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mercoledì 10 dicembre 2025

Un autore dell'Ottocento, Giuseppe Tricoli

 Nell'antica cappella del 1837, dove riposano mio padre, Ciro Iacono e mia madre Elvira Conte, non tutti sanno che è sepolto l'autore della famosa "Monografia per le Isole del Gruppo Ponziano", Giuseppe Tricoli.

Ma chi era Giuseppe Tricoli???

Ernesto Prudente ci racconta qualcosa di lui nel libro Fogli Sparpagliati.
Ecco cosa scrive: "In uno di quei pianori che suddividono l'area cimiteriale, uno dei luoghi più belli dell'isola, là dove è stato costruito il monumento per gli assenti e per quelli lontano, là dove ieri Cesare Ottaviano usava sedersi per assistere agli spettacoli di naumachia, vi è una cappella ricavata in una grotta.
E' il più antico sacello del nostro cimitero. Un cimitero che nacque nella seconda metà dell'Ottocento. Il terreno apparteneva alla famiglia Tricoli che lo donò al Comune in cambio di una autorizzazione a costruirsi due cappelle. Una è quella ricavata nella grotta e l'altra è stata costruita su un promontorio più a valle, più verso il mare. 
La grotta-cappella non ha porta d'ingresso. Una apertura, ad arco nella parte superiore, di alcuni metri sia in larghezza che in altezza, offre a tutti i passanti la visuale all'interno. Tinteggiata con la calce offre un biancore accecante. Diversi loculi sono stati ricavati nelle due pareti laterali, altri sono stati scavati nel sottosuolo del pavimento. 
Su ogni tomba un nome, un fiore, un lumino."

Ernesto scrive ancora : "Guardo attentamente la tomba bianca su cui era scritto, in nero: Giuseppe Tricoli 1810 - 1871.
Il Giuseppe Tricoli, qui sepolto, è l'autore di un libro meraviglioso, sotto ogni aspetto, che ha per titolo: " Monografia per le isole del gruppo ponziano". Un libro che personalmente considero primario nello studio delle isole che formano l'arcipelago ponziano.
Sono solito affermare che tutti quelli che si sono interessati di Ponza, dopo la sua morte, hanno intinto la penna in questo suo calamaio. 
Nacque a Lipari l'8 giugno 1810 perchè i genitori lasciarono Ponza nel 1806 per seguire in Sicilia il re Ferdinando IV di Borbone minacciato dalla invasione francese.
Quando Ferdinando tornò sul trono di Napoli anche i Tricoli presero la via del ritorno e si accasarono nuovamente a Ponza dove niente venne tralasciato perchè il ragazzo seguisse un normale corso di istruzione."

Dopo tante peripezie nella vita politica ponzese il Tricoli divenne anche sindaco di Ponza.
Morì il 19 luglio 1871 a Ponza.





mercoledì 21 dicembre 2022

Sono passati dieci anni...

 Sono passati dieci anni da quel giorno di dicembre in cui Giuseppe Tricoli, il Barone, improvvisamente ci ha lasciati. Ha lasciato in'isola sbigottita, ma soprattutto mia sorella Lella ed Alfredo.

Voglio ricordarti con un cannocchiale scrutare l'orizzonte alla ricerca di navi di passaggio.

Nota:

Giuseppe era appassionato di barche, amava  fotografarle.



Giuseppe con la moglie Lella, luglio 2012



domenica 9 dicembre 2018

Ponza in terra d'Africa, raccontata da Giuseppe Tricoli, il Barone

Ponza in terra d'Africa
- di Giuseppe Tricoli

La nave con le sue 105.000 tonnellate si lascia alle spalle il porto di Tunisi, rotta per Palma di Majorca, previsto arrivo nella tarda mattinata del giorno dopo. Nostro figlio Alfredo sin dalla partenza si è assunto il compito di leggere il "Today" e informarci sul programma. Questo pomeriggio l'evento clou è l'incontro con il comandante della nave con la segreta speranza di "rimediare" una fugace visita alla plancia. Sino alle 18 posso tranquillamente starmene sul terrazzino della "8253" sperando di fotografare qualche interessante nave in transito in questo tratto di mare trafficatissimo tra Gibilterra e Suez.
Ad un tratto Alfredo mi ripete, leggendolo lentamente, "alle 19 sulla sinistra vedremo l'isola de La Galite" e mi chiede spiegazioni.
Guardo il monitor che ci presenta la rotta seguita e non ho più dubbi: stiamo costeggiando la costa tunisina, verso Biserta, e quella che avvisteremo intorno alle 19 è proprio "un pezzo di Ponza in terra d'Africa" come dice il sottotitolo di una mostra fotografica dell'aprile 1985 che campeggia nel manifesto incorniciato nel mio studio di casa.
Non voglio mancare di rispetto al Comandante della nave, ci mancherebbe, ma anche la remota possibilità di visitare la plancia perde di importanza di fronte all'occasione, per me la prima in assoluto, di poter finalmente vedere nella sua reale collocazione quest'arcipelago le cui foto mi hanno affascinato da oltre vent'anni. E a Ponza non sono il solo.
Esco dalla cabina, mi sistemo sulla poltrona in veranda, inizio a fissare il Mediterraneo che mi scorre davanti a 20 nodi e comincio a mettere a fuoco cosa rappresenti per me, ponzese, quest'isola che sto per scoprire, ma che mi sembra di conoscere da sempre.
Torno indietro ai miei primi approcci con questa terra, spesso indicata con il nome dialettale di "Gialita", ai racconti dei vecchi pescatori che purtroppo non ci sono più (uno per tutti, Ferdinando Scarpati), quelli che in gioventù, a vela e a remi, da ultimo con un piccolo "Bolinder" di emergenza, avevano fatto rotta dalla nostra Ponza, passando per l'Elba e la Sardegna, verso quest'altro lembo di
terra. Vi si erano stabiliti a poco a poco, l'avevano "sentito" talmente proprio da dare ai luoghi gli stessi
nomi a noi tanto familiari, "La Guardia" (Mont de la Garde) e "Punta della Madonna" (Le Cap de la
Madone), edificare una chiesetta ed avere anche lì, come in ogni luogo in cui il ponzese arrivava, la presenza di San Silverio.

L'incontro nel 1984 con il fotoreporter Giuseppe Farace, reduce da un reportage in queste acque sulla pesca del corallo, l'idea di mettere insieme ed esporre il materiale da lui raccolto nella mostra "La Galite dei Ponzesi", la ricerca dei nostri pescatori che avevano avuto questa esperienza africana, la sciagurata dispersione di tutto il materiale raccolto che sicuramente ora farebbe bella mostra di sé nel nostro Museo comunale, il chiedere sempre notizie e foto a chiunque tornasse da queste terre, fino alla lettera, scritta a più mani, inviata all'ambasciatore tunisino a Roma per sensibilizzarlo ad un gemellaggio tra le nostre isole: tutto questo mi torna in mente mentre mi convinco che questa di La Galite sarà sicuramente una delle più piacevoli sorprese di questa crociera.
Come non comprendere e ammirare i nostri antenati che intorno al 1860, giunti sin qui, rimasero conquistati da questo paesaggio. La somiglianza con Palmarola è semplicemente eccezionale. Ho l'impressione di essere di fronte agli scogli "Le Galere", e tagliando la foto con attenzione potrei pensare di aver fotografato la "Piana 'u viaggio".
Continuo a fotografare e provo ad immaginare i Mazzella, i Vitiello, i D'Arco che pescano aragoste in queste acque, preparano il pane nel forno di quel gruppo di case che vedo sempre più lontano, cominciano a terrazzare questi terreni come avevano fatto a Ponza, a Palmarola e, prima ancora, ad Ischia. Provo ad individuare i resti di quel Cimitero di cui ho visto più di una foto. Non ho difficoltà ad avvistare la vecchia chiesetta ora Stazione radio della Marina tunisina.
Mi viene da pensare che, come Sandro Pertini dall'esilio di Ponza giunse al Quirinale, Habib Bourguiba, confinato quaggiù e amico dei pescatori ponzesi, arrivò al vertice della Repubblica tunisina, dimostrando l'ennesima similitudine tra le nostre due isole.
Le prime ombre mi velano a poco a poco il panorama nella foschia di questa serata settembrina e, ormai, è tempo di riordinare i miei appunti, lasciare il "Ponte Napoli" e rientrare nella cabina di questa nave che lunedì era nelle acque di Ponza, oggi è quaggiù e ci sta facendo viaggiare con ogni comfort dei nostri tempi. Non posso fare a meno di ripensare, con orgoglio, ai nostri mari nai/pescatori/armatori che nel secolo scorso, con degli autentici "gusci di noce", solcavano il Mediterraneo da Ponza a Biserta, da Tunisi a Marsiglia, si stabilivano in Sardegna e poi all'Elba, si facevano onore ed erano ben voluti. Mi raccontano che uno di loro, a Marsiglia, divenne presidente della locale Camera di commercio.

Altri tempi, altra tempra, altra Ponza, altri ponzesi...
Di una cosa sono sicuro: tornerò in queste acque, certamente con altri amici, per sbarcare finalmente a terra, la prossima volta non sarà per caso.


Questo scritto è di Giuseppe Tricoli,  l'indimenticabile Barone, che durante una crociera sulla Costa Fortuna, nel settembre 2006, ha fatto un incontro ravvicinato con La Galite, l'isola tunisina tanto cara ai ponzesi.










Qualche foto della Galite

(Immagini reperite in rete)



Giuseppe Tricoli, l'indimenticabile Barone che ci ha lasciati improvvisamente sei anni fa. 
Mi piace immaginarlo scrutare l'orizzonte, dal cielo, alla ricerca di navi di passaggio che erano la sua passione.


venerdì 6 novembre 2015

Un autore ponzese dell'Ottocento, Giuseppe Tricoli

Nell'antica cappella, del 1837, dove riposa mio padre, Ciro Iacono, non tutti sanno che è sepolto l'autore della famosa Monografia per le Isole del Gruppo Ponziano, Giuseppe Tricoli.
Ma chi era Giuseppe Tricoli???
Qualcuno conosce la sua storia?
Ernesto Prudente ci racconta qualcosa di lui nel libro Fogli Sparpagliati.
Ecco cosa scrive: "In uno di quei pianori che suddividono l'area cimiteriale, uno dei luoghi più belli dell'isola, là dove è stato costruito il monumento per gli assenti e per quelli lontano, là dove ieri Cesare Ottaviano usava sedersi per assistere agli spettacoli di naumachia, vi è una cappella ricavata in una grotta.
E' il più antico sacello del nostro cimitero. Un cimitero che nacque nella seconda metà dell'Ottocento. Il terreno apparteneva alla famiglia Tricoli che lo donò al Comune in cambio di una autorizzazione a costruirsi due cappelle. Una è quella ricavata nella grotta e l'altra è stata costruita su un promontorio più a valle, più verso il mare. 
La grotta-cappella non ha porta d'ingresso. Una apertura, ad arco nella parte superiore, di alcuni metri sia in larghezza che in altezza, offre a tutti i passanti la visuale all'interno. Tinteggiata con la calce offre un biancore accecante. Diversi loculi sono stati ricavati nelle due pareti laterali, altri sono stati scavati nel sottosuolo del pavimento. 
Su ogni tomba un nome, un fiore, un lumino."






Ernesto scrive ancora : "Guardo attentamente la tomba bianca su cui era scritto, in nero: Giuseppe Tricoli 1810 - 1871.



Il Giuseppe Tricoli, qui sepolto, è l'autore di un libro meraviglioso, sotto ogni aspetto, che ha per titolo: " Monografia per le isole del gruppo ponziano". Un libro che personalmente considero primario nello studio delle isole che formano l'arcipelago ponziano.
Sono solito affermare che tutti quelli che si sono interessati di Ponza, dopo la sua morte, hanno intinto la penna in questo suo calamaio. 
Nacque a Lipari l'8 giugno 1810 perchè i genitori lasciarono Ponza nel 1806 per seguire in Sicilia il re Ferdinando IV di Borbone minacciato dalla invasione francese.
Quando Ferdinando tornò sul trono di Napoli anche i Tricoli presero la via del ritorno e si accasarono nuovamente a Ponza dove niente venne tralasciato perchè il ragazzo seguisse un normale corso di istruzione."

Dopo tante peripezie nella vita politica ponzese il Tricoli divenne anche sindaco di Ponza.
Morì il 19 luglio 1871 a Ponza.


Un particolare della roccia sopra il Sepolcreto Tricoli



Questo particolare nella roccia sembra una figura umana



Dall'interno della cappella Tricoli
(Foto di Marianna Licari)

giovedì 7 maggio 2015

Un momento di vita ponzese

Una tavola apparecchiata...volti sorridenti...doveva essere un momento di gioia...di allegria...
Vediamo di riconoscere queste persone...ci provo...
La foto fa parte dell'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico


Da sinistra:
il primo signore non lo conosco, poi Filomena Andreozzi, Elvira Di Monaco, Luigi Tricoli con la moglie, Giuseppe Tricoli (il bambino), don Mario Vitiello (il farmacista), la signora accanto a lui, mi pare, fosse una professoressa di matematica, ed il signore seduto vicino a lei non lo conosco
Dietro Luigi Tricoli ed alla moglie, le figlie Silvia e Lucia, poi ancora, Alfredo Tricoli (papà di Giuseppe ), poi Vincenzo Bosso, Gennaro i' Tatillo, poi ancora la moglie di don Mario (non so il nome)
Le altre signore non le conosco...

Nota:
Alfredo Tricoli e Filomena Andreozzi erano i genitori di Giuseppe Tricoli (il Barone) che nella foto è il bambino, mancato prematuramente nel dicembre del 2012

 Nota di rettifica:
Il primo a sinistra è il sarto Luigino Murolo, poi la moglie Silveria.
Accanto a Luigi Tricoli è seduta la sorella Silvia.
Dietro a Luigi Tricoli ci sono la figlia Silvia e sua cugina Egle

Le immagini fotografate non sembrano rendiconti del mondo, ma pezzi di esso, miniature di realtà che chiunque può produrre o acquisire.

Susan  Sotang

mercoledì 30 ottobre 2013

Ricordiamo i nostri cari che non ci sono più......

Il pensiero, in questi giorni, va ai nostri cari che non ci sono più ed il nostro animo è colpito da profonda tristezza.
Riposano nel piccolo cimitero di Ponza che, come ho potuto notare quest'estate, è molto visitato dagli ospiti della nostra isola, anche stranieri.
Il cimitero di Ponza si trova sulla collina della Madonna in un luogo da cui si gode un panorama spettacolare.
In ogni angolo troviamo la foto di un volto conosciuto.......di un amico....di un parente.....
Lì c'è tutta la storia di Ponza.....anche se è diventato insufficiente per l'isola.
No si sa più dove mettere i morti che anche lì vengono sfrattati per far posto ad altri.......
Di questo ne ho già scritto in altri post.......


Il cimitero visto dal mare....sotto ci sono le Grotte di Pilato



Il cimitero visto dal mare...si vedono i Faraglioni della Madonna e lo Scoglio Rosso



Il piazzale con il monumento ai Caduti in mare, durante la guerra, e la cappella dove riposa Maria Conte, la dolce signora d'altri tempi




Il Sepolcreto Tricoli del 1837 in cui riposa mio padre, Ciro, e da quest'anno anche Giuseppe Tricoli scomparso prematuramente



La scalinata



Un gabbiano poggiato in cima alla cappella



Il panorama visto dal cimitero

La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi
Marco Tullio Cicerone

lunedì 18 marzo 2013

Giuseppe Tricoli



Ci stavamo preparando al Natale, quando la notizia della scomparsa di Giuseppe ci ha colto all'improvviso, ci ha sconvolto.
Riesco a scrivere qualcosa di lui, solo ora, dopo tre mesi, perchè la sua morte ha toccato profondamente la mia famiglia....era il marito di mia sorella...il papà di Alfredo e c'è voluto un pò di tempo per elaborare questa grande perdita.
Giuseppe, il barone, lo chiamavano tutti così, ci ha lasciato in una giornata di dicembre, mentre scherzava con gli amici sulla piazzetta di Sant'Antonio.
L'intera comunità ponzese è ancora attonita.... come tutti noi.....c'è un grande vuoto.
Il lavoro che svolgeva era quello del commercialista, quindi a stretto contatto con la gente...e negli anni ottanta era stato vicesindaco di Ponza.
Aveva molti interessi...era un uomo di cultura....la sua biblioteca è ricca di libri...molti riguardanti la storia di Ponza, non per niente aveva come antenato il Tricoli, l'autore della famosa monografia.
Non perdeva, però, mai di vista i problemi dell'isola e se poteva metteva a disposizione la sua esperienza.
Negli ultimi tempi, era molto preoccupato per la carenza dei collegamenti marittimi che quest'inverno hanno messo in ginocchio l'isola.
Sulla questione era intervenuto, con molta foga, all'incontro tra il sindaco Vigorelli ed i cittadini ponzesi tenutosi a metà novembre....infatti lo possiamo vedere nel video di Rossano.
Una delle sue passioni era quella di fotografare barche....navi che passavano nel mare intorno a Ponza.
Mi piace immaginarlo scrutare l'orizzonte, dal cielo, alla ricerca di navi di passaggio.

lunedì 12 novembre 2012

Un Mitreo….a Ponza

Qualche giorno fa sia il Corriere della Sera che Repubblica hanno pubblicato degli interessanti articoli sul Mitreo di Caracalla che, dopo dieci anni di restauri, riapre ai visitatori.
Il Mitreo è un tempio dedicato al dio pagano Mitra e pare che solo a Roma ne siano stati scoperti una trentina.
Questi templi erano scavati sotto terra oppure ricavati da una grotta.
Anche Ponza ha il suo Mitreo ma non è visitabile perché inglobato in un negozio di nautica quindi in proprietà privata.
Lo descrive il Tricoli nella sua Monografia ma anche il Mattei che visitò Ponza nell’aprile del 1847.
Monsignor Dies, nel suo libro “Ponza perla di Roma”, non si meraviglia affatto dell’esistenza di un Mitreo nell’isola perché, trovandosi in una posizione strategica del Tirreno, Ponza poteva risentire l’influenza delle antiche civiltà e delle religioni.
Sicuramente Dies lo ha visitato perché lo descrive nei particolari.
Il tempio di Ponza è collocato nell’antico palazzo Tagliamonte che fu sede del comune, in piazza Gaetano Vitiello, sulla Punta Bianca.
Sulle pareti sono disegnati i segni zodiacali e un serpente.
Lo descrive ampiamente anche Silverio Lamonica nel suo libro “Il culto di Mitra a Ponza” pubblicato quest’estate.
Ecco un altro dei tesori che l’isola possiede ma non fruibile.
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