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domenica 29 marzo 2026

La tragica fine del mercantile San Silverio

 Il mercantile San Silverio era partito da Rio Marina il 23 maggio 1954 e diretto a Savona ma verso l'una di notte del giorno seguente affondò al largo di Santa Margherita Ligure. Il mare era molto mosso e forse il carico sbandò. 

L'armatore era Nicola Caccioppoli di Capri ma residente a Ponza ed era soprannominato Frichella. Il comandante era Giuseppe Mazzella e l'equipaggio era composto da undici persone ma si salvarono solo in sette. Persero la vita anche tre ponzesi, Salvatore Vitiello, Giuseppe Feola e Alessandro Feola.

" Lo scafo procedeva lentamente sul mare sconvolto dalla tempesta, quando un'onda gigantesca lo investì in pieno scuotendolo con estrema violenza. La nave si impennò più volte; la pirite chiusa nella stiva scivolò, andando a urtare contro la murata, Seguì un pauroso sbandamento a dritta; il fasciame dello scafo, sotto la pressione interna del carico e quello esterno delle onde sempre più aggressive scricchiolò . Pareva che da un momento all'altro il battello dovesse spezzarsi. Constatata l'impossibilità di raddrizzare la "San Silverio" , che ormai sarebbe stata trascinata alla deriva, il comandante Mazzella lanciò il SOS"

Abbandonarono la nave che poi affondò adagiandosi su un fondale di 112 metri. Il comandante Mazzella subì un processo ma poi fu assolto.

(Notizie e foto sono tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Il mercantile San Silverio                                                                                                                     


Il capitano Giuseppe Mazzella


Il giovane naufrago ponzese di Le Forna Franco Iodice detto  Cascettone

Il capitano Giuseppe Mazzella


Il recupero del sopravvissuti ( Foto inviata da Pietro D'Andrea)

venerdì 7 novembre 2025

Storia di un naufragio all'isola di Ponza

 Ricordo molto bene quell'alba del 14 ottobre 1978, ero a Ponza, nella casa della mia famiglia.

Zia Titina, che abitava al piano di sopra, venne a bussare alla nostra porta ed era molto preoccupata.
 Pensava fosse successo qualcosa dalle parti della Parata perchè da casa sua aveva sentito molto trambusto, voci concitate, ma non riusciva a capire cosa fosse.
Vedemmo accorrere finanzieri, carabinieri, marinai, chissà cosa era successo
Andammo a vedere sulla Parata che dista pochi metri da casa nostra, e lì ci rendemmo conto del disastro.
Una nave, la Maria Costanza, era finita sugli scogli delle Formiche e bruciava.
Uno spettacolo desolante!
L'equipaggio a bordo di scialuppe era sceso sulla spiaggetta della Parata per chiedere aiuto.
Ecco il racconto di Giuliano Massari nel libro "eguddemonin!":

"Alle prime luci dell'alba del 14.10.1978 la M/n  da carico Maria Costanza finì sopra gli scogli delle Formiche e si incendiò.
L'equipaggio era già su un'imbarcazione di salvataggio quando il comandante si accorse che il giovane marinaio Nicola Carannante di anni 23, suo parente, era rimasto a bordo colpito dallo scoppio di una bombola di gas. Il comandante tornato a bordo per soccorrerlo, lo trovò morto.
Ferito ed ustionato a sua volta, fu raccolto sull'imbarcazione che raggiunse la spiaggetta della Parata, sotto l'hotel Bellavista. Fu prelevato da un elicottero ma non sopravvisse.
Ricordo l'arrembaggio di alcuni isolani che cercavano il recuperabile, della nafta e di altri oggetti, ma testimoni oculari, saliti a bordo, mi dicono che la nave era già  vuotata di tutto.
Persino i documenti erano stati preparati per essere portati via.
Venne disincagliata e trainata da una pilotina per farla affondare al largo, ma si ruppero i cavi e la nave, spinta dal mare di scirocco, finì a Cala Inferno dove, ridotta in più pezzi, lentamente, viene assorbita nel fondo di sabbia.
Oggi si intravede ancora a pelo d'acqua."

Diversi naviganti ponzesi, con grande esperienza, tra cui Umbertino Conte, mostrarono qualche perplessità sulla rotta di quella nave.


Spiaggia della Parata


La nave Maria Costanza alle Formiche (Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)







La Maria Costanza ormai abbandonata al suo destino
(Archivio fotografico di Mariano Picicco)


Il relitto della Maria Costanza a Cala Inferno (Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



domenica 16 febbraio 2025

Accadde nel 1890

 Dalla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 7 marzo 1890.

MADDALENA, 6 - Ieri sera presso il semaforo di Capo Ferro furono sbattuti dalle onde i resti di una nave.

Il comandante marittimo prontamente inviava un rimorchiatore per le debite constatazioni.

Il semaforo di Capo Ferro avendo annunziate grida provenienti dall'isola Bisce, d'ordine del Comando marittimo partivano stamane immediatamente rimorchiatori che salvarono due individui ignudi in detta isola. La tramontana, che è durata impetuosa quattro giorni, si è oggi calmata. 

La nave naufragata presso l'isola delle Bisce, è la tartana Candia di Ponza, con sette uomini di equipaggio. si salvò solo  Vitiello Michele di anni 14.

Il  pretore del mandamento ed il capitano del porto ritrovarono i cadaveri del capitano Cosso Aniello e del marinaio Migliaccio Silverio.

(Documento che mi ha inviato Massimo Velati)

Le barche ponzesi solcavano i mari del Mediterraneo ma qui, a La Maddalena, durante una tempesta la loro tartana Candia, purtroppo, naufragò. Era il 6 marzo 1890.

Sicuramente ci sono tante altre storie...

Nota:

Il capitano era Bosso Aniello non Cosso.

Altra Nota:

La tartana è un'imbarcazione a vela latina con un solo albero


Una tartana all'isola di Ponza 





La Maddalena (Immagini reperite in rete)

venerdì 24 gennaio 2025

Il naufragio della nave Kastel Luanda

 Il 18 dicembre 1974 all'isola di Ponza, in località Le Forna,  a Cala dell'Acqua, affondò il cargo battente bandiera panamense, Kastel Luanda.

Era in quella Cala in cui c'era la miniera di bentonite e caolino per caricare il minerale ma, purtroppo, durante le operazioni il tempo cambiò, il vento di ponente determinò il mare molto mosso.

Nel momento di partire la nave ebbe difficoltà ad avviare i motori che si fermarono e non ripartirono più. 

La nave in balia delle onde finì sul pontile distruggendolo, poi si arenò su uno scoglio sommerso. Alcuni pescherecci tentarono di salvarla, provarono a portarla al largo, ma non ci riuscirono.

I marinai dovettero abbandonare la nave che naufragò.



La nave Kastel Luanda 


Cala dell'Acqua e la zona mineraria


La nave Kastel Luanda ormai inclinata (Foto tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")

giovedì 5 luglio 2018

Un naufragio accaduto negli anni '50

Leggendo i libri di Ernesto Prudente trovo sempre qualcosa, qualche notizia di cui non ero a conoscenza come di un naufragio accaduto negli anni '50 sulle Formiche.
Ecco cosa racconta mentre descrive i Fari di Ponza:"...Nel Faro della Rotonda della Madonna è compreso anche il fanale a luce rossa fissa, identico a quello del Faro della Guardia, per la segnalazione delle Formiche. Quando si vedono contemporaneamente le due luci rosse significa che si è sugli scogli. 
Negli anni cinquanta del secolo scorso, un bastimento in legno dalla portata di circa trecento tonnellate, cercando ridosso in una notte di tempesta, andò a finire sugli scogli delle Formiche. Molti asserirono che venne a mancare la luce elettrica per cui ci fu un oscuramento totale. Certo è che la libecciata di quella notte fu veemente e impetuosa con violenti scrosci di pioggia.
Le sei persone dell'equipaggio trovarono la morte. Non si salvò nessuno. L'allarme di quel disastro lo lanciò Carlitto che, all'alba si era recato, con il suo gozzo, a le Formiche per vedere se era possibile calare la rete per qualche chilo di retunne.
Cosa faceva fare la fame! Quando notò legname e velatura sul mare rientrò subito per comunicare l'accaduto. 
Diverse barche si recarono sul luogo del naufragio. Nessun naufrago. Venne individuato un cadavere incastrato tra gli scogli. Luigi Sogliuzzo, l'iscaiolo, con l'aiuto di un amo legato ad un filo di nailon, riuscì dopo ore di estenuante lavoro a scardinarlo per portarlo in superficie. Il cadavere venne imbarcato sulla Santa Rita, la barca di Giosuè Di Scala che con il figlio Peppino ed io avevamo preso per correre a Le Formiche."









Gli scogli delle Formiche

Foto tratte dal sito info@viaggiaresempre.it





Da sopra la Parata in lontananza si vedono Le Formiche

(Foto estate 2016)

mercoledì 6 dicembre 2017

Il naufragio di capitan Costagliola

Di naufragi nel corso dei secoli ne sono accaduti tantissimi, ne abbiamo perso la memoria.
Ecco cosa racconta Silverio Mazzella nel libro Racconti e leggende dell'isola dei pescatori : " Una violenta tempesta si abbattè nel Medio Tirreno. La marticana di Fabio Costagliola di Procida, appesantita da un carico di grano appoggiò, sospinto dai marosi, verso l'isola di Ponza nella speranza di trovare un ridosso.
Per il buio, il mare in tempesta e le difficoltà di manovra, nell'entrare nella rada del porto urtò violentemente gli scogli tra la Ravia e la Montagna di Santa Maria e naufragò nella notte del 3 dicembre del 1765.
Nella mattina del giorno 4 seguente, aiutati dai pescatori ponzesi coordinati dal governatore, i marinai della marticana guadagnarono la riva e la salvezza. Gran parte del carico, quello che uscì dalla stiva, spiaggiò a Sant'Antonio, Giancos, Santa Maria e le marine verso Frontone.
Il marinaio Scotto, scrivano di bordo e anch'egli di Procida, dichiarò che ben poca cosa si salvò e tutto il grano recuperato fu ammassato e messo a disposizione dell'Annona di Roma.
Ne seguì un contenzioso tra le Società Assicurative e il governatore dell'isola.
Evangelista Bianchi fu accusato di frode e profitto illecito da naufragio ma alla fine fu assolto e continuò il suo incarico ancora per molti anni. Quell'inverno molti ponzesi utilizzarono il grano raccolto con tanta pazienza tra la rena e gli scogli di Ponza."








Un pò di foto del mare in tempesta all'isola di Ponza 

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Una marticana (martingana) napoletana
(immagine reperita in rete)

Nota:
Il libro di Silverio Mazzella "Racconti e leggende dell'isola dei pescatori" contiene anche del bellissimi acquerelli realizzati dall'autore.

Altra Nota:
La marticana (martigana o martingana) era un'imbarcazione di stazza rilevante, a vela, utilizzata per il trasporto delle merci. Copriva anche lunghe distanze. Nella "Monografia",  scritta verso la metà dell'Ottocento, il Tricoli conta nel Porto di Ponza "3 martingane".

lunedì 10 novembre 2014

Storia di un naufragio a Ponza

Ricordo molto bene quell'alba del 14 ottobre 1978...ero a Ponza, nella casa della mia famiglia.
Zia Titina, che abita al piano di sopra, venne a bussare alla nostra porta ed era molto preoccupata.
 Pensava fosse successo qualcosa dalle parti della Parata perchè da casa sua aveva sentito molto trambusto, voci concitate, ma non riusciva a capire cosa fosse.
Vedemmo accorrere finanzieri, carabinieri, marinai...chissà cosa era successo...
Andammo a vedere sulla Parata che dista pochi metri da casa nostra...e lì ci rendemmo conto del disastro.
Una nave, la Maria Costanza, era finita sugli scogli delle Formiche e bruciava.
Uno spettacolo desolante!
L'equipaggio a bordo di scialuppe era sceso sulla spiaggetta della Parata, per chiedere aiuto.
Ecco il racconto di Giuliano Massari nel libro "eguddemonin!":

"Alle prime luci dell'alba del 14.10.1978 la M/n  da carico Maria Costanza finì sopra gli scogli delle Formiche e si incendiò.
L'equipaggio era già su un'imbarcazione di salvataggio quando il comandante si accorse che il giovane marinaio Nicola Carannante di anni 23, suo parente, era rimasto a bordo colpito dallo scoppio di una bombola di gas. Il comandante tornato a bordo per soccorrerlo, lo trovò morto.
Ferito ed ustionato a sua volta, fu raccolto sull'imbarcazione che raggiunse la spiaggetta della Parata, sotto l'hotel Bellavista. Fu prelevato da un elicottero ma non sopravvisse.
Ricordo l'arrembaggio di alcuni isolani che cercavano il recuperabile, della nafta e di altri oggetti, ma testimoni oculari, saliti a bordo, mi dicono che la nave era già  vuotata di tutto.
Persino i documenti erano stati preparati per essere portati via.
Venne disincagliata e trainata da una pilotina per farla affondare al largo, ma si ruppero i cavi e la nave, spinta dal mare di scirocco, finì a Cala Inferno dove, ridotta in più pezzi, lentamente, viene assorbita nel fondo di sabbia.
Oggi si intravede ancora a pelo d'acqua."

Diversi naviganti ponzesi, con grande esperienza, tra cui Umbertino Conte, mostrarono qualche perplessità sulla rotta di quella nave...


La Parata



Dal Belvedere della Parata in lontananza gli scogli delle Formiche



La nave Maria Costanza naufragata sulle Formiche
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Il relitto della nave Maria Costanza a Cala Inferno
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

sabato 11 giugno 2011

Naufragio a Ponza…..

Qualche giorno fa, mentre ero a Ponza, un’imbarcazione ha urtato gli scogli delle “Formiche” ed è affondata.
L’imbarcazione, di trentatre metri, partita da Viareggio, doveva sostare a Ponza durante la notte per poi proseguire il suo viaggio.
L’equipaggio composto da quattro persone, tra loro qualcuno anche di origine ponzese, fortunatamente si è salvato grazie ai soccorsi immediati.
Era notte e non avevano voluto attraversare il canale tra Gavi e Zannone proprio per paura degli scogli ed invece ne hanno incontrati altri, molto pericolosi ma segnalati dalle carte nautiche ed anche dal faro della Madonna.
Sugli scogli delle “Formiche” incidenti del genere sono già capitati.
Trent’anni fa, era ottobre, una nave sbagliò rotta ,vi finì sopra e si incendiò.
Il comandante morì in seguito alle ustioni riportate.
Ricordo molto bene che venni svegliata all’alba da una mia parente che si era accorta che era successo qualcosa di grave nel tratto di mare antistante alla Parata quindi vicino casa nostra.
I naufraghi con la scialuppa di salvataggio raggiunsero la spiaggetta della Parata, salirono le scale che portano al Bellavista per chiedere aiuto.
Il relitto della nave giace nelle acque di Cala Inferno.
Ma ritornando all’imbarcazione affondata qualche giorno fa speriamo che non ci sia fuoriuscita di gasolio che causerebbe un danno ambientale ma la cosa più importante però è che le persone si sono salvate.
Tutto è bene quel che finisce bene……
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