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giovedì 23 settembre 2021

La Dragonara...perchè si chiama così?

 In  un video di Folco Quilici Mari dell'uomo. Bestiari degli abissi  mi sono imbattuta nella figura della Dragunara. 

Secondo una tradizione calabrese la Dragunara è una donna drago abitante gli abissi marini che provoca le trombe marine che si combatte con l'arte delle parole e la forza di magici coltelli.
Mi sono incuriosita... ho cominciato a cercare ed ho scoperto qualcosa.
Il termine Dragunara (Tracunara) proviene da tracon che in greco vuol dire condotto di acque.
A Miseno c'è la grotta della Dragonara (Tracunaria) che è una cisterna d'acqua, scavata nel tufo, proprio come quella che abbiamo a Ponza, con opus reticolatum, ricoperta da uno stucco bianchissimo adatto ad un serbatoio d'acqua.
Ma anche a Sassari scorrono fiumi sotterranei i dragunaggi, vene d'acqua che scavano strade nel sottosuolo ed attraversano la città.
A quanto pare la parola Dragonara ha sempre a che fare con l'acqua (grotte o cisterne d'acqua)
Potrebbe essere che la zona della Dragonara, a Ponza, abbia preso questo nome proprio dalla cisterna e non viceversa.
Questa cisterna è già citata dal Pacichelli nel 1685 così: Più avanti è quella della Dragonara, che raffigura una peschiera di acqua sorgente assai buona, dove fanno acqua i navili, che talvolta per tempesta vi approdano...
Invece il Tricoli la descrive così: Vedesi incavata nella roccia in quadro per 150 palmi ogni lato, sostenuta da cinque ordini di piloni, è spalmata d'intonaco. Oggi è conserva d'acqua.




La scalinata che porta sulla Dragonara


In questa piazzetta un tempo c'era questo pino


Uno scorcio



Antico palazzetto



La Cisterna della Dragonara

venerdì 27 novembre 2020

La Dragonara

 Durante una puntata di Linea blu, di qualche anno fa, dedicata alla Calabria, hanno trasmesso un video di Folco Quilici Mari dell'uomo. Bestiari degli abissi in cui mi sono imbattuta nella figura della Dragunara. 

Secondo una tradizione calabrese la Dragunara è una donna drago abitante gli abissi marini che provoca le trombe marine che si combatte con l'arte delle parole e la forza di magici coltelli.
Mi sono incuriosita, ho cominciato a cercare ed ho scoperto qualcosa.
Il termine Dragunara (Tracunara) proviene da tracon che in greco vuol dire condotto di acque.
A Miseno c'è la grotta della Dragonara (Tracunaria) che è una cisterna d'acqua, scavata nel tufo, proprio come quella che abbiamo a Ponza, con opus reticolatum, ricoperta da uno stucco bianchissimo adatto ad un serbatoio d'acqua.
Ma anche a Sassari scorrono fiumi sotterranei i dragunaggi, vene d'acqua che scavano strade nel sottosuolo ed attraversano la città.
A quanto pare la parola Dragonara ha sempre a che fare con l'acqua (grotte o cisterne d'acqua)
Potrebbe essere che la zona della Dragonara, a Ponza, abbia preso questo nome proprio dalla cisterna e non viceversa.
Questa cisterna è già citata dal Pacichelli nel 1685 così: Più avanti è quella della Dragonara, che raffigura una peschiera di acqua sorgente assai buona, dove fanno acqua i navili, che talvolta per tempesta vi approdano...
Invece il Tricoli la descrive così: Vedesi incavata nella roccia in quadro per 150 palmi ogni lato, sostenuta da cinque ordini di piloni, è spalmata d'intonaco. Oggi è conserva d'acqua.






La scalinata che porta sulla Dragonara



Un angolo di questa zona


Il palazzo Rivieccio sulla Dragonara





La Cisterna della Dragonara

giovedì 17 settembre 2020

L'aereo scomparso sotto la sabbia tra Ponza e Palmarola

 Di questo aereo ne scrive Folco Quilici nel libro Relitti e tesori.

Ecco il brano che riguarda l'aereo:

"Apparizioni e sparizioni di aerei perduti se ne ripetono a centinaia nei fondali marini del mondo. In Italia un aereo- simbolo di questi giochi di prestigio giace nelle acque trasparenti dell'arcipelago pontino. Del suo relitto avevo sentito spesso parlare e l'avevo visto in fotografia, ma in tante immersioni in tempi e stagioni diverse nei fondali dove giaceva, riuscivo solo a testimoniare la sua invisibilità. E finalmente mi è apparso nel punto di mare dove poche settimane prima lo stesso fondale era piatto e vuoto. Evidentemente, fango e sabbia coprivano e scoprivano quell'aereo da trasporto militare Douglas A -20, al quale nel 1945 era riuscito un dictching, l'ammaraggio di fortuna. Per poi scomparire sotto la superficie, tra le isole di Ponza e Palmarola. E darsi al gioco del fantasma che c'è e non c'è.

Con un amico sub, alla notizia d'una sua riapparizione lo raggiungiamo dopo esserci reciprocamente imposti, qui come con le altre immersioni, di superare la quota di sicurezza (meno cinquanta) lavorando a più sessanta solo per pochi minuti. Arrivati vicino al fantasma ci rendiamo conto che restargli a lungo accanto non ne sarebbe valsa la pena: dei tanti scheletri d'aerei raggiunti e fotografati sul fondo, questo, benchè intatto, è il più spoglio. Nella sua ultima missione non doveva aver imbarcato alcun carico. Non lo ricorderei in queste pagine se non per il gusto teatrale, di cui offre ulteriore conferma una settimana dopo la nostra immersione, quando alcuni amici si calano nello stesso punto di mare e riescono a fotografare solo deserte dune di sabbia. "Ovviamente" commenta il ponzese che li ha condotti con la sua motobarca sullo stesso punto dove mi aveva accompagnato "la tramontana furiosa degli ultimi tre giorni ha mosso e rimosso ancora una volta il fondale. E laggiù tutto è cambiato, come al solito!"

Intanto il relitto del bimotore americano continua a giocare a nascondino tra la sabbia che viene  spostata dalle correnti tanto da renderlo invisibile





L'aereo trovato da Andrea Donati del Ponza Diving



In questo tratto di mare, tra Ponza e Palmarola, giace il relitto dell'aereo
(Foto di Rossano Di Loreto)

mercoledì 7 marzo 2018

I pescatori ponzesi raccontati da Folco Quilici

Folco Quilici, scomparso da poco, ha amato Ponza ed è citata in diversi libri che ha scritto.
In TIRRENIDE. Gli spazi del maestrale Folco scrive dei pescatori ponzesi, delle loro barche.
Ecco le sue parole: "...Ponza ha avuto le sue trasformazioni e profonde; non ci sono più i pescatori e i marinai dell'isola, conosciuti in tutto il Tirreno per meritata fama di silenzio e capacità.
E mi vengono a mente i nomi delle loro barche, i metodi di pesca alla lampuga, al tonno di passo; e il loro arcaico sistema per raccogliere corallo (sulla costa sarda, ovviamente). Una galleria di scafi, di volti, di battute; e di insegnamenti sussurrati tra i denti (ancor oggi, andando per mare, lì tengo bene a mente perchè un proverbio di pescatore può essere banale, ma al momento giusto la sua saggezza non viene mai smentita)."



Barca da pesca con le reti



Una barca ponzese



Alessio Migliaccio ripara le reti a Sant'Antonio



Un tempo la flotta peschereccia era notevole a Ponza



Barca tirata in secco a Santa Maria


Pescatori ponzesi



Scena di pesca

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)






Barche da pesca a Ponza

(Foto di Marianna Licari, estate 2015)



Il "grande" Folco Quilici a cui, qualche anno fa, è stata conferita la cittadinanza onoraria dell'isola di Ponza

lunedì 25 settembre 2017

La Dragonara

Durante una puntata di Linea blu, quest'estate, dedicata alla Calabria, hanno trasmesso un video di Folco Quilici Mari dell'uomo. Bestiari degli abissi in cui mi sono imbattuta nella figura della Dragunara. 
Secondo una tradizione calabrese la Dragunara è una donna drago abitante gli abissi marini che provoca le trombe marine che si combatte con l'arte delle parole e la forza di magici coltelli.
Mi sono incuriosita... ho cominciato a cercare ed ho scoperto qualcosa.
Il termine Dragunara (Tracunara) proviene da tracon che in greco vuol dire condotto di acque.
A Miseno c'è la grotta della Dragonara (Tracunaria) che è una cisterna d'acqua, scavata nel tufo, proprio come quella che abbiamo a Ponza, con opus reticolatum, ricoperta da uno stucco bianchissimo adatto ad un serbatoio d'acqua.
Ma anche a Sassari scorrono fiumi sotterranei i dragunaggi, vene d'acqua che scavano strade nel sottosuolo ed attraversano la città.
A quanto pare la parola Dragonara ha sempre a che fare con l'acqua (grotte o cisterne d'acqua)
Potrebbe essere che la zona della Dragonara, a Ponza, abbia preso questo nome proprio dalla cisterna e non viceversa.
Questa cisterna è già citata dal Pacichelli nel 1685 così: Più avanti è quella della Dragonara, che raffigura una peschiera di acqua sorgente assai buona, dove fanno acqua i navili, che talvolta per tempesta vi approdano...
Invece il Tricoli la descrive così: Vedesi incavata nella roccia in quadro per 150 palmi ogni lato, sostenuta da cinque ordini di piloni, è spalmata d'intonaco. Oggi è conserva d'acqua.



La scalinata che porta sulla Dragonara



Ancora la scalinata



La piazzetta del pino sulla Dragonara



Uno scorcio



Antico palazzetto sulla Dragonara



La Cisterna della Dragonara



Un particolare della Cisterna della Dragonara

mercoledì 22 febbraio 2017

Folco Quilici e la Liberty di Punta Papa

Folco Quilici ha sempre avuto per l'isola di Ponza un'attenzione particolare anche perchè proprio qui ha iniziato le immersioni subacquee da ragazzo.
Nell'antefatto personale del libro Relitti e tesori ecco cosa scrive: "Nelle acque dell'isola di Ponza, poco dopo aver imparato a sommozzare, presi ad immergermi nel fondale antistante il lato di ponente dell'isola, la cosiddetta Punta del Papa. Là giaceva un relitto di Liberty, una delle tante varate negli Stati Uniti per lo sforzo bellico della seconda guerra mondiale. Nel '44, navigando nel Tirreno centrale il suo equipaggio, completamente ubriaco, l'aveva fatta finire sulle rocce. Affondò velocemente, spezzata in due. Una parte, a pochi metri dalla riva, aveva reso possibile non solo il salvataggio di molti marinai, ma consentiva a noi ragazzi muniti solo di maschera, pinne e buon fiato di scendere sotto il pelo delle onde e gettare un'occhiata a un insieme d'elementi tragici e grandiosi: cupe ombre, luci guizzanti.
Nell'immensa carcassa scendevano in profondità palombari addetti al recupero di camion caricati nella stiva. Intravedevo appena alcuni momenti di quel lavoro e mi pareva estremamente rischioso. Allo stesso tempo cominciai a capire qual era il principale motivo per cui un uomo rischiava la vita addentrandosi in un relitto: la possibilità di mettere le mani su qualcosa di redditizio o addirittura prezioso.
Nel caso della Liberty, i camion portati in superficie rappresentavano un buon bottino per la ditta di recuperi.
Immerso nei pochi metri consentiti alle mie ancora incerte apnee, mi ero accorto di altri due uomini, non occupati al recupero del carico: muniti di un'attrezzatura subacquea particolare, e con due forti lampade accese illuminavano un camion mentre i palombari lo imbragavano per il recupero. I due indossavano tute di gomma e autorespiratori a ossigeno..."
"Stavano filmando l'operazione di recupero con una macchina da ripresa cinematografica."
"...Nella carcassa di Ponza dove tutto è iniziato, sono tornato più volte, anno dopo anno, testimone di un progressivo sgretolamento della grande nave.
Nel mio ultimo tuffo, nel 2009 della imponente Liberty naufragata a Punta del Papa restavano solo pochi rottami corrosi."




Punta del Papa
(Foto di Rossano Di Loreto, aprile 2015)



Punta del Papa
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Il naufragio della Liberty LST 349



Il libro di Folco Quilici


Il video della Liberty...immagini di ieri e di oggi

Nota:
LST 349, nave da trasporto americana naufragata sugli scogli antistanti Punta del Papa il 23 febbraio 1944. Il relitto giace a 21 metri di profondità.

giovedì 3 aprile 2014

Il porto di Ponza

Folco Quilici ha definito il porto dell'isola di Ponza il più bello del Mediterraneo.......in effetti è molto bello....direi scenografico....
Ecco due belle foto di Giovanni Pacifico proprio di questi giorni....


Il molo con il Lanternino


La zona del porto....con la Banchina Mamozio....la piazza del Municipio con l'orologio....la chiesa....


"Aldilà del porto
c'è l'ampio mare...
Mare eterno assorto 
nel suo mormorare....."
F.Pessoa

venerdì 1 febbraio 2013

Folco Quilici e....Ponza


Nel suo ultimo libro "Relitti e tesori", il grande documentarista,  Folco Quilici, racconta anche delle sue immersioni a Ponza.
Quilici, nel libro, descrive i relitti rinvenuti e fotografati nei mari di tutto il mondo.
Non solo navi...anche aerei e...addirittura treni....
Ma è nelle acque di Ponza che ha imparato a "sommozzare".....
Le sue prime immersioni Quilici le ha fatte nel relitto della Liberty, affondata nel '44, davanti a Punta Papa, nel versante occidentale di Ponza.
Era carica di camion che furono recuperati in seguito.
Racconta anche di un aereo da trasporto militare, un Douglas A- 20, ammarato nel '45 nelle acque tra Ponza e Palmarola che appare e scompare nella sabbia.
Libro molto interessante per gli appassionati di mare e di archeologia subacquea.
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