In rada a Cala Gaetano, ultimo baluardo orientale isolano, riparo ad un incazzoso ponente, siamo alla fonda sulla nostra amata Galapagos, vintage natante tattico di 31ft.
Sebbene le raffiche siano fin troppo capricciose e instabili per una navigazione a vento, un altro elemento di tutto ciò se ne infischia: il mare. Infatti, sott'acqua, quando Zefiro non infierisce con onde anche nel sotto costa, tutto è in apparente quiete e comunque, la vita sottomarina si mostra nella sua serena quotidianità.
Decido quindi un tuffo per una ricognizione in tutto relax, nuotando in superficie, e poco sotto, con pinne e maschera, alla ricerca del mitico, gigante ippocampo ponzese.
Dai - 12 mt circa della zona di ancoraggio della barca, mi voglio avvicinare alla costa, franata di grosse rocce che prosegue nel turchino.
La corrente di superficie è lieve e piacevolmente, mi accompagna il galleggiamento verso sud.
Trovo un fondale vario: distese chianozze di posidonia oceanica, che mi ricordano per similitudine altre piante campestri, danzano dolcemente al "vento" subacqueo; come lanciati da Titani, grossi massi di montagna, chiari e scuri, sono adorni di ricci incastonati e sparsi da sembrare superstiti dame nere di uno scacchiere; pesciolini ovunque, ma su questi mi soffermerò più avanti.
Pinneggio in pace, in lenta omnidirezionalità, seguendo ciò che ammiro di questo mondo all'istante.
La mia fantasia positiva guida una mente ringiovanita , attenta, pervicace, e i miei sensi sono acuiti al punto giusto.
Così mi sento, oltre naturalmente cullato e leggero , come uomo- idrovolante, aliante anfibio sopra e dentro un panorama liquido e silenzioso.
Allargo le braccia proprio come un aeroplanino o meglio, come la mobula fa da millenni, ne imito il nuoto, il volo e con minimo accenno di pinne mi inabisso a mezz'acqua, passando rasente i lisci scogli sotto di me e girandovi intorno, fino a finire il fiato e riemergere per ripetere il gioco.
Il moto anomalo di creatura terrestre desta la curiosità di alcuni pesci, tali castagnole che, dopo una comprensibile iniziale diffidenza , mi "accolgono" ospite nel loro banco, avvicinandosi in un'enorme palla di amici blu che si muove d'intorno a scatti, sospese a fili invisibili come le api di certi gingilli da culla per neonati.
Un pesce lucertola, fiducioso del suo immobile mimetismo, aggrotta appena lo sguardo, snobbandomi, ma io lo vedo benissimo.
Dei muggini adolescenti gironzolano a rimpiattino tra le fessure delle rocce, per poi puntarmi increduli e e scomparire di guizzo.
Più a a riva il fondo appare insignificante, ma son certo che anche meno di un metro d'acqua può riservare qualche meraviglia.
Infatti un tratto con appena il pescaggio del mio corpo, offre delicate immagini: ogni piccola fenditura è dimora di attinie di bassofondo , poichè lì trovano in gran copia le particelle nutrizionali portate dalla perpetua risacca; inoltre, varie belle conchiglie a tortiglione , d'un azzurro- verde puntinato , sono diffuse qua e là, casette di altrettanti granchi paguro al riparo dai grandi sparidi sgranocchiatori.
Qualche gamberetto pulitore mi si avvicina ed io aspetto che mi salga sulla mano e, solleticandola, non so chi tra i due sorrida di più.
Con un profondo respiro mi immergo ancora, pesce abbronzato senza coda, scagli, nè branchie; tuttavia il mio planare che sfiora il fondale è fluido e composto, per integrarmi il più possibile agli sguardi spalancati d'ogni pinnuto.
Ora sorvolo di filato una una bella aiola di di piante marine, ondeggiante come le lunghe chiome di certe ragazze romantiche, al ponentino di un tramonto.
E' trascorsa un'ora senza tempo; il metro subacqueo depotenzia anche la tirannia di Crono, si pasce di unità dilatabili a sua maniera ma, dopotutto, sono emerso definitivamente come rinnovato, "bucando" un modesto brulichio di alicette, quale arrivederci, coriandoli argentei del mare.
Dell'enorme cavalluccio marino, leggenda dell'arcipelago, invece nessuna traccia...
Andrew D Valenti
(Per gentile concessione di Andrew Valenti)
Isola di Ponza, Cala Gaetano, estate 2017




