Questo petroso eremita s'erge da fondali così improponibili e severi da esser snobbato dai più audaci cormorani, non ha attracchi e la sua cintura è ostile al naufrago.
Lo si traversa in avvicinamento a Ventotene, anfitrione dell'avvistamento dell'isola.
E' il baluardo emerso di una montagna subacquea, di misteriosa storia, periplo d'ogni imprudente scafo, poichè esso di notte è celato dalla tenebra. Le stelle pietose tentano di alleviare l'oblio che lo attanaglia, tuttavia con arduo frutto.
Ma è lì, qual maestoso ciclope millenario, quasi un'esplosione dolomitica in mezzo ad un nulla cobalto. Impervio, scevro dal più minuscolo lichene, privo d'insetti , forse posatoio effimero di stanchi uccelli in migrazione, sembra reclamare considerazione, esser partecipe di un pensiero affettuoso al passaggio dell'uomo di mare.
Eccolo il mio umile tributo. Ti raffiguro: imponente sentinella, inattaccabile e salda guglia i cui marosi tentan la resa o slanciano abbracci di spuma incontaminata.
Contemplo la tua esistenza solinga e immota, la tua tenacia, il tuo messaggio.
Resterai oltre ogni transitoria terrenità, contando stagioni e occhi di passaggio.
Piccolo mondo preistorico , con rispetto ammiro le tue fattezze, scolpite da aria e acqua senza tempo, il sole ti irrora di lampi di mare, d'azzurro e blu ti cingono la vita , lunga e interessante come una rotta che non finisce mai.
C'è sempre da imparare, a te va un mio omaggio di gratitudine.
Nota dell'autore:
Questo testo è nato dal silenzioso incontro con uno scoglio solitario, che si erge fiero e dimenticato nel mare verso Ventotene. Non è solo pietra: è simbolo di resistenza , di solitudine viva, di tempo che non chiede attenzione ma la merita.
(Testo e foto inviati, gentilmente, da Andrea Valenti (Andrew D.Val su FB), giugno 2026)


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