In questi giorni proviamo un'ansia interiore per tutto ciò che sta accadendo intorno a noi.
Non avremmo mai immaginato che un virus ci avrebbe costretti a stare chiusi in casa.
Noi abituati alla vita frenetica di tutti i giorni ci sentiamo impotenti davanti a questa minaccia che sta diventando globale, il coronavirus Covid - 19.
Forse per chi è credente non ci resta che pregare affinchè tutto passi in fretta e soprattutto indenni.
Noi ponzesi ci affidiamo al nostro Santo protettore, San Silverio che con la sua mano è intervenuto tante volte per proteggere chi lo ha invocato.
Nell'antichità la statua di San Silverio è stata fatta uscire dalla chiesa diverse volte quando c'era un pericolo, chiedendo la Sua protezione, ma credo che in questo caso non sia possibile.
San Silverio proteggici!!!
giovedì 12 marzo 2020
martedì 10 marzo 2020
Il cinema di via Corridoio
Un tempo a Ponza c'era il cinema anche perchè era abitata stabilmente e le famiglie ponzesi erano numerose.
Ci racconta qualcosa Ernesto Prudente in un suo libro.
Ecco la parte interessante:
"Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale Regine rilevò un locale cinematografico che Pasquale Tricoli, un falegname, artista del legno, aveva creato, anni prima, nel pianterreno del palazzo del Giudicato, in via Corridoio.
Funzionò fino agli anni settanta. Venne sostituito da un altro cinema che Alberto Migliaccio costruì ncòppe i ualane, via Galano, la strada che da S.Antonio porta a Chiaia di Luna.
Con alcune arcate di sostegno vennero eliminate le pareti di tre stanze così da ottenere un salone di circa dodici metri di lunghezza per quattro di larghezza dove potevano prendere posto circa un centinaio di spettatori.
Nel lato esterno della sala venne costruito un soppalco di una decina di mq. dove l'accesso aveva un prezzo maggiorato.
Nella parte vicina allo schermo, al posto delle sedie vi erano alcune file di panche. Era il posto per i ragazzi che pagavano un biglietto ridotto.
Nel dare a Cesare quello che è suo, come è doveroso, siamo tenuti a dire che Michele Regine fece di tutto e di più per migliorare la situazione e dare ai ponzesi, nel cui ambiente si era ben inserito, un passatempo culturale di cui la comunità aveva bisogno.. Come prima cosa cambiò la macchina di proiezione e, con l'aiuto di amici e collaboratori, fra cui Luigi Ambrosino, maestro intarsiatore, selezionava accuratamente la richiesta dei filmati. Non faceva mancare la proiezione di documentari e cortometraggi, fra cui spiccavano quelli della Settimana Incom, di buona rilevanza culturale che incontravano, oltretutto, i favori dei giovani.
L'ingresso e la biglietteria erano in una piccola stanza, laterale alla sala di proiezione, con entrata sempre su via Corridoio e in essa funzionava anche un servizio ristoro.
Minicuccio ne era il gestore.
Minicuccio era una figura caratteristica di quel periodo. Aveva un piccolo negozio, sarebbe meglio dire un bazar, lungo il corso Principe di Napoli, come allora si chiamava la meravigliosa balconata del centro storico di Ponza, e gli era stato riconosciuta anche la possibilità di venditore ambulante di pesce. Inoltre era il banditore. Era dotato di una voce stentorea e quando arrivava una barca carica di carbone, di calce o altre derrate, Minicuccio su incarico del proprietario della merce girava per le strade del paese bandendo il prodotto che era arrivato con invito alla compera.
Minicuccio, Domenico all'anagrafe, era un analfabeta e qui sta il busillis, qui sta il difficile.
Non si capiva come riuscisse a vendere, tenendo conto delle frazioni del chilo e della ripartizione della lira in centesimi, essendo egli analfabeta e digiuno di nozioni aritmetiche.
Si era creato un sistema, personale e particolare, per sviluppare i numeri e per le varie operazioni.
Non sbagliava. I curiosi erano sempre tanti e in modo particolare i bambini che a scuola praticavano una problematica differente e diversa."
"...In tutti i pomeriggi o nelle serate in cui si proiettava un film, Minicuccio era lì con la sua bancarella e il suo canestro. In una teneva i dolciumi e i semi di piante come lupini, noccioline e anche quelli di zucca. Nel canestro teneva le bibite, che in genere erano le celeberrime gassose"
Di questo cinema in via Corridoio ricordo che in prima elementare, con la mia classe, siamo andare a vedere il film della Disney Biancaneve e i sette nani
Oggi Ponza non ha più niente...
In via Corridoio c'era il cinema di Regine
In Corso Principe di Napoli Minicuccio aveva il suo piccolo negozio
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Proprio dietro questa edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine in via Corridoio c'era il cinema di Regine
Il proiettore del cinema di via Corridoio custodito nel Museo Etnografico di Gerardo Mazzella a Frontone
(Foto di Marianna Licari)
Nota:
Michele Regine era ischitano e oltre al cinema aveva un'oreficeria in Corso Pisacane
Ci racconta qualcosa Ernesto Prudente in un suo libro.
Ecco la parte interessante:
"Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale Regine rilevò un locale cinematografico che Pasquale Tricoli, un falegname, artista del legno, aveva creato, anni prima, nel pianterreno del palazzo del Giudicato, in via Corridoio.
Funzionò fino agli anni settanta. Venne sostituito da un altro cinema che Alberto Migliaccio costruì ncòppe i ualane, via Galano, la strada che da S.Antonio porta a Chiaia di Luna.
Con alcune arcate di sostegno vennero eliminate le pareti di tre stanze così da ottenere un salone di circa dodici metri di lunghezza per quattro di larghezza dove potevano prendere posto circa un centinaio di spettatori.
Nel lato esterno della sala venne costruito un soppalco di una decina di mq. dove l'accesso aveva un prezzo maggiorato.
Nella parte vicina allo schermo, al posto delle sedie vi erano alcune file di panche. Era il posto per i ragazzi che pagavano un biglietto ridotto.
Nel dare a Cesare quello che è suo, come è doveroso, siamo tenuti a dire che Michele Regine fece di tutto e di più per migliorare la situazione e dare ai ponzesi, nel cui ambiente si era ben inserito, un passatempo culturale di cui la comunità aveva bisogno.. Come prima cosa cambiò la macchina di proiezione e, con l'aiuto di amici e collaboratori, fra cui Luigi Ambrosino, maestro intarsiatore, selezionava accuratamente la richiesta dei filmati. Non faceva mancare la proiezione di documentari e cortometraggi, fra cui spiccavano quelli della Settimana Incom, di buona rilevanza culturale che incontravano, oltretutto, i favori dei giovani.
L'ingresso e la biglietteria erano in una piccola stanza, laterale alla sala di proiezione, con entrata sempre su via Corridoio e in essa funzionava anche un servizio ristoro.
Minicuccio ne era il gestore.
Minicuccio era una figura caratteristica di quel periodo. Aveva un piccolo negozio, sarebbe meglio dire un bazar, lungo il corso Principe di Napoli, come allora si chiamava la meravigliosa balconata del centro storico di Ponza, e gli era stato riconosciuta anche la possibilità di venditore ambulante di pesce. Inoltre era il banditore. Era dotato di una voce stentorea e quando arrivava una barca carica di carbone, di calce o altre derrate, Minicuccio su incarico del proprietario della merce girava per le strade del paese bandendo il prodotto che era arrivato con invito alla compera.
Minicuccio, Domenico all'anagrafe, era un analfabeta e qui sta il busillis, qui sta il difficile.
Non si capiva come riuscisse a vendere, tenendo conto delle frazioni del chilo e della ripartizione della lira in centesimi, essendo egli analfabeta e digiuno di nozioni aritmetiche.
Si era creato un sistema, personale e particolare, per sviluppare i numeri e per le varie operazioni.
Non sbagliava. I curiosi erano sempre tanti e in modo particolare i bambini che a scuola praticavano una problematica differente e diversa."
"...In tutti i pomeriggi o nelle serate in cui si proiettava un film, Minicuccio era lì con la sua bancarella e il suo canestro. In una teneva i dolciumi e i semi di piante come lupini, noccioline e anche quelli di zucca. Nel canestro teneva le bibite, che in genere erano le celeberrime gassose"
Di questo cinema in via Corridoio ricordo che in prima elementare, con la mia classe, siamo andare a vedere il film della Disney Biancaneve e i sette nani
Oggi Ponza non ha più niente...
In via Corridoio c'era il cinema di Regine
In Corso Principe di Napoli Minicuccio aveva il suo piccolo negozio
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Proprio dietro questa edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine in via Corridoio c'era il cinema di Regine
Il proiettore del cinema di via Corridoio custodito nel Museo Etnografico di Gerardo Mazzella a Frontone
(Foto di Marianna Licari)
Nota:
Michele Regine era ischitano e oltre al cinema aveva un'oreficeria in Corso Pisacane
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sabato 7 marzo 2020
Le donne ponzesi
Nella storia di Ponza, le donne ponzesi hanno avuto un ruolo importante a volte un pò in sordina, ma ci sono state sempre.
Già nell'Ottocento ne scrive il Tricoli, ed anche il Mattei racconta delle donne che con la forza dei remi andavano a pescare verso Palmarola.
Quelle che voglio ricordare, ora, sono le donne coraggiose che per amore dei loro uomini, confinati a Ponza, hanno sfidato il regime fascista.
Negli anni '30 - '40 Ponza era un luogo di confino dove vennero mandati gli oppositori al regime.
Giunsero uomini colti, interessanti, determinati nelle loro idee che fecero innamorare alcune ragazze ponzesi.
Queste donne non hanno avuto paura davanti alle angherie dei militi fascisti, vennero anche giudicate male dalla comunità ponzese, hanno difeso strenuamente i loro compagni, non hanno esitato a lasciare le loro famiglie.
Voglio ricordarne qualcuna...
Maria Vitiello, sorella di don Mario, sindaco di Ponza dal 1975 al 1980, divenne partigiana per amore. Sposò Gianbattista Canepa, nome di battaglia, nella resistenza, "Marzo".
Elena Vitiello, sorella di Maria, sposò Cencio Baldazzi, antifascista.
Maria Migliaccio, moglie di Mario Monti, operaio comunista, donna tenace, coraggiosa. Fece scudo con il suo corpo a Germaine, moglie di Giorgio Amendola, che era in stato di gravidanza, durante una rivolta a Ponza.
E che dire di Giuseppina Mazzella che non è riuscita, purtroppo, a vivere il suo sogno d'amore con Sandro Pertini per varie vicissitudini.
L'amore tra Rita Parisi e Mario Magri fu impetuoso ed è rimasto tale anche dopo che lui fu ucciso, il 24 marzo 1944, nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Rita è vissuta fino alla fine dei suoi giorni nel ricordo del suo Mario.
In vista della festa dedicata alle donne il mio pensiero va a loro...
L'isola di Ponza
(Foto di Rossano Di Loreto)
Maria Vitiello, la prima partigiana d'Italia, accanto al marito Gianbattista Canepa, il comandante "Marzo"
Rita Parisi con il marito Mario Magri ucciso alle Fosse Ardeatine
(Foto tratte dal libro "All'isola di Ponza" di Silverio Corvisieri)
Maria Migliaccio con il marito Mario Monti
(Per gentile concessione di Vera Mazzella)
L'amore è la sola libertà del mondo, perchè eleva lo spirito a tal punto che le leggi dell'umanità o i fenomeni della natura non ne alterano il corso.
Kahil Gibran
Già nell'Ottocento ne scrive il Tricoli, ed anche il Mattei racconta delle donne che con la forza dei remi andavano a pescare verso Palmarola.
Quelle che voglio ricordare, ora, sono le donne coraggiose che per amore dei loro uomini, confinati a Ponza, hanno sfidato il regime fascista.
Negli anni '30 - '40 Ponza era un luogo di confino dove vennero mandati gli oppositori al regime.
Giunsero uomini colti, interessanti, determinati nelle loro idee che fecero innamorare alcune ragazze ponzesi.
Queste donne non hanno avuto paura davanti alle angherie dei militi fascisti, vennero anche giudicate male dalla comunità ponzese, hanno difeso strenuamente i loro compagni, non hanno esitato a lasciare le loro famiglie.
Voglio ricordarne qualcuna...
Maria Vitiello, sorella di don Mario, sindaco di Ponza dal 1975 al 1980, divenne partigiana per amore. Sposò Gianbattista Canepa, nome di battaglia, nella resistenza, "Marzo".
Elena Vitiello, sorella di Maria, sposò Cencio Baldazzi, antifascista.
Maria Migliaccio, moglie di Mario Monti, operaio comunista, donna tenace, coraggiosa. Fece scudo con il suo corpo a Germaine, moglie di Giorgio Amendola, che era in stato di gravidanza, durante una rivolta a Ponza.
E che dire di Giuseppina Mazzella che non è riuscita, purtroppo, a vivere il suo sogno d'amore con Sandro Pertini per varie vicissitudini.
L'amore tra Rita Parisi e Mario Magri fu impetuoso ed è rimasto tale anche dopo che lui fu ucciso, il 24 marzo 1944, nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Rita è vissuta fino alla fine dei suoi giorni nel ricordo del suo Mario.
In vista della festa dedicata alle donne il mio pensiero va a loro...
L'isola di Ponza
(Foto di Rossano Di Loreto)
Maria Vitiello, la prima partigiana d'Italia, accanto al marito Gianbattista Canepa, il comandante "Marzo"
Rita Parisi con il marito Mario Magri ucciso alle Fosse Ardeatine
(Foto tratte dal libro "All'isola di Ponza" di Silverio Corvisieri)
Maria Migliaccio con il marito Mario Monti
(Per gentile concessione di Vera Mazzella)
L'amore è la sola libertà del mondo, perchè eleva lo spirito a tal punto che le leggi dell'umanità o i fenomeni della natura non ne alterano il corso.
Kahil Gibran
mercoledì 4 marzo 2020
U Casecavallo
Vicino alla Ravia, entrando nel porto di Ponza, c'è uno scoglio dalla forma particolare e, a tal proposito, leggiamo cosa scrive Luigi Sandolo nel libro "Su e giù per Ponza":
"E' uno scoglio che sembra una mano con il dito puntato verso il cielo.
L'erosione ha trasformato questo scoglio il quale ancora nei primi anni di questo secolo veniva indicato con una grossolana qualifica.
Si raccontava che le donne sterili vi andassero in pellegrinaggio di notte considerandolo un talismano. In una notte tempestosa un fulmine, la pioggia torrenziale o le onde del mare ne fecero crollare la sommità mettendo fine alla superstizione.
Chi scrive ricorda che la sommità della scoglio era stagliata a forma di fungo e si bisbigliava il nome di un'anziana sposa resa felice dalla nascita di un figlio dopo un notturno pellegrinaggio al talismano."
Accanto allo scoglio della Ravia si staglia "u Casecavallo"
U Casecavallo
(Foto di Rossano Di Loreto)
Un primo piano dello scoglio Casecavallo
Vecchie foto del Casecavallo
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Nota:
Luigi Sandolo quando scrive dei primi anni di questo secolo si riferisce al'900.
"E' uno scoglio che sembra una mano con il dito puntato verso il cielo.
L'erosione ha trasformato questo scoglio il quale ancora nei primi anni di questo secolo veniva indicato con una grossolana qualifica.
Si raccontava che le donne sterili vi andassero in pellegrinaggio di notte considerandolo un talismano. In una notte tempestosa un fulmine, la pioggia torrenziale o le onde del mare ne fecero crollare la sommità mettendo fine alla superstizione.
Chi scrive ricorda che la sommità della scoglio era stagliata a forma di fungo e si bisbigliava il nome di un'anziana sposa resa felice dalla nascita di un figlio dopo un notturno pellegrinaggio al talismano."
Accanto allo scoglio della Ravia si staglia "u Casecavallo"
U Casecavallo
(Foto di Rossano Di Loreto)
Un primo piano dello scoglio Casecavallo
Vecchie foto del Casecavallo
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Nota:
Luigi Sandolo quando scrive dei primi anni di questo secolo si riferisce al'900.
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foto di Rossano Di Loreto,
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domenica 1 marzo 2020
La feluga ponzese
Così viene chiamato il tipico gozzo che possiamo trovare nelle acque dell’isola di Ponza.
Praticamente è il gozzo sorrentino che i maestri d’ascia locali hanno modificato adattandolo al mare di Ponza.
Il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”, scritta nell’Ottocento, cita le “felluche” con cui gli Ischitani portavano il pescato a Napoli.
La feluga veniva costruita secondo le esigenze del pescatore, il tipo di pesca che praticava, e questo valeva anche per le dimensioni.
Venivano costruite delle felughe più grandi per arrivare a pescare in Sardegna, in Toscana, all’isola La Galite (in Tunisia).
In origine erano a remi poi sono state dotate di vela e successivamente di motore.
Il maestro d’ascia sceglieva con cura il tipo di legno per la sua creazione, ne usava diversi per le varie parti dello scafo.
Mio padre, Ciro, maestro d’ascia, negli ultimi anni della sua vita costruiva, nella sua bottega, meravigliosi modellini di feluga che fanno bella mostra in alcuni ristoranti ma anche in qualche abitazione.
Il mio modellino di feluga ponzese è azzurro, e non poteva essere altrimenti, visto che è il colore che amo.
Anche il Santo patrono di Ponza, San Silverio, viene portato in processione su una feluga piena di garofani rossi costruita ovviamente da mio padre negli anni 60.
Qualche anno fa ha scritto un libro interessante su questo argomento Giovanni Hausmann che della feluga così scrive:
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."
"La filuga ponzese è stretta e lunga e sembra disegnata dal mare. Quando naviga non muove acqua, non fa onde perchè è concepita per ridurre al massimo la resistenza dell'acqua e fare in modo che i pescatori, remando, facessero il "minimo" sforzo."
Una bella feluga ponzese che solca le acque di Ponza è il Re del Fuoco fatta restaurare dall'attuale proprietario. Venne costruita dal maestro d'ascia Lucio Serto, Nduluniello.
Molto bella anche quella di Claudio Romano, la Zannone 1954 costruita dal maestro d'ascia Gennaro Aprea a Terracina. L'abbiamo potuta ammirare in alcune scene della fiction L'amica geniale.
La feluga ponzese il "Re del Fuoco" appartenuta a Salvatore Schiano ora è di Armando Raponi che l'ha fatta restaurare
La feluga ponzese il "Re del Fuoco" appartenuta a Salvatore Schiano ora è di Armando Raponi che l'ha fatta restaurare
(Foto di Marianna Licari)
La bellissima "Zannone" di Claudio Romano costruita nel 1954
Alcuni particolari di questa bellissima barca
Zannone 1954 in una scena della fiction "L'amica geniale"
(Per gentile concessione di Claudio Romano)
Disegno della feluga ponzese, La Fenicia, a vela latina, del 1950, restaurata da Giovanni Hausmann
La feluga che porta San Silverio in processione realizzata da Ciro Iacono, mio padre, nei primi anni'60.
Il modellino di feluga realizzato da mio padre
Il maestro d'ascia Ciro Iacono nella sua bottega
(Foto di Giovanni Hausmann)
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