venerdì 5 giugno 2020

Ponza nei primi anni del Novecento

Il complesso edilizio costruito verso la fine del Settecento, all'isola di Ponza, era di colore bianco.
Nel 1911 iniziarono le vendite delle abitazioni che prima erano in affitto e, quindi, molti inquilini le riscattarono.
Probabilmente da quella data iniziarono le sopraelevazioni e cambiarono anche colore adottando il rosa, il giallo ed il celeste.
Il misto di colori che oggi possiamo ammirare entrando nel porto di Ponza.


In questa foto manca buona parte delle abitazioni retrostanti



In questa foto ci sono più case



Manca il ristorante EEA ed il palazzo a fianco che è stato costruito nel 1916



Qui si vede meglio

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 3 giugno 2020

La cattedrale tra le Cisterne romane dell'isola di Ponza

Ebbene si, all'isola di Ponza esiste la cattedrale tra le cisterne romane ma di un suo possibile recupero non interessa a nessuno che invece potrebbe dare lustro al nostro territorio.
Non è una Cisterna qualunque, non era solo una conserva d'acqua ma è un luogo ricco di storia che potrebbe riservare anche qualche sorpresa.
La Cisterna è quella di via Parata detta anche del Bagno.
Sono anni che cerco di porre l'attenzione su questo Bene Archeologico e nei primi mesi del 2017 sembrava ci fossero buone speranze per un suo recupero.
Poi il nulla...
Questa Cisterna, situata in pieno centro storico, è stata dimenticata per molto tempo, se ne era persa la memoria.
Un sito archeologico a cui tengo molto, di cui ho scritto tanto in altri post, è la grande Cisterna di Via Parata, anticamente chiamata anche Palazzo di Pilato, che è posizionata proprio dietro casa mia. Sicuramente era collegata attraverso un condotto con quella del Corridoio in via Comandante che è sottostante.
Non ci sono mai entrata e non la conosco se non attraverso le foto, le mappe o i racconti di persone che si rifugiavano in caso di allarme aereo durante la seconda guerra mondiale.
Mio nonno, Salvatore Conte, contadino di sopra i Conti, aveva una concessione grazie alla quale nella Cisterna di Via Parata poteva preparare il concime per i suoi terreni a base di alghe con l'aiuto dei coatti. Questo a dimostrare i molteplici usi nel corso dei secoli...
Oggi praticamente è impossibile entrarci è piena d'immondizia e addirittura ci sono costruzioni abusive all'interno.
Il Tricoli nella Monografia per le isole del Gruppo Ponziano, del 1855, così descrive la Cisterna di Via Parata o del Bagno:
"Sono due grotte incavate l'una sopra l'altra nel masso del colle, di palmi 300 lunga, e 200 larga ognuna, le volte sostenute da piloni sovrapposti ai primi, formano ciascuna di esse otto spaziose navate; è magnifico il cavamento, avendo la volta di mezzo massiccia non più di palmi 15.
La inferiore anticamente per tradizione, come ci dice ancora Pacichelli, era chiamata grotta di Pilato. Ora i due terzi sono ridotti a prigione con quattro fori nella volta."

Raccontiamo qualche altro pezzo di storia...
Dopo l'arrivo del primi coloni, nel 1734, a Ponza, i Borboni pensarono di dare un nuovo assetto urbanistico con la costruzione del porto sui resti di quello romano.
I lavori iniziarono nel maggio 1768 e vennero impiegati come manovalanza i forzati che vennero alloggiati nella grande Cisterna di via Parata.
A tal proposito ecco cosa scrive Giovanni Maria De Rossi: "Nella grande cisterna, ubicata oggi in via Parata, fu ricavato l'alloggio per i forzati, con la creazione ed il ripristino delle antiche prese di luce e aria, al fine di rendere meno disagevole il soggiorno. Nella pianta del Winspeare si dice espressamente "quartiere per i forzati con i suoi lucernaj". E' probabilmente questa la cavità indicata in una pianta del secolo XVII come "grotta di Pilato" (da non confondere con il toponimo "grotte di Pilato", che indicava il complesso delle peschiere sotto la torre borbonica).

Anche il Dies la descrive:
LA VASTISSIMA CISTERNA DEL BAGNO
A livello di strada, l'ingresso pietosamente incustodito, il che è tanto strano, quanto significativo, ha tutto l'aspetto d'un Ninfeo o tempietto, sacro...forse a divinità acquarie. Probabilmente l'irregolarità dell'ambiente, che risalta a chi entra, è dovuta alla natura della roccia in cui venne scavato l'antro. Gli architetti dovettero pensare d'adibire a cisterna una cava di tufo da costruzione, che ampliarono nel senso non ancora perforato della montagna. Questa cisterna è detta del bagno, perchè i Borboni vi posero, a loro tempo, il dormitorio) dei forzati qui dedotti per la esecuzione del piano di colonizzazione; diventò per questo un bagno penale.
Sono imponenti gli archi a crociera, tagliati nel tufo, corrono quattro lunghissime navate, divise da tredici pesanti pilastri ricavati dallo stesso taglio. Grande cura fu posta nell'ampliare al massimo questo deposito, il cui scavo arriva fin sotto la collina degli Scotti.
Il laterizio e l'opus reticulatum furono ottimi mezzi per risanare e rafforzare fondi e pilastri, minacciati da sabbia, pomice o vene meno compatte del tufo. Tutta la superficie interna è ricoperta d'intonaco signino e a terra non mancano i pulvini.
Si calcola che in questo deposito potevano essere raccolte molte migliaia di tonnellate d'acqua. Le due cisterne inferiori hanno la stessa forma e ampiezza."
E intanto la Cisterna di via Parata è lì che aspetta che venga ripristinata la legalità, di essere recuperata e restituita alla collettività ponzese
Sono convinta che all'interno potremmo avere delle sorprese...






Ecco dove si trova questa grande Cisterna e la sua grandezza



Una pianta della Cisterna di Via Parata  o del Bagno realizzata nel 1770 da Giovanni D'Alessio






L'interno della cisterna di via Parata piena di immondizia

domenica 31 maggio 2020

Il naufragio del 23 aprile 1778

Il 23 aprile del 1778, all'isola di Ponza, morirono in un naufragio delle persone parenti tra loro, tra cui un mio antenato, Michele Iacono.
Michele morì insieme al fratello Vincenzino di 19 anni, ai cognati Biagio Tagliamonte, Nicola Colonna ed un parente Agostino Califano, un ragazzo di soli 13 anni.
Questo naufragio è certificato nel registro dei defunti presso la chiesa madre ed è firmato dal regio cappellano Nicola Verde.
Così è scritto:
"In giorno 23 di aprile dell'anno 1778, Biagio Tagliamonte, Michele Iacono, Nicola Colonna, Vincenzino Iacono e Agostino Califano resero l'anima a Dio, naufragati in mare con la loro imbarcazione..."
Ovviamente non si conosce la causa di questo naufragio.
Michele Iacono lasciò la moglie Carmela Tagliamonte e due figli in tenera età, Silverio e Aniello.
Io discendo da Aniello che perse il papà all'età di un anno.
Aniello sposò Maria Concetta Albano ed erano i trisavoli di mio padre Ciro Iacono.
I genitori di Michele erano Pietro Paolo Iacono ed Elena Di Tomasso.
In quel naufragio persero due figli, Michele Vincenzino, due generi, mariti delle figlie Maria Antonia e Candida Iacono.
Una tragedia!!!
I nonni Pietro Paolo Iacono ed Elena Di Tomasso adottarono il piccolo Pietro Tagliamonte di 4 anni.
Pietro Paolo Iacono era giunto a Ponza da Ischia e aveva stipulato il contratto che gli concedeva in enfiteusi il terreno da coltivare, in zona Scarpellini, davanti al notar Palombo il 29 novembre 1769.
Erano quindi dei coloni, della povera gente che era giunta a Ponza da Ischia in cerca di un futuro migliore.
Una brutta pagina di storia ponzese...



La causa del naufragio potrebbe essere stata una tempesta improvvisa...chissà



L'isola di Ponza in una foto antica

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



I terreni concessi ai coloni
Agostino Grasso- Pianta dell'isola di Ponza ed altre isole XVIII sec.




Territorio di Pietro Paolo Iacono a Scarpellini

(Dal libro "Pontio. L'isola di Pilato" di V.Bonifacio)



Il documento che certifica la morte di Biagio Tagliamonte, Michele Iacono, Vincenzino Iacono, Nicola Colonna e Agostino Califano. E' redatto dal regio cappellano Nicola Verde ed è nel registro dei defunti nella chiesa madre di Ponza

venerdì 29 maggio 2020

Altro proverbio ponzese

Tiène mmane a pescina quanne è chiène 
pecchè quanne nu chiòve cchiù a pescina è fennute

Significa che bisogna usare l'acqua del pozzo (pescina) con parsimonia perchè quando non piove più è finita.

I proverbi nascono sempre dalla saggezza popolare


Il pozzo (pescina) della Torre dei Borboni



Un pozzo (pescina) sopra gli Scotti

martedì 26 maggio 2020

La balenottera che si arenò nel 1957 nella baia di Frontone

Nella tarda primavera del 1957 una balenottera si arenò nella baia di Frontone, all'isola di Ponza
Ma una cosa del genere era già accaduta nel passato, nell'Ottocento, e sempre nella stessa zona

Il Tricoli nel 1855 scrive:
"BALENA. La stessa in febbrajo del 1814 era dalle onde rigettata sulla spiaggia di Frontone, avendo la lunghezza di 102 piedi, come estinta da colpo di cannone ricevuto sullo schinale. Ad evitare danni alla salute, dalle barche e lance fu trascinata in alto mare, ma ritornò per dar cozzo alli scogli della Dirupata."





(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)




In questa foto l'osso della colonna vertebrale della balenottera custodito nel Museo Etnografico di Gerardo Mazzella a Frontone.

La nonna di Gerardo, Maddalena, avvistò per prima la balenottera e corse già alla spiaggia, le sembrò grande come un palazzo. Poi furono avvertite le Autorità.

Lo scheletro pare si trovi tuttora all'interno della Cisterna di Via Parata
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