Palmarola dalla barca è una dimensione magica e silenziosa, soprattutto di notte: i munacielli curiosano sfacciatamente ogni "profanatore" del loro regno, ben attenti a non farsi vedere, tra la brulla vegetazione; la pace è sublimata da rari belati lontani di caprette ritardatarie, da berte invocanti e da sartie arpeggiate da morbidi refoli. Quando dal quarto quadrante il tempo bisticcia, si impegna l'ancora sulle sabbie di acque smeraldine, al cospetto severo dello squarcio montagnoso orientale della Forcina.
Qui il chiasso dei pensieri terreni si disperde veloce tra le galassie, lasciando a ricordi e nostalgie ogni impero.
Così lo sguardo segue l'istinto, mira alto tra le stelle affabili e quasi acciuffabili: in un attimo il firmamento ci accoglie e noi inspiriamo esso.
Sorgono congetture inusuali ma profonde, si delineano immagini fantasiose e intime, nulla scuote più il nostro animo, apprensioni e problemi sembrano ormai concetti preistorici. Allora penso a tante cose belle ma anche sofferenti, sono sempre emozioni. Gli astri sembrano ascoltare e apprezzare, ma so essere frutto di mie proiezioni, tuttavia gratificanti.
Affetti dispersi , cari involati, cicatrici amorose, piango scuro al chiar di luna in coro agli struggenti echi degli uccelli marini.
Quando l'oscurità avvolge d'intorno , passato e presente si scontrano sempre , senza spettatori di una battaglia neuronica infinita, senza regole, spossante.
Ma ecco innalzarsi un vessillo di vittoria, o meglio, c'è una ritirata strategica: il "qui e ora" sorride al mondo.
Senza mai ricacciare il vissuto nell'oblio, si impara proprio dalle stelle a rifulgere della propria luce interiore, irradiando, per quanto possiamo, ogni proposito, ogni battito, ogni positivo slancio, con invidiabili, generose onde invisibili.
Quanto ho appena raccontato non è forse merito di Palmarola?
Testo e foto inviati, gentilmente, da Andrea Valenti (Andrew D.Val su FB), luglio 2026
