domenica 18 novembre 2018

La bambola

Osservando alcune bambine della mia classe che giocavano con le bambole sono ritornata indietro nel tempo...a quando avevo la loro età.
I bambini di oggi hanno tanti giochi noi invece li sognavamo ma qualche volta i desideri si avveravano.
Ricordo ancora l'arrivo di quel pacco con dentro la bambola che mi sembrava tanto grande, avendone altre piuttosto piccole. 
Erano i primi anni '60 e abitavamo  in una piccola casa in Corso Pisacane che è stata per molto tempo nel mio cuore, dove ho moltissimi ricordi dell'infanzia.
La bambola la conservo ancora anche se il vestitino che, un tempo, era azzurro si è molto rovinato.




Abitavamo in questa casa con gli archi 



Attraverso questo piccolo passaggio di scale raggiungevo casa






La mia bambola



Un trafiletto del quotidiano "Il Messaggero" del dicembre 2015 in cui c'è l'immagine di una bambina con la sua bambola, era custodita insieme ad altre foto da una vecchia signora



Le mie sorelle, le gemelle Lella e Anna Maria con le loro bambole davanti alle torte del primo compleanno
(La foto fa parte dell'album di famiglia)

La fotografia è un magnifico strumento per raccontare e cogliere situazioni che le parole non possono comunicare.

Mario Dondero

venerdì 16 novembre 2018

U palummare

Nel 1898 iniziarono i lavori per sistemare il porto di Ponza  e vennero impiegati i palummari per migliorare il fondale.
Ma chi è u palummare?
Così scrive Ernesto Prudente: Palummare (palombaro). Operaio specialista capace di immergersi e lavorare sott'acqua. L'apparecchiatura che lo protegge si chiama scafandro.
Il palombaro usava una imbarcazione su cui era installata una pompa d'aria che, azionata da un operatore, gli mandava l'aria, permettendogli di respirare. Egli si immergeva sospeso all'imbarcazione da una corda legata alla cintola. Questa corda era anche il mezzo di comunicazione con le persone che stavano sulla barca. La "conversazione" tra il palombaro, sul fondo, e la guida, sulla barca, avveniva tramite leggeri strattoni che, chi aveva necessità di comunicare, dava alla corda.
Il riemergere del palombaro da una profondità superiore ai quindici metri doveva avvenire in modo lento e graduale. Questo procedimento, che ha norme precise, va sotto il nome di decompressione.
Il palombaro munito di scafandro è una figura quasi all'estinzione. Il ricordo, a Ponza, va a Nicola Fragliassi, un palombaro che, nella decade a cavallo degli anni cinquanta, si immerse a Punta Papa per recuperare parte della nave LST 349. Oggi ci si immerge coperto da una muta e usando l'autorespiratore. Il palombaro è diventato un sub.



Il palombaro
Foto di fine Ottocento quando ci furono i lavori al fondale del porto
Dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi, gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione"

martedì 13 novembre 2018

Isole d'inverno

Isole d'inverno è il titolo di un bellissimo libro fotografico realizzato da Federica Di Giovanni, una ponzese doc.
E' un viaggio tra alcune isole italiane che Federica ha fatto con la sua macchina fotografica cogliendo attimi di quotidianità.
In ogni fotografia appaiono particolari delle isole minori che circondano la nostra penisola italiana.
Raccontano isole lontane dal caos estivo, sempre più spopolate, alle prese con mareggiate che le isolano dalla terraferma ma che nonostante tutto sono ricche di fascino.
C'è anche la nostra Ponza che sorniona e silenziosa attende...








Complimenti Federica!!!

lunedì 12 novembre 2018

Il convento di Zannone

Nella piccola isola di Zannone che fa parte dell'Arcipelago Ponziano ci sono i resti di un convento benedettino che risalgono al 1218 quando venne concessa a fra' Pietro di Sennone.
In un documento pubblicato da Erasmo Gattola risulta che frà Pietro di Sennone con altri monaci avevano ottenuto la concessione per condurre una vita da eremita da Gregorio, abate di S.Angelo a Gaeta.
Nel 1246 i benedettini adottarono la regola cistercense ed intitolarono il convento allo Spirito Santo.
In una bolla di Innocenzo IV del 30 aprile 1249 c'è questa citazione "abbati et conventui Sancti Spiritus de insula Sennon, cistercensis ordinis diocesis".
I monaci lasciarono l'isola verso la fine del 1200 probabilmente per dei contrasti sui diritti alla pesca con l'Abbazia di Ponza o forse per le incursioni dei pirati che infestavano l'Arcipelago.
Ecco cosa scrive il Graeser a proposito del convento di Zannone: "Dalle rovine del vecchio convento lo sguardo vaga liberamente in ogni parte nella "lontananza azzurra della primavera che non è possibile comprendere". Una solitudine impenetrabile, come se la grande distesa d'acqua avesse trasportato dall'intera terra tutti qui i tormenti e le pene. Anche i picchi più alti che si levano alti nell'aria, sono come pietose lapidi commemorative su un campo di battaglia. 
Per questo i monaci si sono installati nell'isola, calma e silenziosa, per dimenticare e mortificare ogni desiderio, così da ottenere la pace fino a che la terra non li avesse accolti"





I resti del convento 

(Per gentile concessione di Enza Pagliara)



Resti del convento accanto alla Casa di Caccia

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)






In queste foto due disegni del Mattei del 1847
"Rovine della Badia cistercense" di Zannone

venerdì 9 novembre 2018

Scorrerie di pirati nelle acque di Palmarola

Tra la fine del Settecento e i primi anni dell'Ottocento i pescatori ponzesi ogni giorno rischiavano di essere catturati dai saraceni e condotti in schiavitù in Africa.
Spesso questi tendevano degli agguati proprio nelle acque di Palmarola.
I ponzesi da lontano vedevano questi esseri sullo scoglio Cappello mentre asciugavano e spidocchiavano i panni al sole. Infatti una parte di questo scoglio di Palmarola prese il nome di Puorte peducchje. 
Lo scoglio Sparmaturo era utilizzato dai corsari per tirare in secco le barche.
"fu  chiamato e si chiama tuttora lo Spalmentaio, perchè appo di esso, i corsari solevano spalmare le loro barche. Presso lo suddetto scoglio di porto-pidocchio è un altro grande scoglio, o piuttosto un'isoletta traversata da una vasta e bella grotta con un canale. In questa nascondevansi spesso alcuni corsari con i loro veloci legni, ed assalivano e predavano le barche e le navi che usavano in quei dintorni. Così, ad esempio, un cotal giorno alcuni pescatori ponzesi passarono in una barca fra questa isoletta e Palmarola, e furono inopinatamente assaliti dai pirati nascosti nella testè mentovata grotta. I pescatori non potendo fuggire con la barca si precipitarono tosto sul lido di Palmarola, e saliti sulla montagna, potevano facilmente col nascondersi nelle grotte salvare almeno le loro persone. Ma mentre si davano in fuga, i pirati esplodendo loro alle spalle colpi di fucile, ne ferirono uno alla gamba, il perchè seguitando la traccia del sangue, lo trovarono finalmente rimpiattito entro un cespuglio, d'onde strappatolo lo trascinarono seco in schiavitù. L'avvenimento mi fu raccontato a Palmarola stessa da un testimone oculare ed in presenza del figlio di questo schiavo.
Giovanni Tagliamonte ed il suo figlio Vincenzo mi raccontarono inoltre il seguente avvenimento accaduto ad esso stessi in compagnia di alcuni altri Ponzesi. Tutti questi Ponzesi si rattovavano insieme in una barca, pescando in qualche di stanza all'occidente di Palmarola quand'ecco a non molta distanza si veggono inseguiti da alcuni corsari, che essi impediti dai raggi del sole non avevano potuto ravvisare se non al loro avvicinarsi. I poveretti a mala pena si poterono scampare dell'imminente  pericolo e salvarsi sopra l'alta montagna di Palmarola, ove passarono la notte in una grotta. Giovanni Tagliamonte morto in età di centotre anni andava spesso da Ponza a Palmarola e mi raccontò varii di simili scontri coi corsari accaduti a lui non meno che ad altri Ponzesi nei dintorni di quest'isola. Egli aveva un'antica grotta tagliata nella rupe per abitazione vicino al piccolo porto di Palmarola; ma per paura dei pirati passava molte delle sue notti sulla montagna in qualche grotta senza far fuoco, per non essere scoperto dal fumo."

Dal libro di Silverio Mazzella Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione.



L'isola di Palmarola



Scoglio Sparmaturo il cui nome deriva, probabilmente, da un attrezzo usato dai calafatari per spalmare sulla carena delle imbarcazioni una speciale pittura per preservarne lo scafo

(Foto di Rossano Di Loreto)



Grotta di Mezzogiorno in cui i pirati tendevano agguati ai pescatori ponzesi

(Foto della Cooperativa barcaioli ponzesi)



Le grotte scavate nella montagna adibite ad abitazioni



A sinistra della foto è lo scoglio Cappello
Su una parte di questo scoglio c'è una piccola insenatura chiamata Puorte peducchje (Porto- pidocchio)

(Foto di Rossano Di Loreto)



L'Arco di Mezzogiorno com'era. Crollò durante una violenta mareggiata negli anni '60



A sinistra lo scoglio Cappello e quel che resta dell'Arco di Mezzogiorno

(Immagine reperita in rete)

lunedì 5 novembre 2018

Alla ricerca degli antenati

Io sono appassionata di storia e  e mi ha sempre affascinato ricostruire l'albero genealogico della mia famiglia.
L'albero genealogico è uno strumento prezioso per dare continuità con il passato e mettere delle radici nella nostra storia personale.
Con l'aiuto prezioso di Philippe D'Arco sono riuscita a ricostruire un bel pò ed ho scoperto che un mio antenato è morto in un naufragio insieme ad un fratello e ai cognati, il 23 aprile 1778.
Si chiamava Michele Iacono e lasciò due figli in tenera età, Silverio ed Aniello.
Io discendo dal ramo di Aniello che perse il papà all'età di un anno.
Ma leggendo il libro sulla navigazione di Silverio Mazzella ho scoperto che i genitori di Michele erano Pietro Paolo Iacono ed Elena Di Tomasso.
Pietro Paolo Iacono stipulò il contratto che gli concedeva in enfiteusi il terreno da coltivare, in zona Scarpellini, davanti al notar Palombo il 29 novembre 1769.
In quel naufragio del 1778 perse due figli e due generi.
Quindi il mio albero genealogico è andato ancora più in là nel tempo.
Ma tornando ad Aniello Iacono, figlio di Michele, nato nel 1777, sposò Maria Concetta Albano diventando genitori di Giuseppe Salvatore.
Giuseppe Salvatore Iacono, nato nel 1816, sposò Maria Candida Coppa e divennero genitori di Ciro.
Ciro Iacono, nato nel 1855 sposò Francesca Feola diventando genitori di Giuseppe (Peppino), Marietta, Giovannina, Evelina, Silverio.
Giuseppe (Peppino) Iacono, nato il 10 agosto 1892, mio nonno, sposò Olimpia Feola diventando genitori di Ciro (mio padre), Silverio, Francesca, Anna, Giovanni, Mimì.
Ciro Iacono, nato nel 1920, sposò Elvira Conte diventando genitori di Olimpia, Peppino, Francesca (io), Annamaria e Lella.
Il mio progenitore Pietro Paolo Iacono giunse a Ponza da Ischia.
Ed anche questa è storia.


Il porto di Ponza all'alba...oltre questo mare c'è Ischia, l'isola madre, da cui arrivò Pietro Paolo Iacono

(Foto di Rossano Di Loreto)



L'isola di Ponza vista dal mare

(Foto di Sergio Recchia)



I terreni concessi ai coloni
Agostino Grasso- Pianta dell'isola di Ponza ed altre isole sec. XVIII 


Territorio di Pietro Paolo Iacono a Scarpellini

Dal libro "Pontio. L'isola di Pilato" di V.Bonifacio



In questa pagina del libro sulla navigazione ponzese di Silverio Mazzella c'è la storia del naufragio del 1778 in cui morì Michele Iacono




Il mio bisnonno Ciro Iacono 



La mia bisnonna Francesca Feola, moglie del bisnonno Ciro Iacono



Marietta Iacono, figlia di Ciro Iacono e Francesca Feola, mamma di Linda, Vincenzina, Raffaele, Rita e Ciro Verde



Silverio Iacono, figlio di Ciro Iacono e Francesca Feola, padre di Peppino, Francesca e Aniello



Nonno Peppino Iacono,  figlio di Ciro Iacono e Francesca Feola. Questa foto è sul suo libretto di navigazione.



Nonno Peppino Iacono con nonna Olimpia Feola



Mio padre Ciro Iacono, figlio di Peppino Iacono e Olimpia Feola, con mia madre Elvira Conte

Nota:
Enfiteusi è una tassa proveniente dal diritto romano sul godimento di un fondo di proprietà altrui. Il titolare (enfiteuta) ha la facoltà di godimento pieno (dominio utile) sul fondo stesso, ma per contro deve migliorare il fondo stesso e pagare inoltre al proprietario un canone annuo in denaro o in derrate.

sabato 3 novembre 2018

Cento anni fa finiva la Grande Guerra

Cento anni fa finiva la Grande Guerra, era il 4 novembre 1918.
Il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra ed anche i giovani ponzesi partirono per il fronte.
Prima di partire scrissero i loro nomi sopra dei foglietti e chiesero la protezione di San Silverio, patrono dell'isola di Ponza. I foglietti sono raccolti nella cavità del cuore d'argento che San Silverio porta al collo.
Alcuni di loro, purtroppo, non sono tornati a casa, come il tenente Vincenzo Di Fazio, comandante di una Compagnia e già medaglia di bronzo per meriti acquisiti in battaglia. 
Il tenente Di Fazio cadde colpito da un proiettile nel giugno del 1918 e gli fu conferita la medaglia d'argento.
I nomi dei caduti ponzesi in combattimento sono incisi nel marmo del monumento in piazza Pisacane. Sullo stesso monumento ci sono anche i nomi dei morti nella tragedia del Corriere di Ponza, una goletta che fu affondata il 21 marzo 1918 da un sommergibile austriaco a sei miglia da Zannone.
Mio nonno Peppino Iacono, classe 1892, raccontava di aver partecipato alla battaglia di Caporetto.
Dopo cento anni dalla Grande Guerra non dimentichiamo l'orrore e la sofferenza...



Nonno Peppino è nella foto a destra



Nonno Peppino al centro insieme agli altri soldati

(Dall'album di famiglia)



Il monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale



Il funerale del tenente Vincenzo Di Fazio morto in battaglia nel giugno del 1918

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Nella cavità del cuore d'argento che San Silverio porta al collo ci sono dei foglietti con i nomi dei ragazzi ponzesi che partirono per la Prima Guerra Mondiale 

(Luglio 2018)

Soldati

Si sta come 
d'autunno
sugli alberi
le foglie

Giuseppe Ungaretti

giovedì 1 novembre 2018

Ricordi

Una vita senza ricordi è come un cielo senza stelle



Il mio papà Ciro Iacono con me in braccio e mia cugina Annarella.
Io sono quella a sinistra, un pò imbronciata e ho più o meno quattro mesi
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