venerdì 28 febbraio 2020

Lucia 'i Nanninella

Questo ricordo  di Lucia 'i Nanninella mi è stato inviato da Maria Conte da Padova

Ovunque sia, un ponzese che muore è un pezzettino di Ponza che muore..
Domenica 23 febbraio, s'è spenta, a Firenze, la sig.ra, e mia carissima amica dall'adolescenza, Lucia Feola.  Mamma di Silverio Straullu, proprietario dell'Enoteca, giù, alla banchina, e di Giovanna.
Vedova del brigadiere, spero di non sbagliare, di Finanza Diego Straullu, stimato, in servizio a Ponza, per lungo tempo. Nessun riferimento per il luttuoso evento.
Mi piace ricordare Lucia, che ha fatto parte della banda dei ragazzi, maschi e femmine, che orbitavano..nello spazio dalla piazzetta, dal negozio di Tatonno Paesano, alla fine del corso, quasi all'imbocco del primo tunnel. 
La madre Nanninella, Anna, gestiva un bel negozio di stoffe e mercerie, laddove oggi c'è la pasticceria napoletana; il padre, Silverio u' semmentaro.., noto per il suo umorismo, apparteneva alla laboriosa famiglia di pescatori, Feola.
Mi piace ricordare Lucia nelle corse, nei giochi che facevamo con amici e amiche, noi che abitavamo in quel felice, ristretto angolo di mondo. A Lucia, dedico la piazza in cui abitava negli ultimi anni, certa che ha sognato la sua casa, all'angolo a sinistra della scala, che porta giù alla banchina, sino agli ultimi giorni, pur risiedendo nella magica Firenze.., dalla quale tuttavia non si vedeva, e non si sentiva..., il mare.. 
Ai familiari, un abbraccio da Maria Conte


In questa strada viveva Lucia 'i Nanninella



Nella piazzetta della Punta Bianca incontravi Lucia che stava seduta poco prima delle scalette che portano giù alla Banchina

(Foto di Rossano Di Loreto)



La piazzetta della Punta Bianca com'era...



Lucia 'i Nanninella è la prima seduta a sinistra, davanti alla Cappella della Punta Bianca in occasione della festa di San Silverio 2019

(Foto di Maria Cristina Coppa)

martedì 25 febbraio 2020

Gente di Ponza: Ciro Iacono


Un bellissimo video realizzato da Rossano Di Loreto: Ciro Iacono e le sue barchette

Che emozione risentire la sua voce!!!

Per non dimenticare...

lunedì 24 febbraio 2020

Il ricordo non muore mai...

Papà sono passati ormai quattordici anni che non ci sei più ma continui ad essere presente tra noi.
Non potrebbe essere altrimenti...
Ci manchi tanto!


Ciro Iacono, un grande maestro d'ascia dell'isola di Ponza, mio padre

Il ricordo non muore mai...

Voglio ricordarlo con questo articolo di giornale  pubblicato sul settimanale "Gente" n° 37 del 14/ 09/2006 nella rubrica "Vite straordinarie"


IN RICORDO DI PAPA' CIRO
MAESTRO D'ASCIA A PONZA


In un giorno di fine Febbraio 2006 l’isola di Ponza veniva privata, improvvisamente, di una persona che certamente non passava inosservata, era un pezzo di storia locale. Ciro Iacono, classe 1920, con i suoi capelli bianchi, gli occhi azzurri e un sorriso beffardo, aveva sempre una battuta scherzosa per chi entrava nella sua bottega. Era un maestro d’ascia e negli anni cinquanta aveva incominciato a costruire le prime barchette con cui i turisti visitavano calette, grotte, spiaggette dell’isola. Avevano tutte una linea inconfondibile, un elegante particolare, ad occhio subito si capiva chi le aveva costruite.
Ciro lavorava in una bottega del porto borbonico dove, appena entravi, sentivi nelle narici l’odore dei trucioli di legno. Quello che colpiva di più erano le sue mani, in continuo movimento, che segavano e limavano i pezzi di legno per poi assemblarli fino a formare lo scafo della barca che stava costruendo. Quando la barca era pronta la portava fuori dalla bottega per verniciarla.
Negli anni sessanta costruì la barca che, riempita di garofani rossi, porta in processione la statua di San Silverio, il santo protettore dell’isola. Quando è andato in pensione si è messo a costruire modellini, sempre in legno, di lance, gozzi, tartane, golette dai colori bellissimi e perfettamente rifiniti. Molti si fermavano nella sua bottega per ammirarlo e anche per fotografarlo mentre lavorava. Quando conversavi con lui, tornavi indietro nel tempo e veniva fuori un ritratto inedito di Ponza. Non raccontava solo il passato: la sua conversazione spaziava in tutti i campi, la sua bottega spesso sembrava un salotto, visitato da persone comuni e da qualche vip.
Era molto galante verso sua moglie Elvira, spesso le portava dei fiori e il loro amore era immutato da circa sessanta anni.
Questo era mio padre e il suo ricordo sarà sempre nel mio cuore.  

Francesca Iacono





venerdì 21 febbraio 2020

San Silverio a febbraio

Nell'ultima domenica di febbraio all'isola di Ponza, in località Le Forna, viene festeggiato San Silverio.
In quella zona, un tempo, c'erano molti pescatori che andavano a pescare per lunghi periodi in Sardegna, in Toscana e in altre località e quindi non potevano festeggiare il loro Santo patrono, San Silverio, il 20 giugno.
Si pensò di istituire la festa di San Silverio dei pescatori, cosa che avvenne, mi pare, nel 1915, grazie a  don Francesco Sandolo, con il consenso dell'arcivescovo di Gaeta.
E fu scelta proprio l'ultima domenica di febbraio poco prima della partenza dei pescatori.
Oggi i pescatori sono diminuiti ma questa bellissima festa continua...
Bisogna fare in modo che queste belle tradizioni non si perdano.



San Silverio posizionato sulla barca



L'interno della chiesa



La statua di San Silverio nella chiesa di Le Forna


La chiesa dedicata a Maria Assunta in Cielo



San Silverio in processione

(Foto di Rossano Di Loreto, febbraio 2019)

Gran Santo protettore
Silverio venerato
il popolo adunato
a te s'inchina

mercoledì 19 febbraio 2020

Il pane all'isola di Ponza...un pò di storia

Quando ero piccola, a volte, prima di andare a scuola andavo a comprare il pane alla panetteria di Temistocle in Corso Pisacane dove c'è ora il negozio di Taba.
Una palatella (filoncino) costava 70 lire.
Temistocle, il fornaio, aveva il forno in via Corridoio, a due passi da casa mia.
Ricordo che, a volte, compravo per me anche un pezzo di pizza da portare come merenda a scuola.
Era buonissima!!!
A Ponza, un tempo, c'erano tante panetterie e forni come ci racconta Ernesto Prudente in un suo libro.
Ecco:
"...Nel recente passato Ponza aveva tanti e diversi panificatori: Maria a pustère (Maria la postina), con forno e rivendita all'inizio di via Corridoio, di fronte all'ingresso del "Portone di Pascarella".
Ciccillo Esposito con la rivendita di pane nei locali dove oggi c'è l'agenzia immobiliare Isotur, più avanti, sempre in Corso Pisacane, allora Principe di Napoli, c'era la bottega dove si vendeva il pane del fornaio Temistocle che panificava in via Corridoio.
Sempre camminando per il Corso Pisacane si incrociavano le panetterie di Biasièlle D'Arco, u fotografo, sulla Punta Bianca e poco più avanti quelle di Giovanni Ronca e di Giovanni D'Atri.
Quest'ultimo, in seguito, trasferì la sua attività di lavoro sulla Banchina Di Fazio.
Mi raccontava il figlio Gigino, coetaneo di Itilio, quindi vecchio, che con il trasferimento del forno in via Banchina nacque la pizza da vendere al pubblico.
Siamo nel 1960.
L'anno dopo a Ponza, sempre a detta di Gigino, videro la luce ben diciotto pizzerie.
Ancora più avanti panificava Maria Grazia Conte che vendeva direttamente il suo prodotto.
Un salto a Giancos per fermarsi, lungo la strada che porta a Le Forna, nel negozio della Russiella, dal colore rossiccio dei capelli, nonna dei tre nipoti, due sorelle e un fratello, che gestiscono, in comunione dei beni, con la partecipazione di collaboratori, l'emporio ed il forno.
Ai tempi della vera Russiella si panificava sopra Giancos, nella sua abitazione, dotata, come la maggior parte delle case ponzesi, di forno. Il marito trasportava con l'asino il pane da Sopra Giancos al negozio per la vendita al pubblico. Sul basto dell'asino aveva sistemato due grosse ceste, una per lato, per il trasporto del prodotto.
Mi raccontava la nipote che la vendita avveniva anche in forma ambulante: " il nonno si recava anche a Le Forna a vendere il pane".
"...Con un bel salto, da Giancos raggiungiamo Santa Maria dove in via Loggia panificava Generoso mentre in via Staglio vi era il forno di Bonaria a panettière, anche allora, e di quei tempi era tutto dire, ospitale oltre ogni limite. Una ospitalità e una accoglienza che ha trasmesso agli eredi, di cui approfitto continuamente.
Oggi è Peppe, figlio di Bonaria a panificare e a provvedere alla vendita.
Non bisogna perdere tempo, bisogna correre perchè dobbiamo raggiungere Le Forna dove: "Jnnare i Cìòmme" panificava e vendeva il suo prodotto a Calacaparra mentre "a Palummelle" e "Aniello i Ciaciane" panificavano nella zona della Piana, dove avevano anche il negozio per la rivendita.
Dopo la scomparsa di queste panetterie n'è nata una nuova sulla Chiesa, quella di Silverio Sandolo, che tuttora panifica e distribuisce il suo prodotto ai vari negozianti...
Oggi, in tutta l'isola, sono rimasti soltanto tre fornai che non riescono a soddisfare le richieste per cui si è costretti a rivolgersi al continente."
"...Dei quattordici fornai ne sono  rimasti solo tre.
Di quei tempi, erano decine e decine le case dove si panificava per le esigenze della famiglia. La quasi totalità delle famiglie contadine panificava in casa. Altro che quattordici fornai!"
Ernesto scrive ancora in un altro libro:
"...I vecchi come me ricordano l'antico sapore del pane fatto in casa, cotto nel forno a legna com'era costumanza di quell'epoca.
La qualità di pane che si faceva in casa doveva essere sufficiente per almeno otto-dieci-dodici giorni. Nessuno, allora, parlava di pane "tuoste". Quando in una famiglia il pane terminava prima del previsto si metteva mano alle "freselle", il pane biscottato.
La casa dove si panificava era dotata di tutta l'attrezzatura necessaria per la bisogna.
Un pensierino va al "criscete", il lievito. Era un  composto acidulo di farina impastata che veniva tolto dalla precedente panificazione.
Alla fine dell'impastatura, prima che si "arruotàssere" i "panièlle", pagnotta, e i "palate", filone, si toglieva un pugno di pasta che si metteva in un piatto per lasciarla inacidire e usarla per la prossima panificazione."
Altri tempi...ma anche questa è storia dell'isola.







La Ponza di un tempo...


Temistocle Curcio, il fornaio

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



'A "palate" (filone) i pane

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