con il brano di suo nonno Carl.
Era molto contenta e mi ha scritto che in un libro di suo padre, Hans Graeser, figlio di Carl, c'è un piccolo brano in cui si descrive Ponza e precisamente Chiaia di Luna.
Eccolo:
Tratto dal libro: "Zwiesprache mit Ruinen" tradotto in italiano "Dialogo con le Rovine" nel capitolo dedicato a "Grotte romane, cunicoli, strade e acquedotti" pubblicato prima del 1968.
„Auf der Insel Ponza schenkt uns eine unterirdische römische Strasse einen der schönsten und überraschendsten Ausblicke. Unweit des Hauptortes der Insel, aber von abweisend steilen Felswänden umschlossen, liegt eine halbkreisförmige Bucht: die Chiaia di Luna. Die Halbmondgestalt, von welcher der Name stammt, zeigt uns, dass es sich um einen erloschenen Vulkan handelt, dessen östliche Wandung im Meer versunken ist.
Man muss die Chiaia di Luna gegen Abend bei sinkender Sonne besuchen. Sie ist auch heute noch nur durch den römischen Tunnel erreichbar. Zwei Jahrtausende hat der Tunnel gehalten, obgleich wohl kaum je an ihm repariert wurde. Jetzt ist er baufällig, und man riskiert, einen der viereckigen Steine auf den Kopf zu bekommen vom opus reticulatum, mit dem die Römer den Tunnel verschalt haben. Wie der Name besagt, ist es ein Netzwerk aus auf der Spitze stehenden, quadratischen Steinen. Ich empfinde diese Mauertechnik als die schönste und römischste.
Im ersten Teil des Tunnels gibt es noch einige lichtspendende Luken in der Decke; dann folgt eine sehr dunkle Strecke. Man sieht nur den hellen Ausgang des Tunnels in der Ferne und stolpert über den holprigen Boden. Es kommt mir nicht etwa wie eine Schlamperei vor, dass man noch immer dem tausendjährigen Bau vertraut, vielmehr liegt etwas von einer geheimen Reverenz darin, die den mächtigeren Ahnen erwiesen wird.
Inzwischen haben sich die Augen an die Dunkelheit gewöhnt, und wenn man den Ausgang erreicht, überfällt es einen blau, grün, gelb und rotflammend, denn das Halbrund der Chiaia di Luna öffnet sich genau nach Westen gegen die sinkende Sonne. Ein schmaler Strand aus feinstem Kies säumt das Ufer unterhalb der unzugänglichen Felsen. Das Meer atmet leise mit kleinen plätschernden ‚Wellchen’ aus kristallklarem Wasser. Hier tut es wirklich schwer, nicht an den Goethe’schen Vers zu denken:
«Schon tut das Meer sich mit erwärmten Buchten
vor
den erstaunten Augen auf.»
Traduzione:
Sull'isola
di Ponza, una strada romana sotterranea ci regala uno dei panorami più belli e
sorprendenti. Non lontano dal capoluogo dell'isola, ma circondato da ripide
pareti rocciose, si estende una baia semicircolare: la Chiaia di Luna. La forma
a mezzaluna, da cui deriva il nome, ci indica che si tratta di un vulcano
spento, di cui la parete orientale è sprofondata nel mare. Si deve visitare la
Chiaia di Luna la sera quando il sole sta tramontando. Ancora oggi è
raggiungibile solo attraverso il tunnel romano. Il tunnel è durato due
millenni, anche se non è stato quasi mai riparato. Ora è fatiscente e si
rischia di mettersi in testa una delle pietre squadrate dell'opus reticulatum
con cui i romani coprivano il tunnel. Come suggerisce il nome, è una rete di
pietre appuntite e quadrate. Trovo che questa tecnica muraria sia la più bella
e la più romana. Nella prima parte del tunnel sono ancora presenti alcuni boccaporti
luminosi nel soffitto; poi segue un percorso molto oscuro. Puoi si vede solo l'uscita
luminosa del tunnel in lontananza e si inciampa sul terreno accidentato. Non mi
sembra una trasandatezza che ci si fidi ancora dell'edificio millenario, anzi
c'è in esso una sorta di segreta riverenza, che viene tributata agli antenati
più potenti. Nel frattempo gli occhi si sono abituati al buio, e quando si
raggiunge l'uscita, si è accolto da fiamme azzurre, verdi, gialle e rosse,
perché il semicerchio della Chiaia di Luna si apre esattamente ad ovest contro
il sole che tramonta. Una spiaggia stretta fatta di finissima ghiaia
fiancheggia la riva sotto le rocce inaccessibili. Il mare respira dolcemente
con piccole onde increspate di acqua cristallina. Qui è davvero difficile non
pensare al verso di Goethe:
“Già il mare si sta schiudendo con baie riscaldate
davanti agli occhi meravigliati."
Nota:
Hans Graeser completò il manoscritto poco prima della sua morte avvenuta nel 1968. La figlia Barbara ha pubblicato il libro nel 2018 / 19.
Chiaia di Luna al tramonto (Foto di Rossano Di Loreto)
Guardando le foto che Annalisa Sogliuzzo pubblica quotidianamente dall'isola di Ponza mi è apparso un fiore che non conoscevo. Ovviamente ho fatto qualche ricerca ed ho scoperto che si chiama Trifolium stellatum (trifoglio stellato) il cui calice è a forma di stella. In dialetto ponzese viene chiamato Patrìlle.
E' una pianta che cresce in luoghi aridi e sassosi, anche ai bordi delle strade. Possiamo trovarla anche nell'Arcipelago Ponziano ed appartiene alle Leguminose.
Dopo lo sbarco in Sicilia e a Salerno gli Alleati si prepararono per sbarcare ad Anzio ed avanzare verso Roma.
Le truppe canadesi si schierarono a fianco degli Alleati per superare la linea Gustav ma anche per rafforzare la spiaggia di Anzio dopo lo sbarco avvenuto nel gennaio 1944.
Le truppe canadesi FSSF, parteciparono anche alla liberazione del sud della Francia e si esercitarono a Ponza nei giorni 9 e 10 agosto 1944.
Paracadutisti e marinai con anfibi da sbarco scalarono le pareti della costa ovest di Ponza, tra Lucia Rosa e Chiaia di Luna.
Un bambino ponzese raccontò in un quaderno che aveva visto questi soldati aggirarsi per il villaggio di Santa Maria.
I canadesi erano dei detenuti che avrebbero avuto in cambio la libertà e si comportarono da eroi.
Ci sono delle foto che testimoniano l'esercitazione dei soldati canadesi a Ponza che ho tratto dal libro di Silverio Mazzella Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione.
Le foto sono state concesse a Silverio Mazzella dalla Library and Archives Canada/ Department of National Defence