Dal libro di Luigi Sandolo Su e giù per Ponza c'è un brano in cui si racconta dei Musicanti.
Eccolo: Al Ponzese non manca il senso musicale che oggi soddisfa con la radio ed i dischi.
Negli anni non più vicini v'erano gli appassionati della musica lirica e sinfonica e fra essi si costituì un comitato ed a loro spese mandarono a chiamare un maestro di musica nella persona di Francesco Titta. Questi organizzò una banda che per decenni deliziò il loro udito e quello della popolazione isolana.
La banda suonava in ogni festa religiosa ed al seguito di quasi tutti i funerali. Per queste prestazioni veniva pagata.
Uno dei più accaniti sostenitori della banda fu Benedetto Migliaccio fu Pasquale.
Morto il maestro Titta la banda ha continuato a suonare sotto la guida del macellaio Antonio Guarino. Poi per inedia è scomparsa.
Oggi dietro le esequie si sente solo un chiacchierio irrispettoso mentre una volta si ascoltava la banda musicale.
Pasquale Parisi fu Gaspare, appassionato di musica, durante la prova della marcia funebre di Chopin esclamò: Quando muoio voglio essere accompagnato al cimitero al suono di questa musica. Non passò una settimana ed il compianto Pasqualino fu accontentato.
Oggi l'isola di Ponza ha una banda musicale diretta dal maestro Cafolla.
La prima banda musicale isolana
(Anni '30)
Successivamente la banda era diretta dal maestro Anzalone
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
La banda diretta dal maestro Cafolla
(Foto tratta da "Appunti per un libro" di don Salvatore Tagliamonte)
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domenica 10 marzo 2019
giovedì 26 marzo 2015
Il mondo della pesca a Ponza
Sull'isola di Ponza un tempo c'era una consistente flotta peschereccia che negli ultimi anni è diminuita vertiginosamente.
Ormai sono rimaste nel porto solo pochissime barche.
Sono tante le cause che hanno portato i pescatori ponzesi a lasciare le loro barche, e pensare che hanno pescato in tutto il Mediterraneo...
Ecco cosa scrive Luigi Sandolo a proposito della pesca, nel 1980, in "Su e giù per Ponza": "La maggiore ricchezza per i Ponzesi proviene dal mare.
Nella pesca vi lavorano un cinquecento persone imbarcate su una quindicina di motopescherecci d'alto mare ed una trentina per pesca costiera. Un altro centinaio di uomini lavora su navi da trasporto e da diporto.
Poichè alcune specie di pesci stanno scomparendo dalle acque dell'Arcipelago si fa l'elenco di quelle che ancora si prendono con le reti e con le coffe (palamiti). Queste ultime sono cavi di nailon lunghi un migliaio di metri ai quali sono attaccate cordicelle di un metro e mezzo con l'amo: rotunni, vope, messuoli, maschi, mennelle.."
Un po' di foto di barche da pesca nel porto di Ponza (estate 2014)
I rotunni di Ponza
Le foto sono di Marianna Licari
I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, ma non hanno mai considerato quei pericoli una ragione sufficiente per rimanere a riva
Vincent Van Gogh
Ormai sono rimaste nel porto solo pochissime barche.
Sono tante le cause che hanno portato i pescatori ponzesi a lasciare le loro barche, e pensare che hanno pescato in tutto il Mediterraneo...
Ecco cosa scrive Luigi Sandolo a proposito della pesca, nel 1980, in "Su e giù per Ponza": "La maggiore ricchezza per i Ponzesi proviene dal mare.
Nella pesca vi lavorano un cinquecento persone imbarcate su una quindicina di motopescherecci d'alto mare ed una trentina per pesca costiera. Un altro centinaio di uomini lavora su navi da trasporto e da diporto.
Poichè alcune specie di pesci stanno scomparendo dalle acque dell'Arcipelago si fa l'elenco di quelle che ancora si prendono con le reti e con le coffe (palamiti). Queste ultime sono cavi di nailon lunghi un migliaio di metri ai quali sono attaccate cordicelle di un metro e mezzo con l'amo: rotunni, vope, messuoli, maschi, mennelle.."
Un po' di foto di barche da pesca nel porto di Ponza (estate 2014)
I rotunni di Ponza
Le foto sono di Marianna Licari
I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, ma non hanno mai considerato quei pericoli una ragione sufficiente per rimanere a riva
Vincent Van Gogh
lunedì 2 febbraio 2015
Antichi mestieri: il falegname
Il mestiere del falegname è molto antico basti pensare a San Giuseppe.....
A Ponza è quasi scomparso....
Di questo mestiere così scrive Luigi Sandolo in "Su e giù per Ponza" pubblicato nel 1980:
"Ponza ha avuto sempre capaci lavoratori del legno.
Se ne ricordano i fratelli Vincenzo, Pasquale e Veruccio Tricoli, recentemente scomparsi. In attività di lavoro vi sono Salvatore Coppa alias Tore 'e caramelle, Silverio Tricoli fu Vincenzo, Luigi Ambrosino, i fratelli Luciano e Guido Poloni, Giggino Pacifico ed il figlio Severino."
Di questi fanno ancora qualche lavoretto Luigi Ambrosino ed uno dei fratelli Poloni perchè gli altri sono tutti scomparsi.
Silverio Tricoli, ricordo, aveva la bottega giù a Mamozio, di fronte a quella di mio padre, mentre Salvatore Coppa lavorava, sulla Punta Bianca.
Giggino Pacifico lavorava con il figlio Severino, scomparso prematuramente, sulla Via Nuova.
Ora quasi nessuno lavora più il legno...i falegnami vengono da fuori Ponza...anche se ho scoperto che una falegnameria c'è a Le Forna dove lavora con passione Gaetano di Aprea Bontà (la macelleria in Corso Pisacane) che riesce a districarsi in entrambi i mestieri.
Giggino Pacifico nella sua falegnameria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
La via Nuova dove Giggino Pacifico aveva la falegnameria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Giggino e Severino Pacifico nella loro falegnameria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Il banco di lavoro di un falegname
Alcuni attrezzi in uso al falegname
A Ponza è quasi scomparso....
Di questo mestiere così scrive Luigi Sandolo in "Su e giù per Ponza" pubblicato nel 1980:
"Ponza ha avuto sempre capaci lavoratori del legno.
Se ne ricordano i fratelli Vincenzo, Pasquale e Veruccio Tricoli, recentemente scomparsi. In attività di lavoro vi sono Salvatore Coppa alias Tore 'e caramelle, Silverio Tricoli fu Vincenzo, Luigi Ambrosino, i fratelli Luciano e Guido Poloni, Giggino Pacifico ed il figlio Severino."
Di questi fanno ancora qualche lavoretto Luigi Ambrosino ed uno dei fratelli Poloni perchè gli altri sono tutti scomparsi.
Silverio Tricoli, ricordo, aveva la bottega giù a Mamozio, di fronte a quella di mio padre, mentre Salvatore Coppa lavorava, sulla Punta Bianca.
Giggino Pacifico lavorava con il figlio Severino, scomparso prematuramente, sulla Via Nuova.
Ora quasi nessuno lavora più il legno...i falegnami vengono da fuori Ponza...anche se ho scoperto che una falegnameria c'è a Le Forna dove lavora con passione Gaetano di Aprea Bontà (la macelleria in Corso Pisacane) che riesce a districarsi in entrambi i mestieri.
Giggino Pacifico nella sua falegnameria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
La via Nuova dove Giggino Pacifico aveva la falegnameria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Giggino e Severino Pacifico nella loro falegnameria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Il banco di lavoro di un falegname
Alcuni attrezzi in uso al falegname
venerdì 5 dicembre 2014
U Casecavallo
Vicino alla Ravia, entrando nel porto di Ponza, c'è uno scoglio dalla forma particolare e, a tal proposito, leggiamo cosa scrive Luigi Sandolo nel libro "Su e giù per Ponza":
"E' uno scoglio che sembra una mano con il dito puntato verso il cielo.
L'erosione ha trasformato questo scoglio il quale ancora nei primi anni di questo secolo veniva indicato con una grossolana qualifica.
Si raccontava che le donne sterili vi andassero in pellegrinaggio di notte considerandolo un talismano. In una notte tempestosa un fulmine, la pioggia torrenziale o le onde del mare ne fecero crollare la sommità mettendo fine alla superstizione.
Chi scrive ricorda che la sommità della scoglio era stagliata a forma di fungo e si bisbigliava il nome di un'anziana sposa resa felice dalla nascita di un figlio dopo un notturno pellegrinaggio al talismano."
Nota:
Luigi Sandolo quando scrive dei primi anni di questo secolo si riferisce al 1900
Qualche foto in cui si vede lo scoglio u Casecavallo
U Casecavallo si staglia verso il cielo
U Casecavallo nel suo splendore....
U Casecavallo..... foto antica
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Altra foto antica
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
U Casecavallo....foto antica
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
"E' uno scoglio che sembra una mano con il dito puntato verso il cielo.
L'erosione ha trasformato questo scoglio il quale ancora nei primi anni di questo secolo veniva indicato con una grossolana qualifica.
Si raccontava che le donne sterili vi andassero in pellegrinaggio di notte considerandolo un talismano. In una notte tempestosa un fulmine, la pioggia torrenziale o le onde del mare ne fecero crollare la sommità mettendo fine alla superstizione.
Chi scrive ricorda che la sommità della scoglio era stagliata a forma di fungo e si bisbigliava il nome di un'anziana sposa resa felice dalla nascita di un figlio dopo un notturno pellegrinaggio al talismano."
Nota:
Luigi Sandolo quando scrive dei primi anni di questo secolo si riferisce al 1900
Qualche foto in cui si vede lo scoglio u Casecavallo
U Casecavallo si staglia verso il cielo
U Casecavallo nel suo splendore....
U Casecavallo..... foto antica
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Altra foto antica
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
U Casecavallo....foto antica
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
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martedì 27 maggio 2014
Antichi mestieri: i calzolai
Credo che a Ponza non ci siano più calzolai ma, di questo mestiere, così scrive Luigi Sandolo, nel libro "Su e giù per Ponza": "Di scarpe nei tempi lontani non se ne consumavano troppe perchè i contadini usavano i zampitti, ricavati dalla pelle degli asini ed i marinai gli zoccoli. A calzare gli altri e le donne provvedevano Francesco e Giuseppe Bosso e Ciro e Vincenzo Cuomo.
Angelo Pacifico e Francesco De Luca detto Ciccille 'e maestà, entrambi menomati negli arti inferiori, riparavano le scarpe mentre attorno al loro deschetto gli amici conversavano di cose allegre.
Un autentico artigiano del cuoio è Pietro Iozzi."
La moglie di Pietro Iozzi, Maria, aiutava il marito nel suo laboratorio di artigiano e dopo la morte del marito ha continuato a riparare le scarpe dei ponzesi.
E' mancata pochi anni fa ultranovantenne.
Un calzolaio al lavoro
Come risuolare una scarpa.....
Una foto antica di Giancos dove aveva il suo laboratorio Pietro Iozzi
Angelo Pacifico e Francesco De Luca detto Ciccille 'e maestà, entrambi menomati negli arti inferiori, riparavano le scarpe mentre attorno al loro deschetto gli amici conversavano di cose allegre.
Un autentico artigiano del cuoio è Pietro Iozzi."
La moglie di Pietro Iozzi, Maria, aiutava il marito nel suo laboratorio di artigiano e dopo la morte del marito ha continuato a riparare le scarpe dei ponzesi.
E' mancata pochi anni fa ultranovantenne.
Un calzolaio al lavoro
Come risuolare una scarpa.....
Una foto antica di Giancos dove aveva il suo laboratorio Pietro Iozzi
mercoledì 30 aprile 2014
Antichi mestieri: I venditori stagionali
Un tempo, a Ponza, c'erano i venditori che offrivano i loro prodotti stagionali per pochi soldi o addirittura lo barattavano con quello che serviva per sopravvivere. Era un periodo in cui c'era poco da mangiare ma forse tra le persone non c'era l'individualismo che c'è ora.
Luigi Sandolo scrive in "Su e giù per Ponza" anche di questa categoria: "Dalla Padula, gli orti posti nella conca di Chiaia di Luna alle spalle della spiaggia di S.Antonio uscivano i venditori di verdure. Erano vecchi e donne che avevano bisogno di guadagnare qualche soldo per comprare il pane.
Venditori ambulanti di pesci erano gli stessi pescatori quando i commercianti approfittando dell'abbondanza offrivano un prezzo inferiore all'abituale. Allora si sentiva gridare : 'e rutunne da Votte, dello scoglio della Botte.
Venditori ambulanti stagionali erano i caprai dei quali si è già parlato e nei mesi di agosto e settembre le vecchiette che andavano ad offrire i fichi freschi. I più saporiti erano i troiani, i bianchi ed i neri mentre quelli chiamati paravise meno saporiti venivano seccati.
In primo piano le barche a remi, in fondo Sant'Antonio....dietro c'è la Padula dove si coltivavano le verdure migliori
La zona del porto di Ponza.....si vedono le spiagge di S. Antonio e Giancos
La spiaggia di Giancos....si vede anche la Marinella dei Morti....qualche barchetta
Chiaia di Luna vista dall'alto
Luigi Sandolo scrive in "Su e giù per Ponza" anche di questa categoria: "Dalla Padula, gli orti posti nella conca di Chiaia di Luna alle spalle della spiaggia di S.Antonio uscivano i venditori di verdure. Erano vecchi e donne che avevano bisogno di guadagnare qualche soldo per comprare il pane.
Venditori ambulanti di pesci erano gli stessi pescatori quando i commercianti approfittando dell'abbondanza offrivano un prezzo inferiore all'abituale. Allora si sentiva gridare : 'e rutunne da Votte, dello scoglio della Botte.
Venditori ambulanti stagionali erano i caprai dei quali si è già parlato e nei mesi di agosto e settembre le vecchiette che andavano ad offrire i fichi freschi. I più saporiti erano i troiani, i bianchi ed i neri mentre quelli chiamati paravise meno saporiti venivano seccati.
In primo piano le barche a remi, in fondo Sant'Antonio....dietro c'è la Padula dove si coltivavano le verdure migliori
La zona del porto di Ponza.....si vedono le spiagge di S. Antonio e Giancos
La spiaggia di Giancos....si vede anche la Marinella dei Morti....qualche barchetta
Chiaia di Luna vista dall'alto
venerdì 11 aprile 2014
Antichi mestieri: "I pannazzari"
Questo mestiere, ormai scomparso, lo racconta molto bene nel suo libro "Su e giù per Ponza" Luigi Sandolo che scrive:
"I pannazzari, i venditori ambulanti di stoffe e biancheria sono scomparsi con la seconda guerra mondiale. Questa attività veniva esercitata anche da donne fra cui Teresina Balzano vedova De Luca e Domitilla Pagano in Silvestri. Gli ultimi pannazzari sono stati i fratelli Giovanni e Salvatore Silvestri, emigrati da Ischia.
Una volta quando la lira era uguale all'oro dai pannazzari veniva gridato: " 'na canne e meze 'na lire".
La canne equivaleva a circa due metri di stoffa.
Tra i caratteristici venditori ambulanti si ricorda Luigi Petrazzoli oriundo milanese, che andava in giro con un lungo cestello in testa nel quale v'erano aghi, spille, nastri ed altre cianfrusaglie. Si annunziava alle compratrici con un lungo sibilo che rassomigliava al suono di una trombetta."
Ponza com'era al tempo dei pannazzari......
C'erano ancora i bastimenti nel porto........
Corso Pisacane......
"I pannazzari, i venditori ambulanti di stoffe e biancheria sono scomparsi con la seconda guerra mondiale. Questa attività veniva esercitata anche da donne fra cui Teresina Balzano vedova De Luca e Domitilla Pagano in Silvestri. Gli ultimi pannazzari sono stati i fratelli Giovanni e Salvatore Silvestri, emigrati da Ischia.
Una volta quando la lira era uguale all'oro dai pannazzari veniva gridato: " 'na canne e meze 'na lire".
La canne equivaleva a circa due metri di stoffa.
Tra i caratteristici venditori ambulanti si ricorda Luigi Petrazzoli oriundo milanese, che andava in giro con un lungo cestello in testa nel quale v'erano aghi, spille, nastri ed altre cianfrusaglie. Si annunziava alle compratrici con un lungo sibilo che rassomigliava al suono di una trombetta."
Ponza com'era al tempo dei pannazzari......
C'erano ancora i bastimenti nel porto........
Corso Pisacane......
sabato 8 marzo 2014
Antichi mestieri: ' A capere
'A capere è l'antesignana del parrucchiere odierno che, però, esercitava a domicilio quindi era lei che si recava in casa delle clienti.
A proposito di questo mestiere Luigi Sandolo così scrive nel libro "Su e giù per Ponza":
"Così veniva chiamata la pettinatrice o acconciatrice dei capelli che non mancava in occasione di matrimoni e feste. All'igiene ed alla pettinatura quotidiana la donna, che portava i capelli lunghi, si faceva aiutare da una parente o amica".
A Ponza, un tempo, veniva un parrucchiere, un certo Vitullo, ma ho un vago ricordo.......
Però il parrucchiere che ha acconciato tante teste ponzesi è stato Silverio Spignesi che aveva il negozio in piazza Pisacane........Silverio 'u parrucchier......poi subentrò suo figlio Vittorio.....ma col tempo hanno lasciato questa professione per fare tutt'altro.
Sul corso Pisacane, in estate, apriva il suo negozio di coiffeur Madame, una bella signora francese, la moglie di Marcel Bouton del ristorante Ippocampo....io m'incantavo nel vederla lavorare.....
Poi, ha aperto il negozio, Oriana, una marchigiana, giù alla Banchina Nuova....ed ancora America Beauty di Maria Pia Mazzella che tutto l'anno garantisce, con professionalità, alle donne ponzesi e non, di poter acconciare i propri capelli.
La bellezza di una donna sta anche nell'avere dei bei capelli curati..........
Ma ritornando alla capere.......
Un tempo le donne portavano capelli lunghi che raccoglievano in un tupè, 'u tuppo.
Io ricordo i bellissimi capelli di mia nonna Olimpia acconciati in un tupè........
A proposito di questo mestiere Luigi Sandolo così scrive nel libro "Su e giù per Ponza":
"Così veniva chiamata la pettinatrice o acconciatrice dei capelli che non mancava in occasione di matrimoni e feste. All'igiene ed alla pettinatura quotidiana la donna, che portava i capelli lunghi, si faceva aiutare da una parente o amica".
A Ponza, un tempo, veniva un parrucchiere, un certo Vitullo, ma ho un vago ricordo.......
Però il parrucchiere che ha acconciato tante teste ponzesi è stato Silverio Spignesi che aveva il negozio in piazza Pisacane........Silverio 'u parrucchier......poi subentrò suo figlio Vittorio.....ma col tempo hanno lasciato questa professione per fare tutt'altro.
Sul corso Pisacane, in estate, apriva il suo negozio di coiffeur Madame, una bella signora francese, la moglie di Marcel Bouton del ristorante Ippocampo....io m'incantavo nel vederla lavorare.....
Poi, ha aperto il negozio, Oriana, una marchigiana, giù alla Banchina Nuova....ed ancora America Beauty di Maria Pia Mazzella che tutto l'anno garantisce, con professionalità, alle donne ponzesi e non, di poter acconciare i propri capelli.
La bellezza di una donna sta anche nell'avere dei bei capelli curati..........
Ma ritornando alla capere.......
Un tempo le donne portavano capelli lunghi che raccoglievano in un tupè, 'u tuppo.
Io ricordo i bellissimi capelli di mia nonna Olimpia acconciati in un tupè........
'A capera
Chissà in quante case di questa Ponza 'a capera è andata a pettinare le donne ponzesi................
lunedì 14 ottobre 2013
Antichi mestieri a Ponza: 'A seggiare
Fino agli anni quaranta le sedie di paglia in chiesa appartenevano a due vecchiette chiamate una Parmitelle e l'altra Silveria 'A seggiare. Il marito di quest'ultima era 'U solachianielle (ciabattino) Zi Rafele detto Acciappa acciappe per il suo intercalare quando girava per le case nel restituire le scarpe risuolate. Costui nel dire queste parole voleva significare che in questo mondo ci facciamo fessi l'un con l'altro.
Le sediarie non riscuotevano l'obolo al momento di occupare la sedia, ma lo raccoglievano ogni mese andando casa per casa.
Non venivano pagate in denaro ma con i prodotti della terra e del mare.
domenica 9 giugno 2013
'A mammane
Un tempo, a Ponza, si nasceva, in casa, grazie all'aiuto dell'ostetrica del luogo, la cosiddetta "mammane".
Quando sono nata io, mia madre fu aiutata da "Rìccetta",così chiamavano Giovanna Parisi.
Ecco come descrive l'ostetrica ponzese Luigi Sandolo nel libro "Su e giù per Ponza" pubblicato nel 1980.
"A mammane
Negli anni ormai lontani nel popolo ponzese il titolo di levatrice per non dire di ostetrica, quest'ultimo istituito verso il 1930, era sconosciuto.
Chi raccoglieva i parti e curava il neonato e la puerpera veniva chiamata 'a mammane. Quando poi la si voleva distinguere con il nome si diceva 'a cummare Lucia, 'a cummare Maria, 'a cummare Rosalia. L'assistenza al neonato ed alla puerpera durava sino a che quest'ultima non si era del tutto ristabilita in salute.
Al primo bagno il papà gettava nella vaschetta una o due monete d'oro.
Il compenso alla mammane veniva dato alla fine delle prestazioni, il giorno del battesimo che avveniva normalmente dopo una settimana dalla nascita.
La maggiore soddisfazione quale pubblico riconoscimento della sua bravura professionale 'a mammane l'aveva nell'accompagnamento del neonato al fonte battesimale.
Indossato l'abito migliore e spesso nuovo e vistoso, inghirlandata da catene d'oro ad una delle quali era legato un'orologio dello stesso metallo e, d'estate, un ventaglio, 'a mammane si recava a casa del battezzando accompagnata dall'allieva o assistente.
In attesa del suo arrivo era la famiglia, vestita a festa e la giovanetta, anche essa vestita a nuovo, che doveva portare in chiesa il pargoletto.
Durante la cerimonia del battesimo 'a mammane con il battezzando in braccio teneva pronto per non farlo piangere 'nu pupatielle, una pupattola, che consisteva in una mollica di pane ben zuccherata in un panno.
All'uscita della chiesa con il neo cristiano, ritornato nelle braccia della portatrice, si formava un piccolo corteo con davanti un codazzo di ragazzi schiamazzanti per ricordare ai parenti ed amici di buttare i confetti ed i soldini.
Arrivati a casa 'a mammane presentava per il bacio il battezzato al padre pronunziando il nome impostogli. A tavola sedeva al posto d'onore con a destra il padrino o la madrina.
Le ultime mammane furono Rosalia Albano, Eugenia Mazzella, 'a Paccuselle di Le Forna, Maria Esposito vedova Parisi e Lucia Mazzella Sangiovanni. Dopo la recente morte di Giovanna Parisi è rimasta l'altra ostetrica Lucia Mazzella fu Silverio"
Nell'agosto del 2008 ho già scritto un post sul nascere a Ponza...tanto tempo fa
La foto è del battesimo delle mie sorelle, le gemelle.....anni sessanta....una è in braccio a mia nonna, l'altra ad Olimpia, la mia sorella maggiore.
A fianco Teresa Parisi, nipote dell'ostetrica, dietro "Riccetta", mio padre ed io ( mi si vede appena) con il cappottino.
Quando sono nata io, mia madre fu aiutata da "Rìccetta",così chiamavano Giovanna Parisi.
Ecco come descrive l'ostetrica ponzese Luigi Sandolo nel libro "Su e giù per Ponza" pubblicato nel 1980.
"A mammane
Negli anni ormai lontani nel popolo ponzese il titolo di levatrice per non dire di ostetrica, quest'ultimo istituito verso il 1930, era sconosciuto.
Chi raccoglieva i parti e curava il neonato e la puerpera veniva chiamata 'a mammane. Quando poi la si voleva distinguere con il nome si diceva 'a cummare Lucia, 'a cummare Maria, 'a cummare Rosalia. L'assistenza al neonato ed alla puerpera durava sino a che quest'ultima non si era del tutto ristabilita in salute.
Al primo bagno il papà gettava nella vaschetta una o due monete d'oro.
Il compenso alla mammane veniva dato alla fine delle prestazioni, il giorno del battesimo che avveniva normalmente dopo una settimana dalla nascita.
La maggiore soddisfazione quale pubblico riconoscimento della sua bravura professionale 'a mammane l'aveva nell'accompagnamento del neonato al fonte battesimale.
Indossato l'abito migliore e spesso nuovo e vistoso, inghirlandata da catene d'oro ad una delle quali era legato un'orologio dello stesso metallo e, d'estate, un ventaglio, 'a mammane si recava a casa del battezzando accompagnata dall'allieva o assistente.
In attesa del suo arrivo era la famiglia, vestita a festa e la giovanetta, anche essa vestita a nuovo, che doveva portare in chiesa il pargoletto.
Durante la cerimonia del battesimo 'a mammane con il battezzando in braccio teneva pronto per non farlo piangere 'nu pupatielle, una pupattola, che consisteva in una mollica di pane ben zuccherata in un panno.
All'uscita della chiesa con il neo cristiano, ritornato nelle braccia della portatrice, si formava un piccolo corteo con davanti un codazzo di ragazzi schiamazzanti per ricordare ai parenti ed amici di buttare i confetti ed i soldini.
Arrivati a casa 'a mammane presentava per il bacio il battezzato al padre pronunziando il nome impostogli. A tavola sedeva al posto d'onore con a destra il padrino o la madrina.
Le ultime mammane furono Rosalia Albano, Eugenia Mazzella, 'a Paccuselle di Le Forna, Maria Esposito vedova Parisi e Lucia Mazzella Sangiovanni. Dopo la recente morte di Giovanna Parisi è rimasta l'altra ostetrica Lucia Mazzella fu Silverio"
Nell'agosto del 2008 ho già scritto un post sul nascere a Ponza...tanto tempo fa
La foto è del battesimo delle mie sorelle, le gemelle.....anni sessanta....una è in braccio a mia nonna, l'altra ad Olimpia, la mia sorella maggiore.
A fianco Teresa Parisi, nipote dell'ostetrica, dietro "Riccetta", mio padre ed io ( mi si vede appena) con il cappottino.
Nascere è ricevere un intero universo in dono
Jostein Gaarder
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lunedì 3 giugno 2013
Aneddoti o quasi
Nel libro "Su e giù per Ponza" di Luigi Sandolo ho trovato questo aneddoto divertente.....
"Addò sta Ddie?
Durante il catechismo nella chiesa di Santa Maria don Aniello Conte, che divenuto cappellano del carcere di S. Stefano con la sua testimonianza fece liberare un innocente dall'ergastolo, domandò a Silverio Mazzella, fratello del compianto Gennaro 'a Poste, dove stava Dio. Il ragazzo con lieve balbuzia rispose: Sta fore 'a chiese a guardà 'a biciclette mie.
Don Aniello raccoglieva quello che aveva seminato. Egli infatti per indurre il ragazzo a seguirlo nella sagrestia, dove si teneva il catechismo, lo aveva assicurato che poteva lasciare la bicicletta, con la quale giocava, fuori dalla chiesa perchè a guardarla v'era Dio."
Foto del villaggio di Santa Maria...si vede chiaramente la chiesa dell'aneddoto
L'interno della chiesa di Santa Maria e sull'altare la statua di San Giuseppe
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