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venerdì 24 gennaio 2025

Il naufragio della nave Kastel Luanda

 Il 18 dicembre 1974 all'isola di Ponza, in località Le Forna,  a Cala dell'Acqua, affondò il cargo battente bandiera panamense, Kastel Luanda.

Era in quella Cala in cui c'era la miniera di bentonite e caolino per caricare il minerale ma, purtroppo, durante le operazioni il tempo cambiò, il vento di ponente determinò il mare molto mosso.

Nel momento di partire la nave ebbe difficoltà ad avviare i motori che si fermarono e non ripartirono più. 

La nave in balia delle onde finì sul pontile distruggendolo, poi si arenò su uno scoglio sommerso. Alcuni pescherecci tentarono di salvarla, provarono a portarla al largo, ma non ci riuscirono.

I marinai dovettero abbandonare la nave che naufragò.



La nave Kastel Luanda 


Cala dell'Acqua e la zona mineraria


La nave Kastel Luanda ormai inclinata (Foto tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")

venerdì 26 luglio 2024

La Grotta di Ulisse

 All'isola di Ponza ci sono tante grotte marine con colori intensi, spettacolari. Nel versante est c'è la Grotta di Ulisse che ha questo nome per una leggenda.

"Secondo un'antica leggenda Ulisse, dopo essere riuscito a sfuggire alle malie di Circe, che aveva la sua dimora sulle alture di S.Maria, prima di abbandonare definitivamente l'isola, fu preso da un improvviso attacco di nostalgia per la maga e per il figlio Telegono che era appena nato. Per sfuggire a questo ennesimo sortilegio, l'eroe si trattenne in solitudine per un giorno intero in questa grotta. Solo dopo, ebbe la forza di riprendere il mare aperto.

La piccola grotta presenta gradevoli e insospettate sfumature di colore, dovute alla presenza di numerose alghe litofite rosso - arancio."

(Brano tratto dal libro di G. e S. Mazzella " In barca per Ponza Palmarola e Zannone")


La Grotta di Ulisse (Foto tratta dal libro di Silverio e Gennaro Mazzella "Isole nella corrente. Ponza Palmarola Zannone")


Il versante est dell'isola di Ponza  con i Faraglioni della Madonna dove si trova la Grotta di Ulisse

domenica 7 luglio 2024

Salvatore u' luonghe

 E' importante ricordare personaggi ponzesi che non ci sono più ma che sono nella storia della nostra isola. 

Questo brano è tratto dal libro di Paolo Iannuccelli "Gente di Ponza".

Salvatore u' luonghe

" Nicola Salvatore Mazzella, 1913 all'anagrafe, a Ponza lo conoscono tutti come "Salvatore u' luonghe"

La sua storia parte dall'isola natia per arrivare al nord della Cina, poi Tunisia, Stati Uniti e di nuovo il mare dell'arcipelago ponziano. Nel 1933, a vent'anni, è partito per la Cina, destinazione Tien Tsin, concessione italiana dove era di stanza un reparto del battaglione San Marco, con 300 unità. Salvatore si è imbarcato sul mercantile Conte Verde come volontario per raggiungere un posto lontanissimo e per lui sconosciuto. "Abbiamo impiegato ben 32 giorni per raggiungere Shanghai, con varie soste - racconta il marinaio -. Poi siamo saliti su un piroscafo che dopo una giornata ci ha portato a Tien Tsin. Un posto bellissimo, tra i più emancipati della Cina di allora. Era al centro di tanti commerci, visto che i canali erano tutti navigabili nel periodo estivo, mentre in inverno si formavano dei ghiacci durante stagioni freddissime. Noi italiani abitavamo in una caserma all'avanguardia per quei tempi, guadagnavamo bene e soprattutto eravamo i più rispettati dai cinesi. La qualità della vita era eccellente, non ci mancava nulla. Il cibo arrivava direttamente dall'Italia, gli unici problemi sono sorti con militari delle altre legazioni. Con i giapponesi c'era un feeling eccezionale, visti anche i rapporti politici tra le nostre nazioni. Con gli inglesi invece - prosegue Salvatore -, ci scappava qualche scazzottata, ma ci sapevamo difendere, eccome".

Salvatore u' luonghe ha imparato tante cose in Cina:  " Sono rimasto affascinato dalla Grande Muraglia e dalla Città Proibita a Pechino, ma la cosa che mi è rimasta impressa è la filosofia di vita, ho tratto degli insegnamenti che mi sono serviti per tutta la vita. I cinesi sono saggi, educati e molto intelligenti. Ho girato tantissimo come militare di scorta ai nostri superiori, è stata una fortuna perchè ho potuto conoscere da vicino qualcosa che mi tocca ancora il cuore a 86 anni. Ho imparato anche a conoscere l'importanza dell'igiene personale, giravo sempre con un bicchiere in tasca per non prendere infezioni".

Mazzella si considera sia marinaio che pescatore, ha fatto tante esperienze da poter dire di conoscere il mare come le sue tasche. Nel 1936 ha concluso i quattro anni di ferma in Cina ed è ritornato in Italia. Qualche giorno dopo era a Ponza, accolto come un redivivo dai tanti fratelli e sorelle.

"Non mi sono mai voluto sposare - dice convinto -, perchè se vuoi girare il mondo devi essere libero". Da Ponza, nei mesi estivi, in compagnia di amici pescatori si è trasferito all'isola tunisina di La Galite, di fronte a Tunisi. I  ponzesi hanno sempre goduto fama di ottimi pescatori di aragoste, tra i migliori del Mediterraneo. Partivano  dalla loro isola, si fermavano a Carloforte, in Sardegna, per poi raggiungere la Tunisia. Le aragoste pescate venivano vendute ai mercati di Marsiglia e Barcellona. 

"U' luonghe" ricorda  Ialde (così veniva chiamata La Galite dai ponzesi): "L'isola era praticamente disabitata, eravamo in pochi a pescare in quel paradiso. C'era sempre un pò di difficoltà all'inizio per ottenere il permesso dalle autorità francesi, ci ritiravano la licenza di pesca e il libretto di navigazione che potevamo riprendere solo quando decidevamo di rientrare in Italia".

Ora La Galite è una base militare tunisina, la presenza ponzese appare sulle tombe del piccolo cimitero. I cognomi sono inconfondibili: D'Atri, D'Arco, Mazzella, Vitiello... nel dopoguerra, conclusa l'esperienza in Nord Africa Salvatore Mazzella ha tentato la fortuna negli Stati Uniti. "Sono stato quattro anni  in America. Lavoravo come muratore in una impresa che costruiva grattacieli altissimi. Ho guadagnato discretamente, poi a un certo punto è stato fortissimo il richiamo del mare". 

"U' luonghe" ha ripreso a fare il pescatore tra Piombino, l'Elba e la Corsica. Negli anni Sessanta a Ponza è cominciato a sbarcare il turismo, sono arrivati personaggi importanti che hanno subito stretto amicizia con questo personaggio unico. Nel frattempo Salvatore si è trasformato in agricoltore provetto. Per lui è ancora un piacere offrire liquore di mirto, spumante o vino di Ponza".


Salvatore Mazzella "u' luonghe" (Foto tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")

martedì 3 ottobre 2023

I lummiccule

 Le lenticchie nel dialetto ponzese sono chiamate lummiccule anche se ormai sono pochi a coltivarle. 

"Le lenticchie, come le fave, i piselli e le cicerchie, venivano raccolte a giugno. I legumi si facevano seccare in campagna fino a quando consentivano di essere trasportati senza che si "scucculiàssere", evitare cioè che durante il trasporto, in enormi fasci, i semi si staccassero dagli steli perchè troppo secchi. Questi fasci di legumi, una volta a casa, venivano sparsi nei cortili o sui tetti, al sole, perchè appassissero completamente. Quando erano pronti venivano stesi sull'aia e si procedeva all'operazione di battitura. L'attrezzo usato era "u muille". Consisteva in due bastoni, uno lungo all'incirca due metri e l'altro un metro..."

"...Le piante venivano continuamente rigirate in modo che la battitura facesse uscire i semi da tutti i baccelli..."

"...Sull'aia restavano i legumi mischiati alla "puche" (loppa) che venivano messi in piccole vasche di metallo (bagnarole) in attesa della ventilatura.  La ventilatura serviva a liberare i legumi dalla pula. Essa in genere avveniva nel pomeriggio quando si alzava il maestrale..." 

(Tratto da "A Spòrte d'u Tarallare" di Ernesto Prudente)


Una zuppa di "lummiccule" ponzese (Foto di Silverio Mazzella)


I "lummiccule"

sabato 11 aprile 2015

U' Spaccapurpo

La natura ha regalato all'isola di Ponza una costa frastagliata le cui rocce cambiano colore con il riflesso del sole.
Scogli, faraglioni, dalle forme più strane, fanno da cornice.
C'è anche un bellissimo Arco naturale, alto più di trenta metri che troneggia nel versante orientale.
E' chiamato Arco d'Aniellantonio ma anche u' Spaccapurpo.
Questo nome, forse, deriva da un antico attrezzo da pesca, somigliante all'arco, che serviva a preparare u' purpo per farne un'esca da mettere nelle nasse.
L'Arco Naturale si può attraversare con una piccola barca ed è una cosa molto suggestiva.


Foto dell'Arco Naturale di Gianrico Battaglia


L'Arco Naturale o Spaccapurpo
(Foto di Silverio Mazzella)



Arco Naturale chiamato anche Arco d'Aniellantonio



L'Arco Naturale in un disegno di Silverio Mazzella
(Dal libro "In barca per Ponza Palmarola e Zannone" di Giuseppe e Silverio Mazzella)
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