venerdì 11 marzo 2022

La canzoncina della Madonna della Salvazione

 O Vergine bella 

madre d'amore

tu sei la stella che guarda il mar

per te stan l'onde

stan l'onde quiete

se fischia il turbo, 

si freme il mar.

A te ricorre

il buon nocchiero 

prima di porre

la nave in mar

e se confida

confida in te,

in te, sua guida.

D'ogni periglio

sa di scampar.

(Tratta dal libro di Gino Usai "I pescatori ponzesi in Sardegna dal Settecento ai giorni nostri")

I marinai ponzesi quando partivano da Ponza con i loro bastimenti per andare in Sardegna passavano sotto il cimitero tra lo Scoglio Rosso e le Grotte di Pilato. Sul promontorio nella chiesetta del Purgatorio c'era la statua della Madonna della Salvazione ed i marinai si toglievano la coppola, alzavano lo sguardo, chiedevano protezione intonando questa canzoncina. 




Tra lo scoglio Rosso e le Grotte di Pilato i marinai ponzesi passavano con i loro bastimenti

(Foto di Rossano Di Loreto)



La statua della Madonna della Salvazione che era nella chiesetta del Purgatorio all'interno del Cimitero. E' molto antica, credo sia del '600.


La chiesetta del Purgatorio dove c'era la statua della Madonna della Salvazione.


Goletta nel porto di Ponza



mercoledì 9 marzo 2022

U pàppece

 Con il  termine pàppece, in dialetto ponzese, viene chiamato il tonchio le cui larve mangiano i semi dei legumi e dei cereali bucando il loro interno.

Come sempre dobbiamo ringraziare il GRANDE Ernesto Prudente che ci ha tramandato attraverso i suoi libri il dialetto, le tradizioni, le storie dell'isola di Ponza. Credo che senza di lui il nostro patrimonio culturale sarebbe già disperso da tanto tempo.

Ma torniamo al termine pàppece...

Ernesto racconta che "...un alunno ne parlò ampiamente in un compito sull'economia del paese e sul lavoro del padre. Lo scolaro, ad un certo punto, sapendo che "pàppece" era termine dialettale, si rivolse al maestro chiedendogli come quello schifosissimo e ripugnante animaletto si chiamasse in italiano. Il maestro, ignaro della traduzione, senza farsi accorgere si rivolse al collega che stava nell'aula contigua. Anche qui ignoranza completa. Allora il maestro con una serie di perifrasi imbambolò l'alunno e gli fece scrivere "pàppece". I due insegnanti divulgarono la richiesta, dopo aver consultato tutti i libri di scienze a loro disposizione, enciclopedie comprese, tra queste la Treccani, ma nessuno in paese seppe dare la giusta risposta. Ognuno cacciava un eufemismo dal suo repertorio.

La cosa rimase a lungo lettera morta ma venne ridestata, come la principessa addormentata, da un involontario scartabellare. Il figlio del maestro a cui era stata chiesta la traduzione della parola dialettale, un bambino di sette anni, un pomeriggio sdraiato sul divano sfogliava uno dei volumi dell'enciclopedia Conoscere, per gli alunni della scuola elementare, era il sottotitolo. E così, a caso, gli capitò sotto gli occhi una pagina con baccelli di ogni specie, colorati in modo tale come se fossero reali. Il bambino più che leggere, perchè le parole scritte erano poche e le pagine erano piene di disegni e di foto. Guardò quei baccelli di ogni specie di legumi, c'erano anche i lupini, così ben colorati come erano ben colorati di nero quegli animaletti che cercavano di forare il legume. Il bambino,al secolo Paolo Scotti, ricordandosi della ricerca paterna, corse trafelato dalla mamma, pensando di aver scoperto la luna, mostrandole il contenuto della pagina della sua enciclopedia. La mamma, maestra anch'essa, dotata di intelligenza e di accentuato umorismo, guardò il figlio negli occhi dicendogli: " vai a trovare tuo padre (come se ogni cosa della vita: quella sbagliata o brutta è sempre paterna, il contrario appartiene alla mamma) e digli di venire a casa.

Totonno, che sembra quel monaco che canta e porta la croce, sto immaginando anche la reazione di Lola, femmina dotata di scheletro, rientra immediatamente, consulta il libro che gli dà motivo di allargare la ricerca. Forte dei dati acquisiti, si attacca al telefono per rendere edotto anche il collega, che di nome fa Ernesto, che si dà da fare nella sua più ricca biblioteca.

L'indomani due classi del plesso di Santa Maria trattarono l'argomento "Pàppece" come se fosse una lezione sul primo trapianto cardiaco."

Un vecchio proverbio ponzese a proposito del pàppece recita così:

Decètte u pàppece nfacce a fave: damme tièmpe ca te spertòse (disse il tonchio alla fava: dammi tempo che ti forerò)



L'isola di Ponza di tanto tempo fa


Le fave





I pàppece

domenica 6 marzo 2022

L'isola di Ponza nel XVI secolo

 Com'era Ponza prima delle costruzione realizzate dai Borboni? Non c'erano le strade di oggi ma solo antichi cammini.

Non riesco ad immaginarla...

Dal libro di Apollonj Ghetti "L'Arcipelago Pontino nella storia del Medio Tirreno" ho trovato una relazione interessante che ci dà qualche descrizione e osservazione.

"L'isola di Pònza"ha bonissimo e bello Porto", in esso "ci è una Torre circondàta dal mare alta canne ventidue e fonda altretante e, benchè dimostri esserneci stati quattro solari, nondimeno uno solamente sta in piedi e gli altri tre sono roinati".

Nell'isola "ci sono anche edifici antichi, però roinati, che dimostrano essere stata Terra abitata e bella"; vi sono anche "molte grotte di capacità di duemila persone e più, con l'acqua di cisterna"; v'è "un bello pozzo sorgente abbondantissimo che sta al Porto".

La relazione menziona inoltre " vestigi di belli giardini, Massarie, vigne, pascui, belli territori e campi da seminare".

Dice che l'isola è "abbondantissima di legnami belli e grossi, Peschiera di Pesci e coralli" e che, a quanto si riferisce, vi sono "saline e miniere d'oro e d'altri metalli, caccie di capri e conigli, e diverse altre comodità"

L'isola "è un luogo di bellissimo aere, che dimostra essere Fortalezza grandissima e che da tempo in qua è stata disabitata".

Il rapporto aggiunge tuttavia "che, per quello se v'intende, da alcuni mesi in qua ci sono andate da venti a trenta persone, che ci tagliano legna e ci pescano e cavano molto frutto".

Quanto a "li deritti che sono soliti esiggere li Castellani e Guardiani di detta Insula" , essi "consistono in esigere scudi (?) sei per ogni Nave grossa da due coperte, e da navi d'una coperta scudi(?) tre; da Caravelle quindici in venti carlini per ciasched'una, e da altri vascelli che applicano la pro rata; e dalli Pescatori la decima di quello che pigliavano tanto di pesce quanto di coralli, ed un rotolo di pesce per barca il dì al castellano per dignità". 

Il documento aggiunge che nell'isola " si è solita fare l'osteria, con potestà di vendere robba al doppio di quello compravano in Terra, ed esigere uno scudo per testa delli schiavi e meretrici che ci capitavano".

Questa relazione è del XVI secolo.



La Terra Aurunca e il Golfo di Napoli viste dai Saraceni, 1525, PIRI RE'IS



In questa carta del 1807 sono citate anche le località



Disegno di Ponza  fatto eseguire da Sir Hamilton nel '700

venerdì 4 marzo 2022

Ricordo di Lucio Dalla

 Ricordo di Lucio Dalla nato il 4 marzo 1943



Isola di Ponza, Lucio Dalla nella stradina che porta alla spiaggia di Santa Maria

Foto di Luigi Ghirri, anni '80

Tratto da un post di Isole Minori, progetto di ricerca sulle isole minori italiane

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mercoledì 2 marzo 2022

La Quaresima ponzese

 Durante la Quaresima, un tempo, si usava appendere alla porta una bambolina.

Di questa tradizione ne ho sentito parlare...ma io non la ricordo, credo sia ormai scomparsa ed è un vero peccato.
C'era anche una filastrocca che faceva così:
 " Na quareseme secca secche,
 se mangiaie na fechesecche,
 e decette dammene une 
se pegliaie nu cauce 'ngule. 
E decette dammene nate, 
ce menaie na scuppettate"
Maria Conte, la mia amica che abita a Padova, cultrice delle tradizioni ponzesi, così racconta la Quaresima ponzese:
La bambolina rappresenta una vecchietta con i capelli bianchi, che sta filando la lana, segno del tempo che scorre.
Sul capo, infilzate in una comune patata, si mettono 7 penne di gallina ovvero 6 nere ed 1 bianca.
Le 6 nere rappresentano le 4 Domeniche di Quaresima (I-II-III-IV), poi quella che si chiama Domenica di Passione ed infine Domenica delle Palme. Quella bianca significa la Pasqua di Resurrezione.
La vecchietta, la si poneva sotto l'arco della porta, esposta al bel tempo ed al brutto.
Ogni domenica, i piccoli di casa, a Ponza, un tempo, guardavano con ansia l'avvicinarsi della Pasqua con tutte le sue bellissime e suggestive funzioni religiose,..con il casatiello e facevano a gara a chi dovesse togliere la penna alla vecchietta.
Maria nella sua casa di Padova, insieme alla cugina Rosanna, ancora usano appendere la bambolina della Quaresima...è un pò come stare a Ponza...come ritornare bambini...


La bambolina della Quaresima che mi ha inviato oggi Maria Conte da Padova.
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