venerdì 11 aprile 2025

Walter e Silvia un amore al confino

 Tante piccole storie contribuiscono a fare la STORIA.

La storia d'amore di Walter e Silvia  è nata al confino all'isola di Ponza ovviamente ostacolata visto il periodo,  in pieno regime fascista.

Giordano Walter Busi, nome di battaglia Michele, nacque a Bologna nel 1907,  confinato a Ponza sposò nel luglio 1933 la ponzese Silvia (Silveria) Vitiello. Dal loro amore nacque nel maggio 1934 il figlio Spartaco.

Questa storia è tratta dal libro di Silverio Corvisieri  "Zi' Baldone (accadde a Ponza nel Novecento)"

"Silvia Vitiello s'innamorò di Walter Busi, muratore comunista di Bologna, suscitando la collera di suo fratello Filippo e la viva apprensione della madre. Fin dal 1933, quando i due non erano ancora sposati, il direttore della colonia di Ponza chiese al ministero dell'Interno di trasferire il confinato dal momento che non si potevano escludere "incidenti" vista la posizione di fascista del fratello ed il carattere deciso della madre..."

"...In questo clima infuocato i due innamorati non potevano mai incontrarsi ma ciononostante, in alcune occasioni, grazie a Maria Migliaccio riuscirono a scambiarsi qualche biglietto. Scoperta questa corrispondenza, considerata una violazione del Testo Unico di P.S., Busi dovette comparire davanti alla commissione per l'esecuzione della legge di P.S. , che era stata istituita anche a Ponza (ne facevano parte il parroco Raffaele Tagliamonte, il medico e seniore della milizia Andrea Buonsante e il direttore della colonia commissario Amerigo Di Marzo) . La commissione condannò il confinato a 20 giorni di carcere perchè - così si legge nella sentenza - col suo comportamento aveva turbato la madre e il fratello  di Silvia i quali "non senza ragioni minacciano vendetta verso di lui". Il giorno stesso Silvia abbandonò la casa dei suoi genitori e andò a vivere in un appartamento preso in affitto, in attesa che Busi - trasferito a Ventotene dopo la condanna - potesse tornare a Ponza per sposarla.

Dopo un ultimo fuoco di sbarramento  dei familiari, Silvia potè  sposare Walter e andare a vivere con lui a Ventotene; ritornò a Ponza soltanto per partorire un bel maschietto e attendere il ritorno del marito. Cosa che avvenne nell'aprile del 1934 ma durò soltanto un paio di anni perchè Busi fu nuovamente arrestato col sospetto  che raccogliesse i fondi per i combattenti antifranchisti in Spagna. Lei rimase per qualche tempo a Bologna presso i suoceri che però erano molto poveri; il 19 aprile 1937 la prefettura di Bologna riconobbe che le condizioni economiche di Silvia e di di suo figlio erano "veramente critiche" e dette parere favorevole alla concessione di un sussidio. Le fu impedito,  nello stesso anno, di recarsi a Ventotene a visitare il marito nuovamente confinato perchè Walter - così scrisse il direttore di quella colonia - era "un pessimo elemento, immeritevole di qualsiasi benevola considerazione" . La madre di Silvia, aggiunse il commissario, viveva in condizioni agiate ed era disposta ad accogliere la figlia ma a condizione ch'ella si separasse dal marito. 

Nel 1938 Busi fu condannato ad altri cinque anni di carcere per reati politici ma parte della pena fu poi condonata; nel 1941 egli fu di nuovo spedito al confino a Ventotene mentre Silvia era costretta a tornare a Ponza.

I due poterono riunirsi soltanto dopo la caduta di Mussolini ma ben presto Busi si rituffò nella lotta politica in uno stato di semiclandestinità perchè il nuovo governo di Pietro Badoglio si mostrava estremamente prudente nel ripristino delle libertà fondamentali. Dopo l'8 settembre e l'invasione tedesca, Busi fu nominato commissario politico di una formazione partigiana che operava nella città di Bologna. Gli furono fatali i combattimenti del novembre 1944 quando i partigiani - ritenendo molto prossimo l'arrivo degli Alleati - tentarono di liberare la città. Furono invece lasciati soli ed i grandi difficoltà. Il 18 novembre Busi, catturato da brigatisti neri, fu immediatamente torturato e poi fucilato. Aveva 37 anni e ne aveva vissuti 19 tra carcere e isole di confino.

A guerra finita Silvia si trovò a Bologna, insieme a suo figlio, senza una casa e senza un lavoro. Ma il sindaco Giuseppe Dozza che di Busi aveva condiviso le idee e le lotte, provvide a farla sistemare in due stanze di una villa requisita e la fece assumere come operaia alle Manifatture Tabacchi. L'ultima battaglia di Silvia fu quella di ottenere da parte dello stato italiano il riconoscimento di suo marito come combattente caduto per la liberazione..."

"...Busi fu infine riconosciuto per quello che era stato e alla vedova fu concessa la pensione prevista dalla legge. Silvia non ha più voluto risposarsi."

Una grande storia d'amore che ha sfidato il tempo. 

Sarebbe bello trovare qualche foto di Silvia, la immagino come una donna di gran carattere e coraggiosa. Sicuramente era  bellissima.


Il santino del funerale di Giordano Walter Busi (Fondo fotografico ANPI, istituto Parri, Bologna)


Le foto segnaletiche nel suo fascicolo personale presso l'Archivio di Stato di Bologna




L'isola di Ponza com'era

mercoledì 9 aprile 2025

Una parola dal dialetto ponzese

 Ogni tanto mi vengono in mente delle parole in dialetto ponzese un pò desuete ed è un vero peccato perderle.

Come "scerettùre" 

Il significato di questa parola vuol dire che è giunta sull'isola aria fresca, secca, ad esempio quando arriva il vento di maestrale.

I contadini approfittano per travasare il vino nelle botti. 

Si imbiancano le case così asciugano presto.

Nelle foto di Rossano Di Loreto l'isola di Ponza, marzo 2025








domenica 6 aprile 2025

venerdì 4 aprile 2025

La feluga ponzese

 Feluga così viene chiamato il tipico gozzo che possiamo trovare nelle acque dell’isola di Ponza.

Praticamente è il gozzo sorrentino che i maestri d’ascia locali hanno modificato adattandolo al mare di Ponza.
Il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”, scritta nell’Ottocento, cita le “felluche” con cui gli Ischitani portavano il pescato a Napoli.
La feluga veniva costruita secondo le esigenze del pescatore, il tipo di pesca che praticava, e questo valeva anche per le dimensioni.
Venivano costruite delle felughe più grandi per arrivare a pescare in Sardegna, in Toscana, all’isola La Galite (in Tunisia).
In origine erano a remi poi sono state dotate di vela e successivamente di motore.
Il maestro d’ascia sceglieva con cura il tipo di legno per la sua creazione, ne usava diversi per le varie parti dello scafo.
Mio padre, Ciro, maestro d’ascia, negli ultimi anni della sua vita, costruiva nella sua bottega, meravigliosi modellini di feluga che fanno bella mostra in alcuni ristoranti ma anche in qualche abitazione.
Il mio modellino di feluga ponzese è azzurro, e non poteva essere altrimenti, visto che è il colore che amo.
Anche il Santo patrono di Ponza, San Silverio, viene portato in processione su una feluga piena di garofani rossi costruita ovviamente da mio padre negli anni 60.
Qualche anno fa ha scritto un libro interessante su questo argomento Giovanni Hausmann che della feluga così scrive:
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."
Una bella feluga ponzese che solca le acque di Ponza è il Re del Fuoco fatta restaurare dall'attuale proprietario. Venne costruita dal maestro d'ascia Lucio Serto, Nduluniello.
Molto bella anche quella di Claudio Romano, la Zannone 1954, costruita dal maestro d'ascia Gennaro Aprea a Terracina. L'abbiamo potuta ammirare in alcune scene della fiction L'amica geniale.



La feluca "Il Re del Fuoco" , foto di Marianna Licari




La feluca "Zannone 1954" di Claudio Romano


La feluca che porta San Silverio in processione


Il modellino di feluca realizzato dal maestro d'ascia Ciro Iacono, mio padre

mercoledì 2 aprile 2025

Primavera all'isola di Ponza

 Primavera all'isola di Ponza,  pendici del monte Guardia, chiesetta della Madonna della Civita

 Foto tratte dal libro della fotografa Lou Embo "Isole Ponziane", 1997




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