Ancora una bella foto del fotografo Salvo Galano tratta dal libro "L'Isola" (foto dal 1986 al 2002)
Un volto ponzese.
E' Salvatore alle prese con le reti da pesca e la località è Frontone
Ancora una bella foto del fotografo Salvo Galano tratta dal libro "L'Isola" (foto dal 1986 al 2002)
Un volto ponzese.
E' Salvatore alle prese con le reti da pesca e la località è Frontone
Sicuramente i ponzesi non conoscevano il passato di sofferenza di quella signora che aveva fatto costruire la sua casa sopra Frontone.
Lina Meiffret, moglie del dottor Mario Scudieri conosciuto dai ponzesi come il "medico dei papi", era stata partigiana e venne deportata nei campi di concentramento, in Germania. La sua storia è raccontata nel libro "Lina Partigiana amica del giovane Calvino" da Daniela Cassini e Sarah Clarke. In questo libro emerge una donna attiva, letterata, che incontra personaggi molto importanti, tra cui Italo Calvino, che lottano contro il nazifascismo.
Finita la guerra Lina trova in Ponza un luogo dove poter rifugiarsi e scrivere poesie
Ecco un piccolo brano del libro che riguarda Lina e il suo soggiorno a Ponza:
"Alla fine della guerra, Lina acquista a Ponza alcuni terreni in località Frontone dove dal 1947 in poi comincia la costruzione della casa che la ospiterà fino agli ultimi anni della sua vita. In quella parte dell'isola si trova una delle poche spiagge di Ponza, quella di Frontone appunto, dove Lina amava fare lunghe passeggiate con il suo cane Nerone, passando per ciò che restava della cava di perlite (vasche per la decantazione del caolino con blocchi ben squadrati), oggi paradiso dei turisti.
La casa domina il mare dall'alto, fondendosi con l'azzurro del cielo, e si affaccia sulla cala del Paradiso su cui incombono i resti del fortino borbonico. Da quella posizione si ha da una parte una magnifica vista sull'insenatura del porto dell'isola, con le sue luci e i suoi colori, mentre dall'altra lo sguardo spazia sul tratto della costa orientale dominato da un susseguirsi di golfi ed insenature, su cui la luce del sole e il riverbero dell'acqua compiono continue trasformazioni. Per arrivare a Frontone, si doveva passare per una lunga stradina sterrata che un tempo era percorribile solo a piedi e che attraversava lunghi tratti dominati dalla macchia mediterranea, tra mirti, cespugli di ulivi e di ginestre, agavi maestose e sculture di fichi d'india: tutti elementi che ricorrono costantemente nelle poesie di questa sezione. E lassù, in alto, dove il mare si confonde con il cielo, ecco Tre Venti, dove lo sguardo viene rapito dall'isola di Palmarola che domina incontrastata questa parte di mare.
E' in questo paradiso che tanto ricorda probabilmente la costa di Ponente, che Lina cerca rifugio e conforto, è qui che nascono e prendono forma alcune delle poesie più belle, è qui che si isola circondata dai gatti (era chiamata ed è ancora ricordata oggi come "la gattara") e dalla natura, è qui che vive , rimasta vedova, sommersa dai suoi libri e dal suo passato."
(Brano tratto dal libro di Daniela Cassini e Sarah Clarke "Lina. Partigiana e letterata, amica del giovane Calvino")
Nel Museo etnografico di Frontone, all'isola di Ponza, curato con passione e amore da Gerardo Mazzella, spicca il mandolino di sua nonna Matilde. Ma questo mandolino ha una storia...
E' appartenuto a Conte Matilde che per parecchio tempo è vissuta lontano da Ponza, in Dalmazia. Matilde era soprannominata "mamma rossa" ed imparò ad orecchio a suonare il mandolino. Una vera passione!!!
Sposò Antonio Mazzella e nel cortile della loro abitazione a Frontone, una casa- grotta, suonava il mandolino insieme alla sorella Amalia. Amici e parenti apprezzavano molto e arrivavano a Frontone da diverse parti dell'isola per ballare. Ma dopo la guerra, purtroppo, il mandolino scompare. Non si riuscì più a trovarlo.
Matilde fino alla fine dei suoi giorni pensò al suo mandolino.
Dopo tanti anni, nel dicembre del 2005, suo nipote Gerardo tramite un amico riesce a rintracciare il mandolino rubato a nonna Matilde. Finalmente torna nella sua casa, ora è esposto nel Museo Etnografico di Frontone.
La nonna da lassù sarà contenta che il mandolino sia tornato al suo posto.
Un oggetto fa rivivere le persone, la loro storia e nel Museo di Frontone ritroviamo la vera isola.
Credo sia arrivato il momento di dare una mano a Gerardo con il Museo, si spendono tanti soldi in manifestazioni inutili investiamoli nella cultura isolana. Ma a Ponza la cultura è un optional...ci sono poche speranze.
Il mandolino di nonna Matilde
(La foto è di Gerardo Mazzella)
Nel Museo etnografico di Frontone, all'isola di Ponza, curato con pazienza e dedizione da Gerardo Mazzella spicca uno strumento musicale che ha una storia.
E' una Zhiter citara, una cetra, uno strumento popolare appartenente alla famiglia dei cordofoni in uso in Germania meridionale, Slovenia, Tirolo.
E' arrivato a Ponza nel 1914 e pare sia legato ad una storia d'amore che purtroppo non ha avuto un seguito per le circostanze della vita.
Apparteneva ad un giovane tedesco, di origini russe, che girovagando per l'Italia approdò a Ponza. Prese alloggio nella piccola pensione di Caterina Mattera che dovrebbe essere la casa sulla scalinata che porta sopra gli Scotti, lato Parata.
Si dice che il giovane fosse pazzamente innamorato di una ragazza ponzese e con la Zhiter citara le facesse delle serenate. Purtroppo dovette lasciare l'isola perchè scoppiò la Prima Guerra Mondiale e lasciò lo strumento alla signora Caterina.
Non ritornò più a Ponza, pare che la ragazza sia emigrata in America e non si sia sposata. Purtroppo di questa storia si conosce poco, non c'è più nessuno che possa raccontarla.
La Zhiter citara
(Foto gentilmente concessa da Gerardo Mazzella)
(Estate 2018)
Nel Museo Etnografico di Frontone, all'isola di Ponza, curato con passione da Gerardo Mazzella, è custodito un presepe peruviano.
Pare sia stato esposto, a Napoli, durante una Mostra Internazionale di presepi intorno al 1910 a cui partecipò anche il Perù.
Un nobile comprò diversi presepi tra cui quello che ora è esposto nel Museo di Frontone.
Anni dopo il nobile incontra un giovane ponzese, Gennaro Cortese 'i Tatillo, con cui instaura una grande amicizia e a cui regala il pezzo più bello della sua collezione di presepi appunto quello peruviano.
Gennaro divenne con il tempo antiquario e il presepe è giunto fino ai giorni nostri.
La tipologia di questo presepe peruviano è nota come Retablo che significa pala d'altare e trae la sua origine dalle Cajas de San Marcos, scatole zeppe di figure di santi che i missionari spagnoli nel Seicento portavano con sè.