La Luna piena di febbraio viene chiamata della neve.
Il suo nome è legato alla tradizione dei nativi americani, i Dakota, un omaggio alle abbondanti nevicate di febbraio nei loro territori.
Isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto, 1 febbraio 2026
racconti e altro sulle isole Ponziane...
La Luna piena di febbraio viene chiamata della neve.
Il suo nome è legato alla tradizione dei nativi americani, i Dakota, un omaggio alle abbondanti nevicate di febbraio nei loro territori.
Isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto, 1 febbraio 2026
A Cannelòre estate dinte e vierne fore
(A Candelara estate dentro e inverno fuori)
Un detto ponzese
A Cannelòre ricorre il 2 febbraio
Isola di Ponza (Foto di Annalisa Sogliuzzo, febbraio 2025)
Il capostipite di questa famiglia è Salvatore Capozzi capitano di Marina e Comandante del porto di Ponza durante la Prima Guerra mondiale. Rimasto vedovo con tre figli, Giuseppina, Veruccio e Filiberto, sposò in seconde nozze Antonietta Conte. Con Antonietta ebbe altri figli ma purtroppo Salvatore morì e lei dovette crescerli da sola .
Antonietta però non si perse d'animo e in un arcone sotto il Comune di Ponza, in piazza Pisacane, aprì l'osteria zì Capozzi.
Ma ritorniamo ai primi figli di Salvatore di cui non conosciamo il nome della prima moglie.
Filiberto Capozzi sposò, negli anni '20, Angela De Luca nata nel 1900 da cui ebbe Nicola, Antonietta e Gennaro. Filiberto entra nella banda Reale dei Carabinieri e diventa primo corno della Scarlatti, nel 1926 entrò nell'orchestra di Radio Napoli fino al 1941. Angela ha cresciuto i suoi figli Nicola, Antonietta e Gennaro, a Ponza.
Purtroppo del ramo familiare di Angela De Luca, la moglie, sappiamo poco, sarebbe bello saperne di più.
(Per gentile concessione di Paola Capozzi, la nipote, figlia di Gennaro)
Angela De LucaNel marzo del 1942 venne istituito all'isola di Ponza un campo di concentramento per deportati Montenegrini, Greci e Albanesi. Arrivarono subito 195 internati, 178 uomini e 15 donne. ma il numero aumentò rapidamente.
C'è la testimonianza di Branko Petricevic montenegrino, che arrivò a Ponza il 5 marzo 1942 e successivamente il 24 giunsero sull'isola 112 uomini e 24 donne.
"In giugno fu deportato a Ponza un gruppo di "intellettuali indesiderabili" di kosovari di etnia serba proveniente da due campi di concentramento in territorio albanese. Il numero più alto di internati a Ponza si ebbe nel mese di luglio del 1943 quando erano presenti 708 persone.
I cancelli del lager venivano aperti all'alba e chiusi al tramonto. Di giorno i detenuti potevano girare liberamente per l'isola. Le persone che ricevevano i pacchi da casa con i soldi potevano sedersi ai caffè e quelli che non avevano un soldo giravano senza meta. Ci siamo ubriacati più volte e abbiamo intonato l'Internazionale. I carabinieri ci dicevano 'signore, la prego, non cantare'. Le persone ubriache venivano ricondotte all'interno del campo, ma senza l'utilizzo della violenza. Spesso nei lager tedeschi ho ripensato al periodo di Ponza. Avevamo abbastanza libertà per non soffrire di nostalgia di casa. A Ponza in 16 mesi di permanenza sono morte due persone di morte naturale".
Morirono nell'Ambulatorio internati, in via Roma all'isola di Ponza, due montenegrini, Bulaic e Dragasevc.
Ma fu internato anche un ragazzo di soli 13 anni orfano di genitori che scrive una lettera al Direttore del Campo di concentramento di Ponza, da inoltrare al Ministero a Roma e al Governatore militare del Montenegro, chiedendo aiuto poichè non ha più niente, purtroppo non si conosce il suo nome. I suoi genitori sono stati uccisi dagli albanesi e lui prima di essere arrestato ha girato per i villaggi del Montenegro per guadagnarsi il pane. Arrivato nel campo di concentramento di Ponza non ha più un soldo, è senza vestiti, senza biancheria, senza scarpe.
Un'altra pagina dolorosa
Il Parco della Rimembranza
Mattina
M'illumino d'immenso
Giuseppe Ungaretti
Scritta da Giuseppe Ungaretti il 26 gennaio 1917 mentre era in trincea a Santa Maria la Longa durante la Prima Guerra Mondiale. Inizialmente il titolo era "Cielo e Mare" ed esprime una ricerca di luce, di speranza contro la brutalità della guerra.
E' il simbolo della rinascita, la luce del sole che sorge.
Isola di Ponza alba (foto di Rossano di Loreto, dicembre 2025)