I pescatori mentre erano in mare con le loro barche da pesca temevano le trombe marine che in dialetto ponzese viene chiamata code i zèfere.
A code i zèfere è un turbine violento che si forma al di sotto di grosse nuvole nere con in basso la coda che può produrre un vortice con un' azione di risucchio verso l'alto.
Molte volte i pescatori non si allontanavano se non c'era a bordo o nei paraggi qualche persona che attraverso una formula, una preghiera , era capace di tagliare la code i zèfere, la coda del diavolo.
Il rito è diverso in base alla località e la formula era segreta.
Sia all'isola di Ponza che ad Ischia, in base a quanto tramandato, poteva spezzare la code i zèfere soltanto un primogenito che esponendo le natiche verso il fenomeno vorticoso doveva recitare una preghiera.
Ad Ischia viene riportata questa preghiera:
Pater noster che i cielo in terra in mare
Voi state
guardateci da questo diavolo
che senza coda non è più nessuno
Ernesto Prudente scrive: "mostrare le natiche era ritenuto scaramantico; era considerato un disprezzo al diavolo mostrandogli qualcosa che a lui mancava. Tradizione, questa, che risale ai primi periodi del cristianesimo, talmente vissuta che si usava scolpirle sulle facciate delle chiese. Il posteriore umano era considerato un simbolo degli scongiuri."



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