mercoledì 11 febbraio 2026

Il sopravvissuto

Emiliano Vitiello apparteneva ad una numerosa famiglia di pescatori ponzesi. Da giovane pare sia emigrato in America o in Australia ma dopo pochi anni ritornò a Ponza.

Sopravvisse ad una immane tragedia nelle acque di Palmarola, nel febbraio del 1929 o 1930, mentre pescavano merluzzi. Si mise una tempesta di ponente e la barca si capovolse. Emiliano vide annegare i suoi compagni e due suoi fratelli lui riuscì a salvarsi insieme ad altre quattro persone. Trascinato dalle onde finì sulla spiaggia sassosa di Cala Appannesse a Palmarola, piangendo e pregando scalò la falesia a strapiombo di monte Tramontana per accendere il fuoco e dare l'allarme. Raccontò di essere stato guidato da un vecchio con la barba che gli indicava dove potesse appigliarsi nella roccia. 

"La figura del vecchio prese forma e consistenza una volta giunto in vetta. Lo guidò fino ad una grotta piena di paglia dove trovò una coperta. Le sue condizioni di avvilimento e di prostrazione fisica non gli consentivano di andare oltre quello che i suoi occhi vedevano. Si tolse i panni bagnati e si buttò nella paglia coprendosi con la coperta. Più che stanco era sfinito. E poco dopo, in quello stato di paura e avvilimento si sentì strattonare e sentì che una voce lo invitava ad accendere il falò per segnalare a Ponza la loro presenza a Palmarola. Si ridestò e si guardò intorno. Era solo nella grotta eppure si era sentito strattonare. Eppure aveva sentito parlare. Uscì sempre avvolto dalla coperta. Accatastò sulla roccia della legna e con l'aiuto della paglia secca, accese il fuoco con un fiammifero che, guarda caso, aveva trovato su una mensola della grotta. Il fuoco, alimentato dal vento, divampò immediatamente, dando luogo ad una alta fiammata. L'avrebbero certamente vista da Ponza dove sapeva che parenti e amici erano sui promontori a scrutare, come erano usi fare quando preoccupati attendevano il ritorno dei pescatori o un segnale della loro presenza a Palmarola. Prima di rientrare nella grotta per addormentarsi, guardò in giro in cerca del vecchio, l'unica certezza di cui aveva ricordo. Ma di lui nessuna traccia." (Ernesto Prudente)

Sicuramente il vecchio con la barba era San Silverio.

Dopo questa disgrazia Emiliano emigrò a La Maddalena e andò con la moglie Margherita Pagano a vivere in una casa nel rione Due Strade. I suoi figli maschi Augusto, Osvaldo ed il piccolo Benito divennero anch'essi pescatori. Lui continuò a pescare fino a dieci anni prima della morte che avvenne nel 1978.


L'isola di Palmarola vista da Ponza


Emiliano Vitiello, il sopravvissuto

Margherita Pagano, moglie di Emiliano Vitiello,  con le nasse


Accanto allo sposo Benito Vitiello, i suoi genitori Emiliano e Margherita, 1961


Benito Vitiello figlio di Emiliano mentre costruisce una nassa

(Per gentile concessione di Leonarda Maria Maddalena Vitiello, nipote di Emiliano)






lunedì 9 febbraio 2026

Un bel San Silverio

 Questo bel dipinto di San Silverio, realizzato su legno, si trova in un negozio di Corso Pisacane, "Vento in Poppa". 

E' stato eseguito da Giulio un ragazzo che viene a Ponza e realizza sagome di legno dell'isola.

Foto di Marianna Licari, agosto 2025


sabato 7 febbraio 2026

Mareggiata a Chiaia di Luna

 Il mare offre sempre uno spettacolo straordinario all'isola di Ponza 

Isola di Ponza, Chiaia di Luna, 6 febbraio 2026 (Foto di Rossano Di Loreto)








giovedì 5 febbraio 2026

Uno strano pesce

 In un libro di Ernesto Prudente ho trovato qualcosa a proposito di uno strano pesce, ecco cosa scrive: 

"Questo signore di nome Damiano, era un pescatore che giornalmente frequentava  i mari di levante di Ponza e un giorno, nei pressi delle Formiche, trovò impigliato nella sua rete un pesce dalle forme strane. Un qualcosa che non aveva mai visto. Lo smagliò con attenzione e lo pose sulla prua coprendolo con un sacco. Al rientro in porto, come al solito, portò il pescato nella pescheria ma quel pesce lo tenne da parte per portarselo a casa per farlo vedere ai suoi familiari e al vicinato. Nel percorrere il tratto di strada Banchina Di Fazio- Via Scarpellini, dove abitava, era costretto a passare, sulla Punta Bianca, oggi Piazza Gaetano Vitiello, davanti allo studio fotografico di Biagio D'Arco, attuale negozio di "Totonno, tutto per la pesca". Il fotografo lo notò e notò anche lo strano animale per cui chiese di fotografarlo. Si radunarono e parteciparono anche alcuni giovani che si trovavano occasionalmente nella zona, come risulta dalla foto.

Siamo negli anni 1930-1934.
Il pesce ha, per la parte della testa, più o meno, le caratteristiche del pesce porco ma è totalmente differente nella parte centrale dove presenta due curiose pinne pettorali e nella parte caudale dove mostra addirittura due zampe simili ai piedi palmati di un gabbiano o di un qualsiasi pesce acquatico.
Nessuno, fra la tanta gente interpellata a cui è stata mostrata la foto, ha saputo darmi spiegazioni."
E' un grossopterigio? Come potrebbe sembrare.
se così fosse ci troveremmo davanti ad un caso di enorme interesse scientifico perchè l'esemplare  potrebbe essere un celacanto, creduto a lungo estinto. Nel 1939, con grande meraviglia degli scienziati, un esemplare di celacanto fu pescato al largo delle coste sudafricane e venne chiamato latemerie dal nome di uno studioso che si interessò al caso.
Da allora anche altri esemplari sono stati pescati nelle acque profonde al largo delle isole Comore nell'oceano Indiano. se il pesce pescato dal Tagliamonte fosse, pertanto, un celacanto aprirebbe nuovi discorsi tecnici perchè la sua pesca risale a diversi anni prima del 1939, anno dell'esemplare preso al largo del Sudafrica, e il luogo di pesca sono le acque delle Formiche, una secca ad un miglio ad est dell'isola di Ponza, nel pieno del mar Tirreno."

Anche questi racconti fanno parte della storia di Ponza

Nella foto: Delle persone con uno strano pesce
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



lunedì 2 febbraio 2026

Luna piena di febbraio

 La Luna piena di febbraio viene chiamata della neve. 

Il suo nome è legato alla tradizione dei nativi americani, i Dakota, un omaggio alle abbondanti nevicate di febbraio nei loro territori.

Isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto, 1 febbraio 2026





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...