Processione in onore di San Silverio, patrono della comunità stintinese di origine ponzese.
Anni '60, Stintino, Sardegna.
Coll. Eugenio Denegri.
Dove c'è un ponzese c'è San Silverio
(Dalla pagina Facebook "Vecchia Stintino")
racconti e altro sulle isole Ponziane...
Processione in onore di San Silverio, patrono della comunità stintinese di origine ponzese.
Anni '60, Stintino, Sardegna.
Coll. Eugenio Denegri.
Dove c'è un ponzese c'è San Silverio
(Dalla pagina Facebook "Vecchia Stintino")
I pescatori mentre erano in mare con le loro barche da pesca temevano le trombe marine che in dialetto ponzese viene chiamata code i zèfere.
A code i zèfere è un turbine violento che si forma al di sotto di grosse nuvole nere con in basso la coda che può produrre un vortice con un' azione di risucchio verso l'alto.
Molte volte i pescatori non si allontanavano se non c'era a bordo o nei paraggi qualche persona che attraverso una formula, una preghiera , era capace di tagliare la code i zèfere, la coda del diavolo.
Il rito è diverso in base alla località e la formula era segreta.
Sia all'isola di Ponza che ad Ischia, in base a quanto tramandato, poteva spezzare la code i zèfere soltanto un primogenito che esponendo le natiche verso il fenomeno vorticoso doveva recitare una preghiera.
Ad Ischia viene riportata questa preghiera:
Pater noster che i cielo in terra in mare
Voi state
guardateci da questo diavolo
che senza coda non è più nessuno
Ernesto Prudente scrive: "mostrare le natiche era ritenuto scaramantico; era considerato un disprezzo al diavolo mostrandogli qualcosa che a lui mancava. Tradizione, questa, che risale ai primi periodi del cristianesimo, talmente vissuta che si usava scolpirle sulle facciate delle chiese. Il posteriore umano era considerato un simbolo degli scongiuri."
All'isola di Ponza al Bar dei Pesci, in piazza C. Pisacane, in una nicchia esterna al locale, c'è un bel dipinto che raffigura San Silverio.
E' stato realizzato nel 2026 ma sarebbe interessante sapere il nome dell'autore.
(Foto di Marianna Licari, agosto 2026)
Il mio bisnonno Pasquale Mazzella, il papà della mia nonna materna Assunta, era il proprietario del cutter Elisabetta.
Mia madre Elvira non l'ha mai conosciuto poichè è scomparso, forse, nel 1921 e non so molto di lui, solo che è nato a Napoli, nel 1859.
Recentemente abbiamo scoperto che era figlio di Francescantonio Mazzella e di Maria Giuseppa Feola, entrambi nati a Ponza. Il padre Francescantonio, marinaio cannoniere, è morto mentre era prigioniero all'isola di Procida nel marzo 1861, pochi giorni prima dell'Unità d'Italia.
Il cutter Elisabetta fu registrato al compartimento di Gaeta il 10 giugno 1909.
Nel 1929 dopo il decesso di Pasquale Mazzella il cutter passò ai suoi eredi, i figli Maria Giuseppa, Silverio, Assunta (mia nonna), Elisabetta ed alla moglie Maria Antonia Mazzella.
Gli eredi, le figlie Maria Giuseppa, Assunta, Elisabetta e la vedova Maria Antonia rinunciarono a favore del figlio Silverio.
Il cutter, cottero in dialetto ponzese, era un'imbarcazione adibita al trasporto di merce varia tra Ponza ed il continente.
Purtroppo non ho trovato foto del cutter Elisabetta e nemmeno del bisnonno Pasquale Mazzella
Turillo Balzano, nato a Ponza nel 1886. Emigrato a Stintino si sposò con Francesca Bosco, con la quale ebbe i figli Gavino, Silverio, Candida, Assuntina, Regina, Isidoro e Vincenzo.
Gli ultimi due morirono durante la seconda guerra mondiale, mitragliati da un sommergibile inglese, mentre pescavano nelle acque dell'Argentiera.
(La foto è di Maria Balzano Mura, tratta dalla pagina Facebook "Vecchia Stintino")