I Romani hanno lasciato notevoli tracce della loro presenza sull'isola di Ponza che sono giunte fino a noi alcune in buone condizioni, altre meno.
Hanno realizzato ville, gallerie, un acquedotto e tante cisterne.
Nella zona del porto sono tante le cisterne che ci mostrano l'abilità degli ingegneri romani.
Chissà quanta fatica hanno fatto quegli schiavi a scavare nel tufo per fare in modo che nell'isola si potesse raccogliere l'acqua.
L'acqua era di vitale importanza sia per rifornire le ville, ma anche le navi che facevano tappa a Ponza.
Queste opere purtroppo sono state violate dall'uomo che, in qualche caso vi ha costruito dentro o le ha riempite d'immondizia.
Una vergogna!!! Direi anche ignoranza...
Ora, finalmente, si sta cercando di recuperare questi "muort' viecchie", come qualcuno li ha definiti.
Sono la storia della nostra isola.
Dopo il recupero della Cisterna della Dragonara si sta procedendo con quella di Via Comandante di cui abbiamo potuto vedere le prime foto poco tempo fa.
Per togliere il materiale dalla Cisterna è stata aperta una botola dal piazzale sovrastante che poi era, nell'antichità, il pozzo da cui si attingeva l'acqua.
L'acqua arrivava dal il troppo pieno di quella di Via Parata in questa Cisterna che a sua volta riforniva quella di Tagliamonte o del Portone (Hotel Mari).
La cisterna di Via Parata sappiamo che divenne con il tempo un Bagno penale e potremmo trovare tracce dei relegati che erano rinchiusi lì dentro come per esempio graffiti e disegni proprio come in quella di Ventotene.
Ma forse potremmo trovare altro...
Il Dies nel suo libro "Ponza perla di Roma" scrive: "...nel Cisternone accanto alla Parata ho osservato una edicoletta probabilmente una finestrina religiosa che teneva in venerazione forse l'immagine d'una divinità cui era sacra l'acqua potabile; tanto il sentimento religioso possedeva tutte le manifestazioni della vita romana".
Io penso che con il recupero dell' immensa Cisterna di Via Parata potremmo avere delle sorprese...
La Cisterna della Dragonara
(Foto di Rossano Di Loreto)
Cisterna della Dragonara
(foto di Rossano Di Loreto)
Edicola votiva al tempo dei Romani
Nella Cisterna di Ventotene un particolare...
Qui è stata aperta una botola dove un tempo c'era il pozzo da cui si attingeva l'acqua della Cisterna di Via Comandante
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lunedì 4 maggio 2015
L'archeologia delle acque nell'isola di Ponza
martedì 10 febbraio 2015
L'importanza delle cisterne romane a Ponza...
Le cisterne d'acqua al tempo dei Romani avevano una grande importanza in un'isola come Ponza.
Si raccoglieva in questi grandi serbatoi tutta l'acqua possibile per soddisfare la popolazione che era numerosa in quel periodo, ma anche per rifornire le navi di passaggio.
L'acqua prima di giungere in banchina subiva un processo di decantazione.
Ecco a tal proposito cosa scrive don Luigi Dies in "Ponza perla di Roma" nel 1950: "La fistola pescava in una vasta cisterna al livello del mare. Questa, a sua volta, riceveva da un'altra cisterna soprastante l'acqua già riversata in essa da una terza. La terza aveva raccolte le acque piovane dai depositi scavati in superiori altezze e disposti su tutte le colline dell'isola. L'imponente massa d'acqua che trascinava con sè ciottoli e detriti, raccolta in altitudine, si veniva purificando, man mano che era decantata nei depositi immediatamente sottostanti, fino a diventare potabile al livello del mare. Nel Corso Umberto, presso la Parata, è visibile uno di questi magnifici serbatoi che ancora attestano il senso pratico dei Romani. Osserviamolo.
LA VASTISSIMA CISTERNA DEL BAGNO
A livello di strada, l'ingresso pietosamente incustodito, il che è tanto strano, quanto significativo, ha tutto l'aspetto d'un Ninfeo o tempietto, sacro...forse a divinità acquarie. Probabilmente l'irregolarità dell'ambiente, che risalta a chi entra, è dovuta alla natura della roccia in cui venne scavato l'antro. Gli architetti dovettero pensare d'adibire a cisterna una cava di tufo da costruzione, che ampliarono nel senso non ancora perforato della montagna. Questa cisterna è detta del bagno, perchè i Borboni vi posero, a loro tempo, il dormitorio) dei forzati qui dedotti per la esecuzione del piano di colonizzazione; diventò per questo un bagno penale.
Sono imponenti gli archi a crociera, tagliati nel tufo, corrono quattro lunghissime navate, divise da tredici pesanti pilastri ricavati dallo stesso taglio. Grande cura fu posta nell'ampliare al massimo questo deposito, il cui scavo arriva fin sotto la collina degli Scotti.
Il laterizio e l'opus reticolarum furono ottimi mezzi per risanare e rafforzare fondi e pilastri, minacciati da sabbia, pomice o vene meno compatte del tufo. Tutta la superficie interna è ricoperta d'intonaco signino e a terra non mancano i pulvini.
Si calcola che in questo deposito potevano essere raccolte molte migliaia di tonnellate d'acqua. Le due cisterne inferiori hanno la stessa forma e ampiezza."
Il Dies scrive ancora che "....oltre la scarpata borbonica per il tiro a secco delle barche da pesca è stato innestato nel muro un piccolo rubinetto di ottone che distribuisce l'acqua della cisterna pubblica detta del portone".
Forse si riferisce alla cisterna Tagliamonte, sotto l'hotel Mari, detta anche del Portone (Portone di Pascarella) che riforniva l'area portuale.
Speriamo che si riescano a recuperare un po' tutte le cisterne....si potrebbe ricostruire il percorso dell'acqua...
Sarebbe veramente interessante...
Un'eventuale scoperta di un collegamento tra la cisterna di via Parata e quella di via Comandante, come penso io, sarebbe incredibile e chissà se c'è un nesso anche con quella Tagliamonte nel Portone di Pascarella.
Il Portone di Pascarella....da queste parti c'è la cisterna Tagliamonte
(foto di Marianna Licari)
Il Portone di Pascarella durante la pioggia. L'acqua che scende dagli Scotti, attraversa via Parata, via Corridoio, giunge in Corso Pisacane e poi in mare. Un tempo l'acqua finiva nelle cisterne.
(foto reperita in rete)
Una fistola aquaria
Una fistola aquaria ritrovata ad Ercolano
Una volta a crociera
Nota:
La fistola aquaria è una conduttura idrica solitamente in piombo, ma anche più raramente, in terracotta
(fonte Wikipedia)
Si raccoglieva in questi grandi serbatoi tutta l'acqua possibile per soddisfare la popolazione che era numerosa in quel periodo, ma anche per rifornire le navi di passaggio.
L'acqua prima di giungere in banchina subiva un processo di decantazione.
Ecco a tal proposito cosa scrive don Luigi Dies in "Ponza perla di Roma" nel 1950: "La fistola pescava in una vasta cisterna al livello del mare. Questa, a sua volta, riceveva da un'altra cisterna soprastante l'acqua già riversata in essa da una terza. La terza aveva raccolte le acque piovane dai depositi scavati in superiori altezze e disposti su tutte le colline dell'isola. L'imponente massa d'acqua che trascinava con sè ciottoli e detriti, raccolta in altitudine, si veniva purificando, man mano che era decantata nei depositi immediatamente sottostanti, fino a diventare potabile al livello del mare. Nel Corso Umberto, presso la Parata, è visibile uno di questi magnifici serbatoi che ancora attestano il senso pratico dei Romani. Osserviamolo.
LA VASTISSIMA CISTERNA DEL BAGNO
A livello di strada, l'ingresso pietosamente incustodito, il che è tanto strano, quanto significativo, ha tutto l'aspetto d'un Ninfeo o tempietto, sacro...forse a divinità acquarie. Probabilmente l'irregolarità dell'ambiente, che risalta a chi entra, è dovuta alla natura della roccia in cui venne scavato l'antro. Gli architetti dovettero pensare d'adibire a cisterna una cava di tufo da costruzione, che ampliarono nel senso non ancora perforato della montagna. Questa cisterna è detta del bagno, perchè i Borboni vi posero, a loro tempo, il dormitorio) dei forzati qui dedotti per la esecuzione del piano di colonizzazione; diventò per questo un bagno penale.
Sono imponenti gli archi a crociera, tagliati nel tufo, corrono quattro lunghissime navate, divise da tredici pesanti pilastri ricavati dallo stesso taglio. Grande cura fu posta nell'ampliare al massimo questo deposito, il cui scavo arriva fin sotto la collina degli Scotti.
Il laterizio e l'opus reticolarum furono ottimi mezzi per risanare e rafforzare fondi e pilastri, minacciati da sabbia, pomice o vene meno compatte del tufo. Tutta la superficie interna è ricoperta d'intonaco signino e a terra non mancano i pulvini.
Si calcola che in questo deposito potevano essere raccolte molte migliaia di tonnellate d'acqua. Le due cisterne inferiori hanno la stessa forma e ampiezza."
Il Dies scrive ancora che "....oltre la scarpata borbonica per il tiro a secco delle barche da pesca è stato innestato nel muro un piccolo rubinetto di ottone che distribuisce l'acqua della cisterna pubblica detta del portone".
Forse si riferisce alla cisterna Tagliamonte, sotto l'hotel Mari, detta anche del Portone (Portone di Pascarella) che riforniva l'area portuale.
Speriamo che si riescano a recuperare un po' tutte le cisterne....si potrebbe ricostruire il percorso dell'acqua...
Sarebbe veramente interessante...
Un'eventuale scoperta di un collegamento tra la cisterna di via Parata e quella di via Comandante, come penso io, sarebbe incredibile e chissà se c'è un nesso anche con quella Tagliamonte nel Portone di Pascarella.
Il Portone di Pascarella....da queste parti c'è la cisterna Tagliamonte
(foto di Marianna Licari)
Il Portone di Pascarella durante la pioggia. L'acqua che scende dagli Scotti, attraversa via Parata, via Corridoio, giunge in Corso Pisacane e poi in mare. Un tempo l'acqua finiva nelle cisterne.
(foto reperita in rete)
Una fistola aquaria
Una fistola aquaria ritrovata ad Ercolano
Una volta a crociera
Nota:
La fistola aquaria è una conduttura idrica solitamente in piombo, ma anche più raramente, in terracotta
(fonte Wikipedia)
domenica 11 maggio 2014
Santa Domitilla a Ponza...tra culto e archeologia...
La chiesa di Ponza porto è dedicata non solo a San Silverio ma anche a Santa Domitilla la cui festa ricorre il 12 maggio. La statua della Santa viene portata dalle donne in processione per le strade dell'isola.
Santa Domitilla era una principessa imperiale relegata a Ponza e bruciata viva a Terracina.
Sotto la chiesa c'è una grotta e si ritiene che fosse la cella di Santa Domitilla e così la descrive il Dies in "Ponza perla di Roma": "Sotto il piazzale della chiesa parrocchiale c'è una sequela di grotte. Forse furono antiche cave di tufo da costruzione e poi depositi portuali. Ovunque, tra le rocce franate, si osserva l'opera del piccone romano, contrassegnata in quelle piccole gallerie dal tipico taglio dell'epoca. Nelle vicinanze del porto era la così detta Martiria di Santa Domitilla. La tradizione antichissima s'appoggia a San Girolamo e al commento del Baronio al Martirologio Romano. Infatti ai 12 di Maggio, festa della Santa, il Baronio annota che, in viaggio verso la Palestina, il santo Dottore, in compagnia della matrona Santa Paola e della figlia di questa, santa Eustochio, quando fu in vista di Ponza, fece dirottare la nave verso il nostro porto e si volle fermare qui alcuni giorni, per venerare le celle dei Santi Domitilla, Nereo ed Achilleo."
E poi ancora Dies: " Il Tricoli riporta la tradizione e opina che le celle dei santi Martiri trovavansi tra le così dette grotte di Pilato e l'attuale porto, senza aggiungere altro. Quindici anni fa, per una frana avvenuta nel piazzale della chiesa, restò distrutto un ampio grottone sottostante, ove si raccoglievano le spazzature del paese. Sulla parete di quella grotta, alcuni avevano osservato emblemi di questo genere: palme, lettere greche, segni cristiani, come il RO crociato ecc... tutti scalfiti nel tufo. Sgombrati i rottami e l'immonda congerie, nel fondo della grotta apparve un'altra grotticella molto carezzata da un piccone posteriore a quello romano che, con una finestrella di classico tipo aveva sagomato un bell'arco, dall'aspetto trionfale, che univa i due vani. In questa seconda grotta è visibile un giaciglio di tufo, a sinistra alto dal suolo cm. 40 e ampio m. 2 x o,60. Il secondo piccone sul bell'arco dell'ingresso, aveva sbalzato un medaglione e in esso profondamente graffita una corona a tre punte:l'antica corona imperiale."
Scrive ancora: "In questa grotta, che per la festa del 12 Maggio trasformiamo in una serra di rose e illuminiamo con lampade suggestive, siamo soliti ora trasportare processionalmente la statua della Santa e la piccola reliquia del suo sacro corpo, che vi restano esposte fino a sera, quando recando ciascuno un fiore, risaliamo in chiesa".
Un pò di foto della processione e della Santa nella grotta...
Santa Domitilla nella grotta
Santa Domitilla esce dalla chiesa portata da sole donne
La Santa in processione
In processione sulla Punta Bianca
(Le foto sono di Giovanni Pacifico, anno 2013)
Santa Domitilla era una principessa imperiale relegata a Ponza e bruciata viva a Terracina.
Sotto la chiesa c'è una grotta e si ritiene che fosse la cella di Santa Domitilla e così la descrive il Dies in "Ponza perla di Roma": "Sotto il piazzale della chiesa parrocchiale c'è una sequela di grotte. Forse furono antiche cave di tufo da costruzione e poi depositi portuali. Ovunque, tra le rocce franate, si osserva l'opera del piccone romano, contrassegnata in quelle piccole gallerie dal tipico taglio dell'epoca. Nelle vicinanze del porto era la così detta Martiria di Santa Domitilla. La tradizione antichissima s'appoggia a San Girolamo e al commento del Baronio al Martirologio Romano. Infatti ai 12 di Maggio, festa della Santa, il Baronio annota che, in viaggio verso la Palestina, il santo Dottore, in compagnia della matrona Santa Paola e della figlia di questa, santa Eustochio, quando fu in vista di Ponza, fece dirottare la nave verso il nostro porto e si volle fermare qui alcuni giorni, per venerare le celle dei Santi Domitilla, Nereo ed Achilleo."
E poi ancora Dies: " Il Tricoli riporta la tradizione e opina che le celle dei santi Martiri trovavansi tra le così dette grotte di Pilato e l'attuale porto, senza aggiungere altro. Quindici anni fa, per una frana avvenuta nel piazzale della chiesa, restò distrutto un ampio grottone sottostante, ove si raccoglievano le spazzature del paese. Sulla parete di quella grotta, alcuni avevano osservato emblemi di questo genere: palme, lettere greche, segni cristiani, come il RO crociato ecc... tutti scalfiti nel tufo. Sgombrati i rottami e l'immonda congerie, nel fondo della grotta apparve un'altra grotticella molto carezzata da un piccone posteriore a quello romano che, con una finestrella di classico tipo aveva sagomato un bell'arco, dall'aspetto trionfale, che univa i due vani. In questa seconda grotta è visibile un giaciglio di tufo, a sinistra alto dal suolo cm. 40 e ampio m. 2 x o,60. Il secondo piccone sul bell'arco dell'ingresso, aveva sbalzato un medaglione e in esso profondamente graffita una corona a tre punte:l'antica corona imperiale."
Scrive ancora: "In questa grotta, che per la festa del 12 Maggio trasformiamo in una serra di rose e illuminiamo con lampade suggestive, siamo soliti ora trasportare processionalmente la statua della Santa e la piccola reliquia del suo sacro corpo, che vi restano esposte fino a sera, quando recando ciascuno un fiore, risaliamo in chiesa".
Un pò di foto della processione e della Santa nella grotta...
Santa Domitilla nella grotta
Santa Domitilla esce dalla chiesa portata da sole donne
La Santa in processione
In processione sulla Punta Bianca
(Le foto sono di Giovanni Pacifico, anno 2013)
sabato 14 dicembre 2013
Ponza antica # 10
La chiesa di Ponza porto dedicata a San Silverio e Santa Domitilla com'era prima del 1940.
Dalla foto sembra che sia in corso una processione......
La chiesa è stata progettata dal Carpi e fatta costruire dal maggiore del Genio Winspeare nel 1775.
Nel tempo però era diventata insufficiente per la popolazione e nel 1940 il parroco Mons. Luigi M.Dies decise di ampliarla.
Il progetto di ampliamento fu redatto dall'architetto Prof. Carlo Pieri di Roma e fu approvato dal Prof Terenzio, soprintendente ai monumenti del Lazio.
Scesero giù di sette metri per trovare la breccia trachitica su cui poggiare le fondamenta.
Vennero usati cinquantamila blocchi di tufo.
Così scrive Mons. Dies nel libro "Ponza perla di Roma" :
"Il popolo, al suono della campanella, sull'imbrunire, seguiva in massa il parroco che lo precedeva con l'esempio nel trasporto a spalla del materiale accumulato sulle banchine durante il giorno e, oltre a questo spettacolo i buoni isolani dettero anche l'altro, più efficace di sostenere tutta la spesa dell'ampliamento. Ad essa non restarono estranei i nostri emigrati in ogni parte del mondo.
Fu utilizzata ogni risorsa, perchè l'ampliamento fosse efficiente e si sacrificò anche il pronao, senza però alterare le linee della facciata. Spostammo innanzi la scala che non potemmo riprodurre per intero, a causa dei vuoti delle grotte sottostanti alla chiesa. Il ripiego di includere cinque dei tredici scalini nell'interno del tempio non dispiacque al Prof. Fedele e la cantoria ampia, anch'essa rotondeggiante, costruita sulla porta d'ingresso, ha utilizzato così anche quello spazio risultato disponibile dalla soppressione della scala."
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