mercoledì 30 gennaio 2019

L'immagine di San Silverio

Sono tante le immagini di San Silverio, alcune antiche, altre che arrivano da Oltreoceano.


Questa immagine mostra San Silverio a New York. 
Sotto a San Silverio sono raffigurate le Torri Gemelle e davanti la Statua della Libertà.
Qui San Silverio è chiamato a proteggere la comunità ponzese di New York.
La foto proviene da Marie Tricoli- Socci



Questa immagine di San Silverio è del 1938. Si vede, dietro a San Silverio, la Chiesa prima dell'ampliamento avvenuto nel 1940.
Un'immagine simile l'aveva nonna Olimpia sul comò così mi sembra di ricordare.

domenica 27 gennaio 2019

A ròje

A ròje nel nostro dialetto ponzese è il gabbiano. Oggi lo troviamo dappertutto non solo al mare. Le città sono piene di gabbiani anche molto aggressivi ma un tempo non era così.
Ernesto Prudente racconta: Una volta, fino alla metà del secolo scorso, nidificava solo a Palmarola e in luoghi inaccessibili. Ora nidifica e vive in tutte le isole e, nel caso di Palmarola, dovunque, ai lati dei sentieri e a pochi metri dalle case. Nel periodo primaverile, dovunque giri per Palmarola incontri nidi di gabbiani con due o tre uova. Il gabbiano è un uccello acquatico, come la berta, con zampe robuste e forti.
Ha un'apertura alare di circa un metro con arti vigorosi e poderosi. E' un volatore eccezionale tanto che si potrebbe dire che vive volando. Ha il mantello e le ali grigio perla. Il gabbiano è un onnivoro, mangia di tutto anche se ha abitudini prevalentemente marine.
Vive in colonia. Una colonia formata da centinaia, migliaia di animali. E' diffidente ed accorto. Non si lascia avvicinare.
E' audace e aggressivo. Ingaggia battaglie terribili con falchi, poiane e bianconi quando invadono la sua zona dove ha costruito il nido e tiene i pulcini.
Il gabbiano è un cacciatore marino eccezionale. Alla vista acutissima accoppia una rapidità incredibile. effettua tuffi meravigliosi per ghermire la preda.




Gabbiani all'isola di Ponza



Gabbiano in volo

(Foto di Rossano Di Loreto)

giovedì 24 gennaio 2019

Don Aniello Conte cappellano ponzese a Santo Stefano

Qualche giorno fa è stato trasmesso su Rai Storia un documentario in cui si racconta la vita durissima nel carcere di Santo Stefano, una piccola isola vicina a Ventotene, nell'Arcipelago Ponziano.
Un mio prozio, don Aniello Conte,  è stato per un molti anni cappellano del carcere.
Cercando su internet, nell'archivio storico del quotidiano "La Stampa", ho trovato diversi articoli, del 1953, che lo riguardano.
Don Aniello Conte, con la sua testimonianza, riuscì a far scagionare Carlo Corbisiero, di Marzano di Nola, accusato di omicidio, in carcere dal 1934.
Era una giornata di luglio del 1953, quando la Corte di giudici sbarcò a Ponza da un rimorchiatore della Marina Militare, per interrogare don Aniello, ormai anziano.
Il vecchio cappellano di Santo Stefano, viveva in una piccola casa sopra i Conti, rispose alle domande dei giudici che cercarono di metterlo in difficoltà ma invano. 
Don Aniello era lucidissimo.
Carlo Corbisiero, finalmente, dopo quasi vent'anni di carcere, da innocente, tornò in libertà.



Don Aniello Conte con la sorella Concetta



Don Aniello Conte



L'articolo di giornale in cui si racconta della testimonianza di don Aniello Conte che fece scarcerare Carlo Corbisiero

Per altri articoli consultare
www.archiviolastampa.it/

Invece questo articolo lo ha pubblicato Gerardo Conte sul suo profilo Facebook. Era su un giornale americano







Un video di Giancarlo Giupponi

Nota:
Don Aniello Conte era il fratello di mio nonno materno, Salvatore Conte. Era figlio di Placido Conte ed Agnese Vitiello. Era nato all'isola di Ponza, sopra i Conti, il 9 febbraio 1867 ed è scomparso il 28 luglio 1961.
Altra nota:
Nel carcere di Santo Stefano, proprio durante il periodo in cui fu cappellano don Aniello Conte, era rinchiuso il bandito Sante Pollastri (Pollastro) amico d'infanzia del campione di ciclismo, Costante Girardengo. La loro amicizia ha ispirato la canzone di Francesco De Gregori "Il bandito e il campione"

mercoledì 23 gennaio 2019

La villa romana di Santa Maria

Il ritrovamento dei resti di questa villa avvenne nel 1926 durante i lavori di ampliamento di un'abitazione. L'archeologo Luigi Iacono venne incaricato da Amedeo Maiuri dopo le segnalazioni del Rev. Raffaele Tagliamonte, ispettore locale della Soprintendenza.
Il proprietario dell'abitazione, Ciro Mazzella,  fece spianare il giardino e gli scavatori si trovarono davanti ad una camera rettangolare cinta in opus reticulatum pavimentata in opus sedile.
Luigi Jacono appurò che il pavimento era in condizioni perfette dopo millenni di sepoltura.
Crede di riconoscere un solarium tra i resti della villa probabilmente per godere dei benefici del sole. Infatti l'esposizione della villa lo fa pensare perchè si trova in una zona soleggiata.
Il terrazzo era pavimentato da mattoncini piccolissimi, a spina di pesce, che ancora si possono vedere passando davanti alla casa.
Il proprietario del terreno, alle falde del monticello, era prima un certo Maglione (antecedente ai Mazzella) e proprio qui è stata ritrovata una sala esedra con un pavimento policromo composto da quadrati di marmo Chium o africano, Favi, cioè esagoni di Coraliticum, cioè di Palombino. Ed ancora altri quadratini  e finalmente Trigona dei triangoli isosceli di rosso antico. Lo stile delle pitture era Terzo stile pompeiano e i pavimenti erano simili all'Augusteo di Capri.
Un Bene Archeologico grandioso di cui non si sa più niente...


Qui sorgeva la villa romana



Villa romana nella Contrada Santa Maria, pianta del solarium scoperto nel 1926



Disegno dei pavimenti



In questa vecchia foto si vede la zona in cui era situata la villa romana
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 20 gennaio 2019

La statua di San Silverio

La statua di San Silverio è molto antica e negli ultimi quarant'anni è stata restaurata già due volte.
Verso la metà degli anni '30, durante un incendio scoppiato in chiesa il 20 giugno, rischiò di essere danneggiata seriamente, ma per fortuna bruciarono solo le banconote di dollari donate dai fedeli, giunti dagli Stati Uniti, che erano ancora attaccate alla statua dopo la processione.
Un tempo la statua usciva dalla chiesa in eventi eccezionali come è successo durante la guerra o un terremoto, quando c'era un pericolo per la comunità ponzese.
Il 20 luglio di ogni anno, un mese dopo aver festeggiato San Silverio, con una piccola processione si ripone la statua del Santo nella nicchia dell'altare a Lui dedicato.
E' un momento molto toccante perchè ognuno vuole salutare il Santo, affidare a Lui le proprie speranze, tutto ciò che viene in mente in quell'attimo.
Ognuno di noi poi dice: San Silvè ce vedimme l'anne che vène.







La statua di San Silverio durante la piccola processione del 20 luglio 2018
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