domenica 9 maggio 2021

Il fiore di "cardògne"

 Una bellissima foto è stata scattata, qualche giorno fa, da Rossano Di Loreto all'isola di Ponza ed ho fatto qualche ricerca circa il nome.

E' il fiore della Galactites tomentosa, la Scarlina, chiamata in dialetto ponzese, "cardògne".

Il nome di questa pianta deriva dal greco "latte"  per il colore bianco della peluria che ricopre il fusto e le foglie.

Cresce nei terreni incolti di tutto l'Arcipelago Ponziano.

E' simile al Silybum marianum, il cardo mariano. 

Quest'altra pianta, secondo la tradizione cristiana, prende il nome mariano dalle piccole striature bianche sulle foglie dovute alle gocce del latte della Vergine Maria che perse durante l'allattamento nel momento in cui si riparava in mezzo ad una vegetazione di cardi mentre fuggiva in Egitto.

E' una pianta officinale usata per le affezioni del fegato.



Il fiore della scarlina

(Foto di Rossano Di Loreto, maggio 2021)



Il fiore del cardo mariano

(immagine reperita in rete)

venerdì 7 maggio 2021

E la luce fu...

Sul monte Pagliaro, a Ponza, è stata costruita recentemente una nuova Centrale Elettrica, moderna, con nuove tecnologie e dovrà soddisfare il consumo energetico dell'isola.

La vecchia Centrale ubicata a Giancos è stata chiusa.

Ma i ponzesi quando hanno avuto la corrente elettrica???
Lo racconta Ernesto Prudente ne libro Miscellanea"La corrente elettrica fu una grossa conquista per una parte della comunità isolana. una conquista che accentuò il divario tra le zone che ne usufruivano e quelle che ne rimasero prive. Il merito non fu dello Stato ma di un isolano, Franco Feola. Egli, giovanissimo, emigrò in America. Dopo anni e anni di duro lavoro, facendo addirittura due turni nell'arco della giornata, per intere settimane e mesi, riuscì a raggranellare e mettere da parte una somma considerevole. Si parlava di un milione di lire. Cifra astronomica per quei tempi.
Dato che era un uomo intelligente e attivo pensò bene di sfruttare  quella sua ricchezza investendola in un qualcosa che a Ponza mancava e di cui si sentiva la urgente necessità. Creò, con altri pochi soci, la S.E.P. (società elettrica ponzese).
Costruì parte dell'edificio, tuttora in uso, installandovi due piccoli motori che, data l'epoca e le usanze, ritenne bastevoli. Stese, con palizzate in legno e, dove non era possibile, con staffe ai muri delle case, una linea di fili di rame scoperti, di consistente spessore, per arrivare a quasi tutte le case della Ponza centro.
Era il 1926 quando si accesero le prime lampadine nelle case di Ponza.
La corrente elettrica a Le Forna e nelle varie case sparpagliate per l'isola è arrivata solo nel 1954."


Isola di Ponza, sotto questo promontorio c'era la Centrale Elettrica di Giancos
(Foto di Rossano Di Loreto)


La Centrale Elettrica a Giancos


I Soci fondatori della Centrale Elettrica
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)


Azioni della società Elettrica

mercoledì 5 maggio 2021

I rosèmarine

 In questo periodo sull'isola di Ponza, ma non solo, troviamo dei fiori bellissimi fucsia ma anche gialli.

Formano dei veri e propri tappeti in mezzo al verde.
Noi ponzesi li chiamiamo rosèmarine ma il loro nome è fico degli ottentotti. Vengono chiamati anche carpobrotus.
In Sudafrica furono i coloni, vedendo la popolazione del luogo (i Khoi) cibarsi dei frutti come se fossero fichi, a denominarlo "Fico degli Ottentotti"

Nota: 
Ottentotti è il nome che i coloni olandesi diedero alle tribù incontrate nella zona intorno al Capo di Buona Speranza per i suoni usati nel loro linguaggio
.











(Foto di Annalisa Sogliuzzo, aprile 2021)

domenica 2 maggio 2021

L'isolotto di Gavi

 L'isolotto di Gavi dista da Ponza solo 130 metri, basta attraversare un braccio di mare. Anche  Gavi ha una sua storia ed è piuttosto antica.

Tricoli scrive che a Gavi c'erano "tre antiche grotte, cisterna e piccoli residui di fabbriche" e crede di individuare i resti dell'antica "Grance" che avrebbe retto qui l'abate Pietro Spinelli intorno al 1200. 

La "Grancia" è un'antica masseria monastica che nel passato divenne poi un'azienda agricola con allevamenti e coltivazioni.

Il 26 febbraio 1808 l'isolotto di  Gavi viene dato in affitto, per 10 ducati l'anno, al chirurgo militare Don Gabriele Antodaro che secondo il Tricoli "ridusse buona parte a cultura e con non poco profitto; anche utilità ricavata dalla caccia de' volatili e conigli; e bensì interessante miniera di creta, che, grezza e come unica nel regno, si smaltisce alla capitale per essere troppo necessaria alla manifatturazione delle stoviglie".

Nel 1825 il sindaco di Ponza concesse Gavi a Don Giuseppe Vitiello, parroco dell'isola, che ne fece proprio  patrimonio sacro.

A Gavi c'è una sola casa, abitata nel periodo estivo, non ci sono spiagge.
C'è una grande grotta chiamata Grottone di Gavi.
Plinio chiama questo isolotto "Gavia" per i numerosi nidi di gabbiani che stazionano su quelle rocce, mentre nell'antichità era chiamato anche San Martino.




L'isolotto di Gavi




La casa sull'isolotto di Gavi
(Foto di Marianna Licari, 2012)


Da Punta Incenso ecco l'isolotto di Gavi
(Foto di Annalisa Sogliuzzo, aprile 2021)


Planimetria dell'isolotto di Gavi redatta nel 1808
(Dal libro "Ponza, Palmarola, Zannone"  di Giovanni M. De Rossi)


Il braccio di mare che divide Ponza da Gavi



venerdì 30 aprile 2021

Un bellissimo fiore

 La foto di questo fiore scattata, all'isola di Ponza, da Rossano Di Loreto è troppo bella. Credo sia il fiore dell'euforbia ma non ne sono sicura.

La pianta dell'euforbia, viene chiamata in dialetto ponzese  cecauòcchje.
L'euforbia è legata ai filtri magici della Maga Circe che spezzando una parte della pianta ricavava il lattice bianco che fuoriusciva.
Ma un tempo gli isolani usavano l'euforbia anche per le virtù terapeutiche. Il lattice curava i porri e i semi erano usati come purgante ma non doveva venire a contatto con gli occhi perchè poteva causare irritazioni.
Da qui il nome cecauòcchje.

(...e al cibo aggiunse farmachi maligni si che obliasser la lor patria terra...)
Omero, Odissea X 338,39



Foto di Rossano Di Loreto, aprile 2021

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