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mercoledì 19 gennaio 2022

Passeggiata al Faro

 Così racconta Norman Douglas, in Isole d'estate, la sua passeggiata al Faro della Guardia quando, nel 1908 visitò Ponza:


Visitando l'isola non bisogna trascurare la passeggiata al Nuovo Faro (effettuandola possibilmente di pomeriggio, quando c'è un pò d'ombra).
La torre si trova appollaiata su una guglia rocciosa, all'estrema punta meridionale di Ponza, ed il sentiero per arrivarci inizia inerpicandosi sulla collina che è alle spalle del paese.
Ecco distendersi l'intera isola ai nostri piedi: la sagoma circolare del porto ( un cratere vulcanico estinto), e sullo sfondo una serie di colline ove spicca, simile ad una miriade di puntini bianchi, la moltitudine di bianchi casolari.
Proseguendo il cammino s'incontra ben presto una biforcazione: un ramo ripidamente in salita si dirige verso Monte Guardia, la più alta cima di Ponza che ospita un semaforo ed una stazione radio.
L'altro ramo invece passa sotto quelle balze color pece e, dopo aver traversato gallerie e superati taglienti spigoli rocciosi, s'inerpica fino a giungere ad uno spiazzo artificiale sul quale, all'estrema punta del promontorio, s'erge la torre del faro.
Resta un enigma come i ponzesi siano riusciti a portarla fin lì.
Indubbiamente questa strada costituisce un brillante lavoretto ingegneristico:
non stupisce che abbia richiesto in sacrificio d'un certo numero di vite umane.
La roccia del promontorio è semplice trachite, ma ciò non impedisce che-  veduta dal mare, alla prima luce del mattino- l'intera montagna appaia carica di riflessi rosati così intensi da sembrare finti, come prodotti da un sogno. 
Questo è l'incanto di Ponza.



Il Faro della Guardia con il caseggiato che, un tempo, ospitava i fanalisti con le loro famiglie
(Foto di Giancarlo Giupponi)


Il Faro della Guardia sul promontorio omonimo visto dall'alto


La stradina che porta al Faro costruita negli anni '50

domenica 14 novembre 2021

Il guardiano del faro

 Il guardiano del faro detto anche fanalista è un mestiere in via d'estinzione. Ormai tutto è automatizzato e questa mitica figura sta scomparendo. Eppure sono tante le storie in cui si racconta che proprio grazie a queste figure ci sono stati salvataggi in mare. Grazie ai lampi di luce dei fari il navigante sentiva che c'era un porto sicuro da quelle parti.

Il guardiano del faro è addetto alla manutenzione e al controllo della lanterna. 

Un tempo nella casa adiacente il faro abitava il guardiano e la sua famiglia. 

All'isola di Ponza c'è il Faro della Guardia sull'omonimo promontorio dove in quella casa hanno vissuto molti fanalisti ed i loro figli hanno ricordi meravigliosi. Purtroppo versa in pessime condizioni ma ha sempre il suo fascino. 

Sul promontorio della Madonna torreggia un faro tutto bianco che ha sostituito l'altro più antico intorno agli anni '60. E' stato abitato dai fanalisti fino a pochi anni fa ma ora gli ultimi due, Cristofaro e Silverio,  sono andati in pensione e pure qui il nulla.

Molto interessante anche il Faro di Capo Negro all'isola di Zannone la cui casa adiacente per molti anni era il luogo del cuore del dottor Spadazzi, farmacista romano. Qui un tempo c'erano tre fanalisti che facevano turni di quindici giorni ed una settimana di riposo. Due erano sempre presenti nel faro.

Ma affascinante è anche il Lanternino  che con la sua luce rossa accoglie di notte le navi nel porto di Ponza.



Il Faro della Guardia, isola di Ponza  (Foto di Giancarlo Giupponi) 



Faro della Madonna, isola di Ponza (Foto di Dimitri Scripnic)



Il Faro di Capo Negro all'isola di Zannone  (Foto di Marco Mazza)




Il Lanternino al porto di Ponza (Estate 2016)


Cristofaro Tagliamonte, uno degli ultimi guardiani di fari all'isola di Ponza (Foto di Marianna Licari)


Vincenzo Ferraiuolo, guardiano del faro a Zannone (Foto tratta dal settimanale Epoca, agosto 1955)


Guido Vitiello, guardiano del faro,  che armeggia con il pallone nero, 1955 (Foto tratta da Epoca)

mercoledì 6 marzo 2019

Il fanalista che salvò il Narduccio in difficoltà

Scorrendo le pagine del bellissimo libro di Silverio Mazzella Ponzesi, gente di mare Storie di barche, di pesca, di navigazione mi sono imbattuta in questa storia.
Eccola:
Il 28 gennaio 1948 una violenta tempesta si scatenò sull'isola di Ponza, così raccontò Filippo Vitiello, fanalista reggente al Faro della Guardia, al giornalista Alfonso Gatto che pubblicò su Epoca del 14 agosto 1955.
"...Uscito a dare uno sguardo alla torre, m'accorsi che la salsedine in poche ore aveva reso opachi tutti i vetri della lanterna e che il faro aveva perduto la sua luminosità. Il vento urlava e sembrava portarci via le parole. Salimmo, io e il mio compagno, sul terrazzino che gira intorno alla torre, mi feci legare a una fune e mi arrampicai ai montanti della lanterna. Con una mano stretta a un appiglio, con l'altra e con tutto il braccio pulii i vetri centrali. Sulla faccia accecata dalla luce sentii che il faro riaveva il suo splendore. Erano le 23 e 45. Ricordo che scendendo fissai l'ora e i minuti per trascriverli nel giornale di servizio. Al mattino, finito il mio turno, mi recai in paese. Alcuni uomini scalzi e imbambolati, quasi fuori dal mondo, uscivano dalla chiesa, accompagnati da una folla di curiosi e di parenti. 
Uno di loro, vedendomi, mi abbracciò e quasi senza fiato disse, grazie ripetè più volte.
Un altro con maggior voce tentò di spiegare: "Non vedevamo più nulla. La Narduccio incassava acqua per una falla e noi, perduta ogni speranza ormai, non pompavamo più, sfiniti, ansiosi quasi di rassegnarci alla nostra sorte.
All'improvviso il timoniere gridò: Il faro della Guardia!
..."Tutti ci sentimmo come presi alla sprovvista dal lampo che prima, ignari di essere alla sua portata, mai avremmo creduto di vedere.
Riprendemmo a pompare, a pompare.
Guardai l'orologio, era mezzanotte meno un quarto."
Quei naviganti mi ringraziavano come avrebbero ringraziato il faro stesso.
Ma nessuno di loro ha mai saputo che fu la mia mano, intenta disperatamente a pulire il vetro, a liberare alfine quel raggio che giunse sino a loro.
Chi mi aveva dato in quell'attimo il presentimento di uscire a vedere la torre?
Mi sentivo come chiamato."
Un intervento provvidenziale per l'equipaggio del Narduccio, senza quel presentimento non so come sarebbe andata.



Velieri nel porto di Ponza

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Il Faro della Guardia illumina con la sua luce



Il Faro della Guardia che con la sua luce, nella notte di tempesta, ha aiutato i naviganti

(Le foto sono di Giancarlo Giupponi)



Il fanalista, Filippo Vitiello, che salvò il Narduccio

(Foto tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")

Nota:
Il Narduccio era un cutter costruito nel 1901. Nel 1942 fu acquistato da Antonio Feola (Tatonno primo) e cambiò nome prendendo quello dell'armatore.
Mio nonno Peppino Iacono è stato per un periodo, negli anni '40, al comando del Narduccio.



Il Narduccio nel porto di Ponza

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