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lunedì 27 aprile 2020

La Terra Aurunca ed il Golfo di Napoli viste dai Saraceni, 1525, Piri Re'is

Con il termine Saraceni si era soliti indicare, nell’occidente cristiano, quelle popolazioni arabe , turche , berbere, guerriere musulmane che hanno flagellato per secoli le nostre coste .
Le scorribande dei Saraceni si intensificarono nell’alto medioevo e videro il loro culmine nel 1500 allorquando la debolezza politica del regno di Napoli favorì tali incursioni .
Un sistema a scopo difensivo e di allerta di torri di guardia ed avvistamento fu installato lungo le coste in tutto il regno , si contano edificate in tutto il meridione circa 366 torri tra il IX ed il XVI sec. , dette appunto saracene .
Attraverso segnali luminosi si avvertivano i paesi dell’interno dell’arrivo dei predoni dal mare. In qualche caso le chiese di campagna incominciavano a suonare le campane: “Santa Maria La Piana sona sona la campana so arrivati li turchi abbascio a la marina.” Nicola Borrelli in “Tradizioni Aurunche” ci racconta come dall’antica ed oggi diruta chiesa posta su l’Appia nei pressi di Sessa si avvertisse del pericolo proveniente dal mare.
In queste magnifiche mappe di 500 anni fa il cartografo ed ammiraglio turco ottomano Piri Re’is ci dà una testimonianza del punto di vista saraceno della nostra linea di costa tirrenica !
Un grande opera sulla navigazione , un portolano , che traccia tutta la linea di costa mediterranea e che venne dedicata al sultano di Costantinopoli Suleiman I detto il magnifico !
Nella prima mappa l'originale del golfo di Gaeta e nella seconda con identificazioni , così per il golfo di Napoli



In questa mappa  c'è l'arcipelago Ponziano, il Litorale Laziale, Ischia



Nella stessa mappa i nomi delle località



Il Golfo di Napoli

Nella stessa mappa i nomi delle località

(Tratto dalla pagina Facebook "Terra Aurunca" per gentile concessione dell'amministratore)

mercoledì 8 gennaio 2020

Cala Fèlece

All'isola di Ponza, sotto il piano dell'Incenso, nel versante ovest, c'è una piccola cala le cui pareti sono colorate di giallo, di argilla sulfurea.
E' Cala Fèlece (delle Felci)
Prende il nome dalle felci, l'Osmunda regalis, in dialetto ponzese  fèlece, che cresce rigogliosa in quella zona e si protende fino alla spiaggia.
Proprio su questo versante, a metà costa, esistono i ruderi di un Cenobio Cistercense del XII secolo che i monaci furono costretti ad abbandonare.
I monaci, oltre a pregare, raccoglievano erbe officinali e medicinali di cui era ricco il territorio.
Questo Cenobio probabilmente fu costruito dai monaci per una sorta di collegamento tra il Monastero di Zannone e quello di Santa Maria in Ponza. In quel periodo c'erano i Saraceni sempre pronti a colpire e quindi avevano bisogno di proteggersi a vicenda. Probabilmente i monaci comunicavano attraverso dei segnali.
Può darsi che i Cistercensi abbiano dato il nome alla località dell'Incenso.


Cala Fèlece

(Foto tratta dal libro "PONZA PALMAROLA ZANNONE" di S. e G. Mazzella)


I ruderi del Cenobio cistercense sulla baia del Fèlece

(Foto tratta dal libro "Ponza Isola Azzurra" di G. e S. Mazzella)



La felce in dialetto ponzese fèlece, Osmunda regalis

(Dal libro "La Flora di Ponza" di G.e S. Mazzella)
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