Negli anni '60 solcava le acque dell'isola di Ponza una splendida barca a vela con un albero altissimo, l'Astra.
Io ricordo che la ammiravo dal balcone di casa mia quando era in rada, davanti alle Grotte Azzurre.
Nel periodo che veniva a Ponza apparteneva al Conte Matarazzo che spesso scendeva a terra per gustare le prelibatezze dei ristoranti l'Aragosta e l'Ippocampo, che erano situati in piazzetta.
Altri tempi...altra gente!!!
Questa è una barca d'epoca con una storia
Ci racconta qualcosa di questa barca un articolo tratto dalla rivista "Nautica"del 2016:
"L'AGO NEL VENTO
A vederla da sola non si direbbe, ma basta che si avvicini ad una qualsiasi delle altre barche in regata, perchè ci si renda conto delle immense dimensioni del suo albero e del suo scafo. Basta poi un’aria leggera perché inizi a fendere le onde a velocità incredibili. Del resto «Astra» é nata per quello e, nonostante sia ormai in età pensionabile, le sue prestazioni non sono certo calate, anzi, certe migliorie tecniche moderne, inevitabili nonostante l’oculatezza storica adottata per il restauro, ne hanno accresciuto la manovrabilità.Certo ci sarebbe piaciuto vederla in manovra con quegli equipaggi, numerosi come un piccolo paese, necessari ad utilizzare le manovre quando queste erano tutte a mano. Ora i winch elettrici tolgono molto del fascino dato dagli sforzi comuni. Quei bei grappoli di uomini, impegnati ad issare le vele immense, non si formano più. Naturalmente non tutto è così semplice, bisogna farci un pò la mano, specie con quella randa grandissima inferita su un boma infinito e quelle scottone grosse come un polso, ma una volta acquistato il ritmo, le sensazioni sono comunque inenarrabili.
Il tempo di «Astra» era un’epoca di grandi entusiasmi e di grandi cambiamenti, la fine degli anni trenta, con il proibizionismo ormai sulla via del tramonto ed il charleston in pieno furore. Con l’America prostrata dalla crisi del ’29 ed i personaggi alla Grande Gatsby in grado di permettersi tutto il pensabile, anche le più belle barche del mondo. Era l’era dei Thomas Lipton, Harold Vanderbilt e T.O.M. Sophwith, che dopo dieci anni di sosta ripresero ad affrontarsi nelle regate di Coppa America e per farlo idearono una nuova stazza: i classe J. Alcuni furono costruiti apposta, altri, quelli a cui la stazza si era ispirata, furono adattati ai nuovi parametri e vinsero molto, anche se se non ebbero mai la gioia di disputarsi la «Vecchia Brocca» ormai quasi centenaria.
Mortimer Singer non ha bisogno di presentazioni, visto che il suo cognome continua ad essere scritto sulla maggior parte delle macchine da cucire vendute al mondo. Il suo amore per il mare e la navigazione si estrinsecò, dopo varie esperienze, nell’ordinazione nel 1928 al Cantiere Camper & Nicholson di Ghosport di una barca di 35 metri, secondo la regola di stazza chiamata «International Rule», definita nel 1907 e modificata proprio in quell’anno. «Astra», nata dalla matita del progettista di casa Charles E. Nicholson, si mostrò subito particolarmente dotata con aria leggera e fin dalle prime regate fu una delle barche più veloci del Solent Nella sua bacheca iniziarono così ad accumularsi i trofei.
Nell’estate del 1928, la sua prima stagione di gare, vinse ben cinque regate in tempo compensato battendo scafi prestigiosi, come il «Britannia», quello reale, « Shamroch», «Cambria» e «Westward». Avrebbe bissato la sua prestazione anche nell’anno successivo, ma la morte dell’armatore la fece ritirare dalle regate, quando aveva già vinto ben quattro delle cinque prove disputate. Così «Astra» andò in disarmo, finché non fu acquistata da Howard Frank, che di li a poco la cedette a Hugh Paul. Questi, appassionato di regate, la fece modificare sia nello scafo che nel piano velico, adeguandola a le nuove regole che erano state stabilite per la Coppa America con l’intervento di Sir Thomas Lipton.
Anche lui aveva fatto costruire il suo quinto «Shamrock» secondo quella stazza per andare a provare inutilmente a conquistare il trofeo delle cento ghinee. I classe J durarono solo sette anni, per tre edizioni della Coppa, ma « Astra» continuò a vincere, aggiungendo al suo palmares il prestigioso trofeo della King’s Cup, vinto per tre anni consecutivi e, nel 1934, anche la classifica finale di tutte le regate estive, battendo i più moderni classe J come «Valsheda» e l’«Endeavour», quello che contro il «Rainbow» americano era riuscito a vincere ben due regate di Coppa America e lo stesso «Shamrock V».
Ancora nel 1935 conquistò il posto d’onore nella stessa classifica, poi nel 1937, quando le Big Boat si stavano avvicinando al declino, il suo armatore la promosse sua residenza estiva e barca appoggio di «Little Astra», un 12 metri stazza internazionale con cui Hugh Paul continuò a regatare fino agli inizi della seconda guerra mondiale.
Ritroviamo le due barche nel dopoguerra in Mediterraneo, dove «Little» Astra» continuò a regatare, mentre lo splendido albero di «Astra» si ruppe e la barca fu armata più comodamente a Yawl, dal suo nuovo armatore, il conte Materazzo che la utilizzò solo per navigazioni crocieristiche nel Tirreno con base a Salerno. Scomparso anche questo armatore «Astra» conobbe il suo più tetro declino, abbandonata in un capannone, completamente disarmata e rovinata, sia nello scafo che sulla coperta, dalle intemperie e dall’incuria.
Bisogna attendere il 1983, l’anno dell’avventura di «Azzurra» a Newport, perchè qualcuno si accorga di quello splendido scafo che giaceva morente, se ne innamori e pensi di restaurarla. «Astra « fu così acquistata da Giancarlo Bussei, rimorchiata a La Spezia ed affidata alle sapienti mani delle maestranze del cantiere Beconcini.
È l’architetto Ugo Faggioni a guidare il restauro eseguito studiando fotografie ed i pochi disegni dell’epoca ritrovati. L’attento lavoro degli artigiani ridonò alle vecchie ordinate la pelle originale e le forme di una volta. Arduo fu il lavoro di eliminazione delle strutture aggiunte e di ripristino delle attrezzature modificate. Il piano velico soprattutto venne riportato a quello della stazza J, anche se l’albero montato non fu più quello di legno, lungo 50 metri, che fa bella mostra di se all’interno di Porto Cervo, ma uno altrettanto alto, pur se moderno e in alluminio.
Nei quattro anni che occorsero per il restauro, fu anche aggiunta una seconda tuga per accogliere la sala nautica con tutti i più moderni apparecchi elettronici per la navigazione. Nel 1988 finalmente «Astra» torna in mare a navigare ed a regatare. Nel 1989 inizia una lunga crociera che la porta, attraverso l’Atlantico, prima ai Caraibi e quindi, lungo le coste americane fino al santuario di Newport, che gli era stato negato negli anni trenta e dove finalmente riesce a regatare di nuovo, dopo più di 50 anni, con «Endeavour» e «Shamrock V», anch’essi completamente restaurati. Rientra quindi in Mediterraneo dove si ritrova a gareggiare con una delle sue antiche concorrenti: «Candida», molto simile a lei, essendo stata costruita dallo stesso Camper & Nicholson nel 1929.
Devono però passare altri due anni di completo abbandono prima che, nel 1993, venga acquistata da Giuseppe Degennaro che la fa ripristinare completamente, dotandola anche di vele nuove e la riporta ad essere la regina delle regate dedicate alla sua classe. Così «Astra» é finalmente tornata ai suoi antichi splendori, con gli austeri interni dotati dei più moderni confort, anche se ancora illuminati dai lucernari sui cui vetri spiccano le incisioni di pagine del libro di Peter Pan e di altre favole per bambini, amorevolmente coccolata da un vero appassionato del mare come è il suo armatore, che ha deciso di adottarla come sua residenza marina."
Sarebbe bello trovare qualche foto dell'Astra nella rada dell'isola di Ponza.
L'Astra durante una regata





L’articolo contiene alcune piccolissime imprecisioni che meritano una rettifica in merito all’armamento a yawl e all’indicazione della base dell’imbarcazione; per il resto, esso risulta godibilissimo e preciso.
RispondiElimina«Astra», cutter da regata del 1928 costruito da Camper and Nicholsons, entrò nella nostra famiglia nel 1953, e non nel 1952 come talvolta riportato in altre fonti. Per maggiore precisione, l’armatore era il mio bisnonno, Francesco Matarazzo, Conte di Licosa, e non suo nipote Andrea, come talora indicato. È invece vero che Andrea Matarazzo, in onore di suo padre, il senatore Paolo Matarazzo, organizzò la prima Coppa dei Tre Golfi, regata tuttora disputata e che, secondo sua espressa volontà, prevede una boa del percorso collocata proprio dinanzi a San Marco di Castellabate, paese natale del mio bisnonno Francesco Matarazzo. «Astra» partecipò inoltre con regolarità alla Festa di San Marco a Castellabate.
Durante il periodo familiare, inizialmente l’imbarcazione fu impiegata anche nelle regate e prese parte a manifestazioni quali la stessa Coppa dei Tre Golfi, nel corso delle quali «Astra» navigava con ospiti ed equipaggio, pranzando a bordo, regolarmente seduti, dapprima in tight e poi cambiandosi in cravatta bianca la sera, mentre l’equipaggio era impegnato nella competizione, che durava più di un giorno.
Parallelamente, essa fu utilizzata per la navigazione privata nel Mediterraneo, con lunghe stagioni di crociera tra Capri, Ischia e Ponza. Di quegli anni rimangono numerose fotografie e pellicole, tuttora conservate negli archivi di famiglia.
In origine l’albero di «Astra», nel 1928, era il più alto mai installato a bordo di uno yacht da crociera sino ad allora. Ritengo, pur senza assoluta certezza, che esso fosse stato successivamente accorciato negli anni Trenta al fine di conformarsi ai regolamenti della Classe J.
Nel 1954, durante la seconda tappa della Coppa dei Tre Golfi, «Astra» subì la rottura della parte superiore dell’albero che, nel cadere, provocò gravi danni al fasciame. Le riparazioni e la realizzazione di un nuovo albero in abete, se ben ricordo, furono eseguite da Basilio Postiglione, amico di mio nonno Ermelino Matarazzo, figlio dell’armatore.
Basilio costruì altresì altri splendidi yacht per la pesca d’alto mare, passione di mio nonno Ermelino, e modificò anche un elegante Kitalpha; imbarcazioni che portavano tutte il nome Elaga. Uno dei marinai di «Astra», Giovanni Ramaglia, ricevette poi in dono un locale alla Riviera di Chiaja, ove aprì il noto ristorante Da Dora, dal nome della moglie di Gianni, cuoca a bordo di «Astra».
RispondiEliminaPoco dopo gli eventi sopra descritti, all’inizio degli anni Settanta (1970 o 1971), l’imbarcazione venne trasformata dal suo armo originario. Le ragioni non furono la rottura dell’albero principale, come da taluni suggerito, poiché esso era già stato riparato nel 1955. La ragione reale della trasformazione dell’armo non fu di ordine tecnico; mia nonna, nuora dell’armatore, detestava profondamente l’imponente armo da cutter, poiché sotto la pressione del vento lo scafo assumeva una forte sbandata, sino a far correre l’acqua lungo il pagliolato. Tale comportamento la spaventava al punto da indurla a rifiutarsi di salire a bordo, privando di fatto mio nonno della possibilità di trascorrere il tempo in famiglia senza continue apprensioni, patemi d’animo e “putecarelle”. La scelta del riarmo fu quindi, nella sostanza, una concessione alle obiezioni di mia nonna, più che la conseguenza di una reale impossibilità tecnica di reperire un albero in abete adatto.
In una prima fase l’imbarcazione fu riarmata a ketch, con albero maestro più corto e mezzana posta davanti all’asse del timone, nel tentativo di renderla più docile e maneggevole. Tale configurazione si rivelò tuttavia insoddisfacente, poiché sbilanciava la navigazione, lasciando un’eccessiva superficie velica davanti all’asse del timone. In ambito familiare, ogni domenica, nascevano animate discussioni in merito, finché si ritenne che un armo a yawl fosse più adatto, in quanto la mezzana, molto più contenuta, con l’albero più corto e posta dietro l’asse del timone, garantiva un miglior equilibrio e assetto senza aggiungere spinta o complessità superflue. Il successivo riarmo a yawl ebbe quindi luogo l’anno successivo (1973?) e rese il piano velico aggiuntivo prevalentemente strumento di governo piuttosto che di propulsione, lasciando che la potenza provenisse dall’albero maestro e rendendo finalmente l’imbarcazione adatta a una navigazione crocieristica tranquilla.
Può forse interessare che, prima del riarmo, la Marina Militare italiana, per il tramite di un ammiraglio amico di mio nonno Ermelino, tentò di acquistare «Astra» dal padre con l’intento di trasformarla in nave scuola per giovani ufficiali, ma l’operazione non ebbe seguito.
Infine, contrariamente a quanto riportato, in quel periodo «Astra» non ebbe mai base a Salerno, bensì sempre a Mergellina, quando la nostra famiglia disponeva di accesso diretto al porticciolo di Mergellina, sottostante al palazzo di famiglia (denominato da mia bisnonna “villa di città”) e accessibile a piedi scendendo lungo il colle di Posillipo dal palazzo stesso. Villa Matarazzo, appunto.
Nel 1979 lasciai l’Italia per essere mandato a studiare in collegio in Inghilterra e, al mio ritorno il primo Natale, scoprii che «Astra» era stata acquistata da un tal Giovanni Iemma. Ricordo i pianti; per consolarmi mio nonno mi regalò la campana che era stata rimossa, campana che conservo tuttora.
Dopo un paio di stagioni dedicate alla navigazione, l’imbarcazione venne infine alata presso il Cantiere Gatto a Salerno ed è dunque possibile che da qui nasca parte della confusione successiva. Ricordo che mi venne detto che fosse stata disalberata.
Grazie mille!!!
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