venerdì 30 gennaio 2026

Storia di una famiglia ponzese, i Capozzi

 Il capostipite di questa famiglia è Salvatore Capozzi capitano di Marina e Comandante del porto di Ponza durante la Prima Guerra mondiale. Rimasto vedovo  con tre figli, Giuseppina, Veruccio e Filiberto, sposò in seconde nozze Antonietta Conte. Con Antonietta ebbe altri figli ma purtroppo Salvatore morì e lei dovette crescerli da sola . 

Antonietta però non si perse d'animo e in un arcone sotto il Comune di Ponza, in piazza Pisacane, aprì l'osteria zì Capozzi.

Ma ritorniamo ai primi figli di Salvatore di cui non conosciamo il nome della prima moglie. 

Filiberto Capozzi sposò, negli anni '20, Angela De Luca nata nel 1900 da cui ebbe Nicola, Antonietta e Gennaro. Filiberto entra nella banda Reale dei Carabinieri e diventa primo corno della Scarlatti, nel 1926 entrò nell'orchestra di Radio Napoli fino al 1941.  Angela ha cresciuto i suoi figli Nicola, Antonietta e Gennaro,  a Ponza.

Purtroppo del ramo familiare di Angela De Luca, la moglie,  sappiamo poco, sarebbe bello saperne di più.

(Per gentile concessione di Paola Capozzi, la nipote, figlia di Gennaro)

Angela De Luca

A destra Angela De Luca mentre l'altra signora a sinistra dai lineamenti sembra Lillina (Rosalia De Luca)


Filiberto Capozzi


Gennaro Capozzi all'isola di Ponza all'età di 6 anni

mercoledì 28 gennaio 2026

Una pagina poco conosciuta

 Nel marzo del 1942 venne istituito all'isola di Ponza un campo di concentramento per deportati Montenegrini, Greci e Albanesi. Arrivarono subito 195 internati, 178 uomini e 15 donne. ma il numero aumentò rapidamente. 

C'è la testimonianza di Branko Petricevic montenegrino, che arrivò a Ponza  il 5 marzo 1942 e successivamente il 24 giunsero sull'isola 112 uomini e 24 donne.

 "In giugno fu deportato a Ponza un gruppo di "intellettuali indesiderabili" di kosovari di etnia serba proveniente da due campi di concentramento in territorio albanese. Il numero più alto di internati a Ponza si ebbe nel mese di luglio del 1943 quando erano presenti 708 persone.

 I cancelli del lager venivano aperti all'alba e chiusi al tramonto. Di giorno i detenuti potevano girare liberamente per l'isola. Le persone che ricevevano i pacchi da casa con i soldi potevano sedersi ai caffè e quelli che non avevano un soldo giravano senza meta. Ci siamo ubriacati più volte e abbiamo intonato l'Internazionale. I carabinieri ci dicevano 'signore, la prego, non cantare'. Le persone ubriache venivano ricondotte all'interno del campo, ma senza l'utilizzo della violenza. Spesso nei lager tedeschi ho ripensato al periodo di Ponza. Avevamo abbastanza libertà per non soffrire di nostalgia di casa. A Ponza in 16 mesi di permanenza sono morte due persone di morte naturale".

Morirono nell'Ambulatorio internati, in via Roma all'isola di Ponza, due montenegrini, Bulaic e Dragasevc.

Ma fu internato anche un ragazzo di soli 13 anni orfano di genitori che scrive una lettera al Direttore del Campo di concentramento di Ponza, da inoltrare al Ministero a Roma e al Governatore militare del Montenegro, chiedendo aiuto poichè non ha più niente, purtroppo non si conosce il suo nome. I suoi genitori sono stati uccisi dagli albanesi e lui prima di essere arrestato ha girato per i villaggi del Montenegro per guadagnarsi il pane. Arrivato nel campo di concentramento di Ponza non ha più un soldo, è senza vestiti, senza biancheria, senza scarpe.

Un'altra pagina dolorosa 



Il Parco della Rimembranza


La Torre



La lettera inviata dal ragazzo di 13 anni al direttore della colonia di Ponza

 

martedì 27 gennaio 2026

Mattina

 Mattina

M'illumino d'immenso

Giuseppe Ungaretti

Scritta da Giuseppe Ungaretti il 26 gennaio 1917 mentre era in trincea a Santa Maria la Longa durante la Prima Guerra Mondiale. Inizialmente il titolo era "Cielo e Mare" ed esprime una ricerca di luce, di speranza  contro la brutalità della guerra. 

E' il simbolo della rinascita, la luce del sole che sorge.

Isola di Ponza alba (foto di Rossano di Loreto, dicembre 2025)






domenica 25 gennaio 2026

Temistocle, un personaggio ponzese

 L'intervista a Temistocle Curcio,  personaggio ponzese d'altri tempi, è tratta dal libro di Paolo Iannuccelli "Gente di Ponza"

"Temistocle Curcio è rimasto sempre comunista. Nato nel 1915, ponzese verace, ha cominciato a lavorare  giovanissimo come fornaio, poi ha conosciuto Luigi Levorato, un confinato comunista che gestiva un piccolo laboratorio di mobili e infissi alla Dragonara. Temistocle lavorava lì come apprendista, cercando di carpire i segreti del mestiere. 

"Levorato proveniva da Dolo - racconta -, un centro in provincia di Venezia. Fu confinato a Ponza per motivi politici ed era molto ben visto dalla popolazione. Rimase sull'isola solo due anni, fu poi prosciolto e decise di andare a vivere a Carpi, in provincia di Modena, lavorando sempre nel settore della falegnameria. 

Parlando con Luigi ho sentito per la prima volta parlare di comunismo, di diritti dei lavoratori, di avanzamento della classe operaia, di riscatto sociale. Lui mi mostrava giornali dell'epoca, articoli, mi regalava libri sui quali mi sono formato leggendoli avidamente. Allora i confinati, nel 1928, guadagnavano 10 lire al giorno, una somma abbastanza cospicua che poi fu ridotta a 5. Ricordo uno sciopero della fame nel 1930 proprio per invocare le autorità fasciste ad aumentare il salario.

I confinati erano divisi in comunisti, anarchici, socialisti e manciuriani. Questi ultimi erano una quindicina, molti dei quali spie del regime. Si trattava di uomini dediti gran parte all'alcol, pronti a scatenare subito risse che facevano sicuramente comodo alla milizia per poi coinvolgere anche i confinati politici. La cellula dei comunisti era la più numerosa, anche se tra loro non mancavano i contrasti. I comunisti avevano la mensa, lo spaccio, la barberia e persino la lavanderia. Lo spaccio era addirittura aperto a tutti i confinati, anche militi fascisti e poliziotti si rifornivano di nascosto. Ricordo come fosse adesso Amadeo Bordiga, il fondatore del Pci a Livorno, uomo molto colto, carattere forte, un duro, un leader vero. Lo accusavano di aver permesso alla figlia di sposarsi con un fascista. I comunisti erano sicuramente i più organizzati, gestivano molto bene una mensa collettiva. 

Gli emiliani erano quelli che se la passavano meglio perchè arrivavano soldi da casa, mentre i braccianti pugliesi riuscivano a mandare, a fine mese, anche qualche lira alle loro famiglie numerose. I miei ricordi più belli sono legati a Sandro Perini che viveva dove adesso c'è la pensione Luisa. Aveva un lindo appartamento dove passava maggior parte della giornata a leggere. Era gentile con tutti , Sandro - lo chiamavamo tutti così - era molto elegante, teneva tantissimo al vestire. Otteneva successi tra le donne ponzesi tanto che si fidanzò con Giuseppina Mazzella che ora vive in America. I due si sono poi incontrati nuovamente quando Sandro era presidente della Camera. Ho saputo che il loro colloquio è stato cordialissimo a un certo punto il presidente si è emozionato ricordando il periodo trascorso a Ponza. I controlli da parte della Pubblica sicurezza e della Milizia erano severi, i confinati potevano muoversi solo in determinati spazi del paese, oppure fare il bagno solo alla Caletta. I militi controllavano i confinati dalle garitte che erano poste in varie posizioni strategiche. C'erano molti infiltrati tra di loro per questo quando parlavano stavano particolarmente attenti a non esporsi con frasi pericolose. Ci fu una grande festa quando arrivò sull'isola da Parigi Germaine, la fidanzata di Giorgio Amendola. I due si sposarono a Ponza. Lei era francese, all'inizio conosceva poco la nostra lingua ma i confinati comunisti e i miei compaesani fecero il possibile per metterla a suo agio. La mia famiglia aveva un rapporto amichevole con Camilla Ravera, nominata da Pertini senatrice a vita.

Gli anarchici facevano praticamente vita a sè, sempre vestiti uguale, con una cravatta nera sul collo, erano tanti anche i componenti di Giustizie e Libertà.

Un gran parlatore, un uomo che ti prendeva per la sua cultura, era Umberto Terracini, uno che diceva sempre la sua, tipo schietto e genuino. Allora i locali frequentati dai confinati erano il Bar Tripoli, la Casetta Rossa, il bar Pagano, l'osteria "da Mondiale", la trattoria Zì Capozzi. Quando entravano in un locale pubblico non potevano sedersi. Le loro discussioni erano tutte rivolte al futuro, a quello che sarebbe stata l'Italia dopo la fine del fascismo, molti di essi ci hanno aiutato a crescere, soprattutto dal punto di vista culturale. Zaniboni, l'attentatore al Duce, dava ripetizioni gratuite, nel pomeriggio, ai giovani ponzesi. Si svolgevano anche dei pomeriggi culturali a casa Montagnani, con tanto di lettura di poesie e note musicali. Due donne di Ponza: Libera Scarpati e Carolina Guarino, entrambe mogli di due confinati furono chiamate a rispondere di "complicità" con un gruppo di comunisti. La prima per aver procurato dei locali sicuri che secondo la polizia erano diventati scuole occulte di sovversivismo. La seconda per essere giunta al punto di tenere in affitto un alloggio con i mezzi che le fornisce il gruppo dei comunisti. Libera Scarpati fu "tradotta" da Ponza a San Felice Circeo dove fu autorizzata a trasferirsi presso l'abitazione della sorella Silveria". L'episodio, accaduto nel luglio del '35 fu ricostruito così dall'ufficio P.S. di Ponza per il prefetto di Littoria.: " L'ammonita in oggetto ieri, nel partire per San Felice Circeo, poco dopo che erasi imbarcata sul postale, si sbottonava una giacchettina che indossava mettendo così in evidenza un nastro rosso annodato sul sottostante vestito. Il gesto fu interpretato da alcuni militi del locale reparto M. v. s. n. in partenza per l'Africa orientale come una manifestazione di sentimenti antinazionali e pertanto uno di essi strappò alla Scarpati il cennato nastrino gettandolo in mare." 

Temistocle Curcio è sempre un fiume in piena: "Ricordo benissimo a fine luglio del '43 l'arrivo di Benito Mussolini a Ponza, fu portato immediatamente a Santa Maria. In quel periodo sulla nostra isola era stato confinato Pietro Nenni, consegnato dalle autorità francesi dopo l'arresto Oltralpe. Il leader socialista viveva nei pressi del ristorante EEA'. L'ironia della sorte ha voluto che a Ponza a poche centinaia di metri fossero presenti due uomini che avevano militato sotto la stessa bandiera politica, per poi dividersi per sempre e prendere strade opposte.

Temistocle Curcio, nonostante i grandi cambiamenti della storia, è rimasto comunista"

Ricordo bene Temistocle Curcio che aveva il forno in via Corridoio e la rivendita di pane in Corso Pisacane, dove c'è oggi il negozio di "Taba". Al mattino prima di andare a scuola andavo a comprare il pane per la mia famiglia ed un pezzo di pizza da portarmi  per merenda. Temistocle con la sua famiglia gestiva con molta professionalità anche il ristorante EEA. 

Credo sia importante ricordare le persone che sono nella storia di Ponza


Temistocle Curcio 


Via Corridoio


Da questa prospettiva si vede il ristorante EEA


venerdì 23 gennaio 2026

Una parola...un ricordo

 Ogni tanto riemergono dai miei ricordi delle parole che avevo quasi dimenticato. Parole che mi riportano indietro nel tempo, alla mia isola, Ponza, al nostro dialetto ponzese. 

Questa parola, scialapòpele, mi fa  ricordare mio padre Ciro che spesso la ripeteva. 

Scialapòpele significa spendaccione - persona altruista che consente con elargizioni la compartecipazione ad altri alla propria gioia (Da "ALFAZETA - voci del dialetto ponziano" di Ernesto Prudente)

Un pò dell'isola di Ponza di un tempo




mercoledì 21 gennaio 2026

Mareggiata alla Parata

 Anche la Parata, all'isola di Ponza, è stata colpita dalla violenta mareggiata ma è pur sempre affascinante. 

Foto di Rossano Di Loreto, 20 gennaio 2026






martedì 20 gennaio 2026

Mare in tempesta

 Ancora mare in tempesta agitato dai venti di Scirocco e Levante che flagellano la parte orientale dell'isola di Ponza. 

Purtroppo un ciclone sta imperversando sulla Sicilia, la Sardegna e la Calabria creando molta preoccupazione. Speriamo passi presto e non faccia troppi danni. 

Sia ieri che oggi il mare ha dato spettacolo con le sue onde, Ponza è isolata, nessuna nave è giunta.

Foto di Rossano Di Loreto, 19 gennaio 2026





















lunedì 19 gennaio 2026

Un'immagine di San Silverio

 Questa immagine mostra San Silverio a New York. 

Sotto a San Silverio sono raffigurate le Torri Gemelle e davanti la Statua della Libertà.

Qui San Silverio è chiamato a proteggere la comunità ponzese di New York.

La foto e la preghiera provengono da Marie Tricoli- Socci

Dove c'è un ponzese c'è San Silverio




sabato 17 gennaio 2026

L' ammutinamento dei condannati di S. Stefano

Questo episodio è accaduto a novembre del 1943 nell'Ergastolo di Santo Stefano, Arcipelago Ponziano.

 "Da settembre a novembre la vita nelle due isole fu precaria e piena di incognite dolorose. Gli ergastolani insistevano in malo modo chiedendo la libertà.

Malauguratamente un Brigadiere degli Agenti di custodia uccise un detenuto, a S.Stefano.

Scoppiò la rivolta. Il bandito Pollastro, celebre fuorilegge ligure che parlando con me affermò un giorno di non sapere il numero di esseri umani che aveva ammazzato in vita sua; e Mariani, l'anarchico che gettò la bomba nel teatro Diana di Milano, al tempo del fascismo, si posero a capo degli insorti e, disarmati gli agenti, impadroniti dei depositi d'armi, munizioni e viveri, fecero prigionieri tutti i dirigenti. Chiusero in una stanza dell'appartamento del Direttore del carcere lui, il medico, l'ufficiale postale, con le rispettive famiglie e il cappellano e, distribuiti i gradi militari ai più animosi della truppa, pensarono di recarsi in rappresentanza a Ventotene per trattare l'evasione dei carcerati e il loro ritorno in continente. Pollastro che, al momento dell'insurrezione, per essersi gettato giù da un alto muro di cinta del carcere, s'era fratturata una gamba pur essendo il Generale, non potè capeggiare la legazione. Mandò il suo luogotenente-Generale, Mariani.

Era Sindaco di Ventotene D. Fortunato Verde, figlio del fu D. Giuseppe, anche lui già stato Sindaco di Ventotene per ben 40 anni.

Essendo il sindaco anche appaltatore di tutte le forniture viveri di S. Stefano, s'era recato un mattino di quel novembre 1943, accompagnato dal suo adolescente figlio Peppino, per le provvidenze quotidiane. Quando entrambi giunsero  alla sommità dell'approdo N. 4 - salita secondaria da scirocco - s'accorsero che due detenuti vestiti a nuovo e... armati di tutto punto, erano ad aspettarli.

Costoro rassicurarono i sopraggiunti che nessuno avrebbe fatto loro del male e li invitarono a venire presso il Comando Generale degli insorti per...ricevere ordini. D. Fortunato capì. Bisognava ottenere i motoscafi della P. S. di Marina che erano restati a Ventotene al comando del Brigadiere Russo. Quindi il sindaco - ostaggio dovè accompagnare il Luogotenente - Generale Mariani, fortemente armato, a parlamentare con la P. S. e a preparare la partenza dei detenuti.

Dopo varie peripezie e con tanta abilità, il Brigadiere Russo, d'accordo coi maggiorenti di paese, stabilì una vera mobilitazione civile di tutti gli uomini validi dell'isola per la difesa della popolazione in evidente pericolo, a causa degli insorti. Costoro avrebbero potuto piombare improvvisamente sul centro abitato e far del male agl'inermi. Disarmò quindi di sorpresa il Mariani e, avvertito il Comando Alleato residente a Ischia, mandò ambasciatori, a nome del Sindaco liberato, agl'insorti perchè s'arrendessero, issando bandiera bianca alla sommità del carcere. Se non volevano farlo, le navi alleate, che stavano per sopraggiungere, avrebbero cannoneggiato e distrutto l'Ergastolo, massacrando insorti e prigionieri.

Ci fu allora un episodio veramente patetico e risolutivo.

I Dirigenti erano rimasti asserragliati nell'appartamento del Direttore, come già detto. Non potevano nemmeno affacciarsi ad una finestra, pena la fucilazione. Non si sa come essi appresero l'intimazione della resa. Bisognava parlare agli insorti. Il Cappellano D. Aniello Conte da Ponza che tutta la vita sua sacerdotale aveva speso nell'assistenza amorosa e intelligente dei carcerati, creature le più povere e bisognose d'amore e di redenzione, si offrì allo scopo.

"Se mi uccidessero, disse ai suoi colleghi bloccati, che tentavano di dissuaderlo, non lascerei problemi insoluti per me. La mia lunga carriera di uomo di Dio e delle Galere finirebbe in bellezza". Sprezzante quindi d'ogni pericolo e anche perchè ogni indugio poteva essere fatale per tutti, s'affacciò al balcone centrale del Direttore e,  con la sua sagoma estenuata di annoso asceta, il suo unico braccio, il destro (giacchè era monco del suo sinistro) con la sua voce baritonale e bonaria nota a tutti, arringò gli armati roventi e con parole paterne, dolcissime, poche invero, giacchè poche ne occorrevano, fece notare che, come sempre li aveva amati, consigliati, difesi, istruiti (- era infatti l'unico maestro che insegnava a leggere e a scrivere a due terzi dei detenuti  analfabeti - e inoltre anche il censore della loro corrispondenza, che trovavasi poi sempre dalla parte di chi aveva torto...) li amava anche adesso, consigliandoli di tornare a fare i bravi ragazzi"..." Se poi ci tenete a massacrare tutti, finì, uccidete prima me, ma per amore delle creature innocenti, chiuse con noi adulti in questo appartamento ( alludeva ai figli dei Dirigenti), alzate la bandiera della pace". - Fu certamente una grazia di Dio se a parole di tanta bontà si sciolse il ghiaccio di quei poveri cuori irrigiditi e gli ergastolani di Santo Stefano, riportando nel deposito le armi, si riconsegnarono ai Custodi, usando la bandiera bianca. Erano salvi tutti. Poteva in simile congiuntura essere stata assente l'intercessione presso Dio di Santa Candida, Patrona? 

I Ventotenesi d'allora e quanti vi riflettono ancor oggi, rispondono di no.  

Ancora una volta Santa Candida li aveva salvati. Dopo tale incidente, oltre 100 detenuti, racconta sempre D. Fortunato, furono trasferiti, con un motoveliero ischitano, nel Carcere di Procida; Pollastro col Mariani furono smistati altrove"

(Tratto dal libro di Mons. Luigi M. Dies "L'isola di Ventotene un faro del Tirreno")

Nota:

Don Aniello Conte era lo zio di mia madre Elvira, il fratello di nonno Salvatore. Mia madre raccontava spesso di suo zio ed anche di questo episodio.





L'ergastolo di Santo Stefano

Don Aniello Conte

giovedì 15 gennaio 2026

E dopo la tempesta...una meraviglia

 E dopo la tempesta di sabato scorso all'isola di Ponza ecco Cala Fonte con i tenui colori invernali ma sempre stupenda

Annalisa Sogliuzzo con le sue foto riesce a cogliere sempre la meraviglia







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