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domenica 12 luglio 2026

Da Ponza a Ingeniero White

 Ci fu una vera catena migratoria da Ponza verso Ingeniero White, località dell'Argentina.  Iniziò già nei primi anni del '900 e poi continuò poichè furono chiamati a trasferirsi anche i loro parenti.

I vincoli di parentela in quel luogo si rafforzarono ancora di più e pregavano San Silverio attraverso un'immagine, un quadro finchè nel 1928 arrivò la statua del Santo. 

Oggi fanno una bella processione di San Silverio prima per le strade del paese poi viene portato su un'imbarcazione a benedire il mare. A Ingeniero White si festeggia però in autunno, a novembre o nei primi giorni di dicembre, poichè a giugno fa freddo da loro.

A Ingeniero White molti cognomi sono ponzesi come Aversano, Conte, Onorato, Califano, Feola...


Questa bella signora era Assunta Conte che sposò Agostino Aversano. A Ponza lei abitava a Frontone mentre Agostino sopra Giancos (Per gentile concessione di Maria Cristina Aversano, la figlia)


Maria Cristina Romano, madre di Assunta Conte, arrivò in Argentina nel 1948


In questa foto ci sono anche Assunta Conte, sua madre Maria Cristina Romano


Silverio e Josè Aversano in testa alla processione di San Silverio, 1961


Claudio Onorato porta la statua di San Silverio, 25 novembre2007

(Foto tratte dal libro di Susana Beatriz Martos "San Silverio El origen de una hermandad")

domenica 4 gennaio 2026

Una storia di ponzesi in America

 Sono tante le storie di emigrazione di italiani verso l'America in cerca di fortuna e benessere.


Questa è la storia di una famiglia ponzese che abitava in località Santa Maria in via Staglio.
Genoveffa Pepe nata a Ponza nel 1935 ha appena compiuto 90 anni e da 70 vive negli Stati Uniti. In questa occasione racconta la storia della sua famiglia.
I suoi genitori erano Fulvia Mazzella di Ponza e Antonio Pepe di Napoli ed era una guardia. Ebbero tre figli, Genoveffa, Tony, e Rosa. Lui era fascista e fu inviato all'estero a combattere in guerra.
Del periodo vissuto a Ponza Genoveffa ricorda quando Mussolini venne mandato a Ponza dopo il 25 luglio in una casa sulla spiaggia di Santa Maria. Ricorda anche la fuga nella Grotta del Serpente per trovare riparo quando suonava l'allarme e proteggersi in caso di bombardamenti. Ma la guerra portò anche fame poichè i viveri scarseggiavano e Fulvia, sua madre, si ritrovò sola con tre figli. 
Sperava che la famiglia di Antonio a Napoli avrebbe potuto aiutarla quindi lasciò Ponza di notte su una barca da pesca, viaggiarono a luci spente per non essere localizzati. Purtroppo la famiglia di Antonio non potè fornire alcun aiuto perchè Napoli era stata colpita duramente e lui era prigioniero.
Dopo la guerra Fulvia e i figli finalmente si ricongiunsero con Antonio grazie alla Croce Rossa, ebbero altri tre figli a Napoli. 
I genitori di Fulvia, Salvatore e Genoveffa Mazzella erano negli Stati Uniti e li aiutarono con i documenti per farli emigrare. Nel luglio del 1955 Fulvia, Antonio e i loro sei figli giunsero in America a bordo della nave Conte Biancamano. In America ebbero un altro figlio che purtroppo morì l'11 settembre.
La figlia Genoveffa si sposò nel 1959  nel Bronx con Lino Palmieri, originario di Torrice in provincia di Frosinone, purtroppo, scomparso nel 2022.  
In questo video il racconto di Genoveffa Pepe

La casa in Via Staglio, in località Santa Maria, all'isola di Ponza

La casa di via Staglio dove c'era negli anni '20 e '30 un negozio di generi alimentari di proprietà dei genitori di Fulvia, Salvatore e Genoveffa Mazzella


Fulvia, madre di Genoveffa Pepe, con sua madre, sua sorella e un'amica a Ponza, fine anni '20

Antonio Pepe


Fulvia Mazzella


Matrimonio di Fulvia e Antonio 1935, si sposarono alla chiesa di Ponza porto



Fulvia e Antonio a Ponza con i loro figli Genoveffa e Tony. Fulvia era incinta di  Rosa, 1939 circa


L'ingresso della Grotta del Serpente dove  cercavano rifugio durante gli allarmi aerei sull'isola






I 90 anni di Genoveffa Pepe, nata a Ponza festeggiata negli Stati Uniti da figli, nipoti e pronipoti

(Per gentile concessione di Johnmichael Faustini, il nipote)

mercoledì 15 marzo 2023

Partono i bastimenti, pe' terre assaje luntane...

 Il problema della migrazione è esploso in tutta Europa in questi ultimi anni.

E' un vero e proprio esodo.
Scappano dal loro paese perchè c'è la guerra, sono perseguitati, non solo per la povertà.
Anche gli italiani, soprattutto nel primo Novecento, hanno lasciato l'Italia creando un notevole flusso migratorio verso l'America.
Qualche anno fa, a Ponza, c'è stata proprio una mostra dedicata a questo fenomeno ed era molto interessante.
Sarebbe stato bello se all'interno ci fosse stata una sezione dedicata ai ponzesi emigrati.
Anche da Ponza c'è stato un grande flusso migratorio non solo verso gli Stati Uniti, ma anche verso l'America Latina soprattutto l'Argentina.

Così scrive Ernesto Prudente nel suo libro Miscellanea: "...Ne prese una a caso e se la mise davanti per leggere. "Italiani a New York" era il titolo.
Incominciò a leggere: "Nel 1950 la città più popolata di italiani era New York non Roma, Milano o Napoli, si calcolava che tra "paisani" partiti alla disperata, tra la prima e la seconda guerra mondiale, tra i loro figli e loro nipoti, nati sotto i grattacieli di Manhattan, vivessero circa tre milioni di persone do sangue italiano. La "pipeline" umana di contadini napoletani, siciliani, lucani, calabresi senz'altra dote se non la forza delle braccia e la volontà nel lavoro aprì i suoi rubinetti agli inizi del secolo passato, quando New York chiedeva continuamente manovalanza necessaria per i suoi lavori pubblici e per le costruzioni edili che l'avrebbero ingigantita. Gli italiani accorsero a frotte."
Non ebbe bisogno di leggere l'intera pagina per capire quello che descriveva. Lo prevedeva perchè lo sapeva. Glielo avevano raccontato quei tanti ponzesi che, anche loro, sin dall'inizio del secolo, erano passati in quel tubo arrugginito ed erano ritornati nella loro isola per godersi il meritato riposo dopo anni e anni di lavoro in galleria per estrarre minerali o nello scavamento di terreno per porre le fondamenta di nuovi palazzi. Erano quelli che mettevano la pentola sul fuoco una volta la settimana. Lo aveva sentito dalla viva voce di tanti altri ponzesi, quelli che avevano deciso di continuare a vivere negli Stati Uniti dove avevano trasferito la loro famiglia e che, di tanto in tanto, ritornavano a Ponza. Li aveva visti di persona quando aveva accompagnato, nell'immediato dopoguerra, un cugino in partenza dal porto di Napoli. Salivano la scala dell'Andrea Doria con in mano una valigia di cartone tenuta chiusa dallo spago. Li aveva visti salutare, straziati, dalla ringhiera della passeggiata della nave, i parenti che stavano sulla banchina. La crudeltà del distacco era testimoniata, oltre che dalle lacrime, da quel lento sventolio di fazzoletti che non nascondeva, ne poteva nascondere, la forte e profonda commozione.
Erano troppi sulla loro piccola isola."

Qualche foto di ponzesi in partenza da Napoli per l'America, anni '30


Silveria Albano, in bianco, rappresentante per l'isola di Ponza  a Napoli della Società di Navigazione Italia, con i ponzesi in gita a Pompei prima d'imbarcarsi sul piroscafo "Conte Biancamano" anni '30


Silveria Albano, figlia di Lucia Conte, con dei ponzesi in partenza per le Americhe da Napoli con il "Conte Biancamano"


Silveria Albano con i ponzesi forse davanti al portone degli uffici della Società di Navigazione Italia in piazza Borsa a Napoli, anni'30.


Gente di Ponza prima d'imbarcarsi per New York, 1932

(Per gentile concessione di Eduardo Filippo)





Alcune foto di quella mostra, tenuta all'isola di Ponza, dedicata al flusso migratorio degli italiani verso l'America (Foto di Marianna Licari)





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