venerdì 29 novembre 2019

Giuseppina

Nell'album di famiglia dei miei nonni ho trovato questa foto in cui è ritratta una coppia di sposi, c'è anche la firma del fotografo, Aristide.
Una sposa molto bella, Giuseppina Mazzella, che quando era giovanissima fece girare la testa a Sandro Pertini, confinato a Ponza, partigiano e Presidente della Repubblica italiana.
Certamente Giuseppina avrà avuto tante difficoltà sia perchè l'innamorato era controllato a vista perchè era confinato, sia dalla famiglia d'origine che poteva incorrere in qualche guaio.
Ma poi immaginiamo i pettegolezzi!!!
Purtroppo la guerra, la lontananza, non hanno dato seguito al loro legame, un amore molto tenero.
Giuseppina poi si sposò con questo giovanotto ed emigrò negli Stati Uniti d'America.
Anni dopo, quando Giuseppina tornò in Italia con suo figlio, venne ricevuta da Pertini che in quel periodo era Presidente della Camera.
Parlarono a lungo degli anni trascorsi a Ponza.
Quanta emozione!!!


Nota:
Giuseppina Mazzella era la cugina di mio padre. Le loro madri erano sorelle.

mercoledì 27 novembre 2019

La raccolta dell'acqua piovana

In questo novembre così piovoso, un tempo, i nostri antenati avrebbero raccolto tutta quest'acqua facendola convogliare in pozzi e cisterne.
Sicuramente non avrebbero sprecato neanche una goccia d'acqua.
Oggi invece scendono a valle fiumi d'acqua che finiscono in mare.
L'acqua, si sa, in un'isola ha un'importanza vitale e i primi coloni giunti a Ponza nel '700 quando iniziarono a costruire le loro abitazioni per prima cosa scavarono un pozzo, 'a piscina.
Dal tetto convogliavano l'acqua piovana nel pozzo che solitamente era nella parte sottostante l'abitazione e dall'interno si poteva attingere con il secchio.
Era costruito in base ai bisogni della famiglia e veniva tenuto rigorosamente pulito.
A proposito del pozzo, così scrive Giuliano Massari nel libro E' stata dura: "...Il fondo pendeva leggermente verso il centro dove era scavata la "fontanella", una piccola vasca della capacità di 5/10 litri, che serviva a facilitare la raccolta dell'acqua della sciacquatura quando la cisterna veniva ripulita raschiando le pareti con scopetti fatti con ramoscelli di mirto e poi biancheggiata a calce."
Gli antichi Romani scavarono nella roccia imponenti cisterne che oggi sono testimonianza di ingegneria idraulica. Le navi di passaggio venivano a Ponza a far rifornimento d'acqua mentre ora abbiamo bisogno delle bettoline che ce la portano.
Un tempo, quindi, l'acqua piovana veniva raccolta sui tetti delle abitazioni e convogliata nei pozzi. 
Come però dovevano essere realizzati i tetti Giovanni Maria De Rossi ecco cosa scrive:  " ...anche qui, soprattutto sulla scia delle collaudate esperienze di molte zone di provenienza dei coloni, si ricorse alla struttura "a lamia", vale a dire a botte leggermente ribassata, con le falde perimetrali esterne ripiegate all'insù, proprio per raccogliere, a mò di canali, e poi opportunamente intubare le acque piovane. All'interno le volte appaiono o totalmente semicurve o a specchio, cioè con due mezze volte ai lati raccordate da un tratto centrale in piano."
 Ormai l'acqua non viene quasi più raccolta nei pozzi, forse ancora nelle case in campagna che la utilizzano per irrigare.



Il pozzo da cui si attingeva l'acqua dalla cisterna sottostante del Corridoio. Questo pozzo è stato ricostruito da qualche anno perchè quello precedente era stato murato nei primi anni '60.

(Estate 2017)



"Bocca" del pozzo nella falegnameria Pacifico



"Bocca" del pozzo dell'ex palazzo Tagliamonte, un tempo, sede del comune di Ponza oggi proprietà famiglia Coppa-Conte

(Estate 2015)



Il pozzo del cimitero

(Estate 2017)



Pozzi "dinte u' Casino"

(Estate 2019)



U purtone di Pascarella è diventato una cascata, scende tutta l'acqua che viene da sopra gli Scotti, dalla Parata. Ecco un esempio dei fiumi d'acqua che scendono a mare.

(Foto di Benedetto Sandolo, ottobre 2013)

domenica 24 novembre 2019

Francische u' surecille, l'artigiano del giunco

Anni fa in località Le Forna, all'isola di Ponza, Francesco Vitiello conosciuto come Francische u' surecille, era un vero e proprio artigiano del giunco. Dalle sue mani uscivano barchette, cestini, oggetti bellissimi creati con il giunco che si faceva portare dalle paludi salmastre della Sardegna.
Francische u' surecille è stato prima pescatore e poi artigiano.
Era un autodidatta con un'intelligenza fuori dal comune.
Suonava diversi strumenti musicali tra cui il mandolino e l'organo a pompa della chiesa dell'Assunta pur non avendo studiato musica.
Ha viaggiato per i mari della Grecia e della Tunisia apprendendo le lingue di questi paesi e l'arte del giunco.
Era un esperto nella pesca delle aragoste e il suo radar erano le stelle e il cielo.
Da bambino, purtroppo, venne colpito dalla poliomielite che lo rese zoppo da qui il soprannome Francische u' zuoppe i surecille.

(Un ringraziamento ad Antonella Romano, la nipote, che mi ha fornito queste notizie)




Le mie barchette di giunco costruite da Francische u' surecille



Bello anche questo cestino


Francische u' surecille insieme al pronipote Giacomo

(Per gentile concessione della nipote Antonella Romano)

Nota:
Il giunco è una pianta erbacea palustre il cui fusto e le cui foglie forniscono materiale da intreccio

venerdì 22 novembre 2019

Il fuoco di Sant'Elmo

Il fuoco di Sant'Elmo è un fenomeno che prende il nome da Sant'Erasmo di Formia (Sant'Elmo) protettore dei naviganti e la sua comparsa era di buon auspicio.
Sono scariche elettriche bianco-bluastre che ionizzano l'atmosfera durante o poco prima di un temporale.
Questo fenomeno si può osservare in mare sulle cime degli alberi delle navi o sulle vele durante i temporali.
Tutto nasce dalla leggenda che quando Sant'Erasmo venne arso vivo si vide in cima alla pira del rogo comparire una fiamma bluastra e ritennero che era l'anima del santo che saliva al cielo.
Il fenomeno del fuoco di Sant'Elmo viene chiamato nel dialetto ponzese Santèrmene.









Alberi delle navi colpiti dal fuoco di Sant'Elmo




Il fuoco di Sant'Elmo

(Immagini reperite in rete)

mercoledì 20 novembre 2019

La festa degli alberi...anche a Ponza

Ricordo molto bene quel novembre del 1965 quando, a Ponza, celebrammo la festa degli alberi nella scuola media "Carlo Pisacane". Noi piccoli alunni della scuola elementare, insieme ai ragazzi più grandi delle medie, recitammo poesie, filastrocche, dedicate agli alberi.
Io recitai insieme a Vincenzo Il testamento dell'albero di Trilussa.
Il parroco, don Michele Colaguori, benedisse un piccolo albero.
Anche allora come oggi si cercava di far amare gli alberi.
Un pò di storia degli alberi all'isola di Ponza...
Un tempo il territorio dell'isola di Ponza era coperto di alberi ma con l'arrivo dei nuovi coloni vennero dissodati i terreni persino sulle cime delle colline.
Gli alberi servivano, come scrive il Tricoli, "...a resistere alle intemperie, attutire la violenza dei venti, a frapporre ostacoli alle acque piovane coi rami, e radici delle piante suddividendole a filtrare, e la mancanza di tal tessuto, oltre la penuria del combustibile, à fatto scomparire le perenni sorgenti, e col fatto orgogliosi vi dominano i venti, mentre le cadenti acque trascinano a mare la terra vegetale."
Conrad Haller, nel 1822, scrive della zona di Chiaia di Luna così: ...Questa vallata, che non è se non altro grande giardino, offre una passeggiata quanto mai piacevole, ombreggiata da centinaia di alberi da frutto, che sono protetti dai venti da un succedersi di poggi ricoperti di bei vigneti.
Quindi nei primi anni dell'Ottocento ancora c'erano un bel pò di alberi.
In piazza Pisacane ci sono dei lecci sui cui rami trovano rifugio i passarièlli.
In giro per l'isola ci sono alberi che hanno un particolare valore paesaggistico, naturalistico, ma anche storico.
Nel giardino della chiesa madre dell'isola di Ponza ci sono due alberi alti più di sessanta metri che superano , in altezza, la cupola.
Sono dei Pini del Paranà, originari dell'America meridionale e dell'Australia.
La prima pianta è stata donata da una famiglia ponzese e la seconda è nata dai semi della prima.
Non so in che anno sia stato piantato il primo albero.


In questa foto si vede il pino che è più alto della cupola della chiesa

(Estate 2016)



Qui si vedono entrambi gli alberi

(Estate 2017)



In questa foto d'epoca l'albero accanto alla chiesa è  ancora piccolo 

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Sulla piazzetta della Dragonara, nel 1949, Adalgiso Coppa piantò un Pino (Pinus pinea) che dà il nome a quel luogo Piazzetta del Pino.






Il Pino sulla Dragonara

(Estate 2018)

Sulla piazzetta di Sant'Antonio, un tempo, c'erano tanti alberi che offrivano la loro ombra a coloro che sostavano sulle panchine. Una parte di essi è stata tagliata.
Nell'angolo davanti alla scalinata che porta a via Galano, sempre a Sant'Antonio, c'è una bella Palma da dattero originaria dell'Africa settentrionale.
Ho saputo che è stata piantata il 7 agosto 1942 per commemorare Bruno Mussolini, aviatore morto in un incidente aereo l'anno precedente (fonte Silverio Mazzella).


Quanti alberi sulla piazzetta di Sant'Antonio!!!




In questa foto si vedono gli alberi della piazzetta ancora piccoli



In questa foto di Ponza innevata si vede la palma da dattero a Sant'Antonio

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 17 novembre 2019

La Signora del Vento

Questa notte c'è stata una violenta tempesta anche sul litorale laziale. Raffiche di vento fortissime da far paura.
Nel golfo di Gaeta è stato danneggiato seriamente il bellissimo veliero la Signora del Vento che spesso abbiamo potuto ammirare anche nelle acque di Ponza.
Nell'agosto del 2017 sono riuscita anche a visitarlo.
Speriamo venga recuperato al più presto.






La Signora del Vento approda all'isola di Ponza

(Agosto 2017)






La Signora del Vento oggi


venerdì 15 novembre 2019

Barche "abbascio 'u Mamozio"

Questo luogo mi è molto caro perchè mio padre proprio lì aveva il suo malazene da cui uscivano meravigliose barche dalla linea inconfondibile.


Le barche costruite da mio padre Ciro Iacono, alcune avevano i nomi dei figli

(Dall'album di famiglia)

mercoledì 13 novembre 2019

U palazzo i Riviercio

"A Ponza, sulla Dragonara, c'è un palazzo molto rovinato che ormai davo per spacciato. Credevo che potesse crollare da un momento all'altro. Ha le caratteristiche di un palazzo signorile ed a Ponza è conosciuto come u palazzo i Riviercio. Non so il periodo in cui è stato costruito, forse è dell'Ottocento, ma si vede che, anche se è in cattive condizioni, ha una linea elegante.
E' in stile neoclassico con decorazioni.
Quest'estate, durante le mie passeggiate, ho notato che c'era qualcosa di diverso...
Il cortile antistante al palazzo era stato ripulito dalle erbacce e c'era il cartello "Proprietà Privata".
Una signora che abita nei pressi mi ha detto che il palazzo è stato acquistato e non sarà demolito, ma bensì recuperato. Questa è una bella notizia!!!
Pare che gli acquirenti siano inglesi...
Speriamo torni all'antico splendore...ma anche che mantenga le caratteristiche originarie.
A Ponza molte abitazioni sono state snaturate sia all'interno che all'esterno."
Questo scrivevo in un post del novembre 2015.
Purtroppo il palazzo versa ancora in cattive condizioni e non è stato recuperato.
Peccato avrebbe riqualificato la zona...certo che a Ponza non si fa proprio niente. 
U palazzo i Riviercio viene chiamato anche "americano".



U palazzo i Riviercio
(Estate 2014)



Il palazzo ed il cortile ripulito dalle erbacce l'anno successivo
(Estate 2015)



Ha il suo fascino anche così...però bisogna fare in fretta a recuperarlo

(Estate 2018)



(Estate 2017)



Una foto antica del palazzo da recuperare sulla Dragonara. 
Nel cortlle si vedono dei bambini.

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 10 novembre 2019

I zaccalène

Nel dialetto ponzese i zaccalène sono le lampare. Questo tipo di barca da pesca era attrezzata con una rete a sacco che veniva calata e trainata.
La lampara, quando viene calata la rete, circuisce il pesce che la luce ha tenuto fermo, poi si tira il cavo formando un sacco da cui la preda non può più uscire.
Un tempo all'isola di Ponza c'era una grande flotta di zaccalène ma ormai è ridotta ai minimi termini.








Barche nel porto di Ponza



Una cassetta di pesce

(Foto di Marianna Licari)



Quanto pesce!



Una barca con una grande rete

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

venerdì 8 novembre 2019

San Silverio...a Padova

Nella casa di Maria Conte, ponzese ma da una vita a Padova, c'è una piccola statua di San Silverio che ha oltre cento anni.
La statua era a Ponza nella casa della famiglia Guarino, nonni materni di Maria, e, come lei racconta, c'è sempre stata nella sua vita.
Maria dice: Lui è qui con noi, è come uno di casa".
"E' segnata dal tempo, scrostata e con qualche arto monco, ma il Suo viso è bellissimo, paterno e coinvolgente. Lo guardiamo con tenerezza ogniqualvolta Gli passiamo davanti."
Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...









La statua di San Silverio nella casa di Maria Conte a Padova

mercoledì 6 novembre 2019

La piccola statua di San Silverio sul Faraglione di Palmarola

All'isola di Palmarola, nell'Arcipelago Ponziano, sulla sommità di un Faraglione c'è una suggestiva Cappellina in cui c'è una piccola statua di San Silverio.
San Silverio da lassù protegge l'isola e i naviganti che solcano quelle acque.
La piccola statua fu acquistata nel 1950 a Napoli però ci fu bisogno di un ritocco di pittura per renderla più simile a quella della chiesa madre di Ponza.
L'intervento fu eseguito da Silverio Scotti, Baffetièlle.
La statua di San Silverio fu portata a Palmarola da Vincenzo Di Fazio con la barca Ondina.
Nella Cappella, eretta dai vecchi ponzesi, c'è un quaderno dove i visitatori possono lasciare un pensiero, un'emozione...
Possiamo trovare scritto: Ciao Silverio, anche se non credo nei dogmi cattolici, questa cappella mi impone severe riflessioni.
Oppure: Che la pace e la serenità che si godono da quassù, vicino a te, San Silverio, siano sempre nei nostri cuori. Proteggi sempre la grande famiglia umana.
Ed ancora: Sono salito pieno di turbamento e ho trovato la pace.



La piccola statua di San Silverio sul Faraglione omonimo a Palmarola



La Cappella dedicata a San Silverio

(Foto di Rossano Di Loreto)



L'interno della Cappellina, si vede la statua di San Silverio protetta da una campana di vetro ed il quaderno su cui scrivere qualche pensiero

(Foto di Arianna Mercurio, agosto 2019)



La Cappellina sul Faraglione di San Silverio che ospita la statuetta del Santo fu costruita nella prima decade del 1800.
In questa foto del 1995 alcuni devoti stanno facendo la pulizia annuale.

domenica 3 novembre 2019

Una foto, una barca, un ricordo

Maria Conte mi ha inviato questa foto in cui si vede una barca con il nome Rosanna al Molo Musco, all'isola di Ponza.
E' stata costruita dal maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre.
Era la barca di Maria .
Ai remi Silverio D'Atri, a destra il fratello Gigino, a sinistra un loro cugino, Silverio Tricoli.
Come dice Maria Conte, avere a quei tempi, una barca costruita da Ciro Iacono è come avere oggi un'auto di lusso.


La barca Rosanna al molo Musco
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