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venerdì 24 aprile 2026

BUON 25 APRILE!!!

 Il 25 aprile ricordiamo la liberazione dell'Italia dai nazi- fascismo avvenuta nel 1945. Un periodo buio della nostra storia fatta di guerra, privazioni e mancanza di libertà.

La libertà è come l'aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare 

(Pietro Calamandrei)

BUON 25 APRILE!!!


Lelio Basso, antifascista, fu confinato a Ponza dal 1928 al 1931. 

Esperto giurista fu uno dei padri costituenti, contribuì alla formulazione della Carta Costituzionale



Il fiore del 25 aprile è il papavero rosso simbolo della Resistenza, libero perchè cresce spontaneamente.

Ha i petali delicati come ali di farfalle ed è rosso fuoco come il sangue.

giovedì 24 aprile 2025

Buon 25 aprile!!!

 Ottanta anni fa l'Italia veniva liberata dal nazifascismo.

Quanta sofferenza, quanto sangue versato per la libertà. 

Non tutti sono riusciti a vivere questo giorno, come il partigiano Guido Galimberti che vediamo in  questa foto del 1 maggio 1929 proprio a Ponza 

Il partigiano Guido Galimberti fu confinato prima a Lampedusa, poi a Ustica e infine a Ponza. Questa foto è un piccolo esempio di Resistenza. La data del 1 Maggio non è casuale. La festa era stata abolita durante il fascismo nel 1922 e sostituita con il 21 Aprile "Il Natale di Roma". Anche l'abbigliamento è un segno di riconoscimento. Galimberti indossa la cravatta alla lavallière, tipica dei “sovversivi” e degli artisti. Segno ulteriore di Resistenza è il libro "La madre" di Maksim Gor’kij, uno dei libri della “biblioteca formativa” dei militanti antifascisti.

Dopo la fine del confino, Guido Galimberti entrò nella 53a Brigata Garibaldi.

Morì fucilato nel novembre del 1944.


"Dormi sepolto in un campo di grano

Non è la rosa, non il tulipano

Che ti fan veglia all'ombra dei fossi

Ma sono mille papaveri rossi..."

(Fabrizio De Andrè)


Nota:
Il fiore del 25 aprile è il papavero rosso simbolo della Resistenza, libero perchè cresce spontaneamente.

Ha i petali delicati come ali di farfalle ed è rosso fuoco come il sangue.

Buon 25 Aprile!!!








venerdì 15 settembre 2023

Lettere di un confinato a Ponza

 Testo e foto inviate gentilmente dal nipote Peter Verc

Peter scrive così:

"Ecco qualche frammento di Ponza trovato tra le numerose lettere spedite da mio nonno, Roman Pahor, confinato sull'isola da gennaio 1929 a fine 1932 e poi nuovamente tra il 1936 e il 1937.
Le lettere alla fidanzata e poi moglie, Angela, prima di raggiungere Trieste passavano attraverso il visto censura, sebbene fossero quasi tutte scritte in sloveno. Evidentemente  a Ponza o a Napoli c'era qualcuno che parlava lo sloveno. In alcune occasioni mio nonno concludeva le missive in maniera ironica scrivendo: "non mi dilungo per non dare troppo lavoro al censore". 
La prima lettera di mio nonno ad Angela è del 17 gennaio 1929 e in essa descrive il tortuoso viaggio da Trieste a Ponza con le soste a Venezia, Bologna, Roma e nel carcere di Napoli. Scrive che a Ponza soffia un vento forte, paragonabile alla bora triestina. 
Angela gli chiede quindi una descrizione più dettagliata dell'isola e Roman, avendo già specificato che i confinati potevano muoversi lungo un tratto limitato, provvede nella lettera datata 2 marzo 1929. Paragona l'isola quasi senza alberi e cespugli al paesaggio spoglio che a causa della grande guerra si creò ai piedi delle colline sopra Monfalcone (cittadina famosa per il cantiere navale a metà strada tra Trieste e Gorizia). Elenca la terra rossastra, i limoni, i fichi, scrive dello scarno bestiame (poche mucche, un po' di pecore e capre, qualche asino), l'assenza di fonti di acqua potabile e infine la chiosa: "malgrado le difficoltà qui vivono circa 6000 anime e si continua a costruire".
Dopo qualche mese, a luglio, Roman riceve la visita di Angela; i due, molto probabilmente, discutono anche dell'eventualità di sposarsi (lo faranno, sempre a Ponza, il 18/2/1932) ma Roman non è di buon umore. Lo si apprende dalle lettere spedite in agosto e settembre, nelle quali si scusa per la refrattarietà nei giorni della visita di Angela. Roman è nervoso già di per sè, ma a rendere la vita ancora più difficile sono le mutate condizioni di vita a Ponza. Alcuni passaggi nelle lettere sono coperti dal nero della censura. Passa comunque una metafora nemmeno tanto velata: "da Ferragosto in poi il cielo si è fatto più grigio, segno delle tempeste con tanto di fulmini e tuoni". Il censore non copre nemmeno quest'informazione: "Abbiamo dovuto lasciare le nostre stanze e siamo tornati tutti a dormire nello stanzone comune".
Il motivo di questo repentino cambiamento è spiegato in una lettera spedita in ottobre da Napoli, dove Roman potè recarsi per due settimane per sostenere alcuni esami all'Università. Le lettere da Napoli non venivano censurate. In una di queste Roman scrive ad Angela che a causa della fuga da Lipari di Lussu, Nitti e Rosselli, anche a Ponza il confino si è fatto molto più duro. Alcuni sono impazziti, soffrono di allucinazioni e mania di persecuzione, "vedono i loro vecchi compagni versare a loro veleno nel bicchiere".
Poi, tornato dal permesso di studio a Napoli, Roman riporta altri dettagli dall'isola. 
E' interessante ciò che scrive il 9 febbraio 1930: "L'altra settimana è morto un miliziano. Era di guardia di notte sopra quella parete, dove facciamo il bagno. Il poveraccio probabilmente è scivolato ed è stato trovato senza vita sopra una roccia. 
Il giorno successivo 10 pescatori sono andati al largo e sono stati sorpresi da una tempesta. Cinque si sono salvati, gli altri sono stati divorati dalle onde. Ad oggi un solo corpo è stato ritrovato. Noi confinati abbiamo preso a cuore queste vittime e anche il nostro gruppo (si riferisce agli sloveni e ai croati) ha raccolto una discreta somma"."
 
Di Roman Pahor ne ho già scritto in questo blog, qui


Roman Pahor nel luogo in cui è stata scattata la foto negli anni di confino


Roman Pahor con la moglie Angela e la loro primogenita Sonia


La lettera alla suocera, scritta in sloveno, per informarla dell'arrivo di Angela a Ponza 


domenica 16 aprile 2023

Un confinato politico all'isola di Ponza

 Negli anni '30 giunsero a Ponza molti intellettuali mandati al confino sulla nostra isola, uomini illustri che hanno fatto grande l'Italia. 

Quante storie!!! 

Uno di questi , Corrado Bonfantini partigiano, socialista, essendo un medico curò i confinati all'isola di Ponza

In questa foto il confinato politico Corrado Bonfantini è tra Silverio e Giovanni Picicco.



Corrado Bonfantini, isola di Ponza 1933

venerdì 29 novembre 2019

Giuseppina

Nell'album di famiglia dei miei nonni ho trovato questa foto in cui è ritratta una coppia di sposi, c'è anche la firma del fotografo, Aristide.
Una sposa molto bella, Giuseppina Mazzella, che quando era giovanissima fece girare la testa a Sandro Pertini, confinato a Ponza, partigiano e Presidente della Repubblica italiana.
Certamente Giuseppina avrà avuto tante difficoltà sia perchè l'innamorato era controllato a vista in quanto era un confinato, sia dalla famiglia d'origine che poteva incorrere in qualche guaio.
Ma poi immaginiamo i pettegolezzi!!!
Purtroppo la guerra, la lontananza, non hanno dato seguito al loro legame, un amore molto tenero.
Giuseppina poi si sposò con questo giovanotto ed emigrò negli Stati Uniti d'America.
Anni dopo, quando Giuseppina tornò in Italia con suo figlio, venne ricevuta da Pertini che in quel periodo era Presidente della Camera.
Parlarono a lungo degli anni trascorsi a Ponza.
Quanta emozione!!!


Nota:
Giuseppina Mazzella era la cugina di mio padre. Le loro madri erano sorelle.
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