Buon 2016!!!
Con questa foto della Parata, luogo a me molto caro, auguro un anno fantastico!!!
Che la mia isola, Ponza, possa rinascere nel vero senso della parola...non più sfruttata per fini commerciali ma soprattutto amata. Possano tornare a splendere i tesori che custodisce e la cultura prenda il sopravvento sull'ignoranza.
venerdì 1 gennaio 2016
lunedì 28 dicembre 2015
Passeggiata al Faro
Un post già pubblicato il 16 settembre 2013 su questo blog
Così racconta Norman Douglas, in Isole d'estate, la sua passeggiata al Faro della Guardia quando, nel 1908 visitò Ponza:
Visitando l'isola non bisogna trascurare la passeggiata al Nuovo Faro (effettuandola possibilmente di pomeriggio, quando c'è un pò d'ombra).
La torre si trova appollaiata su una guglia rocciosa, all'estrema punta meridionale di Ponza, ed il sentiero per arrivarci inizia inerpicandosi sulla collina che è alle spalle del paese.
Ecco distendersi l'intera isola ai nostri piedi: la sagoma circolare del porto ( un cratere vulcanico estinto), e sullo sfondo una serie di colline ove spicca, simile ad una miriade di puntini bianchi, la moltitudine di bianchi casolari.
Proseguendo il cammino s'incontra ben presto una biforcazione: un ramo ripidamente in salita si dirige verso Monte Guardia, la più alta cima di Ponza che ospita un semaforo ed una stazione radio.
L'altro ramo invece passa sotto quelle balze color pece e, dopo aver traversato gallerie e superati taglienti spigoli rocciosi, s'inerpica fino a giungere ad uno spiazzo artificiale sul quale, all'estrema punta del promontorio, s'erge la torre del faro.
Resta un enigma come i ponzesi siano riusciti a portarla fin lì.
Indubbiamente questa strada costituisce un brillante lavoretto ingegneristico:
non stupisce che abbia richiesto in sacrificio d'un certo numero di vite umane.
La roccia del promontorio è semplice trachite, ma ciò non impedisce che- veduta dal mare, alla prima luce del mattino- l'intera montagna appaia carica di riflessi rosati così intensi da sembrare finti, come prodotti da un sogno.
Questo è l'incanto di Ponza.
Questo bellissimo video è di Giancarlo Giupponi
Il Faro della Guardia, 127 anni di storia
Così racconta Norman Douglas, in Isole d'estate, la sua passeggiata al Faro della Guardia quando, nel 1908 visitò Ponza:
Visitando l'isola non bisogna trascurare la passeggiata al Nuovo Faro (effettuandola possibilmente di pomeriggio, quando c'è un pò d'ombra).
La torre si trova appollaiata su una guglia rocciosa, all'estrema punta meridionale di Ponza, ed il sentiero per arrivarci inizia inerpicandosi sulla collina che è alle spalle del paese.
Ecco distendersi l'intera isola ai nostri piedi: la sagoma circolare del porto ( un cratere vulcanico estinto), e sullo sfondo una serie di colline ove spicca, simile ad una miriade di puntini bianchi, la moltitudine di bianchi casolari.
Proseguendo il cammino s'incontra ben presto una biforcazione: un ramo ripidamente in salita si dirige verso Monte Guardia, la più alta cima di Ponza che ospita un semaforo ed una stazione radio.
L'altro ramo invece passa sotto quelle balze color pece e, dopo aver traversato gallerie e superati taglienti spigoli rocciosi, s'inerpica fino a giungere ad uno spiazzo artificiale sul quale, all'estrema punta del promontorio, s'erge la torre del faro.
Resta un enigma come i ponzesi siano riusciti a portarla fin lì.
Indubbiamente questa strada costituisce un brillante lavoretto ingegneristico:
non stupisce che abbia richiesto in sacrificio d'un certo numero di vite umane.
La roccia del promontorio è semplice trachite, ma ciò non impedisce che- veduta dal mare, alla prima luce del mattino- l'intera montagna appaia carica di riflessi rosati così intensi da sembrare finti, come prodotti da un sogno.
Questo è l'incanto di Ponza.
Il Faro della Guardia, 127 anni di storia
domenica 27 dicembre 2015
Il faro della Guardia
Questo post è già stato pubblicato, su questo blog, il 29 settembre 2008.
Qui il link del post originale.
Chi non ha mai sognato di rifugiarsi in un’isola lontana?
Andare
a vivere, per un po’, magari, in quella splendida casa del faro della
Guardia che sovrasta quel promontorio che è la parte più a sud
dell’isola di Ponza.
Da
lassù si può osservare da una parte il sorgere del sole con i suoi
colori rosati mentre dalla parte opposta restare abbagliati da tramonti
infuocati.
Credo
che stare lassù sia affascinante anche con il mare in tempesta, con il
vento che ulula da tutte le parti, avendo per compagnia, di notte, la
luce intermittente del faro.
Poi
svegliarsi al mattino con i versi dei gabbiani e passare ore ad
osservarli volteggiare nell’aria, padroni del cielo, liberi tra il
vento.
Un posto straordinario!!!
Arrivarci
certo è un po’ faticoso ma il percorso è molto interessante perché
bisogna salire fin sugli Scotti per poi ridiscendere su una piccola
stradina che porta fino al faro.
Comunque è raggiungibile anche via mare, con una barchetta, perché sotto il promontorio c’è un punto di approdo.
Quella casa l’ho visitata circa trent’anni fa, è molto grande e nel piazzale antistante c’è anche un piccolo giardino.
Da lassù il panorama è stupendo e sotto c’è un mare che è di un blu intenso perché molto profondo.
Tanto
tempo fa ci vivevano i fanalisti, con le loro famiglie, che erano
addetti al funzionamento e alla manutenzione del faro, chissà quante
storie potrebbero raccontare…
Ora che è tutto automatico lì non ci abita più nessuno e non si può nemmeno visitare, ci si ferma al cancello sotto al promontorio.
Veramente un peccato!!!
mercoledì 23 dicembre 2015
Pacchiaròtte e la notte di Natale
A Ponza per distinguere le persone, soprattutto quelle omonime, si affibbiavano dei soprannomi.
Uno di questi era Pacchiarotte alias Silverio Conte che era basso e tarchiatello e con la sua barca trasportava le persone dal porto a Cala Inferno. C'è addirittura uno scoglio che porta il suo nome.
Ci racconta di questo personaggio Ernesto Prudente nel libro "Fogli Sparpagliati":
Pacchiaròtte era il mitico personaggio della sua epoca. Era dotato di una voce possente e tonante, per cui gli venne affidato il compito di cantare, nella notte di Natale, la pastorale, tratta da quel celebre canto natalizio scritto da Alfonso Maria de Liguori, eminente figura della storia della chiesa tanto da essere santificato. Chi non conosce: Tu scendi dalle stelle / o Re del cielo / e vieni in una grotta / al freddo e al gelo.
La sua presenza in chiesa, la notte di Natale, era diventata una regola, un rito, una usanza difficile da cancellare.
Quante volte è stato ritardato l'inizio della messa per l'assenza di Pacchiaròtte.
Quante volte i parroci dell'epoca, dopo averlo atteso invano, sguinzagliavano i ragazzi, in cambio di una sedia da occupare sulla balconata dell'organo, per rintracciarlo.
Era la voce della festa tanto che, in uno degli anni che vanno dal 30 al 33, nella settimana precedente il Natale, durante un trasporto di tre donne a cala d'Inferno, Pacchiaròtte, forse distraendosi per l'avvenenza delle utenti, andò a finire su uno scoglio proprio davanti al fortino di Frontone che, da quell'avvenimento, si conosce come la "chiana di Pacchiaròtte". La barca sbandò su di un lato e si capovolse. Nel trambusto che ne seguì una delle passeggere morì. Pacchiaròtte venne arrestato per omicidio colposo e trasferito nelle carceri dell'isola in attesa del trasferimento in quelle di Littoria.
Ponza, di quei tempi aveva le carceri perchè sede mandamentale di Pretura.
Si era giunti all'antivigilia di Natale e il parroco, il celeberrimo "u parrucchiane Tagliamonte", pur impegnandosi, non riuscì a trovare un sostituto per Pacchiaròtte.
Non avendo altra alternativa, si recò dai Carabinieri e dal giudice e, con il suo procedere da santo, come veniva definito, riuscì ad ottenere la libertà provvisoria per Pacchiaròtte.
Il magistrato, facendo uno strappo alle regole, autorizzò, sotto scorta dei carabinieri, a cui aveva addossato eventuali responsabilità di fuga, l'uscita di Silverio Conte, ammanettato, dal carcere per il tempo strettamente necessario per quello spezzone di funzione religiosa che lo vedeva impegnato.
Il paese intero era a conoscenza del disastro causato da Pacchiaròtte, del suo arresto e delle relative conseguenze ma non sapeva, nessuno sapeva, le conclusioni dell'incontro tra il parroco e il magistrato che fu e restò un segreto.
In chiesa c'era un certo fermento per come venisse condotta la funzione. Le tradizioni in materia religiosa sono importanti.
Quella sera la chiesa era gremita, come al solito, in ogni ordine di posto. Tanta gente era all'impiedi accalcandosi l'una all'altra. Il parroco non aveva fatto parola della sua richiesta al giudice, aveva, però, incaricato, all'inizio del rito, un suo collaboratore, il rev. Don Raffaele Aprea, di portarsi sulla soglia della chiesa per aprire il varco ai carabinieri quando si sarebbero presentati.
Tutto funzionò alla perfezione e appena dopo la Consacrazione i fedeli sentirono, stupefatti, riecheggiare la voce tenorile di Pacchiaròtte che, accompagnato dalle note dell'imponente organo alla cui tastiera sedeva il rev. Don Luigi Parisi e ai mantici, per dargli fiato, il giovane Ciro Vitiello, prozio dell'attuale direttore della centrale elettrica, aveva intonato, con più trasporto, data la sua particolare situazione di carcerato, Tu scendi dalle stelle / o Re del cielo.
Foto di presepi nella Chiesa di Ponza porto, negli anni passati
La chiesa com'era un tempo
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
L'interno della chiesa (estate 2013)
La Piana Bianca con la "chiana di Pacchiaròtte"
(Foto tratta dal libro "Le isole di Circe. Ponza Palmarola Zannone" di G. e S. Mazzella)
Nota:
Don Raffaele Tagliamonte fu parroco dal 18 maggio 1920 a gennaio 1934.
(da "Isola di Ponza. Appunti per un libro" di don Salvatore Tagliamonte)
Uno di questi era Pacchiarotte alias Silverio Conte che era basso e tarchiatello e con la sua barca trasportava le persone dal porto a Cala Inferno. C'è addirittura uno scoglio che porta il suo nome.
Ci racconta di questo personaggio Ernesto Prudente nel libro "Fogli Sparpagliati":
Pacchiaròtte era il mitico personaggio della sua epoca. Era dotato di una voce possente e tonante, per cui gli venne affidato il compito di cantare, nella notte di Natale, la pastorale, tratta da quel celebre canto natalizio scritto da Alfonso Maria de Liguori, eminente figura della storia della chiesa tanto da essere santificato. Chi non conosce: Tu scendi dalle stelle / o Re del cielo / e vieni in una grotta / al freddo e al gelo.
La sua presenza in chiesa, la notte di Natale, era diventata una regola, un rito, una usanza difficile da cancellare.
Quante volte è stato ritardato l'inizio della messa per l'assenza di Pacchiaròtte.
Quante volte i parroci dell'epoca, dopo averlo atteso invano, sguinzagliavano i ragazzi, in cambio di una sedia da occupare sulla balconata dell'organo, per rintracciarlo.
Era la voce della festa tanto che, in uno degli anni che vanno dal 30 al 33, nella settimana precedente il Natale, durante un trasporto di tre donne a cala d'Inferno, Pacchiaròtte, forse distraendosi per l'avvenenza delle utenti, andò a finire su uno scoglio proprio davanti al fortino di Frontone che, da quell'avvenimento, si conosce come la "chiana di Pacchiaròtte". La barca sbandò su di un lato e si capovolse. Nel trambusto che ne seguì una delle passeggere morì. Pacchiaròtte venne arrestato per omicidio colposo e trasferito nelle carceri dell'isola in attesa del trasferimento in quelle di Littoria.
Ponza, di quei tempi aveva le carceri perchè sede mandamentale di Pretura.
Si era giunti all'antivigilia di Natale e il parroco, il celeberrimo "u parrucchiane Tagliamonte", pur impegnandosi, non riuscì a trovare un sostituto per Pacchiaròtte.
Non avendo altra alternativa, si recò dai Carabinieri e dal giudice e, con il suo procedere da santo, come veniva definito, riuscì ad ottenere la libertà provvisoria per Pacchiaròtte.
Il magistrato, facendo uno strappo alle regole, autorizzò, sotto scorta dei carabinieri, a cui aveva addossato eventuali responsabilità di fuga, l'uscita di Silverio Conte, ammanettato, dal carcere per il tempo strettamente necessario per quello spezzone di funzione religiosa che lo vedeva impegnato.
Il paese intero era a conoscenza del disastro causato da Pacchiaròtte, del suo arresto e delle relative conseguenze ma non sapeva, nessuno sapeva, le conclusioni dell'incontro tra il parroco e il magistrato che fu e restò un segreto.
In chiesa c'era un certo fermento per come venisse condotta la funzione. Le tradizioni in materia religiosa sono importanti.
Quella sera la chiesa era gremita, come al solito, in ogni ordine di posto. Tanta gente era all'impiedi accalcandosi l'una all'altra. Il parroco non aveva fatto parola della sua richiesta al giudice, aveva, però, incaricato, all'inizio del rito, un suo collaboratore, il rev. Don Raffaele Aprea, di portarsi sulla soglia della chiesa per aprire il varco ai carabinieri quando si sarebbero presentati.
Tutto funzionò alla perfezione e appena dopo la Consacrazione i fedeli sentirono, stupefatti, riecheggiare la voce tenorile di Pacchiaròtte che, accompagnato dalle note dell'imponente organo alla cui tastiera sedeva il rev. Don Luigi Parisi e ai mantici, per dargli fiato, il giovane Ciro Vitiello, prozio dell'attuale direttore della centrale elettrica, aveva intonato, con più trasporto, data la sua particolare situazione di carcerato, Tu scendi dalle stelle / o Re del cielo.
Foto di presepi nella Chiesa di Ponza porto, negli anni passati
La chiesa com'era un tempo
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
L'interno della chiesa (estate 2013)
La Piana Bianca con la "chiana di Pacchiaròtte"
(Foto tratta dal libro "Le isole di Circe. Ponza Palmarola Zannone" di G. e S. Mazzella)
Nota:
Don Raffaele Tagliamonte fu parroco dal 18 maggio 1920 a gennaio 1934.
(da "Isola di Ponza. Appunti per un libro" di don Salvatore Tagliamonte)
martedì 22 dicembre 2015
Buon Natale!!!
Qualche foto di presepi un po' particolari...
Buon Natale!!!
Presepe in ceramica realizzato da Guglielmo Tirendi
Presepe realizzato all'interno di una pinna nobilis
Presepe in cristallo
Presepe all'interno di una pallina di vetro
Presepe in un cestino a forma di stella
Buon Natale!!!
Presepe in ceramica realizzato da Guglielmo Tirendi
Presepe realizzato all'interno di una pinna nobilis
Presepe in cristallo
Presepe all'interno di una pallina di vetro
Presepe in un cestino a forma di stella
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