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venerdì 25 settembre 2026

La campana dell'Isola di Ponza

 La campana che sta sul cimitero di Ponza, poco distante dalla chiesetta della Madonna della Salvazione, è un pezzo di storia della navigazione isolana.

Era la campana in dotazione alla motonave Isola di Ponza che molti di noi ricordiamo con affetto per aver effettuato per anni i collegamenti con Ponza ed il continente.

La motonave Isola di Ponza è stata varata nel 1956 ed è stata demolita a Mombasa in Kenya.

La campana è stata recuperata grazie all'interessamento del Comune di Ponza, dell'Associazione la Schiocca e del sito Ponza Racconta.

E' quel che rimane di un passato ormai avvolto nella nebbia ma che è importante ricordare




(Foto di Marianna Licari, estate 2026)



La motonave "Isola di Ponza" (Archivio fotografico di Mariano Picicco)


La motonave Isola di Ponza


La motonave in navigazione

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)


1959, monsignor Luigi Dies consegna al comandante della motonave Isola di Ponza, Miele, una statuetta di San Silverio. Si intravede anche mio padre Ciro Iacono


venerdì 7 novembre 2025

Storia di un naufragio all'isola di Ponza

 Ricordo molto bene quell'alba del 14 ottobre 1978, ero a Ponza, nella casa della mia famiglia.

Zia Titina, che abitava al piano di sopra, venne a bussare alla nostra porta ed era molto preoccupata.
 Pensava fosse successo qualcosa dalle parti della Parata perchè da casa sua aveva sentito molto trambusto, voci concitate, ma non riusciva a capire cosa fosse.
Vedemmo accorrere finanzieri, carabinieri, marinai, chissà cosa era successo
Andammo a vedere sulla Parata che dista pochi metri da casa nostra, e lì ci rendemmo conto del disastro.
Una nave, la Maria Costanza, era finita sugli scogli delle Formiche e bruciava.
Uno spettacolo desolante!
L'equipaggio a bordo di scialuppe era sceso sulla spiaggetta della Parata per chiedere aiuto.
Ecco il racconto di Giuliano Massari nel libro "eguddemonin!":

"Alle prime luci dell'alba del 14.10.1978 la M/n  da carico Maria Costanza finì sopra gli scogli delle Formiche e si incendiò.
L'equipaggio era già su un'imbarcazione di salvataggio quando il comandante si accorse che il giovane marinaio Nicola Carannante di anni 23, suo parente, era rimasto a bordo colpito dallo scoppio di una bombola di gas. Il comandante tornato a bordo per soccorrerlo, lo trovò morto.
Ferito ed ustionato a sua volta, fu raccolto sull'imbarcazione che raggiunse la spiaggetta della Parata, sotto l'hotel Bellavista. Fu prelevato da un elicottero ma non sopravvisse.
Ricordo l'arrembaggio di alcuni isolani che cercavano il recuperabile, della nafta e di altri oggetti, ma testimoni oculari, saliti a bordo, mi dicono che la nave era già  vuotata di tutto.
Persino i documenti erano stati preparati per essere portati via.
Venne disincagliata e trainata da una pilotina per farla affondare al largo, ma si ruppero i cavi e la nave, spinta dal mare di scirocco, finì a Cala Inferno dove, ridotta in più pezzi, lentamente, viene assorbita nel fondo di sabbia.
Oggi si intravede ancora a pelo d'acqua."

Diversi naviganti ponzesi, con grande esperienza, tra cui Umbertino Conte, mostrarono qualche perplessità sulla rotta di quella nave.


Spiaggia della Parata


La nave Maria Costanza alle Formiche (Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)







La Maria Costanza ormai abbandonata al suo destino
(Archivio fotografico di Mariano Picicco)


Il relitto della Maria Costanza a Cala Inferno (Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



martedì 25 maggio 2021

Chicchino

 In ogni paese ci sono personaggi particolari, magari presi anche in giro ma sfortunati.

Un tempo all'isola di Ponza c'era Chicchino, non so il suo vero nome, sembrava sempre arrabbiato. Abitava nella zona bassa degli Scotti.

La guerra lo aveva segnato per sempre e spesso urlava come stesse rivivendo certe situazioni.

Mi hanno raccontato che, durante la Seconda Guerra Mondiale, la nave su cui era imbarcato subì un attacco aereo ed affondò. Chicchino rimase in balia delle onde per 48 ore. Molti soldati furono attaccati dagli squali, lui insieme ad altri superstiti si salvò grazie ad uno zaino pieno di borracce che fece da salvagente. 

Da quel momento lo indossò sempre come una protezione e imitava alla perfezione la contraerea che sparava.

Che trauma...pover'uomo!

Lo ricordo che andava all'arrivo della nave serale per prendere i giornali da consegnare all'edicola Rispoli in Corso Pisacane.





Chicchino

(Archivio fotografico di Mariano Picicco)

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