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venerdì 4 aprile 2025

La feluga ponzese

 Feluga così viene chiamato il tipico gozzo che possiamo trovare nelle acque dell’isola di Ponza.

Praticamente è il gozzo sorrentino che i maestri d’ascia locali hanno modificato adattandolo al mare di Ponza.
Il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”, scritta nell’Ottocento, cita le “felluche” con cui gli Ischitani portavano il pescato a Napoli.
La feluga veniva costruita secondo le esigenze del pescatore, il tipo di pesca che praticava, e questo valeva anche per le dimensioni.
Venivano costruite delle felughe più grandi per arrivare a pescare in Sardegna, in Toscana, all’isola La Galite (in Tunisia).
In origine erano a remi poi sono state dotate di vela e successivamente di motore.
Il maestro d’ascia sceglieva con cura il tipo di legno per la sua creazione, ne usava diversi per le varie parti dello scafo.
Mio padre, Ciro, maestro d’ascia, negli ultimi anni della sua vita, costruiva nella sua bottega, meravigliosi modellini di feluga che fanno bella mostra in alcuni ristoranti ma anche in qualche abitazione.
Il mio modellino di feluga ponzese è azzurro, e non poteva essere altrimenti, visto che è il colore che amo.
Anche il Santo patrono di Ponza, San Silverio, viene portato in processione su una feluga piena di garofani rossi costruita ovviamente da mio padre negli anni 60.
Qualche anno fa ha scritto un libro interessante su questo argomento Giovanni Hausmann che della feluga così scrive:
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."
Una bella feluga ponzese che solca le acque di Ponza è il Re del Fuoco fatta restaurare dall'attuale proprietario. Venne costruita dal maestro d'ascia Lucio Serto, Nduluniello.
Molto bella anche quella di Claudio Romano, la Zannone 1954, costruita dal maestro d'ascia Gennaro Aprea a Terracina. L'abbiamo potuta ammirare in alcune scene della fiction L'amica geniale.



La feluca "Il Re del Fuoco" , foto di Marianna Licari




La feluca "Zannone 1954" di Claudio Romano


La feluca che porta San Silverio in processione


Il modellino di feluca realizzato dal maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre

mercoledì 8 gennaio 2025

Storie di mare: Il delfino da cerca

 Questo racconto è tratto dal libro di Giovanni Hausmann "La Filuga ponzese".

"Aniello si svegliò di soprassalto, guardò fuori dalla finestra e vide che era ancora buio pesto. Pensò che era ora di alzarsi, presto avrebbe albeggiato e lui doveva uscire a pesca. Erano infatti diversi giorni che il grecale sveva soffiato forte ed il mare aveva montato per tre giorni. Per fortuna già la sera prima era andato in calata e dalla finestra si vedeva che era rimasta solo un pò di onda lunga. 

Aveva passato i giorni a sistemare le reti che nell'ultima pesca si erano impigliate e si erano rotte in più parti. Si alzò in silenzio e vide che faceva ancora freddo: Maria si rigirò con un sospiro pensando che anche lei, prima di andare alla miniera, doveva alzarsi per dar da mangiare alle galline ed accudire l'asina.

Aniello si mise la maglia di lana pesante che Maria aveva comprato al mercato americano l'ultima volta che era stata a Formia con il vapore. Pensò al figlio Silverio che era da qualche anno imbarcato e che non vedeva ormai da qualche mese.

Si avviò verso la cucina e con qualche rametto secco riattizzò il fuoco per scaldare un pò d'acqua. Prese la "napoletana" ci versò un pò di polvere e mentre aspettava il bollore si accese una sigaretta. La prima boccata e l'odore del caffè lo svegliarono completamente. Mise in una tasca un pò di pane della sera prima e nell'altra una bottiglia di vino, uscì dalla porta mettendosi il giaccone blu ed il cappello da marinaio che gli aveva portato il figlio da chissà dove l'ultima volta che era venuto a Ponza.

Le mani gli facevano male ed erano ancora intorpidite dal freddo. Si avviò verso Cala Feola lungo la strada di terra de Le Forna Grande. Ci voleva almeno mezz'ora di cammino per raggiungere il gozzo e a quell'ora della notte un pò di movimento gli avrebbe giovato. 

Passando davanti alla chiesa dell'Assunta si segnò sperando in una buona pesca. La notte incominciava a rischiarare con qualche raggio dietro a Campo Inglese.

Era l'alba quando arrivò a Cala Feola. Era da solo anche se sapeva che altri stavano avviandosi nella stessa strada. Tirò la cima di prua di "Cicerenella", una " varchetta"  di 4,50 metri costruita da Ciro Iacono giù al porto. Aniello si ricordava, ridendo tra sè,  che quando Ciro l'aveva finita, dato che avevano dovuto allargare i bagli per far post al motore, avevano dovuto abbatterla sul lato per farla uscire dal locale dove era stata costruita. 

Era bianca con una fascia rossa. Aniello l'aveva armata con una vela latina il cui picco era stato ricavato da una canna di bambù che aveva trovato da un amico che veniva ogni tanto da Terracina con i velieri da trasporto. La vela l'aveva cucita Maria con una stoffa che lei stessa aveva trovato al mercato a Gaeta ed era di cotone leggero e resistente, di derivazione dei paracadute che gli americani avevano utilizzato negli sbarchi sul litorale pontino. 

Appena a bordo sgottò l'acqua di sentina e diede una sistemata  alla rete ammonticchiata sopra la coperta, controllò ancora una volta le cime e mise a posto la barra del timone.

Provò ad accendere il motore con un primo giro di manovella ma il " Bolinger" non aveva alcuna intenzione di partire. Era troppo freddo ed il gasolio era quasi congelato. Scaldò meglio la testa del motore e provò di nuovo. Alla terza girata del volano partì con una fumata nera dallo scarico e con il tipico rumore secco dello scappamento non silenziato.

"Questi motori sono un inferno per farli partire ma una volta partiti non si fermano più, anche se entra acqua nel serbatoio" si consolò. Nel frattempo il sole iniziava a farsi vedere e l'aria si andava scaldando. 

Mollò le cime di poppa del corpo morto e con una botta di gas  si scostò dallo scoglio. 

Il mare dentro la cala era abbastanza calmo e senza fatica si avviò  verso il largo. Aveva deciso di andare a sei miglia a nord di Palmarola. Era diverso tempo che non ci andava e questo aveva sicuramente tranquillizzato le sarde.

Il rumore ritmico del motore monocilindrico era forte e rimbombava sulla parete bianca di Punta Corte fuori le Piscine Naturali. Sapeva che questo avrebbe attirato l'attenzione di Ciccio nel giro di poco tempo.

Aveva fatto un miglio scarso quando sul lato sinistro vide il "suo delfino".

"Ciccio!!!" urlò per farsi sentire al di sopra del rumore del motore. Il delfino si avvicinò rapidamente puntando direttamente sulla murata salvo poi scartare sotto la chiglia velocemente. Fece questo gioco almeno tre volte per poi  affiancarsi a prua come volesse indicare la rotta. Aniello fu molto rincuorato dai giochi del delfino ed anzi il suo umore, non sempre particolarmente allegro anzi piuttosto taciturno, cambiò improvvisamente. "Sarà una buona giornata" pensò staccando un pezzo di pane e tirandolo a  Ciccio.

Il delfino appariva e scompariva ma Aniello sapeva che stava nei paraggi. Alle volte riappariva improvvisamente davanti alla prua ed usciva con un salto facendo a gara con Cicerenella. Altre volte appariva lontano facendo salti sull'onda morta.

Dopo circa due ore erano tra Palmarola ed il Circeo ed Aniello, togliendo gas, rallentò a un nodo guardando la superficie dell'acqua. Il delfino tirò avanti verso dritta allungando il passo e facendo cerchi di segnale. Aniello lo seguì per circa mezzo miglio poi cominciò a calare la manaide.

Il sole era ormai alto ma il freddo ancora si faceva sentire. La calata però lo riscaldò e con un giro largo pose la rete in cerchio a mezz'acqua mentre Ciccio girava a largo effettuando strane evoluzioni.

Passò un'ora e Ciccio tornò verso la barca. Era il segnale che la caccia era finita. Ciccio aveva raccolto tutte le sarde che stavano nei paraggi e quindi era l'ora di salpare la rete.

Aniello iniziò a recuperare le due estremità della rete e piano piano la riportò dentro il pozzetto. Saranno stati almeno dieci chili di sarde, forse di più, "era stata una gran bella pescata". Man mano che salpava la rete riponeva le sarde nelle cassette di legno, in bella mostra tutte in fila per il lato lungo. Ciccio si aggirava nelle vicinanze, sembrava volesse controllare che nessuna delle sarde che aveva trovato scappasse.

"Quattro cassette di pescato, tre per noi ed una per Ciccio" pensò Aniello versando un terzo della cassetta di sarde in mare. "L'altra parte gliela darò sulla via del ritorno, così mi farà compagnia". Ciccio guardò il pescatore e con un segno di intesa si gettò sulle sarde con grande allegria."

Cala Feola


Barche da pesca a Cala Feola

 

Il disegno della "varchetta Cicerenella" di Aniello (Tratto dal libro di Giovanni Hausmann)



Il maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre, che ha costruito la " varchetta Cicerenella" (Foto di Giovanni Hausmann)



Il delfino


Una cassetta di sarde

domenica 1 marzo 2020

La feluga ponzese

Così viene chiamato il tipico gozzo che possiamo trovare nelle acque dell’isola di Ponza.
Praticamente è il gozzo sorrentino che i maestri d’ascia locali hanno modificato adattandolo al mare di Ponza.
Il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”, scritta nell’Ottocento, cita le “felluche” con cui gli Ischitani portavano il pescato a Napoli.
La feluga veniva costruita secondo le esigenze del pescatore, il tipo di pesca che praticava, e questo valeva anche per le dimensioni.
Venivano costruite delle felughe più grandi per arrivare a pescare in Sardegna, in Toscana, all’isola La Galite (in Tunisia).
In origine erano a remi poi sono state dotate di vela e successivamente di motore.
Il maestro d’ascia sceglieva con cura il tipo di legno per la sua creazione, ne usava diversi per le varie parti dello scafo.
Mio padre, Ciro, maestro d’ascia, negli ultimi anni della sua vita costruiva, nella sua bottega, meravigliosi modellini di feluga che fanno bella mostra in alcuni ristoranti ma anche in qualche abitazione.
Il mio modellino di feluga ponzese è azzurro, e non poteva essere altrimenti, visto che è il colore che amo.
Anche il Santo patrono di Ponza, San Silverio, viene portato in processione su una feluga piena di garofani rossi costruita ovviamente da mio padre negli anni 60.
Qualche anno fa ha scritto un libro interessante su questo argomento Giovanni Hausmann che della feluga così scrive:
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."
Una bella feluga ponzese che solca le acque di Ponza è il Re del Fuoco fatta restaurare dall'attuale proprietario. Venne costruita dal maestro d'ascia Lucio Serto, Nduluniello.
Molto bella anche quella di Claudio Romano, la Zannone 1954 costruita dal maestro d'ascia Gennaro Aprea a Terracina. L'abbiamo potuta ammirare in alcune scene della fiction L'amica geniale.






La feluga ponzese il "Re del Fuoco" appartenuta a Salvatore Schiano ora è di Armando Raponi che l'ha fatta restaurare

(Foto di Marianna Licari)




La bellissima "Zannone" di Claudio Romano costruita nel 1954










Alcuni particolari di questa bellissima barca



Zannone 1954 in una scena della fiction "L'amica geniale"

(Per gentile concessione di Claudio Romano)




Disegno della feluga ponzese, La Fenicia, a vela latina, del 1950, restaurata da Giovanni Hausmann



La feluga che porta San Silverio in processione realizzata da Ciro Iacono, mio padre, nei primi anni'60.



Il modellino di feluga realizzato da mio padre



Il maestro d'ascia Ciro Iacono nella sua bottega

(Foto di Giovanni Hausmann)

domenica 1 ottobre 2017

Il Re del Fuoco

Il Re del Fuoco è una tipica imbarcazione ponzese, una filuga, ed un tempo sull'isola erano numerose mentre oggi ne sono rimasti pochi esemplari.
E' stata costruita negli anni '30 ed è appartenuta a Salvatore Schiano con cui ha solcato il mare fino a tarda età.
La barca ha questo nome perchè dopo l'otto settembre 1943 mezzi navali ed aerei colpivano le barche con le mitragliatrici e quindi non si poteva uscire dal porto. I ponzesi stavano morendo di fame e non potevano andare a pescare. Schiano con grande coraggio, sfidando il fuoco delle mitragliatrici, usciva tutti i giorni a pesca e distribuiva il pesce ai suoi compaesani. Da qui il nome "Il Re del Fuoco".
L'attuale proprietario, Armando Raponi, l'ha fatta restaurare ed ora spicca con la sua bellezza ed eleganza nel porto di Ponza. Quando Armando risistemava la filuga, mio padre Ciro amava prenderlo in giro dicendogli che sbagliava l'altezza dell'albero.

Nota:
La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è stata concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo. 

Da "La filuga ponzese" di Giovanni Hausmann






giovedì 9 febbraio 2017

La filuga ponzese

Una bella barca è ancorata in un angolo di porto e sta sfidando le mareggiate di questo inverno. Ogni giorno la possiamo vedere attraverso la webcam posizionata sull'Hotel Mari, quella che inquadra il molo.
La barca è una filuga ponzese, Il Re del fuoco, costruita nel 1938 e fatta restaurare dall'attuale proprietario.
Ma cos’è la filuga ponzese?
È il termine con cui viene chiamato il tipico gozzo che possiamo trovare nelle acque dell’isola di Ponza.
Praticamente è il gozzo sorrentino che i maestri d’ascia locali hanno modificato adattandolo al mare di Ponza.
Il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”, scritta nell’Ottocento, cita le “felluche” con cui gli Ischitani portavano il pescato a Napoli.
La filuga veniva costruita secondo le esigenze del pescatore, il tipo di pesca che praticava, e questo valeva anche per le dimensioni.
Venivano costruite delle filughe più grandi per arrivare a pescare in Sardegna, in Toscana, all’isola La Galite (in Tunisia).
In origine erano a remi poi sono state dotate di vela e successivamente di motore.
Il maestro d’ascia sceglieva con cura il tipo di legno per la sua creazione, ne usava diversi per le varie parti dello scafo.
Mio padre, Ciro, maestro d’ascia, negli ultimi anni della sua vita costruiva, nella sua bottega, meravigliosi modellini di filuga che fanno bella mostra in alcuni ristoranti ma anche in qualche abitazione.
Il mio modellino di filuga ponzese è azzurro…e non poteva essere altrimenti…visto che è il colore che amo…
Anche il Santo patrono di Ponza, San Silverio, viene portato in processione su una filuga piena di garofani rossi costruita ovviamente da mio padre negli anni 60.
Qualche anno fa ha scritto un libro interessante su questo argomento Giovanni Hausmann.


In primo piano la filuga ponzese Il Re del fuoco...febbraio 2017
(Foto di Silveria Aroma)



La filuga in tutto il suo splendore...febbraio 2017
(Foto di Rossano Di Loreto)



La filuga Il Re del fuoco...dicembre 2016
(Foto di Rossano Di Loreto)



Disegno della filuga ponzese a vela latina del 1950 restaurata da Giovanni Hausmann




La filuga che porta San Silverio in processione



Modellino della filuga di San Silverio



Il mio modellino di filuga 

lunedì 13 aprile 2015

Le barchette del maestro d'ascia

Per una vita, Ciro Iacono, maestro d'ascia dell'isola di Ponza, ha costruito delle bellissime barche in legno che si distinguevano da altre per la loro forma elegante.
Quando andò in pensione per non annoiarsi e tenere anche la mente impegnata cominciò a costruire barche in miniatura.
Dalle sue mani cominciarono ad uscire piccole filughe, gozzetti, lance, tartane, tutte molto colorate e costruite con lo stesso procedimento, solo in scala minore.
Per rendere l'idea un pò di foto delle barchette di Ciro Iacono


Questa è la mia filuga, tipica imbarcazione ponzese



Barchette in costruzione



Una piccola tartana



Barchette colorate



Dopo aver costruito la barca che porta S.Silverio in processione ecco il modellino



In questo video di Rossano Di Loreto vediamo Ciro Iacono e le sue barchette

Nota:
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è stata concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."

(Dal libro "La filuga ponzese" di Giovanni Hausmann)


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