sabato 4 aprile 2026

BUONA PASQUA!!!

 Siamo in un mondo in cui con l'uso spropositato  delle armi si stanno distruggendo intere popolazioni e  si rischia di annientare l'intera umanità. 

Speriamo si riesca a capire che senza la pace tra i popoli si rischia l'autodistruzione

BUONA PASQUA!!!

"La pace è il solo vero investimento per il futuro"

Franklin D. Roosevelt, 32° Presidente degli Stati Uniti 

Isola di Ponza, foto di Maurizio Musella, marzo 2026



giovedì 2 aprile 2026

Durante la processione del Cristo morto

 In questo foto vediamo, durante la processione del Venerdì Santo, portare il Cristo morto mio padre Ciro Iacono e Silverio D'Arco chiamato affettuosamente Bebè. 

Sono scomparsi entrambi a distanza di pochi mesi nel 2006.



martedì 31 marzo 2026

Decètte a vècchie...

 Decètte a vècchie:

scapulàte màrze, i càmpe n'at ànne

(Disse la vecchia: 

superato marzo, vivrò un altro anno. Perchè passato il freddo seguirà il tempo bello)

Il dialetto ponzese anche attraverso i proverbi e i modi di dire è il linguaggio dei nostri antenati. Purtroppo sta scomparendo anche se basta, a volte, una parola per farci tornare indietro nel tempo.



Isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto, marzo 2026




Isola di Ponza foto di Annalisa Sogliuzzo, marzo 2026

domenica 29 marzo 2026

La tragica fine del mercantile San Silverio

 Il mercantile San Silverio era partito da Rio Marina il 23 maggio 1954 e diretto a Savona ma verso l'una di notte del giorno seguente affondò al largo di Santa Margherita Ligure. Il mare era molto mosso e forse il carico sbandò. 

L'armatore era Nicola Caccioppoli di Capri ma residente a Ponza ed era soprannominato Frichella. Il comandante era Giuseppe Mazzella e l'equipaggio era composto da undici persone ma si salvarono solo in sette. Persero la vita anche tre ponzesi, Salvatore Vitiello, Giuseppe Feola e Alessandro Feola.

" Lo scafo procedeva lentamente sul mare sconvolto dalla tempesta, quando un'onda gigantesca lo investì in pieno scuotendolo con estrema violenza. La nave si impennò più volte; la pirite chiusa nella stiva scivolò, andando a urtare contro la murata, Seguì un pauroso sbandamento a dritta; il fasciame dello scafo, sotto la pressione interna del carico e quello esterno delle onde sempre più aggressive scricchiolò . Pareva che da un momento all'altro il battello dovesse spezzarsi. Constatata l'impossibilità di raddrizzare la "San Silverio" , che ormai sarebbe stata trascinata alla deriva, il comandante Mazzella lanciò il SOS"

Abbandonarono la nave che poi affondò adagiandosi su un fondale di 112 metri. Il comandante Mazzella subì un processo ma poi fu assolto.

(Notizie e foto sono tratte dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione")


Il mercantile San Silverio                                                                                                                     


Il capitano Giuseppe Mazzella


Il giovane naufrago ponzese di Le Forna Franco Iodice detto  Cascettone

Il capitano Giuseppe Mazzella


Il recupero del sopravvissuti ( Foto inviata da Pietro D'Andrea)

venerdì 27 marzo 2026

Il gozzo Santa Rita di Giosuè Di Scala

 In questa foto vediamo il gozzo Santa Rita di Giosuè Di Scala che dopo l'affondamento del piroscafo Santa Lucia il 24 luglio 1943 trasportava dal continente generi alimentari e passeggeri. 

Giosuè, durante i suoi viaggi in continente trasportò da Gaeta a Ponza, oltre ai viveri per la popolazione ponzese, anche libri e comunicazioni, nascosti in mezzo ai fagioli, per Altiero Spinelli che gli inviava una delle sorelle.



mercoledì 25 marzo 2026

Di quel color che per lo sole avverso...

 "...Di quel color che per lo sole avverso

nubi dipigne da sera e da mane,

vid'io allora tutto 'l cielo cosperso..."

(Io vidi allora tutto il cielo cosparso di quel colore (rossastro) che le nubi assumono per il sole opposto, a sera e al mattino)

(Tratto dal 27° Canto del Paradiso della Divina Commedia scritta da quel genio di Dante Alighieri)

Oggi 25 marzo è il Dantedi il giorno in cui Dante, nel 1300, inizia il suo viaggio nell'Oltretomba

Isola di Ponza, le foto sono di Rossano Di Loreto, marzo 2026








L'alba



Il tramonto

lunedì 23 marzo 2026

La strage delle Fosse Ardeatine

 Quella delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944, fu una delle stragi più cruente della nostra storia moderna in cui persero la vita, per opera dei nazisti, 335 italiani.

E' legata da un filo sottile con l'isola di Ponza...
Tra quei morti c'era anche Mario Magri sposato ad una ponzese, Rita Parisi.
Mario conobbe Rita a Ponza, nell'isola in cui fu confinato in quanto antifascista.

Così scrive Silverio Corvisieri nel libro Zi' Baldone:
"Il 26 gennaio 1944 Rita invano attese il ritorno a casa del suo Mario che era stato arrestato insieme a Placido Martini in un ristorante vicino al Pantheon. Cominciò allora la stagione più tragica della sfortunata coppia.
Gli scherani fascisti consegnarono Magri ai torturatori nazisti che si accanirono con la consueta ferocia su di lui e i suoi compagni.
Dopo alcuni giorni Rita venne a sapere che i tedeschi avevano scoperto la vera identità di suo marito e quindi non esitò, nonostante i consigli in senso contrario dei suoi amici, a presentarsi al portone del carcere di via Tasso per consegnare la biancheria nuova e ritirare la sporca.
Si può immaginare con quanto dolore si avvide che gli indumenti di Mario erano intrisi di sangue e che in mezzo ad essi si trovavano gli occhiali con le lenti spaccate.
Il 24 marzo 1944 Rita Parisi si recò in via Tasso per il settimanale cambio di biancheria ma quel giorno il pacco non fu accettato; le dissero di ripassare il giorno successivo. I nazisti stavano organizzando, in quelle ore, la strage delle Fosse Ardeatine dove uccisero 335 italiani per vendicarsi dei 32 militari tedeschi, morti il giorno prima in via Rasella.
Tornata l'indomani in via Tasso, Rita e le numerose altre donne che erano con lei si sentirono tutte dire la stessa frase agghiacciante: "non ci risulta più quindi non possiamo accettare la biancheria".
Le donne notarono che molti ufficiali delle SS si scambiavano strette di mano mentre la radio suonava a tono altissimo. Erano contente le jene insieme ai loro degni compagni fascisti.
La comunicazione ufficiale dell'uccisione di Mario le giunse quasi un mese più tardi: "Mario Magri è morto il 24 marzo 1944. Gli oggetti di uso personale rimasti possono essere rilevati presso questo ufficio della Deutschen Sichereitspolizei (polizia di sicurezza) in via Tasso 15."
L'amore fatale di Rita per Mario non fu troncato dalla macelleria nazista.
La donna, vissuta fino al 1996, non volle mai più sposarsi o avere un compagno. Poco prima di morire confessò che ogni giorno pensava a lui."

Alle Fosse Ardeatine furono trucidati anche Silvio Campanile, marito della ponzese Maria Bosso, Placido Martini, confinato proprio nella nostra isola e Francesco Savelli, l'ingegnere che scoprì la bentonite a Ponza.


Rita Parisi con il marito Mario Magri ucciso alle Fosse Ardeatine

Mario Magri




Il Sacrario delle Fosse Ardeatine

Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte

K. Gibran


domenica 22 marzo 2026

Il matrimonio di Ernesto e Luciana

 Un matrimonio era pur sempre un evento...

Isola di Ponza, in questa foto gli sposi sono Ernesto Prudente e Luciana Migliaccio

Ernesto allora giovane maestro e Luciana la ricordo per la sua simpatia.

Credo sia fine anni '50 o primi anni '60

Dopo la cerimonia il corteo nuziale con in testa gli sposi avevano davanti a loro tanti bambini che cercavano di prendere qualche confetto o qualche soldo che gli invitati lanciavano in segno di augurio.

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



venerdì 20 marzo 2026

Ed è subito sera

 Ognuno sta solo sul cuore della terra,

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera

Salvatore Quasimodo


Isola di Ponza, foto di Rossano Di Loreto, marzo 2026



mercoledì 18 marzo 2026

L'amore di un padre

 L'amore di un padre è impresso per sempre nel cuore di una figlia

Nella foto, isola di Ponza, sotto Mamozio, il mio papà Ciro con me piccola in braccio

Buona festa del papà ovunque tu sia



lunedì 16 marzo 2026

Il latte

D'estate molti vengono a trascorrere le vacanze a Ponza, affascinati dallo splendido mare dell'isola e da panorami mozzafiato ma non tutti sanno che questo, un tempo, era un luogo di relegazione.

Durante il periodo fascista furono confinati a Ponza personaggi illustri, contrari al regime, come Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Mario Magri, Gianbattista Canepa, Cencio Baldazzi, Antonio Camporese, e tanti altri, l'elenco sarebbe veramente lungo.

Ma come ha vissuto l'isolano questa condizione?
Pare non bene, anche i ponzesi non si potevano muovere liberamente.

Ernesto Prudente nel libro "Cronaca di cose ponziane" con l'episodio del latte ci dà l'idea di come si vivesse a Ponza.

Ecco cosa scrive Ernesto: 
"Una volta quasi tutte le famiglie che abitavano al di fuori della parte centrale del paese allevavano gli ovini. In maggior parte erano capre perchè producevano un maggior quantitativo  di latte rispetto alle pecore che si allevavano soprattutto per la lana.
Quel latte quasi sempre serviva per le esigenze della famiglia. Chi allevava molti animali lo vendeva come lo vendevano le due uniche famiglie che allevavano ovini.
Si cercavano i clienti prima che l'animale figliasse.
Erano le famiglie più agiate a prenotarsi. Si prenotava anche chi aveva necessità di latte per ragioni di salute.
Grande o piccolo, uomo o donna che fosse il lattaio girava di primo mattino per le strade del paese per fornire chi ne aveva fatto richiesta.
Quando pioveva si copriva con un sacco di juta a mo' di cappuccio di monaco."
Scrive ancora: "In generale l'offerta era sempre inferiore alla richiesta specialmente durante il periodo del confino politico, quando l'isola aveva una popolazione stabile intorno ai seimila abitanti.
Anche sui lattai pesava il rigore del regime fascista.
Arcangelo scendeva tutte le mattine da sopra Giancos per distribuire il latte delle sue vacche. Era conosciuto ma soprattutto era noto per una forma di poliomielite che gli aveva atrofizzato una gamba e lo costringeva a zoppicare.
Molto spesso all'uscita del grottone di Giancos, dov'era posto il limite di confino, s'imbatteva in un milite di guardia, uno di quelli che ci tenevano a far pesare il valore della loro divisa (e quanti ce n'erano), che gli diceva: "Arcangelo, i documenti".
Chiamarlo per nome significava che lo conoscesse e, come se ciò non bastasse, Arcangelo presentava nella carenza fisica, una identità netta e precisa che non permetteva sbaglio di persona.
Quante volte Arcangelo è stato costretto a ritornare a casa e munirsi di un documento di identità.
Anche questo fa parte di quel prezzo che Ponza fu costretta a pagare al fascismo."

Foto della Ponza di un tempo


All'uscita del tunnel di Giancos c'era la garitta con i militi per il controllo



Manifestazione durante il regime, forse il sabato fascista sotto il palazzo Martinelli a Sant'Antonio sede del fascio. Nel cerchio rosso si vede la garitta con i militi prima del tunnel che porta a Giancos


Giancos vista dal tunnel


Il porto e la spiaggia di Sant'Antonio

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

domenica 15 marzo 2026

La festa di San Giuseppe all'isola di Ponza

 Ogni anno, il 19 marzo,  San Giuseppe viene festeggiato all'isola di Ponza nella frazione di Santa Maria dove a due passi dalla spiaggia c'è una chiesa che è un gingillo, un amore, tenuta benissimo, dedicata proprio al Santo.

La chiesa di San Giuseppe fu costruita sul terreno donato da Pietro Mazzella detto "Pietr uapp", ma pare che già nel 1228 esistesse una chiesa a Santa Maria.
 Infatti il "Codex Cajetanus", riporta, sotto la data del 1 dicembre 1228, l'accettazione da parte di Leone, prete della chiesa di Santa Maria, nell'isola di Ponza, di un legato a favore di detta chiesa fatto da D.Maria Gattola (fonte: Fabrizio M.Apollonj Ghetti "L'arcipelago pontino nella storia del Medio Tirreno")
La prima pietra venne benedetta il 4 marzo 1828, dal vescovo di Gaeta Monsignor Parisio ma i lavori furono interrotti dall'improvviso crollo del tetto.
E pensare che gli abitanti di quella zona ci tenevano tanto alla loro chiesa, avevano trasportato le pietre durante i lavori per costruirla.
Il 15 novembre 1886, dopo aver sperato inutilmente che riprendessero i lavori, gli abitanti di Santa Maria e dei Conti mandarono una petizione al papa Leone XIII chiedendo un aiuto.
Già in quella petizione scrivono di San Giuseppe come Protettore.
Fanno presente che la chiesa di Ponza Porto è distante e durante l'inverno non riuscivano ad andare a Messa.
Finalmente i lavori della chiesa ripresero ed il 21 giugno 1895 venne consacrata dal vescovo di Gaeta.
Venne affidata al sacerdote don Antonino Conte, anche lui si era prodigato scrivendo una lettera al Re chiedendo il completamento  della chiesa. E poi ancora don Aniello Conte, nipote di don Antonino Conte, di cui ho già raccontato in altri post.
Per molti anni è stato parroco della chiesa di Santa Maria don Salvatore Tagliamonte.

Le foto sono di Rossano Di Loreto, marzo 2025




















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