mercoledì 15 luglio 2026

Lo scoglio della Botte

Questo petroso eremita s'erge da fondali così improponibili e severi da esser snobbato dai più audaci cormorani, non ha attracchi e la sua cintura è ostile al naufrago.

Lo si traversa in avvicinamento a Ventotene, anfitrione dell'avvistamento dell'isola.

E' il baluardo emerso di una montagna subacquea, di misteriosa storia,  periplo d'ogni imprudente scafo, poichè esso di notte è celato dalla tenebra. Le stelle pietose tentano di alleviare l'oblio che lo attanaglia, tuttavia con arduo frutto. 

Ma è lì, qual maestoso ciclope millenario, quasi un'esplosione dolomitica in mezzo ad un nulla cobalto. Impervio, scevro dal più minuscolo lichene, privo d'insetti , forse posatoio effimero di stanchi uccelli in migrazione,  sembra reclamare considerazione, esser partecipe di un pensiero affettuoso al passaggio dell'uomo di mare.

Eccolo il mio umile tributo. Ti raffiguro: imponente sentinella, inattaccabile e salda guglia i cui marosi tentan  la resa o slanciano abbracci di spuma  incontaminata. 

Contemplo  la tua esistenza solinga e immota, la tua tenacia, il tuo messaggio. 

 Resterai oltre ogni  transitoria  terrenità,  contando stagioni e  occhi di passaggio. 

Piccolo mondo preistorico , con rispetto ammiro le tue fattezze, scolpite da aria  e acqua senza tempo, il sole ti irrora di lampi  di mare,  d'azzurro  e blu ti cingono la vita , lunga e interessante  come una rotta che non finisce mai.

C'è sempre da imparare, a te va un mio omaggio di gratitudine.


Nota dell'autore: 

Questo testo è nato  dal silenzioso incontro  con uno scoglio solitario,  che si erge fiero e dimenticato  nel mare verso Ventotene. Non è solo pietra: è simbolo di resistenza , di solitudine viva,  di tempo che non chiede attenzione  ma la merita. 

(Testo e foto inviati, gentilmente, da Andrea Valenti (Andrew D.Val su FB), giugno 2026)


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