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venerdì 14 settembre 2018

Un libro molto interessante

Quest'anno è stato pubblicato un libro molto interessante Ponzesi, gente di mare Storie di barche, di pesca, di navigazione in cui possiamo trovare la storia della navigazione ponzese.
L'autore, Silverio Mazzella, ha fatto ricerche negli archivi per trovare documenti, ha coinvolto molte famiglie ponzesi.
Tutto corredato da foto, alcune inedite, da disegni.
Bellissimo!!!


La copertina del libro raffigura due burchielle, in primo piano la Maria Assunta in cielo e in fondo la Assunta Maria in questa opera realizzata da Silverio Mazzella



Questa la pagina in cui viene descritto il cutter Santuario di Pompei che apparteneva inizialmente al mio bisnonno Ciro Iacono.
Poi  viene raccontata la vita lavorativa sul mare di mio nonno Peppino Iacono con una foto che è sul suo libretto di navigazione.
C'è anche una bella foto di mio padre, Ciro Iacono, maestro d'ascia, che ha costruito barche bellissime. Negli ultimi anni di vita ha realizzato dei modellini di imbarcazioni veramente stupendi.



Nel 1778, il 23 aprile, ci fu un naufragio e persero la vita alcuni Iacono e dei loro parenti. Michele Iacono era un mio antenato, oltre al figlio Silverio di quattro anni lasciò anche Aniello di un anno da cui discendo.
Il padre di Michele era Pietro Paolo Iacono, la madre Elena Di Tomasso.
In questa pagina ci sono un pò di notizie.

venerdì 3 marzo 2017

Quei primi giorni di marzo del 1944...

Antonio Feola chiamato Totonno Primo, durante la guerra faceva la spola con il continente caricando sui propri motovelieri viveri e, talvolta anche persone, soprattutto dopo l'affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943 nelle acque di Ventotene.
Con Totonno Primo la mia famiglia era legata da rapporti di parentela perchè era cugino sia di mio nonno Peppino Iacono che di mia nonna Olimpia...erano nipoti di  Evangelista Feola che abitava a Sant'Antonio, morto a 104 anni.
Ma ritorniamo a quei giorni del 1944 che sono ben raccontati da Silverio Corvisieri nel suo libro All'isola di Ponza...
"Dopo l'affondamento del "Santa Lucia" il problema degli approvvigionamenti divenne quasi insolubile. Di acqua non ne arrivò più e si dovette fare ricorso esclusivo all'acqua piovana raccolta nelle cisterne mentre la sorgente di Caladinferno risultava molto indebolita a causa degli sconvolgimenti del bacino imbrifero causati dalla miniera di bentonite. Il rifornimento dei viveri, affidato ormai a qualche viaggio avventuroso del motoveliero di Antonio Feola, risentiva oltre che delle difficoltà della navigazione in un mare minato e attraversato dalla guerra, anche della rarefazione del cibo sul continente. Ponza, oltretutto, si trovava collocata davanti a una costa che fu a lungo investita da furiosi combattimenti; dapprima la battaglia del Garigliano, pochi chilometri  oltre Formia, e, dal gennaio 1944, la furibonda resistenza tedesca ad Anzio e Nettuno per ritardare l'avanzata alleata su Roma. I ponzesi che non si trovavano sotto le armi o che non avevano abbandonato l'isola per trovare un  riparo in continente, dovettero arrangiarsi con le magre risorse della loro agricoltura, dell'allevamento dei soli animali da cortile e di una pesca praticata, con molto timore e quando il tempo lo permetteva, soltanto sottocosta. Chi possedeva un pezzetto di terra poteva dirsi fortunato; per gli altri la situazione divenne tragica. Per mesi molti i ponzesi poterono nutrirsi soltanto con "erba e pesci cotti con l'acqua salata " del mare. Si arrivò persino a tagliuzzare le palette dei fichidindia in fili sottili per poi bollirli come una normale verdura. La denutrizione, e per alcuni, la fame vera e propria provocarono malattie gravi.
Durante la battaglia di Anzio alcuni ponzesi, pur di sopravvivere, si avventurarono in mare per recuperare i cadaveri dei soldati, la capitaneria del porto pagava una certa cifra per ogni corpo strappato al mare. Il mese più terribile fu forse il febbraio 1944; alla fine del mese, quando si contavano già 15 persone morte di fame, il maltempo bloccò per molti giorni qualsiasi possibilità di navigazione. L'isola raggiunse il culmine della disperazione. Il parroco, che intanto aveva acquisito una grande autorità come era accaduto a Ponza ai suoi predecessori in altri tragici momenti, insieme al comandante del porto Giovanni Di Cecca, fece lanciare al governatore alleato d'Ischia un drammatico appello: "Popolo Ponza muore fame" e, al tempo stesso, riunì i fedeli per tre giorni di preghiere ovviamente rivolte a San Silverio affinchè intercedesse presso l'Onnipotente. Il caso volle che proprio un'ora dopo la predica di domenica 5 marzo, una nave inglese pilotata  da quel vecchio lupo di mare di Antonio Feola facesse il suo ingresso nel porto di Ponza nonostante l'incredibile bufera che agitava le acque. La nave trasportava un carico di farina bianca e di farinella (un miscuglio di legumi macinati), una vera e propria benedizione che salvò la vita a molta gente." 



Antonio Feola (Totonno Primo) figlio di Angelo Feola e Concetta Mazzella, nipote di Evangelista Feola e Gabriella Conte



Motovelieri alla Banchina di Ponza




Il cutter "Santuario di Pompei" con cui nonno Peppino Iacono navigava durante la guerra, faceva anche lui la spola tra Ponza e il continente per portare viveri 










mercoledì 9 dicembre 2015

U cottero d'u nonno

Nonno Peppino Iacono ha navigato per una vita su diverse imbarcazioni ponzesi e sul cottero (cutter) che era appartenuto a suo padre Ciro. Ha navigato prima a vela poi a motore.
Il cutter  Santuario di Pompei, costruito a Vietri sul Mare nel 1890, era in legno, quercia e pino e navigava a vela. Aveva una stazza lorda di 27 tonnellate. Era stato acquistato dal mio bisnonno Ciro Iacono il 24 settembre 1906.
Il motore fu aggiunto in seguito.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'affondamento del piroscafo Santa Lucia, nonno Peppino con il cottero faceva la spola tra Ponza e il continente portando viveri, quando capitava dava qualche passaggio anche a persone.
Mia madre mi ha raccontato che proprio in quell'estate era a Ventotene per aiutare sua sorella Olga che aveva le bambine piccole. I collegamenti marittimi furono interrotti e riuscì a tornare a Ponza proprio con il cottero di nonno Peppino. In quel periodo mamma ancora non era nemmeno fidanzata con mio padre Ciro, era giovanissima.
Questi mezzi furono utilissimi durante la guerra quando Ponza rimase isolata.
Il cutter Santuario di Pompei è entrato nella storia della marineria ponzese.


Il cutter Santuario di Pompei


Nonno Peppino Iacono...la foto che è sul suo libretto di navigazione



Il mio bisnonno Ciro Iacono



Il porto di Ponza con le imbarcazioni a vela

Nota:
Mia madre ha visto con i suoi occhi il piroscafo Santa Lucia mentre affondava a Ventotene. A bordo c'era una sua amica, Antonietta Galano, che in quella tragedia perse la vita a soli 17 anni.

giovedì 27 febbraio 2014

Ponza 5 marzo 1944- 2014...per non dimenticare...

Dopo settanta anni, Ponza si appresta a ricordare Antonio Feola (Totonno Primo), una figura dimenticata che però ha avuto un ruolo importante per le sorti dell'isola di quel tempo.
Il 5 marzo 2014 ci sarà una cerimonia commemorativa per ricordare quel giorno di settanta anni fa in cui Totonno Primo entrava nel porto di Ponza portando i viveri ad una popolazione ridotta alla fame.
Totonno Primo, durante la guerra faceva la spola con il continente caricando sui propri motovelieri viveri e, talvolta anche persone, soprattutto dopo l'affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943 nelle acque di Ventotene.
Con Totonno Primo la mia famiglia era legata da rapporti di parentela perchè era cugino sia di mio nonno Peppino Iacono che di mia nonna Olimpia...erano nipoti di  Evangelista Feola che abitava a Sant'Antonio, morto a 104 anni.
Ma ritorniamo a quei giorni del 1944 che sono ben raccontati da Silverio Corvisieri nel suo libro All'isola di Ponza...
"Dopo l'affondamento del "Santa Lucia" il problema degli approvvigionamenti divenne quasi insolubile. Di acqua non ne arrivò più e si dovette fare ricorso esclusivo all'acqua piovana raccolta nelle cisterne mentre la sorgente di Caladinferno risultava molto indebolita a causa degli sconvolgimenti del bacino imbrifero causati dalla miniera di bentonite. Il rifornimento dei viveri, affidato ormai a qualche viaggio avventuroso del motoveliero di Antonio Feola, risentiva oltre che delle difficoltà della navigazione in un mare minato e attraversato dalla guerra, anche della rarefazione del cibo sul continente. Ponza, oltretutto, si trovava collocata davanti a una costa che fu a lungo investita da furiosi combattimenti; dapprima la battaglia del Garigliano, pochi chilometri  oltre Formia, e, dal gennaio 1944, la furibonda resistenza tedesca ad Anzio e Nettuno per ritardare l'avanzata alleata su Roma. I ponzesi che non si trovavano sotto le armi o che non avevano abbandonato l'isola per trovare un  riparo in continente, dovettero arrangiarsi con le magre risorse della loro agricoltura, dell'allevamento dei soli animali da cortile e di una pesca praticata, con molto timore e quando il tempo lo permetteva, soltanto sottocosta. Chi possedeva un pezzetto di terra poteva dirsi fortunato; per gli altri la situazione divenne tragica. Per mesi molti i ponzesi poterono nutrirsi soltanto con "erba e pesci cotti con l'acqua salata " del mare. Si arrivò persino a tagliuzzare le palette dei fichidindia in fili sottili per poi bollirli come una normale verdura. La denutrizione, e per alcuni, la fame vera e propria provocarono malattie gravi.
Durante la battaglia di Anzio alcuni ponzesi, pur di sopravvivere, si avventurarono in mare per recuperare i cadaveri dei soldati, la capitaneria del porto pagava una certa cifra per ogni corpo strappato al mare. Il mese più terribile fu forse il febbraio 1944; alla fine del mese, quando si contavano già 15 persone morte di fame, il maltempo bloccò per molti giorni qualsiasi possibilità di navigazione. L'isola raggiunse il culmine della disperazione. Il parroco, che intanto aveva acquisito una grande autorità come era accaduto a Ponza ai suoi predecessori in altri tragici momenti, insieme al comandante del porto Giovanni Di Cecca, fece lanciare al governatore alleato d'Ischia un drammatico appello: "Popolo Ponza muore fame" e, al tempo stesso, riunì i fedeli per tre giorni di preghiere ovviamente rivolte a San Silverio affinchè intercedesse presso l'Onnipotente. Il caso volle che proprio un'ora dopo la predica di domenica 5 marzo, una nave inglese pilotata  da quel vecchio lupo di mare di Antonio Feola facesse il suo ingresso nel porto di Ponza nonostante l'incredibile bufera che agitava le acque. La nave trasportava un carico di farina bianca e di farinella (un miscuglio di legumi macinati), una vera e propria benedizione che salvò la vita a molta gente." 



Antonio Feola (Totonno Primo) figlio di Angelo Feola e Concetta Mazzella, nipote di Evangelista Feola e Gabriella Conte



Il motoveliero "Santuario di Pompei" con cui nonno Peppino Iacono, navigava durante la guerra






Motovelieri alla Banchina di Ponza
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