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domenica 27 novembre 2016

La Madonna Immacolata di Ponza

Il culto di Maria Immacolata si è radicato nei ponzesi soprattutto con l'arrivo a Ponza del parroco don Luigi Dies, intorno agli anni '40.
E' proprio grazie a lui che all'alba dell'otto dicembre si snoda per le strade di Ponza una singolare processione formata da soli uomini che cantano lodi a Maria Immacolata.
Ma la statua della Madonna è antica?
Ho chiesto ad Aniello De Luca uno  dei più anziani tra i giuvane d'a Mmaculàte e lui, gentilmente, mi ha raccontato un pò di cose.
La statua dell'Immacolata è arrivata a Ponza durante il periodo che era parroco don Luigi Dies, credo negli anni '40. La cassa che conteneva la statua fu aperta nel portone del palazzo rosa, sulla Parata, in cui abita oggi la mia famiglia. Erano presenti Guido Tricoli, Silverio De Luca (fratello maggiore di Aniello), Peppino di Federico Conte, Silverio D'Arco, Ciccillo i Nunziatina e Peppino i Firminia. Quando hanno aperto la cassa che conteneva la statua dell'Immacolata le persone presenti si sono commosse davanti a tanta bellezza, erano incantati e non la toccavano. Il parroco Dies allora intonò Immobile sul podio del mio cuore stella candida brilli senza posa ecc... Don Dies appena arrivato a Ponza abitava nella casa dove è ora mia madre e la statua fu posizionata in camera da pranzo.


La statua di Maria Immacolata



L'Immacolata in processione per le strade di Ponza
(Foto di Giovanni Pacifico)





La processione di soli uomini...una tradizione che continua da oltre sessant'anni
(Foto di Rossano Di Loreto 8 dicembre 2014)



L'Immacolata nel 1963


L'Immacolata del 1965


L'Immacolata nel 1967
(Le foto sono di Aniello De Luca)






La barchetta che ha realizzato per Maria Immacolata mio padre, Ciro Iacono, maestro d'ascia

domenica 4 settembre 2016

La barchetta di San Silverio

Ogni 20 giugno la statua di San Silverio viene portata in processione su una barchetta, una riproduzione della tipica imbarcazione ponzese.
Questa barchetta per me ha un valore immenso perchè è stata costruita da un maestro d'ascia che non c'è più, Ciro Iacono, mio padre.
Viene riempita di garofani rossi che poi vengono, alla fine della processione, sul sagrato della chiesa, lanciati e raccolti dai fedeli che li conservano gelosamente.
Quest'anno mi ha fatto molto male vedere la barchetta, nel mese d'agosto, abbandonata nel giardino della chiesa, all'aperto,in balìa delle intemperie.
Non è solo una barca!!!
Si dovrebbe aver più cura, rispettare le persone che non ci sono più ma che hanno dato tanto per San Silverio come Maurino, Ciro, Bebè, Veruccio e tanti altri...
Pare però che dopo più di due mesi finalmente qualcuno abbia capito che bisognava spostarla...
A buon intenditor poche parole...






Foto di Giovanni Pacifico (20 giugno 2016)









Queste foto le ho scattate qualche giorno prima di Ferragosto...la barchetta è nel giardino della chiesa...all'aperto

domenica 12 giugno 2016

Il cuore di San Silverio

Il cuore d'argento che la statua di San Silverio porta al collo è un pegno d'amore che i ponzesi, in partenza per la Prima Guerra Mondiale, avevano donato al Santo con la speranza di ritornare salvi nella loro isola.
All'interno del cuore ci sono dei foglietti di carta in cui sono scritti i nomi dei ragazzi che partivano per il fronte.
Chissà forse c'è anche il nome di mio nonno Peppino Iacono...questo non lo so...lui, per fortuna, è ritornato dalla guerra ed ha costruito una splendida famiglia con sua moglie Olimpia Feola.


San Silverio viene portato fuori dalla chiesa, 10 giugno 2016



La statua del Santo posizionata sull'altare maggiore
(Foto di Giovanni Pacifico)


Il soldato a destra è mio nonno Peppino Iacono

lunedì 13 luglio 2015

Oh, che giorno beato...

Il giorno della Prima Comunione di questi bambini ponzesi...anni '60
Si cantava: Oh, che giorno beato, il ciel ci ha dato...
Foto dell'archivio di Giovanni Pacifico


Vediamo di riconoscere qualcuno...ci provo...
I maschietti in primo piano, con il berretto in testa, Salvatore Conte, poi Gerardo Conte, Isidoro Feola, poi un bambino che non conosco, poi Bruno Usai, degli altri due non ricordo il nome.
In seconda fila Peppe Coppa, Ciro Vitiello, Santo Pelliccia, poi, credo, Francesco Albano, Alfonso Iodice, accanto a lui Apollonia Ambrosino.
Tra le bambine riconosco Giuseppina Coppa, Pina Di Meglio, Pina Feola, Annamaria Silvestri.

La cosa più difficile in fotografia è rimanere semplici.

Anne Geddes

mercoledì 8 luglio 2015

Una finestra sul passato

Proprio una finestra sulla vita ponzese di tanto tempo fa...attraverso una foto torniamo indietro nel passato. Tanti bambini ma anche persone che non ci sono più...
Vediamo di riconoscere qualcuno...
Foto dell'archivio di Giovanni Pacifico


E' il cortile di una casa, forse sulla Dragonara...credo sia la metà degli anni '60
La signora in piedi con il vestito chiaro è Ave Andreozzi, il cui ricordo è sempre vivo...il signore a sinistra è Vincenzo Bosso...
Tra i bambini riconosco Elisabetta Guarino, dietro di lei Lia Pagano già ragazzetta...mentre il ragazzino vestito di scuro, in piedi, è Francesco Perrotta (Franchito) mancato prematuramente, ricordo che era bravissimo nelle gare di geografia quando frequentavamo la scuola elementare.

Perdere il passato significa perdere il futuro

Wang Shu

domenica 14 giugno 2015

Una foto un pò sbiadita

Nell'archivio fotografico di Giovanni Pacifico possiamo trovare veramente cose straordinarie che riguardano la Ponza di un tempo.
Questa foto sicuramente è molto antica.


Doveva esserci qualche manifestazione importante, tre persone indossano la fascia.
Il luogo mi lascia un pò perplessa perchè ho pensato fosse davanti agli arconi in piazza Pisacane ma la cosa non mi convince molto.
Sopra la porta dentro un arcone leggiamo l'insegna di una Farmacia mentre nell'altro non si legge.
Un tempo per ogni arcone c'erano due aperture mentre qui ne vediamo una sola.
Ho pensato allora potesse essere a S.Antonio dove in un arco, un tempo, c'era il negozio di alimentari di Anna Ambrosino (moglie di Giustino Mazzella) e nell'altro c'era la frutteria di Ilde, ma non ne sono sicura.
La mia è solo un'ipotesi...
Se qualcuno riesce a capirci qualcosa sarebbe bello...potremmo dare una collocazione a questa foto.
Anche questa è la storia di Ponza..

Ci sono fatti, pezzi di storia, che esistono solo perchè c'è una fotografia che li racconta.

Mario Calabresi

n.b. "La Zona è S. Antonio dove c'era il negozio di Giustino - Gli anni successivi alla prima guerra mondiale - Si nota una bandiera americana (stelle strisce) di italo-americani ritornati in Italia per combattere (Anni 1919 - 1921 - prima dell'avvento del fascismo) Il tricolare veniva indossato dal Sindaco - dal delegato di polizia etc)" Fonte Antonio Mario Scotti sul gruppo di Facebook Il Ponzese

venerdì 12 giugno 2015

San Silverio aiutaci tu...

La festa di San Silverio è alle porte e noi ponzesi non possiamo fare a meno di ricordare episodi, accaduti nel passato, collegati al nostro Santo Patrono.
San Silverio è sempre presente nella vita quotidiana delle famiglie ponzesi, è come un padre, è a Lui che ci rivolgiamo nei momenti di difficoltà.
Ne ho già scritto su questo blog.
Voglio proporre un fatto accaduto durante la guerra che don Luigi Dies documenta nel libro "Da Frosinone a Ponza..."
Ecco cosa scrive: " Una grossa mina subacquea, durante la guerra, venne alla deriva nella spiaggetta della Parata, mettendo in pericolo tutta la zona ove sorge la chiesa. Dopo la prima Messa, ai 2 di gennaio 1942, giorno di domenica, la chiesa fu chiusa, ma il popolo curioso udita la novità e non curante del pericolo, andò a guardare come ruzzolava il pericoloso ordigno, tra gli scogli. Mi chiamarono improvvisamente in una casa, dove c'è una bimba che ha per il parroco un messaggio. Vado; e, tra i singhiozzi, la piccola mi dice: "Mi ha detto S.Silverio, va dal parroco e digli che non tema, perchè sono tre giorni e tre notti che la tengo io e non deve scoppiare". Vedendo che la mina, nonostante i continui, violenti urti contro gli scogli, non esplodeva, tutti credevano che fosse disattivata; ma, quando, recuperata dai tecnici, si vide il piatto idrostatico ancora sollevato e le campanelle di vetro degli urtanti ancora intatte, i presenti si sentirono tremare il cuore e non potevano persuadersi nè spiegarsi come mai quell'enorme botte di fuoco non aveva smantellato mezza Ponza. Lo sapeva però la bimba Antonietta Tagliamonte fu Raffaele, che aveva visto e udito in sogno S.Silverio..."
In effetti, come mi ha raccontato zia Titina, che abita proprio sopra la Parata, ricordando l'episodio, il pericolo era stato sottovalutato...non si era capito che se l'ordigno fosse esploso tutta la zona sarebbe stata distrutta.

Nota:
La bimba che sognò S.Silverio,  Antonietta Tagliamonte, era la mamma di Giovanni Pacifico che con il suo Archivio fotografico raccoglie la storia di Ponza.



Gli scogli della Parata



La Parata con lo scoglio Pizzo Papero



Un'edicola votiva dedicata a S.Silverio



La zona della Parata...poteva essere distrutta dall'ordigno
(Foto dell'archivio di Giovanni Pacifico)



In ogni casa di ponzesi c'è l'immagine di S.Silverio. Io ho la statuetta del Santo nel modellino di barca costruito da mio padre Ciro Iacono.



Una mina subacquea

martedì 2 giugno 2015

L'arte di coltivare la terra

A Ponza, ormai, sono in pochi a coltivare la terra.
E pensare che i primi coloni, nel '700, hanno fatto una gran fatica, costruendo "parracine", zappando, seminando e coltivando ogni piccolo lembo di terra dell'isola.
L'arte di coltivare la terra ci insegna a prenderci cura ogni giorno di qualcosa, di aspettare che cresca, che dia i suoi frutti.
Sono "campate" famiglie intere con i prodotti della terra.
Mio nonno, Salvatore Conte, padre di mia madre Elvira, era un contadino 'i copp 'i Cuont (sopra i Conti) e coltivava i suoi pezzi di terra con passione. Il mio ricordo va a quando, ero bambina,  verso sera lo vedevo ritornare, dopo una giornata di lavoro in campagna, con un sacchetto di tela sulle spalle con dentro l'erba per i conigli che allevava.
Mia madre racconta che a casa sua, in tempo di guerra, il cibo non è mai mancato proprio grazie ai prodotti della loro terra.
Ventotene è rinomata per le sue lenticchie ma anche a Ponza si coltivavano,  particolarmente gustose, grazie al terreno di origine vulcanica. Forse se ne è persa memoria.
Infatti mia madre  mi ha raccontato il momento della "scognatura", si battevano i baccelli per far uscire lenticchie, fave...
In ogni periodo c'era da raccogliere qualcosa o da conservare, come i fichi messi a seccare al sole sul terrazzo. I miei nonni avevano una grande cantina e lì conservavano i prodotti della terra.
E che dire della vendemmia...era una festa...quanti ricordi...
Ora ben tre aziende producono vino di Ponza che è conosciuto anche fuori dall'isola.
I sapori e i profumi ponzesi sono inconfondibili, unici.
Prendi 'a retech (origano) di Ponza, un profumo che non ha eguali, io me ne porto sempre un po' quando ritorno dall'isola...
Ponza non è solo mare...


La discesa dei Conti



Da questo viottolo si arriva "abbascio 'u Cavon'" dove mio nonno Salvatore coltivava pomodori e alberi da frutta, è abbastanza riparato dal vento



Una vigna di sopra i Conti



Lenticchie



Il porto di Ponza visto da sopra i Conti
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Contadino con l'asino che trasporta barili di vino
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



'A scognatura (battitura) dei legumi
(Foto attinta dal gruppo Facebook "Il Ponzese" curato da Alessandro Balzano)

La razza umana si è staccata sempre di più dai ritmi biologici e fisici del pianeta. siamo passati da una stretta partecipazione ai ritmi della natura all'isolamento pressochè totale dai ritmi della terra...
Jeremy Rifkin

giovedì 7 maggio 2015

Un momento di vita ponzese

Una tavola apparecchiata...volti sorridenti...doveva essere un momento di gioia...di allegria...
Vediamo di riconoscere queste persone...ci provo...
La foto fa parte dell'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico


Da sinistra:
il primo signore non lo conosco, poi Filomena Andreozzi, Elvira Di Monaco, Luigi Tricoli con la moglie, Giuseppe Tricoli (il bambino), don Mario Vitiello (il farmacista), la signora accanto a lui, mi pare, fosse una professoressa di matematica, ed il signore seduto vicino a lei non lo conosco
Dietro Luigi Tricoli ed alla moglie, le figlie Silvia e Lucia, poi ancora, Alfredo Tricoli (papà di Giuseppe ), poi Vincenzo Bosso, Gennaro i' Tatillo, poi ancora la moglie di don Mario (non so il nome)
Le altre signore non le conosco...

Nota:
Alfredo Tricoli e Filomena Andreozzi erano i genitori di Giuseppe Tricoli (il Barone) che nella foto è il bambino, mancato prematuramente nel dicembre del 2012

 Nota di rettifica:
Il primo a sinistra è il sarto Luigino Murolo, poi la moglie Silveria.
Accanto a Luigi Tricoli è seduta la sorella Silvia.
Dietro a Luigi Tricoli ci sono la figlia Silvia e sua cugina Egle

Le immagini fotografate non sembrano rendiconti del mondo, ma pezzi di esso, miniature di realtà che chiunque può produrre o acquisire.

Susan  Sotang

lunedì 20 aprile 2015

Frammenti di memoria ponzese

Credo sia importante, quando ti capita tra le mani una fotografia del passato, cercare di dare un nome a quelle persone finchè se ne ha memoria.
Grazie all'aiuto di una memoria storica ponzese ho potuto dare un nome ai protagonisti di questo momento di vita che ho tratto dall'immenso archivio fotografico di Giovanni Pacifico.
Il luogo è il Lanternino al molo Musco dell'isola di Ponza.
Intorno a Suor Teresa delle belle ragazze, credo facessero parte dell'Azione Cattolica, ed un bambino.


Cominciamo dal basso, al centro: il bambino è Tonino Vitiello, figlio del maestro Salvatore.
A sinistra: Laura Tagliamonte, con il fiocco
A destra: Carmela Colonna
In seconda fila, in mezzo: Maria Conte, vive a Padova
A sinistra: Ida Conte
A destra: Maria Zecca, figlia di Domenico e Luciella
In terza fila, a sinistra: Verina Mazzella
In mezzo: Giulia D'Atri
A destra: Giovanna Pacifico
Dietro Giovanna: Geppinella Verde, per anni ha lavorato al Comune di Ponza
Davanti alla suora, a sinistra: Maddalena Colonna 
A destra:  Amalia Bosso
A sinistra della suora: Maria Di Fazio e Peppina D'Atri
Dietro: Giovanna Di Fazio e Lucia Di Meglio (figlia di Nannina i' parabbul) con le treccine

Nota:
Carmela e Maddalena Colonna erano figlie di Marcantonio ed abitavano in Corso Pisacane in una casa con il giardino sopra il negozio di elettrodomestici di Onorato

La foto deve saper raccontare

Ferdinando Scianna



sabato 18 aprile 2015

U' voie marino

Un tempo nelle acque dell'isola di Ponza, fino agli anni '40, era di casa la foca monaca.
Nel dialetto ponzese veniva chiamata u' voie marino (bue marino) perchè muggiva rumorosamente.
Si rifugiava negli anfratti e nelle grotte dell'isola, anche in quelle sotto la Torre, era però la disperazione dei pescatori perché  rubava il pescato e distruggeva le reti.
U' voie marino era goloso d'uva e la depredava dai vigneti posti vicino a qualche spiaggia o riva.
Un contadino che aveva la vigna vicino alla spiaggia di Frontone aveva notato che qualcuno, ogni notte, gli rubava l'uva.
Una notte si appostò per smascherare il ladruncolo e con stupore scoprì che era u' voie marino.
Si racconta anche che un esemplare di voie marino salendo gli scogli di Punta Rossa giunse fino in Piazza Gaetano Vitiello (Punta Bianca)
Poi anche a Ponza la foca monaca come in altri posti del Mediterraneo è scomparsa.
Solo qualche sporadico avvistamento, l'ultimo a settembre del 2009 nei pressi dell'isolotto di Gavi.


Veduta aerea di Ponza...la spiaggia di Frontone



La spiaggia di Frontone vista dal mare



La spiaggia di Frontone
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



U' voie marino



Grappoli d'uva



Grotta sotto la Torre
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Dalla Punta Rossa "u' voie marino" saliva queste scalette ed arrivava in piazza Gaetano Vitiello
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



La Punta Rossa...non c'era la Banchina... c'era solo mare e scogli e "u' voie marino" poteva salire le scalette 
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

martedì 7 aprile 2015

La chiesa di San Silverio e Santa Domitilla

Durante i lavori di pavimentazione del piazzale della chiesa di Ponza porto è stata rinvenuta una condotta fognaria Borbonica che ora si potrà osservare.
Anche questa è Archeologia!
Poter vedere ciò che è stato costruito più di duecento anni fa, lo trovo interessante.
I Borboni hanno realizzato il centro storico di Ponza che ancora oggi possiamo ammirare ed anche la chiesa.
La prima chiesa, del Salvatore o della Trinità, sorgeva ai piedi della Torre e divenne "regia" parrocchia il 26 maggio 1738 per volere di Carlo III di Borbone. Nel disegno del Mattei del 1847 si vedono ancora i ruderi di questa chiesa che fu sostituita perchè inadeguata al contesto architettonico che si stava realizzando a Ponza. Secondo il Tricoli i ruderi di questa chiesa furono visibili fino al 1853,  anno in cui, al suo posto, fu costruita la casa di Gambardella.
Ma sembra che, secondo don Salvatore Tagliamonte, ci fosse una prima Cappella, non parrocchiale, piccola e angusta, a 50 metri di distanza, nel fondo di Andrea Cassase (Cassese?), e poi di proprietà del defunto Luigi Tagliamonte. Questa potrebbe essere, forse, la chiesetta  che, secondo il Tricoli,  venne consegnata nel 1698, al cappellano Don Aniello da Vico con gli arredi sacri "nonchè lo scarabattolo contenente la statua della Vergine, avendo il Bambino fra le braccia"
Per la costruzione della chiesa attuale, a forma rotonda, il re incaricò il 17 luglio 1775, il Maggiore del Genio Winspeare coadiuvato dall'architetto Francesco Carpi.
A tal proposito così scrive il Tricoli: " Con solennità rituale poi nel dì 7 agosto 1775 dal parroco Verde, con l'intervento de' monaci e funzionari, vennero gittate le fondazioni della nuova Parrocchia, modellata rotonda, avendo l'ampio volta sferoida, sormontata dal lenternino, con maestosa scalinata, che immette sul perestilio; l'ordine e decorazioni sono composti, tenendo indossato il Monistero, i di cui estremi si fanno simmetricamente sporgenti da' fianchi della  Chiesa, in dove sono l'orologio e campanile, presentandosi di prospettiva al porto. Nell'emiciclo di mezzo vi è l'altare col grosso quadro rappresentante la Triade, titolo della Chiesa, e nei due laterali vi sono le cappelle pel tutelare S.Silverio, e della S.Vergine. Nel dì 4 settembre 1778 dal vescovo di Gaeta Pergamo essa Chiesa fu consacrata, riponendo sul primo altare, privilegiato, le reliquie de' ss.mm. Costanzo, Tuccindino, e Reparato, con decretarvi 40 giorni d'indulgenza per coloro che lo visitavano in detto anniversario."
Sulla chiesa di Ponza porto ho già scritto in un altro post.



Il piazzale davanti alla Chiesa dedicata a S.Silverio e S.Domitilla dopo la sistemazione
(Foto di Rossano Di Loreto)



L'interno della chiesa



In questo disegno del Mattei, del 1847, si vedono i ruderi della chiesa della Trinità



La chiesa com'era fino al 1940
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



La chiesa com'era ed accanto si vede la casa di Gambardella con gli archi costruita sui ruderi della chiesa del Salvatore o della Trinità
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



La chiesa com'era vista dal mare
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)




mercoledì 18 febbraio 2015

La fotografia diventa storia...

Sbirciando nell'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico mi sono imbattuta in due foto che ci riportano indietro di circa quarant'anni, un episodio avvenuto a Ponza nel 1975.
Io non ero presente....ero fuori dall'isola per motivi di studio...
Lo racconta Ernesto Prudente in "Cronaca di cose ponziane".
Ecco cosa scrive: " Quella sera del 1 giugno 1975, come tutte le sere del periodo primavera-estate, la banchina del porto di Ponza pullulava di pescatori.
La maggior parte erano "zaccalajuole" (pescatori con la lampara), in quell'epoca riuniti in cooperativa, ma vi erano anche pescatori di attività diversa. Quasi tutta la marineria di Ponza era sul molo per un evento straordinario di cui solo essi erano a conoscenza.
Il via-vai di tutta quella gente non destò alcun sospetto. Era una cosa normale vedere, ogni sera, la banchina affollata di pescatori. Si recavano al lavoro.
Il porto era pieno di barche. Oltre alle barche di Ponza vi erano anche un centinaio di panfili. Molti erano ormeggiati anche in quarta fila, alle due banchine del porto; chi non aveva trovato posto in banchina era alla fonda nella rada.
Fra quelle barche c'erano, quella sera, tante che partecipavano alla regata Fiumicino-Ponza organizzata da Mario Pallavicini, un romano tra i primi frequentatori di Ponza.
Al molo Musco, come tutte le sere, era ormeggiato il "Falerno", la nave di linea che collegava Ponza con il continente.
Ma non vi erano a Ponza soltanto barche da diporto con i loro equipaggi, sull'isola vi era qualche migliaio di turisti per trascorrervi il ponte festivo.
La piazza era affollata di gente. I tavoli dei bar e dei ristoranti erano gremiti.
L'ora X scattò alle nove e mezzo.
Le barche da pesca, una alla volta, mollarono gli ormeggi e incominciarono ad uscire. Il disincaglio delle ancore, uno spettacolo serale a cui non mancava di assistere il pubblico affacciato alla balconata del porto, avvenne con molta difficoltà, data la presenza di tante barche.
La serata era calma. Non soffiava un alito di vento. Il mare era piatto e liscio come olio.
Le barche, una volta giunte sulla testata della scogliera, ricevevano disposizioni sul da farsi da un gozzetto su cui avevano preso posto i coordinatori.
La prima barca prese posto a contatto con la Ravia, legandosi alla bitta posta sullo scoglio. Le altre, una dopo l'altra, si legarono ad essa e fra di loro in direzione della scogliera.
Non era trascorsa mezz'ora dall'uscita del primo peschereccio che la "Pompea", ultimo ad uscire, attaccandosi alla barca che l'aveva preceduta, mise la cima sulla scogliera che toccava quasi con la prua.
Dalla Ravia alla scogliera una catena di natanti aveva chiuso la baia e l'ingresso al porto di Ponza.
I pescherecci erano così vicini, l'uno all'altro, che nemmeno una canoa poteva passare.
Perchè avevano fatto questo?
I pescatori avevano capito, più degli altri, che un paese che basa la sua economia sul turismo nautico e sulla pesca non può non ammettere a priorità assoluta la sua portualità. Quella di Ponza presentava inadeguatezza e insufficienza alle reali necessità del paese.
Essi, che vivevano, in ogni momento, questa pesante situazione si erano stancati di implorare e passarono alle vie dei fatti.
Volevano far esplodere il problema e l'unico modo per far giungere la loro voce a Roma, visto il disinteresse delle autorità locali, era quello di bloccare a Ponza le barche da diporto e i turisti che si trovavano.
Passò del tempo, un bel po' di tempo, prima che da terra si accorgessero di quanto avvenuto.
Come un tam-tam la voce si sparse per tutta l'isola.
A frotte la gente si recava, abbandonando anche i tavoli dei ristoranti dove stava mangiando, alla testata del molo Musco e sulle colline dominanti la baia, per vedere l'accaduto.
La situazione, che all'inizio aveva solo della spettacolarità, divenne ben presto tesa.
Diverse persone, con gommoni e battelli, si recarono vicino ai pescherecci per chiedere il motivo di tale operazione.
Resosi conto che all'indomani non avrebbero avuto la possibilità di raggiungere il continente per riprendere le loro attività informarono della cosa gli organi di polizia.
Quella notte successe di tutto.
Il buonsenso dei pescatori non accettò nessun tipo di provocazione.
Essi capivano la situazione in cui era venuta a trovarsi tutta quella gente che aveva messo piede a Ponza per una vacanza e che ora le si bloccava la possibilità del rientro ma volevano che questo loro gesto avesse una vasta risonanza per svegliare dal letargo chi aveva il dovere e la competenza di interessarsi a quel problema dell'isola, il primo e il più importante.
Il 2 giugno tutti i giornali riportarono la notizia di quanto stava succedendo a Ponza.
La pressione della gente, costretta a Ponza, fece intervenire personaggi e autorità a tutti i livelli. 
Una commissione di pescatori varcò, il 3 giugno la soglia di Palazzo Chigi per essere ricevuta dall'on. Salizzoni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri."
Questo il racconto di Ernesto, ma a distanza di quarant'anni non è cambiato niente.....




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