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mercoledì 13 marzo 2024

Il Bagno di Ponzio Pilato vivaio di aragoste

 Questo racconto è tratto dal libro di Giulio Vitiello "PONZA brevis insula...brevis historia"

"Nel primo decennio di questo secolo le aragoste raggiunsero cifre rilevanti in rapporto alla richiesta. Gli acquirenti le rifiutavano oppure offrivano prezzi irrisori. 

Per ovviare allo squilibrio tra produzione e consumo, oltre ai mezzi in uso per la conservazione (nassoni, vivaio in legno) si pensò di utilizzare con l'interessamento e l'appoggio di Gaetano Vitiello, nella sua  qualità di reggente la capitaneria di porto il bagno di Ponzio Pilato.

Fu costituita una specie di cooperativa fra i pescatori: il crostaceo immesso nella grande vasca diventava di proprietà comune, il ricavato della vendita veniva diviso in proporzione delle aragoste depositate, la moria addebitata proporzionalmente alla quantità depositata e così le spese di custodia ed altro. 

Ottenuta l'autorizzazione dalle autorità competenti, senza nulla modificare o adattare ai nuovi bisogni e dopo aver sistemato una grata al foro che immette l'acqua nella vasca, alcuni quintali di aragoste furono messe nel...bagno.

Accertato che il crostaceo non subiva danni si decise di sfruttare la piscina fino a saturazione.

Le cose andavano bene, tanto più che la verifica della moria poteva essere effettuata da unica persona il che si tramutava in economia, quando una mareggiata di scirocco e levante di forte intensità, nottetempo, asportò la grata dall'imbocco del bagno e le aragoste, avuta la libertà, ne approfittarono. 

La perdita fu rilevante e per parecchio tempo se ne risentirono i gravi effetti anche se una certa quantità ne fu recuperata nelle vicinanze dello Scoglio Rosso. 

Il soprintendente ai monumenti e alle antichità non permise ritocchi al foro d'ingresso dell'acqua e gli aragostai,  scottati, abbandonarono Ponzio Pilato ritornando ai vecchi sistemi di conservazione."


Nota:

Il primo decennio è del 1900


Le Grotte di Pilato (Estate 2015)


Dentro le Grotte di Pilato, si vede bene la vasca


In bianco e nero



Una mareggiata (Foto di Rossano Di Loreto)


Aragoste (Foto di Rossano Di Loreto, maggio 2015)


Lo Scoglio Rosso, davanti alle Grotte di Pilato (Estate 2021)

mercoledì 10 marzo 2021

A mbrucchièlle

 A mbrucchièlle è un bastimento vivaio per il trasporto delle aragoste e dei capitoni vivi.

Così racconta il grande Ernesto Prudente:

" Questo tipo di imbarcazione, come mi raccontava Geppino Vitiello, il cosiddetto Geppino dell'Ave Maria, uno dei più noti marinai della marineria ponziana del secolo scorso, è stata rubata agli spagnoli.

Raffaele Vitiello, fu il primo ponzese, che all'inizio del ventesimo secolo, si trasferì in Sardegna per la pesca alle aragoste. Quando ne accumulava una certa quantità le portava a Genova e da Genova a Marsiglia. Le sistemava, in ceste avvolte in foglie di canne con un telo di iuta che veniva continuamente bagnato. Solo così le aragoste riuscivano a sopravvivere per qualche giorno fuori dall'acqua. Come arrivava a destinazione le metteva in vasche contenenti acqua di mare. Ma, nonostante tutti gli accorgimenti, la mortalità era sempre rilevante. sul mercato di Marsiglia arrivavano aragoste anche dalla spagna. Il sistema di trasporto era, all'inizio, identico.

Ma, un bel giorno, il Vitiello, notò che gli spagnoli scaricavano le aragoste direttamente dalla nave, prelevandole dalla stiva di un bastimento, ancorato in rada. Subito scattò l'allarme nel suo cervello. Ma come era possibile tutto ciò?  Il suo primo pensiero, non potendo visitare la barca iberica, fu quello che gli spagnoli avessero riempito la stiva di acqua. Della cosa ne parlò al fratello Erasmo appena mise piede in Sardegna dove lo stesso si trovava con altri familiari sempre per la pesca. Dopo il consulto Erasmo partì per Livorno in cerca di un bastimento da usare, a suo giudizio, come quello spagnolo. La sua attenzione si posò sulla Ida, una goletta di ventidue metri. Si fece dire ogni notizia utile sull'imbarcazione e sul prezzo di vendita. Venne a Ponza per racimolare il danaro necessario che potè raccogliere con una ipoteca su due abitazioni della famiglia. Ritornò a Livorno, con alcuni marinai, che dovevano formare l'equipaggio, e con un carpentiere, che aveva contattato a Torre del Greco, per far calafatare l'interno del bastimento per evitare che l'acqua penetrasse, poi, per tutta la nave. Sistemata la calafatura, a Olbia, riempirono metà stiva d'acqua con un lavoro immane. Per il travaso usarono secchi e bidoni. Caricarono le aragoste e fecero rotta su Marsiglia. Non una tempesta ma " nu poche i màzzeche è spute" li costrinse a ritornare a Olbia. Per poco non affondarono. Sulle piccole onde, l'acqua contenuta nella stiva si riversava da una murata all'altra, provocando sbandamenti paurosi. Raccontarono di aver visto la morte con gli occhi. Continuarono il commercio delle aragoste con le ceste. 

Erasmo si trasferì a Marsiglia, con Gennaro, il calafato che aveva chiuso, con la stoppa e il catrame, le connessure della Ida con la speranza e l'intento di visitare la barca spagnola per vedere come fosse fatta all'interno. Fu una caccia al concorrente. Erasmo fece l'impossibile, ed in questo venne aiutato anche dal grossista a cui entrambi portavano le aragoste, per conoscere il capitano spagnolo e la sua nave. Come lo incontrava lo invitava a bere in una di quelle bettole caratteristiche di cui erano pieni i bassifondi marsigliesi. Bevi oggi e bevi domani, l'amicizia si saldò tanto che un giorno il capitano spagnolo sentì il dovere di invitarlo a bordo della sua nave a bere un Calvados. Era quello che aspettava. Come era logico si fece accompagnare da Gennaro. Quando varcarono la murata della barca spagnola Erasmo scese nel quadrato con il capitano mentre Gennaro si mise ad osservare attentamente come era strutturata la Nave. Anzi, cacciò il metro dalla tasca e prese pure qualche misura suscitando la reazione furiosa del capitano spagnolo che, salito in coperta per invitarlo a scendere nella saletta, lo aveva notato di soppiatto a prendere misure. Con il buon senso, raccontando tutte le peripezie a cui erano andati incontro e la situazione economica della sua famiglia, Erasmo riuscì a calmare l'ira del capitano spagnolo  assicurandolo che non avrebbe svelato il segreto.

La "Ida" venne portata a Torre del Greco dove Gennaro, con l'aiuto di altri carpentieri, la sottopose a quelle modifiche che riteneva necessarie per averle viste, notate e annotate sulla barca spagnola. In quella circostanza lo spagnolo svelò che, nella stiva piena d'acqua, teneva sistemati una serie di cesti di vimini dove le aragoste si agguantavano per evitare di essere sbatacchiate da una murata all'altra. Quando la  Ida dopo le modifiche, fu messa in acqua risultò molto appruata , un difetto che si è portato dietro fino alla distruzione, nonostante che la sottocoperta della poppa fosse stata riempita con pesanti massi. Nacque così il primo bastimento vivaio, la prima  Mbrucchièlle, della marineria ponzese.

Nelle prima decade del millenovecento Ponza aveva una flotta di circa venti  mbrucchièlle."  

Della "mbrucchièlle" Giulio Vitiello così scrive: "La goletta vivaio, nave rivoluzionaria per sicurezza di navigazione e per facilità della conservazione dell'aragosta, ha aperto orizzonti più vasti ed ha segnato un nuovo ciclo storico della marineria ponzese"


Il porto di Ponza con tante imbarcazioni tra cui "mbrucchièlle"

                       

Il varo sulla spiaggia di Santa Maria


Il declino di queste imbarcazioni pronte per essere demolite

giovedì 19 maggio 2016

La marineria ponzese nei primi anni del Novecento

Oggi nel porto di Ponza ci sono perlopiù imbarcazioni ai fini turistici mentre da pesca ne sono rimaste pochissime, sopravvissute alla grande flotta che ha fatto conoscere i pescatori ponzesi in tutto il Mediterraneo.
Secondo Giulio Vitiello in "Ponza brevis insula...brevis historia", le imbarcazioni di proprietà dei ponzesi tra il 1901 e il 1939 erano tante e ne traccia un quadro rilevante. Molte erano adibite al trasporto di aragoste che rifornivano i mercati di Genova, Marsiglia, Barcellona.
Ecco cosa scrive Ernesto Prudente in "Cronaca di cose ponziane": "Il bastimento vivaio, "mbrucchièlle", non è una creatura ponzese, nè italiana. E' spagnola.
Raffaele Vitiello fu il primo ponzese a trasferirsi in Sardegna per la pesca delle aragoste e fu il primo a portare le sue aragoste a Marsiglia, dove esisteva un mercato che richiedeva una maggiore quantità di aragoste rispetto alle altre città."
"...Le aragoste venivano sistemate in cesti e coperte da un telo di juta che veniva continuamente bagnato. Solo così le aragoste riuscivano a sopravvivere per qualche giorno fuori dall'acqua.
Arrivati a Marsiglia le aragoste venivano immesse in vasche contenenti acqua marina.
La mortalità, durante il viaggio, era davvero rilevante.
Le aragoste a Marsiglia arrivavano anche dalla Spagna con lo stesso sistema.
Un bel giorno, però, il Vitiello notò che da una barca spagnola, ancorata in rada, venivano scaricate aragoste prelevate direttamente dalla stiva del bastimento. Scattò subito l'allarme nel suo cervello ma non gli fu possibile ispezionare il bastimento.
Quando tornò a Ponza, per fine pesca, parlò della faccenda ai suoi tre fratelli li entusiasmò in modo tale che decisero di comprare un bastimento per adibirlo al trasporto delle aragoste vive.
Si recarono a Livorno dove comprarono la "Ida", una barca a vela della lunghezza di 22 metri. La portarono a Torre del Greco dove c'erano i migliori carpentieri campani a cui esposero le loro idee e quelli modificarono l'interno del bastimento con una serie di paratie e forarono la carena per l'ingresso dell'acqua.
Sotto coperta, per tutta la lunghezza della nave, vennero incastrate e legate, alle strutture del natante, una serie di botti vuote per consentirne la galleggiabilità.
A maggio la barca fu messa in acqua e portata in Sardegna dove caricò le aragoste e fece vela su Marsiglia.
Il viaggio fu un disastro. Per poco non ci lasciarono anche la pelle.
La barca non reggeva in alcun modo il mare. Le aragoste, per lo sbatacchiare, morirono tutte."
Bisognava in tutti i modi scoprire il segreto di quella barca spagnola...
"...Erasmo Vitiello, fratello di Raffaele e capitano della "Ida", aveva conosciuto nel porto di Marsiglia il capitano del veliero spagnolo adibito al trasporto delle aragoste vive. Incominciò a raggirarlo e a circuirlo facendogli fare giornalmente il giro delle bettole nei bassifondi di Marsiglia con sonore bevute di mistral.
Dai oggi e dai domani arrivò anche il giorno in cui il capitano spagnuolo lo invitò a bordo della sua nave a bere un buon Cardinal Mendoza.
Era quello che aspettava.
Si fece accompagnare da mastro Gennaro, un carpentiere torrese che lavorava in quel porto, a cui aveva confidato le sue intenzioni.
Presero una lancia e si avviarono verso il battello spagnolo ancorato in rada.
Una volta a bordo, il Vitiello scese sotto coperta con il capitano dove cercò di intrattenerlo il più a lungo possibile per dar modo a mastro Gennaro di vedere com'era fatta l'interno di quella barca.
Mastro Gennaro aveva tolto una tavola del boccaporto ed era sceso nella stiva dove, oltre ad adocchiare, prese anche delle misure con il metro che si era portato dietro.
Ad un certo punto il capitano spagnuolo fece un salto in coperta a chiamare Gennaro per offrirgli da bere.
Lo vide uscire dalla stiva mentre si infilava il metro in tasca. Capì tutto e andò su tutte le furie. La sua reazione con il capitano Vitiello fu veemente. Alla fine questi riuscì a rabbonirlo spiegandogli in quali condizioni era caduta la sua famiglia per l'avventurarsi in questa impresa.
Lo spagnolo pretese un giuramento sulla non divulgazione di quanto visto perchè sarebbe stata in pericolo la sua vita.
Il ritorno a Torre del Greco della "Ida" fu immediato. Il veliero venne tirato a secco e subito cominciarono i lavori di modifica, sulla scorta di quanto avevano visto a Marsiglia.
Finiti i lavori il bastimento venne messo in mare ma risultò leggermente appruato, cosa che gli è rimasto per tutta la vita, nonostante una zavorra di massi a poppa.
Era nato così il primo bastimento-vivaio, la prima "mbrucchièlle" della marineria ponzese."
Negli anni trenta Ponza aveva l'unica marineria italiana adibita al trasporto dei crostacei.


Velieri nel porto di Ponza nei primi anni del Novecento



Una tipica imbarcazione nel mare di Ponza



Velieri nel porto di Ponza...mio nonno Peppino Iacono ha navigato a vela per moltissimi anni



Imbarcazioni al molo



Un veliero

(Le foto provengono dall'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
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