venerdì 28 aprile 2017

I giardini della Landriana

Tutto iniziò con una bustina di semi che un'amica di famiglia regalò a Lavinia Taverna...

Nel 1956 il Marchese Gallarati Scotti e la moglie Lavinia Taverna acquistarono, ad un'asta giudiziaria, una proprietà rurale vicino ad Ardea, sul litorale laziale.
Quel posto era brullo, c'erano ancora le mine e bombe che erano una conseguenza dello Sbarco di Anzio.
Piantarono pini ed eucalipti per proteggere il casale dal vento che sul litorale soffia spesso.
Ma da una bustina di semi è nato un giardino bellissimo...

Qualche foto dei Giardini della Landriana





























giovedì 27 aprile 2017

Gouache di Ponza del 1820


"Gouache" di Alessandro D'Anna nel 1820.
Raffigura il porto di Ponza. Si vede la palazzina a due piani, la cupola della chiesa e la Torre. Al molo la lanterna.
D'Anna qui documenta che il bianco calce è per tutte le abitazioni. E' bianco anche il Foro Borbonico.

Nota:
"Gouache" alla francese è la tecnica del guazzo che utilizza un tipo di colore a tempera reso più pesante con l'aggiunta di un pigmento bianco (gesso) mescolato con la gomma arabica

martedì 25 aprile 2017

Antonio Camporese

Con la data del 25 aprile ricordiamo la Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazifascista e non dobbiamo dimenticare quanti hanno sacrificato la loro vita per la libertà.
Alcuni non sono riusciti a vedere l'Italia libera...
Antonio Camporese è tra questi...
Fu ucciso dai tedeschi il 28 aprile 1945 a Porta Savonarola, una delle vie d'accesso di Padova, proprio mentre era in corso l'ultimo scontro armato in quella città.
Aveva solo 39 anni...nel pieno della vita...
Era nato a Padova il 21 febbraio 1906 ed era un operaio meccanico che durante il regime fascista, per le sue idee, venne mandato in carcere e poi al confino, anche nell'isola di Ponza.
E proprio all'isola di Ponza conobbe e sposò una donna ponzese, Carolina Guarino, che condivise con lui anni difficili e di persecuzioni visto il momento ed il contesto in cui si trovarono.
Antonio Camporese, dopo la sua morte, venne insignito, dallo Stato Italiano, della medaglia d'argento al valor militare con questa motivazione: "Distintosi in azioni di sabotaggio durante tutto il periodo dell'occupazione tedesca, partecipò attivamente ai combattimenti, intesi ad impedire l'accesso al nemico alla città di Padova, al momento della ritirata, per preservare l'abitato da inevitabili distruzioni, incontrando gloriosa morte".
Onore a questi eroi, spesso dimenticati, che hanno fatto grande l'Italia...


Antonio Camporese






Porta Savonarola, a Padova, il luogo in cui fu ucciso Antonio Camporese

domenica 23 aprile 2017

Maria Vitiello, la partigiana

Maria Vitiello, sorella di don Mario, sindaco di Ponza verso la metà degli anni settanta, è stata una delle prime partigiane.
Dopo settanta anni da quel 25 aprile, giorno della Liberazione, è importante ricordare queste figure che tanto hanno dato alla nostra Italia.
Maria Vitiello, a Ponza lavorava nella farmacia di famiglia e nel retrobottega erano in affitto alcuni confinati.
Tra quei confinati c'era Gianbattista Canepa e tra i due sbocciò l'amore.
L'amore tra le ponzesi e i confinati era ostacolato dai fascisti e dalle loro famiglie ma, nonostante le avversità, molte coppie riuscirono a sposarsi. Maria Vitiello sposò Gianbattista Canepa, nel 1931, il loro testimone di nozze fu Lelio Basso.
La giovane Maria condivise in pieno le idee di Canepa, nome di battaglia "Marzo", anzi lo aiutò nella lotta contro il nazifascismo.
Dopo l'otto settembre 1943, "Marzo" ebbe un ruolo molto importante per la Resistenza in Liguria e Maria raggiunse i partigiani in montagna  diventando una di loro.
Ha rischiato la vita ed è uscita da alcune brutte situazioni grazie alla sua prontezza di spirito ed al suo coraggio.
Grazie a persone come lei che oggi possiamo festeggiare il 25 aprile, giorno della Liberazione.

Buon 25 aprile!



Maria Vitiello, la prima partigiana d'Italia, accanto al marito Gianbattista Canepa, il comandante "Marzo"



Maria Vitiello con la figlioletta Enrica

(Le foto sono tratte dal libro "All'isola di Ponza" di Silverio Corvisieri)


Nota:
Pare che Maria Vitiello sia stata la prima partigiana d'Italia. A tal proposito ecco cosa scrive Silverio Corvisieri in Zi' Baldone: "Raggiunse i partigiani sulle montagne e divenne una di loro: secondo molte fonti fu la prima donna ad essere accettata nelle file dei partigiani che, oltretutto, nel settembre del 1943, non erano molto numerosi."

martedì 18 aprile 2017

La Cisterna di via Parata

Questa Cisterna, situata in pieno centro storico, è stata dimenticata per molto tempo, se ne era persa la memoria.
Un sito archeologico a cui tengo molto, di cui ho scritto tanto in altri post (qui e qui), è la grande Cisterna di Via Parata, anticamente chiamata anche Palazzo di Pilato, che è posizionata proprio dietro casa mia. Sicuramente era collegata attraverso un condotto con quella del Corridoio in via Comandante che è sottostante.
Non ci sono mai entrata e non la conosco se non attraverso le foto, le mappe o i racconti di persone che si rifugiavano in caso di allarme aereo durante la seconda guerra mondiale.
Mio nonno, Salvatore Conte, contadino di sopra i Conti, aveva una concessione grazie alla quale nella Cisterna di Via Parata poteva preparare il concime per i suoi terreni a base di alghe con l'aiuto dei coatti. Questo a dimostrare i molteplici usi nel corso dei secoli...
Oggi praticamente è impossibile entrarci...addirittura ci sono costruzioni abusive all'interno...
Ma possibile che non interessi a nessuno recuperarla???
Eppure è raccontata in molti libri...
Tanto per citarne qualcuno...
Il Tricoli nella Monografia per le isole del Gruppo Ponziano, del 1855, così descrive la Cisterna di Via Parata o del Bagno:
"Sono due grotte incavate l'una sopra l'altra nel masso del colle, di palmi 300 lunga, e 200 larga ognuna, le volte sostenute da piloni sovrapposti ai primi, formano ciascuna di esse otto spaziose navate; è magnifico il cavamento, avendo la volta di mezzo massiccia non più di palmi 15.
La inferiore anticamente per tradizione, come ci dice ancora Pacichelli, era chiamata grotta di Pilato. Ora i due terzi sono ridotti a prigione con quattro fori nella volta."
Così scrive Giovanni Maria De Rossi in "Ponza, Palmarola, Zannone" :
"Nella grande cisterna, ubicata oggi in via Parata, fu ricavato l'alloggio per i forzati, con la creazione ed il ripristino delle antiche prese di luce e aria, al fine di rendere meno disagevole il soggiorno.
Nella pianta di Winspeare si dice espressamente "quartiere per i forzati coi suoi lucernaj". 
A quanto pare la storia di Ponza passa pure da lì...
I trecento di Pisacane erano rinchiusi in quel Bagno penale.
Per quanto riguarda le cattive condizioni in cui versano le Cisterne di Ponza scrive così Carla M. Amici  nel libro "Le isole Pontine attraverso i tempi":
"Attualmente la maggior parte delle cisterne è in cattivo stato di conservazione per i cedimenti della roccia; alcune inoltre, in mancanza di precisi vincoli archeologici, vengono utilizzate come scarico di immondizie o adatte a abitazione murandone le aperture e approfondendone i vani praticabili."
Ma come si fa a distruggere delle opere così imponenti solo in virtù di allargare qualche camera o costruirsi un bagno in nome del dio denaro???
La Cisterna di Via Parata è paragonabile per imponenza alla Piscina Mirabilis di Bacoli o al Cisternone di Formia.
Oggi le vie d'accesso a questa Cisterna sono in mano ai privati...dentro c'è di tutto...addirittura gente senza scrupoli si è spartita gli spazi per i propri interessi...
I materiali di risulta delle varie abitazioni della zona che hanno fatto lavori di ristrutturazione sono stati scaricati lì dentro...e già per liberarsene bisogna portarli alla discarica di Penitro, vicino Formia, ovviamente pagando.
Ma chi ce lo fa fare quando abbiamo una discarica a portata di mano...e soprattutto gratis...avranno pensato questi incivili.
Uno schifo!!!
Delle antiche prese di luce e aria qualcuna è stata murata e dall'esterno non è più visibile ma dall'interno si può vedere come quella accanto al palazzo rosa, chiusa con uno strato di mattoni negli anni sessanta.
Qualche anno fa sulla stradina, sempre dietro al palazzo rosa, è stata aperto un antico varco per poter entrare nella Cisterna. Da lì si scende per sette o otto metri.
Poi ci sono i due pozzi con delle grate come protezione finiti in proprietà privata...
Purtroppo questa è Ponza...

Io continuerò a porre l'attenzione su questa Cisterna che è un Bene Archeologico di tutti noi.


E' situata in pieno centro storico



Proprio qui, dietro il palazzo rosa c'è la maestosa Cisterna di via Parata



Sotto questo muretto bianco c'è l'ingresso alla Cisterna di via Parata e questa stradina veniva chiamata "Via del Bagno Penale"



Il varco aperto sulla stradina lo scorso anno  per accedervi, era una delle prese di luce e aria



Qui si vedono i due pozzi ricoperti da una grata di protezione



Uno dei due pozzi



In questa piantina è disegnata anche la Cisterna di via Parata




In questa piantina si vede il quartiere dei forzati con i suoi lucernaj



Una pianta della Cisterna di Via Parata  o del Bagno realizzata nel 1770 da Giovanni D'Alessio


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