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lunedì 13 febbraio 2017

L'isola di Zannone

Dal 1979 Zannone  fa parte del Parco Nazionale del Circeo che in effetti ha un po' protetto l'isola dalle masse estive e dalla caccia. Ma credo che, fino a qualche tempo fa, non si sia capito il valore reale dell'isola, si puntava tutto su Palmarola.
Zannone è l'isola verde dell'Arcipelago Ponziano. In primavera ed in autunno si fermano gli uccelli migratori. Sarebbe interessante farla conoscere ai ragazzi. Ma a quanto pare i sentieri versano in cattive condizioni ed anche la casa del guardiano.
Nel 1897 Johann Karl Graeser visitò le isole Ponziane e nel "Viaggio alle isole del confino" così scrive di Zannone: "Dopo quattro ore di viaggio ci avviciniamo all'isola di Zannone. E' simile a un grande giallo budino sul piatto azzurro del mare. Zannone, o Sinonia come anticamente veniva chiamata, non è abitata che da un guardiano con la sua famiglia. Si è installato sui resti di quello che una volta era un convento cistercense.
Una comoda stradina di pietre sgrossate, tenute da malta cementizia, ci porta, in leggera salita, dall'approdo verso la cima (di mt. 179). Camminiamo per questa stradina su uno strato di pietre vulcaniche, dure e acuminate. Naturalmente sono molto meravigliato.
"Questa strada l'ha fatta costruire il "cavaliere-sindaco" per la sua casa di caccia!," mi viene risposto. "In primavera e in autunno, quando è il passo delle quaglie, lui viene sull'isola per qualche giorno a caccia".
La stradina di pietra nuda che conduce alla casina del sindaco di Ponza mi infonde un grande rispetto.
Mentre salgo, piacevolmente immerso nella luce del sole, mi vengono alla memoria i bagni di S. Calogero a Lipari e rifletto sulla assurdità del mondo. Là hanno costruito uno stabilimento splendido nel deserto però hanno dimenticato la strada e qui, invece, abbiamo solo la strada, una strada che genera illusioni fastose, ma che sbocca nel vuoto.
C'è qualcosa di "signorile", di "cavaliere" in questa strada che serve soltanto due volte l'anno ad agevolare la caccia a stanchi uccelli migratori del "cavaliere-sindaco". Nelle isole questi piccoli animali vengono presi con reti di ogni sorta. Zannone è forse il posto più frequentato per questo vile sport in cui si gareggia allo sterminio di utili uccelli canori. Del resto questa è un'abitudine comune anche al resto d'Italia.
Monasteri e castelli di predoni si trovano sempre sui punti più belli e non fa eccezione il convento di S.Benedetto.
Zannone emerge dall'acqua come la calotta di una palla affondata. 
Dalle rovine del vecchio convento lo sguardo vaga liberamente in ogni parte nella "lontananza azzurra della primavera che non è possibile comprendere". Una solitudine impenetrabile, come se la grande distesa d'acqua avesse trasportato dall'intera terra tutti qui i tormenti e le pene. anche i picchi più alti che si levano alti nell'aria, sono come pietose lapidi commemorative su un campo di battaglia. 
Per questo i monaci si sono installati nell'isola, calma e silenziosa, per dimenticare e mortificare ogni desiderio, così da ottenere la pace fino a che la terra non li avesse accolti".
A Zannone ci sono i resti di un monastero cistercense ed anche una peschiera romana quindi è interessante anche dal punto di vista archeologico.
Il Tricoli definì Zannone guscio di testuggine marina per la sua forma e pare che già nell'Ottocento fosse contesa perchè i ponzesi erano interessati alla sua legna, al calcare per fare la calce ma anche per andare a caccia.
Circa trent'anni o poco più visitai la casa del Faro di Capo Negro che aveva in concessione il dottor Spadazzi, un farmacista di Roma, amico di mio padre.
Un posto affascinante e silenzioso...rotto solo dai versi dei gabbiani e dal motore di qualche barca di passaggio.
Con l'entrata di Zannone a far parte del Parco, Spadazzi è dovuto andare via da quella casa dove ha lasciato però il suo cuore.
Nell'altro versante, scendendo al Varo, sono salita fino alla villa Casati Stampa dove c'era il guardiano di quel tempo, un ponzese di cui non ricordo il nome.
Speriamo che questo lembo di terra incontaminato, in mezzo al mar Tirreno, resti un angolo di paradiso.



L'isola di Ponza vista da Zannone



Il faro di Capo Negro visto dall'alto







I ruderi del monastero di S.Spirito



Il faro visto dal mare



Il faro di Capo Negro



La casa del faro 






Foto scattate all'isola di Zannone nel 2016

(Per gentile concessione di Enza Pagliara)



L'isola di Zannone che viene definita dal Tricoli guscio di testuggine marina
(Agosto 2015)



Il vecchio guardiano di Zannone in un ritratto del Mattei, nel 1847,che rischiò di essere colpito da uno schioppo improvviso di archibugio sparato da qualche cacciatore


Nota
Il cavaliere-sindaco era Vincenzo De Luca che amministrò Ponza dal 1867 al 1898 che il Graeser descrive dall'aspetto fisico simile al Crispi.

mercoledì 25 gennaio 2017

Un viaggiatore dell'Ottocento in visita alla Grotta del Serpente

Nel 1897, Johann Karl Graeser, viaggiatore svizzero, durante la sua permanenza a Ponza visitò la Grotta del Serpente e in "Viaggio alle isole del confino" la descrive così : "Camminiamo ora al fresco del tunnel di Santa Maria, tra muri di opus reticolatum. Tutto mi ricorda gli ambulacri imperiali come appaiono nella Villa Adriana, dove il grande epicureo cercava riparo dai caldi raggi del sole estivo.
Appena fuori, che idillio! Il golfo silenzioso nel quale si trovava la reggia di Circe. Casette bianche fra fertili giardini, terrazze dove floridi viti si avvinghiano come nastri verdi attorno al collo bruno dei monti, incorniciati da siepi cerulee di aloè (agave americana).
Mi guida un ragazzo e mi vuol mostrare la Grotta del Serpente. Si avvicina ad un signore anziano, basso di statura, che lavora le vigne e il podere sul quale si trova la grotta, ma non riceve risposta alcuna, fino a che io non lascio cadere la parola "cavaliere". Che sortisce, come sempre, il suo effetto.
"Felicissimo giorno" saluta il vecchio e con la più premurosa cordialità accoglie il raccomandato del " cavaliere-sindaco" (Vincenzo De Luca).
Ha il viso rugoso; le rughe si incrociano come linee di rombo su di un muro romano e in esso si aprono due occhi piccoli, neri, furbi e scrutatori. Mi esamina e non trova nulla di sospetto. Allora diventa allegro e loquace e ci conduce, attraverso le sue terrazza di viti ben coltivate, ad una buca profonda, mezza riempita di detriti, dalla quale escono i rami nodosi di un fico.
Scendiamo.
Androni impressionanti, profondamente incavati nel monte si allargano davanti ai nostri occhi: cinque corridoi a volta, ognuno largo da 3 a 4 metri e lunghi 30 metri, divisi da colonne robuste. Alle pareti resti di stucchi e decorazioni.
Si racconta che qui sia stata trovata una testa d'oro massiccio che era posta in una nicchia della sala d'ingresso e pure tubi di piombo che dimostrano che questa è una delle tante cisterne romane distribuite un pò dovunque nell'isola. (Parte di tali reperti sono ora al Museo di Napoli)."
Questa la descrizione della Grotta del Serpente da parte di Graeser è interessante perchè vista da un viaggiatore dell'Ottocento, così com'era in quel periodo.
La Grotta del Serpente è una delle cisterne romane di Ponza e si trova in località Santa Maria sulla strada che porta a Le Forna. Purtroppo anche qui non si può entrare perchè un tale ne rivendica il possesso e ha messo addirittura il cartello caduta massi.
Due cisterne romane, quella della Dragonara e quella del Corridoio in via Comandante, finalmente, sono state recuperate e rese fruibili ai visitatori. Alla Cisterna del Corridoio arrivava l'acqua del troppo pieno della maestosa Cisterna di via Parata. Sono anni che cerco di porre l'attenzione su questo importante sito archeologico quale è la Cisterna di via Parata. e spero in un prossimo recupero.
Speriamo si riesca a recuperare anche la Grotta del Serpente che probabilmente forniva l'acqua alla villa imperiale poco distante.
Sono solo una piccola parte dei tesori di Ponza...
Ponza non è solo mare...è molto di più...


In questa foto si vede la pianta di fico citata da Graeser






La Grotta del Serpente


Piantina della Grotta del Serpente
(Da "Le isole pontine attraverso i tempi")

martedì 24 marzo 2015

A proposito di Zannone

Ultimamente l'isola di Zannone è finita al centro di tante discussioni perchè il sindaco, Piero Vigorelli, vorrebbe che fosse gestita dal Comune di Ponza.
Dal 1979 Zannone  fa parte del Parco Nazionale del Circeo che in effetti ha un po' protetto l'isola dalle masse estive e dalla caccia. Ma credo che, fino a qualche tempo fa, non si sia capito il valore reale dell'isola, si puntava tutto su Palmarola.
Zannone è l'isola verde dell'Arcipelago Ponziano. In primavera ed in autunno si fermano gli uccelli migratori. Sarebbe interessante farla conoscere ai ragazzi. Ma a quanto pare i sentieri versano in cattive condizioni ed anche la casa del guardiano.
A me le polemiche non interessano e voglio proporre cosa scrive un viaggiatore dell'Ottocento.
Nel 1897 Johann Karl Graeser visitò le isole Ponziane e nel "Viaggio alle isole del confino" così scrive di Zannone: "Dopo quattro ore di viaggio ci avviciniamo all'isola di Zannone. E' simile a un grande giallo budino sul piatto azzurro del mare. Zannone, o Sinonia come anticamente veniva chiamata, non è abitata che da un guardiano con la sua famiglia. Si è installato sui resti di quello che una volta era un convento cistercense.
Una comoda stradina di pietre sgrossate, tenute da malta cementizia, ci porta, in leggera salita, dall'approdo verso la cima (di mt. 179). Camminiamo per questa stradina su uno strato di pietre vulcaniche, dure e acuminate. Naturalmente sono molto meravigliato.
"Questa strada l'ha fatta costruire il "cavaliere-sindaco" per la sua casa di caccia!," mi viene risposto. "In primavera e in autunno, quando è il passo delle quaglie, lui viene sull'isola per qualche giorno a caccia".
La stradina di pietra nuda che conduce alla casina del sindaco di Ponza mi infonde un grande rispetto.
Mentre salgo, piacevolmente immerso nella luce del sole, mi vengono alla memoria i bagni di S. Calogero a Lipari e rifletto sulla assurdità del mondo. Là hanno costruito uno stabilimento splendido nel deserto però hanno dimenticato la strada e qui, invece, abbiamo solo la strada, una strada che genera illusioni fastose, ma che sbocca nel vuoto.
C'è qualcosa di "signorile", di "cavaliere" in questa strada che serve soltanto due volte l'anno ad agevolare la caccia a stanchi uccelli migratori del "cavaliere-sindaco". Nelle isole questi piccoli animali vengono presi con reti di ogni sorta. Zannone è forse il posto più frequentato per questo vile sport in cui si gareggia allo sterminio di utili uccelli canori. Del resto questa è un'abitudine comune anche al resto d'Italia.
Monasteri e castelli di predoni si trovano sempre sui punti più belli e non fa eccezione il convento di S.Benedetto.
Zannone emerge dall'acqua come la calotta di una palla affondata. 
Dalle rovine del vecchio convento lo sguardo vaga liberamente in ogni parte nella "lontananza azzurra della primavera che non è possibile comprendere". Una solitudine impenetrabile, come se la grande distesa d'acqua avesse trasportato dall'intera terra tutti qui i tormenti e le pene. anche i picchi più alti che si levano alti nell'aria, sono come pietose lapidi commemorative su un campo di battaglia. 
Per questo i monaci si sono installati nell'isola, calma e silenziosa, per dimenticare e mortificare ogni desiderio, così da ottenere la pace fino a che la terra non li avesse accolti".
(da "Vivere Ponza" )

Nota: Il cavaliere-sindaco era Vincenzo De Luca che amministrò Ponza dal 1867 al 1898 che il Graeser descrive dall'aspetto fisico simile al Crispi.


L'isola di Zannone



In questa foto si vede il faro di Capo Negro



Questo cartello si trova a Punta Rossa, San Felice Circeo, indica il faro di Zannone e la sua importanza



I resti del convento cistercense
(foto di Silverio Mazzella)



"Il vecchio guardiano di Zannone", in un ritratto del Mattei che visitò l'isola nel 1847 e rischiò di essere colpito da "uno schioppo improvviso di archibugio" sparato da qualche cacciatore.

mercoledì 1 ottobre 2014

Viaggio alle isole del confino

Sfogliando la rivista del 1985, Vivere Ponza, ho trovato delle pagine molto interessanti che raccontano il viaggio di Johann Karl Graeser, un viaggiatore svizzero che approdò a Ponza nel 1897.
Ecco il suo incontro con Ponza:
Il sole cala sull'orizzonte. Finalmente ci avviciniamo a Ponza, la più grande dell'Arcipelago, che si estende lunga e frastagliata. Una foschia rosso viola avvolge l'isola sulla quale è come sospeso un pulviscolo che da riverberi di luce in prossimità dei picchi più alti. il mare sembra trattenere il respiro ed è ora come una lamina d'oro fuso macchiato da improvvisi bagliori turchese.
Ho visitato luoghi molto belli in ogni angolo della terra, ma raramente ho vissuto impressioni così favolose come su queste variopinte isole vulcaniche dove la natura ha seminato a piene mani e secondo l'estro più capriccioso fantastiche bellezze.
E pensare che pochissimi sono quelli che vi approdano per visitarle, mentre è invece il luogo ideale per dimenticare gli affanni della vita e rinfrancare l'animo.
L'"isola di Circe" giace come una enorme sciabola turca macchiata di sangue su un mare luccicante.
Lo stretto fra il Porto e Chiaia di Luna ne formano il manico e la vetta del Monte Guardia l'elsa di onice verde-opaco.
Immaginando di tagliarla orizzontalmente per tutta la sua lunghezza essa assumerebbe la forma poi di una preziosa arma orientale, una sciabola della Persia o del Caucaso, intarsiata di pietre preziose e dal multiformi riflessi d'oro e d'argento.
Giunti in rada, l'abitato a ridosso del monte subito incanta. Fuori del Porto stanno alcuni scogli bassi, le Formiche, come una flottiglia in procinto di salpare. Essi si stagliano su di una parete violentemente frastagliata di roccia dura e dai colori ocra, bruno e bianco.
Scuri cipressi si innalzano nell'aria fra bianchi monumenti di marmo fra i quali si distingue un campanile e la cupola di una cappella. Il cimitero in primo  piano, quasi a ricordare una vecchia maledizione che sembra ancora pesare. E di nuovo la mente va a quel quadro dell'"Isola della Morte" e all'immagine del burbero traghettatore Caronte.
Alla fine però è la vita ad aver sopravvento su tutto. Gli scogli colorati e le rocce che si elevano come guardie si riflettono nello specchio d'acqua limpida come cristallo di fronte all'ampio bacino del porto. 
A fianco una piccola valle, fertile e tutta verde; ovunque bianche casette, adagiate tra pareti di tufo e colorati rocce trachitiche. Tutto questo splendido paesaggio ancora caldo dei raggi del sole calante, tutta questa natura pulsante non lascia posto a pensieri del passato e di morte. Risuona la voce rauca del capitano napoletano dalla testa calva e gialla che si alza come la luna fra collo e berretto: " Piano, mezza forza, basta!"
Attracchiamo: Comincia lo sbarco, chiassoso come sempre nel sud, sebbene a sbarcare siano solamente pochi coatti con gli inseparabili carabinieri e alcune casse. Alcune file di case, l'una sull'altra, formano tutto il paese verso levante, dove si trova il cimitero.
L'abitato è chiuso da questa parte dalla rossa cupola della Chiesa di S.Silverio. A ponente si estende lungo il declivio della collina dietro la quale si eleva il punto più alto dell'isola, Monte Guardia (283 mt). su questa collina coronata di viti risalta come un cubo l'edificio pezzato bianco e nero, del Telegrafo della Marina.
Molto bella la descrizione di questo arrivo all'isola......
Ponza porto con i colori che potrebbero essere quelli raccontati da Graeser......
(agosto 2014)












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