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martedì 22 giugno 2021

A mòla

 Un tempo in ogni casa c'era la mòla per macinare il grano per poi preparare il pane. I miei nonni, contadini i ncòppe i Cuonte ne avevano una nella grande cantina. La ricordo bene.

Ernesto Prudente in uno dei suoi libri ci racconta qualcosa. Ecco cosa scrive:

"Negli anni addietro, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, l'agricoltura rappresentava la fonte economica più importante dell'isola. Oltre ai legumi si coltivavano anche i cereali fra cui il grano che si usava per fare il pane. A Ponza non esistevano mulini e quasi tutte le famiglie contadine avevano la mola in casa per macinare il grano che producevano.

In un angolo di una parete della cucina era sistemata la mola. Consisteva in due grossi lastroni di roccia viva, basalto, lavorati dallo scalpellino. Essi avevano uguale circonferenza. Il lastrone inferiore veniva bloccato con il calcestruzzo su un tavolato quadrato, con il lato di un metro, munito di bordo. Al centro aveva un foro in cui passava una asta di ferro su cui poggiava un ferro sagomato (u zucculètte)  che andava ad incastrarsi in un incavo nel vuoto, appositamente creato, dall'altro lastrone di pietra, quello superiore.

Il lastrone superiore, la cui parte scalpellinata combaciava con quella identica, inferiore, presentava  un foro centrale di circa 10 cm.  da cui si notava l'attrezzo di ferro sagomato incastrato nell'apposito sito.Questo marchingegno permetteva alla parte superiore di ruotare. In questo foro veniva immesso, a manate, il grano da macinare. Il movimento rotatorio al lastrone  superiore veniva dall'azionare un bastone di legno, una mazza di scopa, la cui parte inferiore era sistemata in un incavo del lastrone e la parte superiore andava ad infilarsi in un buco circolare di un pezzo di legno, infisso nella parete ma che doveva essere perpendicolare al foro centrale della macina. Mediante questo bastone, il cui movimento era azionato dalla forza delle braccia, si faceva girare la pietra e si otteneva la frantumazione del grano."

Quanta fatica!!! Oggi la farina la compriamo al supermercato...





Ncòppe i Cuonte...qui abitavano i miei nonni


La mòla dei miei nonni era simile a questa



Il grano

(Immagini reperite in rete)

domenica 8 dicembre 2019

Cent'anni fa...

Cent'anni fa si univano in matrimonio i miei nonni paterni, Giuseppe (Peppino) Iacono ed Olimpia Feola.
Nonno Peppino era una persona molto gioviale, nonna stava un pò sulle sue ma preparava delle nocchette buonissime, indimenticabili.
La loro unione fu allietata dalla nascita di Ciro (mio padre), Silverio, Francesca, Anna, Giovanni e Mimì.
Purtroppo Anna morì all'età di cinque anni e nonna Olimpia per tutta la vita non si è data pace per questa perdita.
Mi piaceva ricordarli...


I miei nonni Peppino Iacono e Olimpia Feola
Buon anniversario ovunque voi siate!!!

domenica 19 febbraio 2017

Dall'album dei ricordi

Sfogliando l'album di famiglia ho trovato questa foto che racchiude un pò le mie origini...dai volti sorridenti doveva essere una giornata felice.
Credo sia una Pasquetta...il luogo forse è Tre Venti...dietro si vede il monte Guardia.
Ci sono i miei nonni paterni Peppino Iacono e Olimpia Feola, i miei nonni materni Salvatore Conte e Assunta Mazzella. Poi zia Francesca Iacono, sorella di mio padre, con il marito Silverio Musella. Ed ancora zio Antonino Conte, fratello di mia madre, con la moglie Carmela D'Arco. Infine i miei genitori Ciro Iacono ed Elvira Conte.


In primo piano da sinistra zio Silverio Musella, zia Francesca Iacono, la donna al centro non la riconosco, nemmeno la bambina, mia madre Elvira Conte, mio padre Ciro Iacono. 
Dietro da sinistra zia Carmela D'Arco, zio Antonino Conte, nonna Assunta Mazzella, nonno Salvatore Conte, nonna Olimpia Feola, nonno Peppino Iacono e il signore a fianco non lo conosco
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