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venerdì 11 ottobre 2024

PONZA Carcer illustrium

" PONZA Carcer illustrium " è il titolo del libro di Gino Usai. 

In questo libro si racconta con un'ampia documentazione che fin dai tempi antichi nelle isole Ponziane venivano mandate persone ad espiare le proprie colpe.

Alcuni erano personaggi scomodi per l'impero romano, magari perchè erano convinti cristiani, come Flavia Domitilla che, a Ponza,  diede vita alla "Martiria", un luogo di ritiro con  un gruppo di persone dedite alla preghiera.

Ma a Ponza giunsero molti cristiani che non rinnegarono la propria fede e vennero martirizzati come Anastasia.

Anche papa Silverio venne relegato a Ponza dall'imperatore Giustiniano e trovò ricovero all'inizio presso la "Martiria" di Santa Domitilla ma poi fece edificare un cenobio in località Santa Maria. 

San Silverio morì forse ucciso e venne sepolto nel monastero di Santa Maria e il suo sepolcro venne visitato da tanti fedeli giunti a Ponza per ricevere dei miracoli.

Non sappiamo dove siano i resti di papa Silverio, probabilmente i monaci quando abbandonarono Ponza, nell'813, hanno portato via il suo corpo, forse in qualche chiesa di Roma.

Sulla tomba di Papa Silverio erano incise queste parole: "Romanae Supremus apex Silverius Aedis, Ossa sub hoc retinet mortus extraneo" (Sepolcro del capo supremo romano Silverio, che contiene le sue ossa straniere).

Con i Borboni tornò ad essere luogo di pena, i forzati vennero portati a Ponza perchè serviva mano d'opera per i lavori di urbanizzazione. Venivano rinchiusi nella "Grotta di Pilato" cioè la Cisterna di via Parata che era di epoca romana, dove, un tempo, raccoglievano le acque piovane che scendevano dal monte Guardia.  Era molto grande. priva di luce e malsana.  Chissà sulle pareti si potrebbe trovare qualche iscrizione, dei nomi. 

In seguito giunsero a Ponza relegati, coatti, delinquenti, e possiamo immaginare la vita dei nostri antenati ponzesi che vivevano quotidianamente con queste persone. 

Giunsero i patrioti del Risorgimento ma dopo l'Unità d'Italia arrivarono i camorristi come Tore 'e Crescienzo.

Ma dalla documentazione fornita da Gino Usai in questo libro scopriamo che relegati e coatti fornirono un aiuto alla fragile economia ponzese.

Una pagina molto triste fu quella dei deportati libici che giunsero a Ponza nel 1911, molti morirono per miseria e malattie. 

Poi arrivarono, con l'avvento del fascismo, i confinati politici contrari al regime. 

Molto interessante la documentazione contenuta in questo libro, frutto di un grande lavoro di ricerca da parte dell'autore.

Le foto qui sono contenute all'interno del libro


La copertina del libro


Deportati libici appena sbarcati a Ponza e ammassati sul Lanternino, 1911



Ritratto di Salvatore De Crescenzo, detto Tore 'e Crescienzo, il camorrista

domenica 8 settembre 2024

Navigando la vita

 "Navigando la vita" è il titolo del libro di Salvatore Balzano (Ciciotto) la cui lettura è molto gradevole. 

Salvatore lo ha scritto durante la pandemia  proprio per i suoi figli e nipoti per far conoscere un mondo che non c'è più, quello di una Le Forna della sua infanzia, della sua giovinezza.

Ricorda in particolare la sua famiglia di origine, i suoi amici, i suoi primi approcci con Mimma sua futura moglie scomparsa , purtroppo, prematuramente. 

Racconta aneddoti, ma anche le sue difficoltà della vita.

Ecco una pagina del libro dedicata all'ambiente, la vita e le persone:

"Le abitazioni di forma cubica, sparpagliate sulle colline verdi, degradanti verso il mare dai vari colori che andavano dal bianco a quelli tenui pastello come quelli dell'arcobaleno, con fasce perimetrate sugli ingressi, sulle finestre e sul cornicione, anch'esse multicolori per dare maggiore risalto, in contrasto con il colore principale delle facciate. Le porte verniciate di azzurro, verde o bianco e di tutti i colori che avanzavano dopo avere verniciato le barche per metterle in acqua dopo l'inverno che erano state tirate a secco sugli scogli o conservate in apposite grotte dette malazzeni. Il cortile bianco biancheggiato con la calce, con l'immancabile pozzo per la conservazione dell'acqua piovana, che si recuperava dai tetti, con sopra un triangolo in ferro o in legno, alla cui estremità era legata una carrucola con sopra una fune avvolta che teneva un secchio zincato, con un peso ad uno dei lati per facilitare il suo riempimento quando si attingeva l'acqua. Alle pareti del prospetto principale delle case si notavano grappoli di pomodori, di peperoni piccanti e tanti pesci come rotondi e castardelli, messi ad essiccare per consumarli nei periodi di cattivo tempo e, durante l'inverno. Sul cortile, a curteglia, ammucchiati a un lato si vedevano fasci di pennicilli e legna e lo sfarzo, con dentro la chiocciola, la gallina madre, che covava le uova per fare nascere i pulcini. Esso era costruito con i giunchi intrecciati a canne legate sulla circonferenza, e aveva la forma di una campana, ed assomigliava a una nassa capovolta, e appoggiata sul piano dal lato aperto più grande. All'entrata delle abitazioni una rete di pescatore, che aveva la funzione della tenda per difendersi dagli insetti nocivi e dalle mosche che specialmente nel periodo di vendemmia volavano in grande quantità.  Le rocce vulcaniche con venature diverse, delle quali erano in evidenza macchie di colore rosso date dall'ossidazione di ferro, i vastaccietti, le ginestre, le macchie mediterranee e le pale di fico d'India e tutte le altre facevano apparire il paesaggio come un presepio, specialmente la sera, con le luci fioche delle candele e dei lumi a petrolio che a macchie di leopardo tra i vetri semiaperti degli infissi si vedevano..."

(Per gentile concessione dell'autore Salvatore Balzano, anche pittore)


La copertina del libro con un dipinto di Salvatore


Un dipinto realizzato da Salvatore

domenica 7 gennaio 2024

L'ultimo libro dedicato a Ponza di Giuliano Massari

 Giuliano Massari è scomparso da poco e l'ultimo libro che ha pubblicato dedicato a Ponza è sulle porte delle abitazioni, dei locali dell'isola. 

E' molto interessante e come scrive Giuliano all'inizio del libro è "Un contributo alla conoscenza del patrimonio culturale da sempre dimenticato e offeso"

In effetti a Ponza c'è poca attenzione nel conservare gli edifici storici ed ovviamente anche le porte questo anche per la destinazione d'uso prevalentemente turistica. Nel centro storico dell'isola ormai non ci vive quasi più nessuno, le abitazioni sono destinate soprattutto all'affitto estivo. 



La copertina del libro "La Porta"

Ed ora qualche foto di Porta che è presente nel libro scattate da me e da mia figlia Marianna


Dietro questo portone un tempo c'era la Pretura in via Madonna (Estate 2017)


Il Portone del palazzo Martinelli a Sant'Antonio (Estate 2017)


Porta della Falegnameria Pacifico in via Nuova (Estate 2019)


La Porta del magazzino di Ciro Iacono (Foto di Marianna Licari)


Il Portone dell'antico Palazzo Tagliamonte oggi di proprietà Coppa - Conte  visto dall'interno. Un tempo c'era il Municipio. (Foto di Marianna Licari)


Il maniglione del Portone del Palazzo Tagliamonte (Foto di Marianna Licari)



venerdì 10 settembre 2021

I pescatori Ponzesi in Sardegna dal Settecento ai giorni nostri

 E' il titolo di un libro molto interessante scritto da Gino Usai e appena pubblicato.

Gino racconta ampiamente i primi passi dei pescatori ponzesi in terra di Sardegna ma non solo. Possiamo leggere storie sconosciute, aneddoti,  incontrare personaggi, ci fa catapultare in quel mondo fantastico.

Molto toccante è il racconto di Silverio Conte detto Facciabruciata che Gino ha intervistato nell'agosto del 1996, ma ce ne sono altri interessanti. 

I pescatori ponzesi hanno portato le loro competenze in tutto il Mediterraneo, hanno insegnato il loro modo di pescare al popolo sardo che fino al loro arrivo erano dediti all'agricoltura, alla pastorizia,  non andavano a mare. Poi in seguito dopo un pò di diffidenza sono cominciati gli scambi, prima erano solo per la sopravvivenza. Scambiavano i pesci con formaggio, prodotti agricoli. Per i pescatori ponzesi la vita era durissima, stavano lontani mesi dalle loro famiglie, dalla loro isola. Alcuni, in seguito, si sono fermati in terra di Sardegna ed hanno fatto fortuna. Ancora oggi, in Sardegna, possiamo trovare nomi come la "Cala dei ponzesi",  testimonianza del loro passaggio.

Ovviamente il culto di San Silverio li ha sempre accompagnati ovunque nel loro peregrinare e in quei luoghi ancora ci sono testimonianze.

Un libro che, per chi come me ha sete di sapere della storia di Ponza, deve leggere.

Complimenti a Gino per questa bellissima opera!!!

Il libro è reperibile presso l'edicola di Ricciolino, sulla piazzetta di Sant'Antonio, all'isola di Ponza



In copertina i "Faraglioni del Calzone Muto" all'isola di Ponza


mercoledì 11 settembre 2019

Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita

L'ultima pubblicazione di Silverio Mazzella Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita  è un viaggio nel tempo.
Si racconta una parte molto importante della vita dei ponzesi come le tradizioni, le preghiere ed anche le superstizioni, che sono poi la cultura di un popolo.
E' corredato da belle foto di persone che ci fanno fare un tuffo nel passato.
E' un libro molto interessante...
Non può mancare in libreria...si può acquistare dal Brigantino all'isola di Ponza




Nel libro c'è anche una preghiera tratta da Frammenti di Ponza che recitava mia zia Francesca



Mia zia Francesca Iacono

mercoledì 4 settembre 2019

Il libro "Impressioni" di Gabriella Moriondo

Questo libro scritto dalla maestra dell'Ottocento Gabriella Moriondo l'ho cercato tanto e finalmente ho potuto leggerlo interamente grazie all'edizione pubblicata da Silverio Mazzella del Brigantino.
Un grazie va anche a Francesca Ormanni della quale la maestra Gabriella Moriondo era la bisnonna.
Ecco qualche parte del libro in cui la Moriondo racconta la vita ponzese di fine Ottocento:

"Nell'ottobre del 1887 giunse a Ponza, dalla Brianza, una ragazza di appena vent'anni, la maestra Gabriella Moriondo.
Arrivò a Ponza dopo un lungo viaggio e rivelò subito una gran forza d'animo.
Così racconta i suoi luoghi d'origine: "...nata fra le bellezze della grandiosa Milano, cresciuta ora fra il dolce sorriso della Brianza dalle vaste e ricche pianure, ora tra i soavi profumi della costa ligure...e in ultimo tra gli incanti della bella Partenope..."
Gabriella Moriondo girava per le case cercando di convincere i genitori a mandare i figli a scuola per sconfiggere l'analfabetismo. Il compito era arduo perchè i bambini già così piccoli aiutavano la famiglia con il loro lavoro.
Per Gabriella insegnare era una "Sacra Missione" e venne paragonata alla maestra del libro "Cuore" di De Amicis.
Gabriella Moriondo scrisse anche un libretto di "Impressioni", nel 1890, sulla vita isolana e così descrive il movimento che c'era nel porto di Ponza: "...manovrar continuo di leggiadri schifi, di graziose golette, di grosse barche galleggianti sul bel piano, talvolta liscio e immobile come argentea pianura, talvolta lievemente increspato, ed altra ancora sommosso da furibondi flussi; i bagni di mare nelle tre piccole grotte di Santa Maria dove le ragazze erano difese dai raggi del sole..."
Descrive così l'uomo ponzese: "...porta anzitempo solcata la fronte che il sole e il mare abbronziscono, e che il viver continuo tra calcoli e traffichi solca appunto si presto; ha però d'ordinario folta capigliatura, che nella fredda stagione ripara con belle coppole di pelo di volpe, secondo l'uso dei marinai...Struttura mediocre, giusta complessione, tranquilla andatura; tu lo riconosci e lo distingui a colpo d'occhio fra la numerosa classe di continentali..."
La maestra racconta che i bambini imparavano presto a tuffarsi dagli scogli, fare giochi nell'acqua, pescare, raccogliere frutti di mare. Racconta anche di gite a Zannone riservate ai benestanti...di gite in barca a Le Forna...ma anche delle famiglie ponzesi...uomini lontani per  pescare e donne dedite alla pulizia della casa che però nelle notti di tempesta scendevano al porto, con i lumi a petrolio, in cerca dei loro cari.
Qualche pagina è dedicata anche ai coatti, che in quel tempo stavano sull'isola,  scrivendo che arrivavano vestiti decentemente ma poi si abbrutivano sia per l'ozio che per la povertà.
Comunque, dopo l'arrivo desolante, a Ponza, in quella sera autunnale, dopo lo sconforto iniziale, Gabriella si creò una famiglia e restò sull'isola tutta la vita.
Sposò il notaio Giovanni Coppa che nei primi anni del Novecento fu anche sindaco.
Dalla loro unione nacque, nel 1898, Ezio Coppa, professore universitario di medicina del lavoro ma anche deputato dell'Assemblea Costituente e della Camera, uno dei figli più illustri della nostra isola.
La vita della maestra Gabriella imboccò una strada tutta in salita, quel viaggio a Ponza non fu una cosa inutile..."

In questo libro Gabriella Moriondo fa un ritratto di Ponza e dei ponzesi. 


Gabriella Moriondo, maestra dell'Ottocento



Il professor Ezio Coppa, figlio di Gabriella Moriondo

martedì 13 novembre 2018

Isole d'inverno

Isole d'inverno è il titolo di un bellissimo libro fotografico realizzato da Federica Di Giovanni, una ponzese doc.
E' un viaggio tra alcune isole italiane che Federica ha fatto con la sua macchina fotografica cogliendo attimi di quotidianità.
In ogni fotografia appaiono particolari delle isole minori che circondano la nostra penisola italiana.
Raccontano isole lontane dal caos estivo, sempre più spopolate, alle prese con mareggiate che le isolano dalla terraferma ma che nonostante tutto sono ricche di fascino.
C'è anche la nostra Ponza che sorniona e silenziosa attende...








Complimenti Federica!!!

venerdì 14 settembre 2018

Un libro molto interessante

Quest'anno è stato pubblicato un libro molto interessante Ponzesi, gente di mare Storie di barche, di pesca, di navigazione in cui possiamo trovare la storia della navigazione ponzese.
L'autore, Silverio Mazzella, ha fatto ricerche negli archivi per trovare documenti, ha coinvolto molte famiglie ponzesi.
Tutto corredato da foto, alcune inedite, da disegni.
Bellissimo!!!


La copertina del libro raffigura due burchielle, in primo piano la Maria Assunta in cielo e in fondo la Assunta Maria in questa opera realizzata da Silverio Mazzella



Questa la pagina in cui viene descritto il cutter Santuario di Pompei che apparteneva inizialmente al mio bisnonno Ciro Iacono.
Poi  viene raccontata la vita lavorativa sul mare di mio nonno Peppino Iacono con una foto che è sul suo libretto di navigazione.
C'è anche una bella foto di mio padre, Ciro Iacono, maestro d'ascia, che ha costruito barche bellissime. Negli ultimi anni di vita ha realizzato dei modellini di imbarcazioni veramente stupendi.



Nel 1778, il 23 aprile, ci fu un naufragio e persero la vita alcuni Iacono e dei loro parenti. Michele Iacono era un mio antenato, oltre al figlio Silverio di quattro anni lasciò anche Aniello di un anno da cui discendo.
Il padre di Michele era Pietro Paolo Iacono, la madre Elena Di Tomasso.
In questa pagina ci sono un pò di notizie.

lunedì 20 luglio 2015

San Silverio....in Bolivia

Durante il viaggio in America Latina papa Francesco si è recato anche in Bolivia. Mi sono ricordata che tempo fa ho scritto un post in cui raccontavo di un paese, in Bolivia, che si chiama San Silverio, proprio come il Santo patrono dell'isola di Ponza.
Il post è di giugno del 2014.

Giugno è il mese in cui, a Ponza, festeggiamo il nostro Santo patrono, San Silverio.
Nel libro di Ernesto Prudente "Penna vagabonda" ho trovato una curiosità....
In Bolivia, nel cuore delle Ande, c'è un paese che si chiama San Silverio, ha una popolazione di circa quattrocento persone che sono dediti alla pastorizia ed all'allevamento.
Ernesto ha fatto le sue ricerche circa l'origine del nome e così scrive: "Il suo nome, San Silverio, è scaturito da un fatto che ha del soprannaturale: nella seconda metà del milleottocento un signore dall'aspetto energico e risoluto attraversò questa comunità per altri luoghi. Si fermò soltanto per poco tempo e durante la sosta venne a sapere che un bambino era affetto da una terribile malattia che, giorno dopo giorno, lo trascinava alla morte. Non si vedevano vie d'uscita. Era in un vicolo cieco.
La disperazione dei genitori era altissima. 
L'intera comunità partecipava a quella tragedia come se quel figlio fosse di ognuno di loro.
Non vi erano medici, nè nel paese, nè nelle comunità circostanti e il bimbo malato veniva curato con le indicazioni di uno pseudo stregone. Nessun passo verso la guarigione era visibile. Il bambino andava, giorno per giorno, da male in peggio, avvicinandosi, giorno dopo giorno, allo spegnimento. Rifiutava il cibo e passava intere notti in uno stato di totale assopimento.
Il forestiero, venuto a conoscenza del fatto, perchè era sulla bocca di tutti, tutti ne parlavano, chiese di poter vedere il malato.
Una volta portato al suo cospetto lo trovò steso su un pagliericcio, emaciato e smunto e con gli occhi chiusi. Non aveva più la forza di tenerli aperti. Gli si avvicinò e gli pose, amorevolmente, una mano sulla fronte. Il bambino, come venne toccato, aprì gli occhi, guardò e sorrise, cosa che non faceva da tanti e tanti giorni.
Gli astanti, parenti e amici rimasero sbalorditi.
Lo straniero, nell'imboccare la porta per uscire da quella casa, rivolgendosi a tutti, disse: "Non abbiate timore, guarirà". E così fu!
La mamma, dopo aver guardato negli occhi il suo bambino, lo seguì, cercando di raggiungerlo, e dalla soglia, mentre lui imboccava un sentiero che portava ad un'altra comunità, con voce rotta dal pianto e con le lacrime che le inondavano il viso, gli chiese:
"Chi sei' Come ti chiami?
Silverio, fu la risposta, senza voltarsi".



La statua di San Silverio in processione a Ponza tanti anni fa....in primo piano si vede mio padre Ciro Iacono



Questa foto è ancora più antica....San Silverio lo portavano in processione su un trono



Ancora San Silverio a Ponza....

venerdì 6 giugno 2014

San Silverio...in Bolivia

Giugno è il mese in cui, a Ponza, festeggiamo il nostro Santo patrono, San Silverio.
Nel libro di Ernesto Prudente "Penna vagabonda" ho trovato una curiosità...
In Bolivia, nel cuore delle Ande, c'è un paese che si chiama San Silverio, ha una popolazione di circa quattrocento persone che sono dediti alla pastorizia ed all'allevamento.
Ernesto ha fatto le sue ricerche circa l'origine del nome e così scrive: "Il suo nome, San Silverio, è scaturito da un fatto che ha del soprannaturale: nella seconda metà del milleottocento un signore dall'aspetto energico e risoluto attraversò questa comunità per altri luoghi. Si fermò soltanto per poco tempo e durante la sosta venne a sapere che un bambino era affetto da una terribile malattia che, giorno dopo giorno, lo trascinava alla morte. Non si vedevano vie d'uscita. Era in un vicolo cieco.
La disperazione dei genitori era altissima. 
L'intera comunità partecipava a quella tragedia come se quel figlio fosse di ognuno di loro.
Non vi erano medici, nè nel paese, nè nelle comunità circostanti e il bimbo malato veniva curato con le indicazioni di uno pseudo stregone. Nessun passo verso la guarigione era visibile. Il bambino andava, giorno per giorno, da male in peggio, avvicinandosi, giorno dopo giorno, allo spegnimento. Rifiutava il cibo e passava intere notti in uno stato di totale assopimento.
Il forestiero, venuto a conoscenza del fatto, perchè era sulla bocca di tutti, tutti ne parlavano, chiese di poter vedere il malato.
Una volta portato al suo cospetto lo trovò steso su un pagliericcio, emaciato e smunto e con gli occhi chiusi. Non aveva più la forza di tenerli aperti. Gli si avvicinò e gli pose, amorevolmente, una mano sulla fronte. Il bambino, come venne toccato, aprì gli occhi, guardò e sorrise, cosa che non faceva da tanti e tanti giorni.
Gli astanti, parenti e amici rimasero sbalorditi.
Lo straniero, nell'imboccare la porta per uscire da quella casa, rivolgendosi a tutti, disse: "Non abbiate timore, guarirà". E così fu!
La mamma, dopo aver guardato negli occhi il suo bambino, lo seguì, cercando di raggiungerlo, e dalla soglia, mentre lui imboccava un sentiero che portava ad un'altra comunità, con voce rotta dal pianto e con le lacrime che le inondavano il viso, gli chiese:
"Chi sei' Come ti chiami?
Silverio, fu la risposta, senza voltarsi".



La statua di San Silverio in processione a Ponza tanti anni fa....in primo piano si vede mio padre Ciro Iacono



Questa foto è ancora più antica....San Silverio lo portavano in processione su un trono



Ancora San Silverio a Ponza....

mercoledì 8 gennaio 2014

Le donne dell'ottocento nell'isola di Ponza: "Le incettatrici e rivendugliole di pesce"

Nell'aprile del 1847, Mattei, nel suo viaggio alle isole Ponziane, mentre andava verso Palmarola con una barca, i cui rematori erano quattro giovanotti, fece un incontro in mezzo al mare...
Avevano appena girato la Punta della Guardia quando incontrarono una barca con quattro donne che remavano vigorosamente...
Il Mattei incuriosito volle parlare con queste donne....scoprire chi fossero e cosa facessero nel bel mezzo di quel mare...
Fece fermare la barca, fece zittire i giovanotti che erano presi a sbeffeggiarle...e cominciò a fare domande...
Le donne risposero così: "Non siamo che rivendugliole e incettatrici di pesce, che andiamo a mercanteggiare a bordo delle tartanelle. Ritornando a Ponza ci sarà dato di offrirvi un saggio del nostro mestiere".
Il Mattei si accaparrò il loro pesce dandogli pochi carlini.
Quella non era l'unica barca di donne che andavano a pescare facendo anche concorrenza agli uomini che trovavano ogni modo per umiliarle.
Sicuramente, oltre a pescare, queste donne curavano la casa, crescevano i figli e chissà se qualche volta non hanno rischiato addirittura di partorire sulle loro barche...
E come disse il Mattei: Viva la marineria femminile!



Le donne ponzesi che stanno pescando ritratte dal Mattei



La Punta della Guardia dove il Mattei incontrò le donne che stavano pescando



La Punta della Guardia

Ma di donne che andavano a pescare ne scrive un'antropologa, Marilena Maffei, nel suo libro "Donne di mare".
Racconta delle donne dell'arcipelago delle Eolie che ogni giorno pescavano, tiravano le reti per mantenere la propria famiglia e questo fino agli inizi del Novecento.
Quindi il racconto del Mattei per quanto riguarda le donne pescatrici ponzesi è plausibile...

lunedì 14 ottobre 2013

Antichi mestieri a Ponza: 'A seggiare

Fino agli anni quaranta le sedie di paglia in chiesa appartenevano a due vecchiette chiamate una Parmitelle e l'altra Silveria 'A seggiare. Il marito di quest'ultima era 'U solachianielle (ciabattino) Zi Rafele detto Acciappa acciappe  per  il suo intercalare quando girava per le case nel restituire le scarpe risuolate. Costui nel dire queste parole voleva significare che in questo mondo ci facciamo fessi l'un con l'altro.
Le sediarie non riscuotevano l'obolo al momento di occupare la sedia, ma lo raccoglievano ogni mese andando casa per casa.
Non venivano pagate in denaro ma con i prodotti della terra e del mare.

Dal libro "Su e giù per Ponza" di Luigi Sandolo


La chiesa di Ponza porto dedicata a San Silverio e Santa Domitilla

venerdì 11 ottobre 2013

L'orologio della piazza......

Così scrive Norman Douglas, nel libro "Isole d'estate", dopo la visita a Ponza, nel 1908:
"A Ponza il tempo scorre veloce, almeno così si direbbe giudicando alla maniera in cui si comporta l'orologio del paese.
Nei cinque minuti durante i quali restammo ad osservarlo, incantati dai movimenti, le lancette passarono da mezzogiorno alle sette di sera".



L'Orologio della piazza visto dal Lanternino



L'Orologio della piazza in primo piano.....

giovedì 3 ottobre 2013

Un libro bellissimo

Quest'anno nella libreria "Il Brigantino" di Ponza c'è una novità ....un bellissimo libro...
Il libro fa parte della collana Ponzesi- Storia Tradizioni Folclore e Leggende della Gente di Ponza ed il titolo è Ponza cucina tradizionale e nuove tendenze. Cibo e cultura.
Già dal titolo si capisce che è un viaggio attraverso la tradizione culinaria dell'isola di Ponza ed è corredato da bellissime foto.
Sfogliando le pagine troviamo gli  acquerelli di Silverio Mazzella sempre molto bravo.
La raccolta delle ricette è stata curata da Pina Di Meglio, moglie di Silverio, ma anche Gennaro , il figlio, ha contribuito alla realizzazione del libro.
Praticamente sono andati alla ricerca delle ricette della cucina ponzese ed hanno coinvolto molte persone...anche per la realizzazione dei piatti......
Questo è il secondo volume della serie dedicato a Ponza e vale veramente la pena averlo...non può mancare....
Gli autori si ripromettono di prepararne altri.....
Ora comincia la ricerca del materiale......
Buon Lavoro!!!



sabato 13 luglio 2013

La penna è più forte della spada

Ieri una ragazza pachistana di soli 16 anni ha incantato l'Onu con le sue parole.
Malala Yousafzai poco tempo fa era stata colpita alla testa dai talebani perchè da quelle parti le ragazze non dovrebbero andare a scuola ma lei si è opposta con tutte le sue forze.
Si è presentata, davanti a 500 giovani ed al segretario dell'Onu, Ban Ki Moon, vestita di rosa, le spalle coperte da  uno scialle bianco appartenuto a Benazir Bhutto, l'ex premier pachistana assassinata nel 2007.
Sono rimasta colpita dalla fierezza e dal coraggio di questa ragazza ma le parole erano stupende......
Un bambino, un insegnante, un libro ed una penna possono cambiare il mondo.
L'istruzione è la sola soluzione.
Come darle torto...ha perfettamente ragione...
La penna è più forte della spada.
Ed ancora.....
I talebani hanno paura del potere dell'istruzione, hanno paura del potere delle donne.
Per questo uccidono.
Ha chiesto istruzione per tutti...anche per i figli dei talebani.
I talebani non mi ridurranno al silenzio.
Ora è candidata al premio Nobel per la Pace.
Brava Malala, piccola grande donna......


Malala Yousafzai mentre parla all'Onu

venerdì 1 febbraio 2013

Folco Quilici e....Ponza


Nel suo ultimo libro "Relitti e tesori", il grande documentarista,  Folco Quilici, racconta anche delle sue immersioni a Ponza.
Quilici, nel libro, descrive i relitti rinvenuti e fotografati nei mari di tutto il mondo.
Non solo navi...anche aerei e...addirittura treni....
Ma è nelle acque di Ponza che ha imparato a "sommozzare".....
Le sue prime immersioni Quilici le ha fatte nel relitto della Liberty, affondata nel '44, davanti a Punta Papa, nel versante occidentale di Ponza.
Era carica di camion che furono recuperati in seguito.
Racconta anche di un aereo da trasporto militare, un Douglas A- 20, ammarato nel '45 nelle acque tra Ponza e Palmarola che appare e scompare nella sabbia.
Libro molto interessante per gli appassionati di mare e di archeologia subacquea.

lunedì 18 ottobre 2010

Video presentazione itinerante libro “Memorie di Amalie” di Rita Bosso

Ecco il video della presentazione itinerante del libro “Memorie di Amalie” di Rita Bosso per le strade di Ponza.
Questi alcuni momenti salienti della serata del 20 luglio 2010.
Intervengono oltre a Rita Bosso, Lucia Conte, Franco De Luca, Silverio Scotti ed altri amici.

giovedì 12 agosto 2010

Il porto dei sogni

Tramonto di fine estate,
 rosso all’orizzonte,
guardo nel cielo blu
 gabbiani,
vanno incontro al sole
 che muore
sfuggenti come sogni fantastici.

Nel mio porto di quiete
Un pensiero naviga
Nell’infinito silenzio.

Fadila  Ben Khelil

Dal libro “Liberosentire”

Fadila è una giovane ponzese con un animo sensibile ed è un vero piacere conoscerla.
Questo libro di poesie, spero, sia solo il suo primo lavoro.

lunedì 9 agosto 2010

Presentazione del libro “Memorie di Amalie” di Rita Bosso

A Ponza ho partecipato alle presentazioni del libro di Rita Bosso “Memorie di Amalie” ambientato tra il 1700 e il 1800, proprio quando veniva costruito quella magnifica opera che è il porto borbonico.
Si raccontano tante storie….possiamo ritrovare persone vissute nel 1900 calate in quel contesto…veramente avvincente…
Ad esempio, Aniello, maestro d’ascia, potrebbe essere mio padre, Ciro Iacono.
Ecco un brano del libro in cui si parla di lui:


“Tra un mese mi sposo, sono quattro anni che sono fidanzata con Aniello.
Aniello è maestro d’ascia, lavora col padre. Maestro d’ascia è molto di più che falegname anche se sempre col legno si ha a che fare: un maestro d’ascia costruisce barche, e la barca deve galleggiare, filare, reggere il mare. La barca sente l’acqua e sente il vento, non è un cassettone.
Le barche che costruiscono Aniello e il padre si riconoscono da lontano; io sto affacciata al parapetto della strada di sopra, corso Farnese, la barca magari sta a Frontone e io posso stabilire con sicurezza se è uscita dalle mani di Aniello oppure no. Lui è un artista, la barca la disegna, la colora, la liscia e la modifica prima nella sua testa e poi sulla carta.
Quando è perfetta, nella sua testa e sulla carta, allora mette mano al legno. Per questo le sue barche sono speciali, sono gentili. Per noi due ne ha costruita una piccolina, aggraziata, l’ha dipinta di giallo con un righino celeste e sempre in celeste ha scritto a prua  “La Bella Amalia”; la metteremo a mare dopo sposati.”

Ecco il link del blog in cui si possono vedere anche le foto della presentazione “itinerante”, molto originale….
Brava Rita!!!!
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