Nel 1971, l'Isola Rossa era un autentico e silenzioso borgo di pescatori, formato da poche e piccole abitazioni raccolte attorno alla vecchia torre spagnola. Le famiglie del posto e i marinai arrivati da Ponza vivevano quasi esclusivamente di pesca. Il paese contava poche strutture in pietra, semplici magazzini per le barche e le reti. Intorno c'erano solo la macchia mediterranea incontaminata e le scogliere di granito rosso. Non esistevano ancora grandi alberghi o villaggi turistici. Il turismo è arrivato poco dopo, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Il mare era limpido e pescoso, protetto dal vento e dai piccoli moli naturali.
La storia dei pescatori di Isola Rossa e del comune di Trinità d'Agultu e Vignola è fatta di incontri straordinari, fatiche e una profonda sapienza marinara.
Il "Maestro" venuto da Ponza
L'aneddoto più importante del borgo riguarda l'incontro tra i pastori-agricoltori locali e i pescatori arrivati dall'isola di Ponza. Negli anni '30, il patriarca ponzese Carmine Vitiello si stabilì a Isola Rossa insieme alla famiglia Morlè. Carmine viene ricordato nella memoria storica del paese come il vero "maestro dei pescatori di origine sarda". Fu proprio lui a insegnare i segreti delle reti, delle correnti e delle secche alle storiche famiglie del posto, come i Pirodda e gli Ugnutu, che prima di allora non avevano una tradizione marinara così radicata.
I pionieri della seconda generazione:
Proprio a ridosso degli anni '70, ai vecchi pionieri si affiancarono le nuove famiglie locali, come i fratelli e i cugini Muretti, che trasformare la pesca da pura sussistenza a piccola attività artigiana.
(Testo e foto concessi gentilmente da Domenico Melia)





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