martedì 21 luglio 2020

La festa della Madonna della Civita del 1974

La festa della Madonna della Civita, all'isola di Ponza, è stata immortalata dagli scatti del fotografo Italo Insolera.
Molti volti ponzesi...alcuni non ci sono più
Era il 1974












lunedì 20 luglio 2020

La chiesetta della Madonna della Civita

Questa chiesetta, fu fortemente voluta da Monsignor Luigi Dies e fu costruita nel 1954, sugli Scotti, in località Fontana, sul terreno donato dalla famiglia di Costantino Tagliamonte.
E' una chiesetta carinissima in mezzo al verde, c'è un pozzo per l'acqua, nella piccola sacrestia c'è ancora il letto di Monsignore ed in una campana di vetro c'è una statuetta della Madonna con il Bambino.
Ogni 21 luglio c'è una suggestiva processione, con il quadro raffigurante la Madonna della Civita, tra i viottoli di campagna ed è seguita da gente che arriva da ogni parte dell'isola.
Il culto di questa Madonna però è secolare perchè i ponzesi, un tempo, si recavano a Itri dove a 673 metri di altezza c'è il Santuario a Lei dedicato.
I ponzesi partivano per Gaeta con piccoli gozzi e poi arrivavano al Santuario con le carrozzelle, chi addirittura ci andava a piedi per implorare qualche grazia o per ringraziare.



La chiesetta

Il quadro raffigurante la Madonna della Civita

La chiesetta alle pendici del monte Guardia



La Madonnina custodita nella chiesetta


Una processione di tanti anni fa



La processione del 1979

venerdì 17 luglio 2020

La galletta

Ma che cos'è la galletta?
Ernesto Prudente ne scrive così:
"La galletta era come la nostra fresèlle, un tipo di pane biscottato a lunga conservazione. Essa era il sostitutivo del pane nell'ambiente marinaresco e ciò perchè era confezionata solo con acqua e farina, senza sale. Il sale è un elemento che attira l'umidità e rende le fresèlle umide e immangiabili.
Il fornaio delle gallette proveniva da Torre Annunziata dove i bastimenti ponzesi vi si recavano per acquistare grosse partite di gallette da distribuire, oltre che a loro, ai numerosi gozzi che pescavano aragoste in tutti i mari del Mediterraneo. Gennaro u gallettare pensò bene di trasferirsi a Ponza dove lavorò per oltre dieci anni. Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo fece rientrare al suo paese.
La galletta di forma simile ad un quadrato con il lato di 12-15 cm o di forma circolare con lo stesso diametro aveva uno spessore di circa due cm.
Era il pane di Giuseppe i Mamene, di Luigi l'iscaiuole; era il pane di Schiano, di Cirotte u carrettière, di Mezapacche, il pane dei Sacche, di zì Anièlle u vecchje.
La galletta era il pane dei pescatori.
Ogni gozzo, quando partiva da Ponza per recarsi nella zona di pesca, fosse essa la Toscana, la Sardegna o la Galite aveva sotto la prua come minimo un sacco di gallette e quando venivano a mancare si rifornivano dalle "mbrucchièlle", bastimenti vivaio, che, nel giro di prelievo delle aragoste, provvedevano anche ad approvvigionare i gozzi di quanto avevano bisogno.
La galletta era un pane biscottato senza sale per cui, anche se tenuta in luoghi madidi, come poteva essere un gozzo o una zona marina, dove i gozzi sostavano, sempre ricchi di umidità, non si impregnava di acquosità anzi la rifiutava mantenendo inalterate tutte le sue qualità e prerogative."
Il forno di Gennaro u gallettare era in via Corridoio, sulla sinistra del portone di Pascarella.




Le gallette



Via Corridoio



Imbarcazioni nel porto di Ponza

mercoledì 15 luglio 2020

L'edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine

A Le Forna, sulla Piana, c'è un'antica edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine.
E' stata edificata nel 1886 da Luigi Ippolito e Assunta Iodice
Ecco la descrizione nel libro "A piedi per Ponza" di Giuseppe e Silverio Mazzella:
"In via Forte Papa sorge in un antico fabbricato un'edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine. Venne inaugurata il 1 giugno del 1886 ed ogni 16 luglio, che è la data della festività, attorno ad essa erano organizzati giochi agonistici per solennizzare la ricorrenza. a quelle semplici ma sentite cerimonie ha dato un grande impulso Luigi Di Meglio, familiarmente detto Luigiello. Alla sua morte, però, la tradizione si è interrotta."





lunedì 13 luglio 2020

Il sabato fascista

Durante il ventennio il sabato era la giornata dedicata alle attività sportive, culturali, politiche...
Ecco cosa scrive Ernesto Prudente: " Il sabato pomeriggio era dedicato al fascio, tanto da chiamarsi "sabato fascista". Il maestro, prima di uscire dalla scuola, ricordava che nel pomeriggio bisognava partecipare alle manifestazioni ginnico-sportive.
Si mangiava in fretta, si indossava la divisa e si scappava a Sant'Antonio, davanti la casa di Martinelli dove il primo piano era occupato dalla sede del fascio.
C'era tutta la gioventù di Ponza centro, maschile e femminile. Il vociare era assordante ma la voce possente, impetuosa, perentoria e imperiosa era quella dei vari cadetti, primi cadetti e capomanipoli, che ristabilivano subito l'ordine e il silenzio. Questi graduati si facevano rispettare.
Tra questi caporioni ricordo Luigi Murolo, un capomanipolo, con la sua impeccabile divisa: pantaloni vedi, camicia e cravatta nere e bustina rigida con mappa. Nella vita una fascia elastica anch'essa nera. era un vecchio gerarca occupava una posizione preminente nel partito.
Nella vita sociale non ha fatto mai pesare il suo stato e il suo credo politici come erano avvezzi a fare quasi tutti gli altri che indossavano quella divisa. E il popolo era tenuto al rispetto. Basterebbe pensare che intorno al torrione del molo spiccava, a lettere cubitali, lo scritto: CHI TOCCA LA MILIZIA AVRA' DEL PIOMBO."
Questo accadeva all'isola di Ponza come testimoniano alcune foto.


Manifestazione davanti al palazzo di Martinelli



Manifestazione sulla Punta Bianca, dietro c'era il Municipio

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Ragazzi che eseguono esercizi ginnici

(Dall'album di famiglia)

Nota:
Luigi Murolo divenne poi un acceso e accanito comunista
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