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domenica 8 marzo 2026

Il film "Un'isola" girato a Ponza

 Nel novembre del 1985 venne girata a Ponza una parte del film di Carlo Lizzani "Un'isola" sul confino politico di Giorgio Amendola. Ricordo che dalla casa dei miei genitori da cui si vedeva bene il porto guardavo mentre giravano alcune scene, diversi ponzesi fecero le comparse.

Il film venne trasmesso in Rai nel 1986.

Massimo Ghini interpretò Giorgio Amendola , Christiane Jean invece Germaine.

Giorgio Amendola proveniva da una nota famiglia borghese e suo padre Giovanni era un ex ministro. Restò a Ponza come confinato dal 1933 al 1937.

Ecco l'arrivo di Giorgio a Ponza attraverso le parole scritte nel suo libro "Un'isola"
"...Le isole sfilavano, Procida, Ischia, Ventotene. dopo l'oscurità del carcere ritrovavo la luce, l'aria, il sole. Finalmente entrammo nel porto di Ponza, circondato dall'anfiteatro delle case bianche, lucenti di calce fresca. Ero arrivato. avrei passato nell'isola quattro anni, un periodo, tutto sommato, felice della mia vita."
"Dopo un'attenta perquisizione salii dalla banchina sino alla sede della direzione della colonia. Passai attraverso una folla di curiosi. distinsi il volto di compagni conosciuti. L'arrivo del vaporetto era un'avvenimento, al quale molti cercavano di non mancare. Alla direzione mi fu consegnato il libretto del confinato. Lo dovevo portare sempre con me e presentarlo ai due appelli della giornata. Il direttore mi fece un breve pistolotto e mi consigliò prudenza e disciplina."

Anche Germaine giunse a Ponza per vivere la storia d'amore con Giorgio e tante persone erano curiose di vederla.
"Al porto di Ponza c'era la folla delle grandi occasioni. Tutti confinati, militi ed agenti, carabinieri, molti ponzesi, volevano vedere la "parigina". allora nella fantasia popolare sopravviveva il mito della parigina "libera ed elegante, che per cinque franchi  ti fa veder le gambe". Germaine aveva sofferto il mal di mare ed era scesa a terra bianca e tremante. La perquisizione fu appena accennata, per la comprensione della moglie del custode del carcere, incaricata, per le donne, di tale funzione. Finalmente la vedemmo iniziare la salita, dalla banchina al paese. Fu una grande delusione, niente parigina truccata e vistosa, una fanciulla fragile, che non dimostrava di avere ventiquattro anni. Ci abbracciammo, sotto gli occhi di tutti. Germaine reprimeva le lacrime. Ci fu un tentativo di applauso, poi la portai nella casa che avevo preparato. 
La casa stava su una scalinata interna del paese. Due grandi stanze comunicanti. Una guardava verso il mare."

Nelle foto: alcune scene del film e la copertina del libro "Un 'isola" reperite in rete





martedì 3 dicembre 2019

Marì o' sole

Questo è il nome con cui veniva chiamata Maria Migliaccio perchè era bella come il sole.
Una donna dalla forza straordinaria che negli anni bui di Ponza e dell'Italia incontrò, proprio sull'isola in cui era nata, il grande amore, Mario Monti.
Mario lavorava all'Alfa Romeo ma era comunista quindi fu confinato. Fu anche deportato in Germania e per i maltrattamenti subiti morì in giovane età.
Ma torniamo a Maria...
Una donna tenace ed altruista che, durante una manifestazione a Ponza, salvò Germaine Lecocq, moglie di Giorgio Amendola, che era incinta, da un'aggressione violenta.
La difese con il proprio corpo prendendo al suo posto calci e pugni.
Io ricordo la sua forza d'animo, la sua determinazione, la chiamavamo Marì i Milane (Maria di Milano) perchè abitava a Milano.
Un'altra ponzese coraggiosa...


Maria Migliaccio e il marito Mario Monti nel 1945



Il marito Mario Monti



Maria Migliaccio in via Galano



Sul piroscafo 1971
In alto Vincenzo Zecca, Luisa Zecca, Civita De Luca
Sotto Maria Migliaccio, Maria Galano e Gemma, moglie di Vincenzo



In alto da sinistra: Silveria Galano, Rosalia Galano (mamma di Maria Migliaccio), Maddalena Zecca (mamma di Rosa Galano), Maria Migliaccio
Sotto al centro Maria Galano e due cugine americane di Maria Migliaccio 
La foto è del 1951



A sinistra Maria Migliaccio, al centro Maddalena Zecca e poi Salvatore Galano

(Le foto sono state concesse gentilmente da Vera Mazzella)

domenica 26 novembre 2017

Giorgio e Germaine, un amore indissolubile

Ponza come tante altre isole è stata luogo di confino. Venivano mandate persone contrarie al regime fascista e giunsero persone importanti come Nenni, Pertini, Spinelli e tanti altri.
Giunse anche Giorgio Amendola che proveniva da una nota famiglia borghese e suo padre era un ex ministro. Restò a Ponza come confinato dal 1933 al 1937.
Ecco l'arrivo di Giorgio a Ponza attraverso le parole scritte nel suo libro Un'isola: "...Le isole sfilavano, Procida, Ischia, Ventotene. dopo l'oscurità del carcere ritrovavo la luce, l'aria, il sole. Finalmente entrammo nel porto di Ponza, circondato dall'anfiteatro delle case bianche, lucenti di calce fresca. Ero arrivato. avrei passato nell'isola quattro anni, un periodo, tutto sommato, felice della mia vita."
"Dopo un'attenta perquisizione salii dalla banchina sino alla sede della direzione della colonia. Passai attraverso una folla di curiosi. distinsi il volto di compagni conosciuti. L'arrivo del vaporetto era un'avvenimento, al quale molti cercavano di non mancare. Alla direzione mi fu consegnato il libretto del confinato. Lo dovevo portare sempre con me e presentarlo ai due appelli della giornata. Il direttore mi fece un breve pistolotto e mi consigliò prudenza e disciplina."



Le case che circondano il porto di Ponza



La nave in arrivo al porto
(Foto Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Ma veniamo a Germaine...
Giorgio incontrò Germaine Lecocq a Parigi ad un ballo popolare il 14 luglio 1931, giorno della festa nazionale.
"Fu un amore a prima vista, non una favola romanzesca, ma la base stessa della nostra vita. Sono passati 49 anni, io scrivo, lei dipinge, siamo invecchiati insieme, ma tutto è nato allora, in quella calda serata di festa popolare."
Anche Germaine giunse a Ponza per vivere la storia d'amore con Giorgio e tante persone erano curiose di vederla.
"Al porto di Ponza c'era la folla delle grandi occasioni. Tutti confinati, militi ed agenti, carabinieri, molti ponzesi, volevano vedere la "parigina". allora nella fantasia popolare sopravviveva il mito della parigina "libera ed elegante, che per cinque franchi  ti fa veder le gambe". Germaine aveva sofferto il mal di mare ed era scesa a terra bianca e tremante. La perquisizione fu appena accennata, per la comprensione della moglie del custode del carcere, incaricata, per le donne, di tale funzione. Finalmente la vedemmo iniziare la salita, dalla banchina al paese. Fu una grande delusione, niente parigina truccata e vistosa, una fanciulla fragile, che non dimostrava di avere ventiquattro anni. Ci abbracciammo, sotto gli occhi di tutti. Germaine reprimeva le lacrime. Ci fu un tentativo di applauso, poi la portai nella casa che avevo preparato. 
La casa stava su una scalinata interna del paese. Due grandi stanze comunicanti. Una guardava verso il mare."



(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Si sposarono civilmente il 10 luglio 1934 e la loro casa era sulla Dragonara.
Un amore indissolubile...Germaine morì poche ore dopo Giorgio straziata dal dolore per la perdita del suo compagno di una vita. Era giugno del 1980.


Giorgio e Germaine
(Immagine reperita in rete)

Nota:
Nel novembre del 1985 venne girata a Ponza una parte del film di Carlo Lizzani "Un'isola" sul confino politico di Giorgio Amendola. 
Massimo Ghini interpretò Giorgio Amendola , Christiane Jean invece Germaine.

giovedì 22 dicembre 2016

Mussolini a Ponza

Ponza come altre isole italiane è stato luogo di confino. Furono confinati a Ponza personaggi illustri come Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, Giorgio Amendola, Pietro Nenni, Altiero Spinelli e tanti altri...
Pietro Nenni fu uno degli ultimi confinati a Ponza.
Ma...il 28 luglio 1943 ci fu un colpo di scena...
Dopo l'arresto del 25 luglio 1943 arrivò a Ponza il 28 luglio, con la corvetta Persefone, il duce Benito Mussolini, prigioniero anche lui.
Mussolini prima di essere trasferito nell'alloggio di Santa Maria, in cui precedentemente era stato prigioniero Ras Immerù, parente del Negus d'Etiopia, fu portato nel carcere, sotto la torre. La cuoca Luisa De Luca Spignesi preparò un brodo per lui. Questa testimonianza di Luisa De Luca, la cuoca, è stata raccolta da Gino Usai, storico di Ponza.
Pietro Nenni così ricorderà i giorni in cui Mussolini era a Ponza: "Dalla finestra della mia stanza col cannocchiale vedo distintamente Mussolini; è alla finestra in maniche di camicia, e si passa nervosamente il fazzoletto sulla fronte.
Scherzi del destino! Trent'anni fa eravamo in carcere insieme, legati da un'amicizia che pareva dover sfidare il tempo e le tempeste della vita, basata com'era sul comune disprezzo della società borghese e della monarchia. Oggi eccoci entrambi confinati nella stessa isola; io per decisione sua, egli per decisione del re e delle camarile di corte, militari e finanziarie che si sono servite di lui contro di noi e contro il popolo, e che oggi di lui si disfano nella speranza di sopravvivere al crollo del fascismo..."
Mussolini restò prigioniero a Ponza per dieci giorni prima di essere mandato a La Maddalena.


In una casa di Santa Maria, proprio sulla spiaggia, Benito Mussolini trascorse i primi giorni della sua prigionia dopo il 25 luglio 1943
(Foto di Rossano Di Loreto)


Sotto la torre ecco il carcere, la palazzina rosa
(Estate 2014)



Il carcere, il palazzetto rosa, è stato acquistato da un privato...chissà quante storie potrebbe raccontare...
(Estate 2016)



Santa Maria...in primo piano la casa in cui fu prigioniero Benito Mussolini



Santa Maria vista dal mare
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 4 giugno 2014

Il latte

D'estate molti vengono a trascorrere le vacanze a Ponza, affascinati dallo splendido mare dell'isola e da panorami mozzafiato ma non tutti sanno che questo, un tempo, era un luogo di relegazione.
Durante il periodo fascista furono confinati a Ponza personaggi illustri, contrari al regime, come Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Mario Magri, Gianbattista Canepa, Cencio Baldazzi, Antonio Camporese ...e tanti altri...l'elenco sarebbe veramente lungo.
Ma come ha vissuto l'isolano questa condizione?
Pare non bene...anche i ponzesi non si potevano muovere liberamente...
Ernesto Prudente nel libro "Cronaca di cose ponziane" con l'episodio del latte ci dà l'idea di come si vivesse a Ponza.
Ecco cosa scrive Ernesto: "Una volta quasi tutte le famiglie che abitavano al di fuori della parte centrale del paese allevavano gli ovini. In maggior parte erano capre perchè producevano un maggior quantitativo  di latte rispetto alle pecore che si allevavano soprattutto per la lana.
Quel latte quasi sempre serviva per le esigenze della famiglia. Chi allevava molti animali lo vendeva come lo vendevano le due uniche famiglie che allevavano ovini.
Si cercavano i clienti prima che l'animale figliasse.
Erano le famiglie più agiate a prenotarsi. Si prenotava anche chi aveva necessità di latte per ragioni di salute.
Grande o piccolo, uomo o donna che fosse il lattaio girava di primo mattino per le strade del paese per fornire chi ne aveva fatto richiesta.
Quando pioveva si copriva con un sacco di juta a mo' di cappuccio di monaco."
Scrive ancora: "In generale l'offerta era sempre inferiore alla richiesta specialmente durante il periodo del confino politico, quando l'isola aveva una popolazione stabile intorno ai seimila abitanti.
Anche sui lattai pesava il rigore del regime fascista.
Arcangelo scendeva tutte le mattine da sopra Giancos per distribuire il latte delle sue vacche. Era conosciuto ma soprattutto era noto per una forma di poliomielite che gli aveva atrofizzato una gamba e lo costringeva a zoppicare.
Molto spesso all'uscita del grottone di Giancos, dov'era posto il limite di confino, s'imbatteva in un milite di guardia, uno di quelli che ci tenevano a far pesare il valore della loro divisa (e quanti ce n'erano), che gli diceva: "Arcangelo, i documenti".
Chiamarlo per nome significava che lo conoscesse e, come se ciò non bastasse, Arcangelo presentava nella carenza fisica, una identità netta e precisa che non permetteva sbaglio di persona.
Quante volte Arcangelo è stato costretto a ritornare a casa e munirsi di un documento di identità.
Anche questo fa parte di quel prezzo che Ponza fu costretta a pagare al fascismo."



L'uscita del tunnel di Giancos...dov'era il limite di confino...



Giancos vista dal tunnel...





Il porto e la spiaggia di Sant'Antonio
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