Il 20 giugno ogni ponzese ovunque si trovi rivolge il proprio pensiero al suo Santo protettore, San Silverio.
L'immagine di San Silverio è ovunque nell'isola, nelle case, in edicole votive, sulle imbarcazioni.
Il 20 giugno ogni ponzese ovunque si trovi rivolge il proprio pensiero al suo Santo protettore, San Silverio.
A Stintino, in Sardegna c'è una comunità di ponzesi che sono i discendenti dei pescatori giunti in quella località per pescare aragoste.
Il borgo marinaro di Stintino nacque quando in quella località, nel 1885, giunsero 45 famiglie provenienti dall'Asinara che dovettero lasciare la loro isola perchè venne istituita la colonia penale ed un lazzaretto.
I ponzesi che già frequentavano il golfo dell'Asinara fin dal '700 e '800 contribuirono a fondare il borgo di Stintino.
Isidoro Balzano, pescatore ponzese, acquistò un lotto di terreno a Stintino e fece arrivare tramite Tagliamonte, un commerciante di aragoste, la statua di San Silverio. Nella chiesa della Vergine Maria edificata nel 1934 c'è la statua di San Silverio che viene festeggiato il 20 giugno come a Ponza.
La statuetta di San Silverio che vediamo in questa foto è in casa di un ponzese, Eduardo, molto devoto al Santo ma che vive lontano dalla nostra isola.
San Silverio ha appeso al collo la reliquia, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, che fu regalata a sua madre Silveria nel 1944 da un cugino Monsignore diventato poi Cardinale. La statuetta fu fatta realizzare dallo scultore Cesare Gallucci di Lecce ed alcune copie vennero vendute probabilmente al tabacchino D'Atri di Ponza.
Eduardo mi ha inviato anche il documento che certifica l'autenticità della reliquia di San Silverio.
Dove c'è un ponzese c'è San Silverio...
(Per gentile concessione di Eduardo Filippo)
La statuetta di San Silverio porta al collo la reliquia
La goletta San Pietro venne varata nel 1924 ed era adibita al trasporto delle aragoste verso Marsiglia, dove c'era un fiorente mercato di questo crostaceo. Purtroppo affondò durante una terribile tempesta a la Galite.
"Nell'aprile del 1925, al primo viaggio per caricare aragoste all'isola della Galite, mentre era alla fonda assieme ad altri bastimenti ponzesi, fu sorpresa da una terribile ed improvvisa tempesta. Il Ghibli, vento impetuoso del deserto, li sorprese con altre quattro golette, tra cui la Caterina Madre (o Santa Caterina di Domenico i Liòne di sopra Giancos) e il Sant'Antonio di Angelo Feola, nella baia dell'isola africana. In pochi minuti la tranquilla baia si trasformò in un inferno. Le ancore non tennero più e cominciarono ad arare il fondo e i bastimenti furono sospinti verso il bassofondo della costa imprigionandoli fatalmente fino alla distruzione. Un solo bastimento, per la prontezza del capitano che intuì anzitempo il pericolo facendo issare subito le vele e tranciando di netto la cima dell'ancora, riuscì a prendere velocità bastevole per scapolare la Punta della Guardia, lo sperone di roccia che chiude ad est la baia. Così mentre il San Ciro rasentava le rocce sotto una bolina stretta verso la salvezza ben cinque golette della gloriosa marineria ponzese, intrappolate nella baia trovarono tragicamente la fine. Il panico fu generale, urla e voci si perdevano nelle violente raffiche di vento. Si sentì qualcuno ordinare con disprezzo di buttare in mare il Santo custodito nella cabina, ma si sentì soprattutto pregare disperatamente ad alta voce. le violente raffiche strapparono le vele, spezzarono le funi in tensione scaraventando in acqua i pennoni e spazzando i ponti di ogni cosa. In quel turbinio volava di tutto. L'unica salvezza per l'equipaggio fu di buttarsi in mare per raggiungere la riva. sulla spiaggia, guadagnata a fatica, i pescatori si contarono, mancava all'appello il vecchio Antonio Calisi. Il nostromo originario di Torre del Greco che fu travolto più volte da onde terribili. qualcuno l'aveva visto sparire risucchiato dai vortici della tempesta. Un fremito di paura e di angoscia si impadronì di loro. Pregando San Silverio scrutarono l'orizzonte nella speranza di vedere il loro compagno. Nessuno poteva credere che il loro Santo li avesse abbandonati quando un'onda poderosa infrangendosi sulla spiaggia rigettò, ancora miracolosamente vivo, l'anziano pescatore. Non ci furono vittime ma per i cinque armatori ponzesi fu un disastro perdendo il mezzo di lavoro...ancora da finire di pagare."
Questa storia è tratta dal libro di Silverio Mazzella "Ponzesi gente di mare. Storie di barche, di pesca, di navigazione"
Nota:
La Galite è un'isola a nord della Tunisia
Noi ponzesi amiamo il nostro San Silverio, guardando la statua del Santo è come se guardassimo nostro padre. Dobbiamo conservarla con amore.
Questo episodio che sto per raccontare è giunto a noi grazie alla testimonianza di alcuni confinati presenti sull'isola.
Verso la metà degli anni '30, il 20 giugno, scoppiò un incendio in chiesa forse provocato dai ceri accesi. La statua di San Silverio rischiò di essere danneggiata seriamente dal fuoco. Bruciarono le banconote di dollari donate dai fedeli giunti dagli Stati Uniti che erano ancora attaccate alla statua dopo la processione.
Ma abbiamo anche la testimonianza di Walter Audisio che così scrive: "...Povero S.Silverio! Lo vidi all'indomani, nudo come un verme, affumicato e bruciacchiato, nello studiolo che il compagno Giorgi, aveva allestito in una stanzetta al "prato della miseria". Era con lui il compagno Callegari di Milano, fine stuccatore, dediti entrambi a ripristinare le soavi fattezze del vecchio Santo barbuto e a far sparire le tracce che il fuoco pareva aver lasciato sulla sua corruscata fronte"
Questa piccola statua di San Silverio è nella casa di Filomena e Silverio D'Atri, all'isola di Ponza, sul Corso Pisacane ed è molto antica.
E' stata realizzata a Napoli verso la metà del XIX secolo su richiesta del marchese don Cesare del Tufo che sposò la ponzese Maria Coppa, una loro antenata.
Ai piedi di San Silverio c'è il Bambinello.
Trovo questa statua di San Silverio bellissima.
(Notizie attinte dal libro di Silverio Mazzella " Le ore del giorno, i giorni dell'anno, gli anni della vita")