Dietro ogni porta c'è un universo, a volte non sappiamo cosa c'è all'interno, possiamo solo immaginarlo.
A Ponza ce ne sono alcune interessanti, qualcuna ormai non c'è più.
Custodiscono le tradizioni, la cultura ma anche i valori di un luogo.
Sono la storia di un territorio.
Ecco qualche foto:
Questa è la porta dell'antica falegnameria Pacifico in via Nuova
Questo portoncino appartiene ad una casa sugli Scotti "a priezza"
Molto bello questo portoncino in via Madonna
Questa porta è sulla strada collega la Dragonara con quella dell'Acquedotto
Questa porta mi è molto cara. Era la porta del magazzino in cui mio padre, Ciro Iacono, costruiva le barche. Purtroppo non c'è più...
Portone di un palazzo signorile in via Madonna
Il portone del palazzo Martinelli a Sant'Antonio
Il portone del palazzo rosa in via Parata
Portoncino in via Nuova
"L'incanto della natura, il mistero affascinante che l'avvolge sono forse l'unica chiave di cui disponiamo per cercare di aprire la porta che ci separa dalla verità."
Romano Battaglia
venerdì 11 ottobre 2019
mercoledì 9 ottobre 2019
A' Marenelle di muorte
Un tempo con una barchetta a remi potevi gustare ogni angolo, ogni anfratto della nostra bellissima isola di Ponza.
Non dovevamo nemmeno andare lontano, avevamo tutto a portata di mano, c'erano spiagge meravigliose, grotte incantate dove potevi fare il bagno.
Ricordo che con la barchetta a remi si andava alla Marenelle di muorte chiamata anche marina di Suppènza.
Prese il nome Marenelle di muorte perchè durante la guerra stracquavano sulla spiaggia cadaveri di soldati portati dalle correnti marine.
E' una piccola spiaggia che si trova tra Giancos e Santa Maria. Un tempo, pare, si potesse raggiungere anche a piedi attraverso un sentiero.
Oggi è un'altra spiaggia perduta.
Avevamo tanto...oggi non abbiamo più niente.
La piccola spiaggia della "Marenelle di muorte"
(Estate 2019)
A' Marenelle di muorte
(Foto di Marcello Fava, estate 2019)
Barche a remi nella rada del porto di Ponza
Barchette sulla spiaggia di Santa Maria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Non dovevamo nemmeno andare lontano, avevamo tutto a portata di mano, c'erano spiagge meravigliose, grotte incantate dove potevi fare il bagno.
Ricordo che con la barchetta a remi si andava alla Marenelle di muorte chiamata anche marina di Suppènza.
Prese il nome Marenelle di muorte perchè durante la guerra stracquavano sulla spiaggia cadaveri di soldati portati dalle correnti marine.
E' una piccola spiaggia che si trova tra Giancos e Santa Maria. Un tempo, pare, si potesse raggiungere anche a piedi attraverso un sentiero.
Oggi è un'altra spiaggia perduta.
Avevamo tanto...oggi non abbiamo più niente.
La piccola spiaggia della "Marenelle di muorte"
(Estate 2019)
A' Marenelle di muorte
(Foto di Marcello Fava, estate 2019)
Barche a remi nella rada del porto di Ponza
Barchette sulla spiaggia di Santa Maria
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
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domenica 6 ottobre 2019
I Furmicule
I Furmicule così vengono chiamati nel dialetto ponzese gli scogli affioranti che per la loro forma sembrano delle Formiche.
Si trovano all'isola di Ponza, al largo della Parata, e sono il paradiso dei subacquei.
Sott'acqua c'è un arco naturale ed anche una grotta.
Quando ero piccola raccontavano che nei fondali ci fossero i resti di antiche abitazioni di chissà quale civiltà.
Un'antica leggenda racconta del mito di Tirrenide che sorgeva in queste acque.
Però sono anche degli scogli insidiosi per la navigazione infatti sono stati teatro, nei secoli, ma anche recentemente, di naufragi.
Io ricordo la motonave Maria Costanza che nell'ottobre del 1978 finì su questi scogli incendiandosi.
Negli anni '50, in una notte tempestosa, un bastimento, il San Vincenzo, cercando un ridosso naufragò su uno di questi scogli, il Catuòzzo, e persero la vita sei persone.
Gli scogli sono segnalati dal Faro della Madonna e da quello della Guardia con dei fanali a luce rossa. Quando si vedono contemporaneamente le due luci rosse significa che si è sugli scogli.
Gli scogli delle Formiche
Foto tratte dal sito info@viaggiaresempre.it
La motonave Maria Costanza naufragata sugli scogli delle Formiche
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Un bellissimo video sui fondali delle Formiche trovato su Youtube
"Immersione a Ponza. Le Formiche. Grotta di St. Andrea"
Si trovano all'isola di Ponza, al largo della Parata, e sono il paradiso dei subacquei.
Sott'acqua c'è un arco naturale ed anche una grotta.
Quando ero piccola raccontavano che nei fondali ci fossero i resti di antiche abitazioni di chissà quale civiltà.
Un'antica leggenda racconta del mito di Tirrenide che sorgeva in queste acque.
Però sono anche degli scogli insidiosi per la navigazione infatti sono stati teatro, nei secoli, ma anche recentemente, di naufragi.
Io ricordo la motonave Maria Costanza che nell'ottobre del 1978 finì su questi scogli incendiandosi.
Negli anni '50, in una notte tempestosa, un bastimento, il San Vincenzo, cercando un ridosso naufragò su uno di questi scogli, il Catuòzzo, e persero la vita sei persone.
Gli scogli sono segnalati dal Faro della Madonna e da quello della Guardia con dei fanali a luce rossa. Quando si vedono contemporaneamente le due luci rosse significa che si è sugli scogli.
Gli scogli delle Formiche
Foto tratte dal sito info@viaggiaresempre.it
La motonave Maria Costanza naufragata sugli scogli delle Formiche
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Un bellissimo video sui fondali delle Formiche trovato su Youtube
"Immersione a Ponza. Le Formiche. Grotta di St. Andrea"
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venerdì 4 ottobre 2019
L'antico mestiere dei sarti
Oggi gli abiti li compriamo già confezionati, belli e pronti.
Un tempo, a Ponza, c'erano dei bravi sarti ma pian piano questo mestiere va scomparendo.
Però c'era un qualcosa di magico vedere una sarta all'opera, un vestito che prendeva forma.
Luigi Sandolo ne ricorda alcuni nel libro Su e giù per Ponza e così scrive:
"Sarti da essere ricordati sono Giulio Matrone che aveva la caratteristica abitudine di portare il soprabito fino al 21 giugno e Raffaele Catalano di spirito faceto. A quest'ultimo nella modesta sartoria di via Nuova è subentrato il nipote Biagio Catalano detto Ninando simpatico conversatore ed ammirevole per l'attaccamento alla mamma.
Luigi Murolo con la moglie Silveria Guarino vestono da cinquant'anni quasi tutti gli uomini e le spose.
Una brava e popolare sarta recentemente scomparsa era Rosalia D'Arco Scotti."
Quest'ultima la ricordo molto bene...
Rusulina a' sarta era la mamma della mia cara amica Carla Scotti ed abitava in Via Madonna.
Ricordo che molte ragazze andavano a casa sua per imparare a cucire.
Altra brava sarta che ricordo è stata Rosa Galano da cui mia madre ragazzetta andava ad imparare i primi rudimenti di cucito.
Rosalia D'Arco Scotti (Rusulina) è stata una brava sarta oltre ad essere la mamma della mia amica Carla Scotti
Rosa Galano, la sarta
(Foto di Salvo Galano tratta dal libro "L'isola")
Rosa Galano ancora una splendida donna a quasi 102 anni
Ragazze ponzesi davanti all'agenzia di macchine per cucire SINGER a Sant'Antonio
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Un tempo, a Ponza, c'erano dei bravi sarti ma pian piano questo mestiere va scomparendo.
Però c'era un qualcosa di magico vedere una sarta all'opera, un vestito che prendeva forma.
Luigi Sandolo ne ricorda alcuni nel libro Su e giù per Ponza e così scrive:
"Sarti da essere ricordati sono Giulio Matrone che aveva la caratteristica abitudine di portare il soprabito fino al 21 giugno e Raffaele Catalano di spirito faceto. A quest'ultimo nella modesta sartoria di via Nuova è subentrato il nipote Biagio Catalano detto Ninando simpatico conversatore ed ammirevole per l'attaccamento alla mamma.
Luigi Murolo con la moglie Silveria Guarino vestono da cinquant'anni quasi tutti gli uomini e le spose.
Una brava e popolare sarta recentemente scomparsa era Rosalia D'Arco Scotti."
Quest'ultima la ricordo molto bene...
Rusulina a' sarta era la mamma della mia cara amica Carla Scotti ed abitava in Via Madonna.
Ricordo che molte ragazze andavano a casa sua per imparare a cucire.
Altra brava sarta che ricordo è stata Rosa Galano da cui mia madre ragazzetta andava ad imparare i primi rudimenti di cucito.
Rosalia D'Arco Scotti (Rusulina) è stata una brava sarta oltre ad essere la mamma della mia amica Carla Scotti
Rosa Galano, la sarta
(Foto di Salvo Galano tratta dal libro "L'isola")
Rosa Galano ancora una splendida donna a quasi 102 anni
Ragazze ponzesi davanti all'agenzia di macchine per cucire SINGER a Sant'Antonio
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
mercoledì 2 ottobre 2019
L'isola di Santo Stefano ed il legame con Ponza
Di Santo Stefano ne ho già scritto in questo blog proprio perchè è stato cappellano dell'ergastolo, per diversi anni, uno zio di mia madre, don Aniello Conte.
Mia madre, negli anni '40, è stata qualche volta da suo zio a Santo Stefano e mi ha raccontato che andavano a pregare nel piccolo cimitero dove erano sepolti i detenuti.
Ma non solo...
Racconta anche che nella chiesetta situata fuori dal carcere di Santo Stefano ha ricevuto la prima Comunione da suo zio cappellano, don Aniello Conte. La chiesetta era riservata ai dipendenti e purtroppo qualche anno fa ci sono stati dei crolli.
Il viaggiatore John Peter racconta in un libro Italie inconnue Alle isole di Ponza (Italia sconosciuta alle isole di Ponza) il viaggio nelle nostre isole nel 1895 e giunse anche a Santo Stefano.
Ecco cosa scrive: "...appena arrivato ho preso una barca per andare a Santo Stefano dove si trova un carcere durissimo ecosì tristemente noto in Italia. Santo Stefano è un tronco di cono che esce dall'acqua con la massa di lava marrone, in alcuni posti lucido come il vetro e con qua e là grotte e feritoie verticali che raggiungono il mare. Una terra nera e fertile, una massa di argilla mista a scorie appena sopra le rocce; questa terra è eccellente per la coltivazione di ortaggi. Tutto intorno l'isola le grotte scavate in riva al mare sono quasi sempre sconquassate dalle onde che le fanno franare con un rumore assordante.
I romani conoscevano Santo Stefano quantunque la loro storia non ne parli. Mi è stato mostrato nella parte dell'isola che guarda Ventotene, i resti di un'antica villa romana; ho raccolto dei bei pezzi di intonaco di vari colori.
Santo Stefano è stata utilizzata come isola di confino fin dai tempi antichi. Un Papa vi fece una prigione per sacerdoti viziosi. Ci sono ancora tracce di celle scavate nella roccia e si dice che fossero le loro abitazioni. Oggi Santo Stefano è soggiorno dei forzati.
Di solito si sale, nel lato nord dell'isola, da un'antica rampa tagliata nella roccia che parte dal piccolo approdo detto la Marinella. Altri tre percorsi, difficili, che partono dall'alto e attraversano detriti rocciosi verso Sud e Ovest conducono alle rocce giù al mare, e sono utilizzati quando per il mare grosso non è possibile l'approdo alla Marinella.
Una prigione, costruita alla fine del secolo scorso, corona Santo Stefano. I primi detenuti arrivarono nel 1795; tra loro c'era l'architetto della prigione stessa, l'ingegnere Carpi, condannato per reati politici. Questa prigione è un enorme edificio giallo, circolare e a tre piani. Le case degli amministratori sono nelle vicinanze formando una cittadella molto moderna, dipinta in grigio e rosa dalle finestre con le persiane verdi. Il contrasto dei colori e l'architettura fa capire subito dove si vive e dove si soffre."
L'isolotto di Santo Stefano (Da Ventotenemia)
L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto
L'entrata del cimitero
Ai lati c'è scritto: Qui finisce la giustizia degli uomini (a sx); Qui incomincia la giustizia di Dio (a dx)
(Foto di Giampaolo Santomauro)
Del cimitero così scrive John Peter: "E' la morte, a volte, che libera il condannato. Quando mette fine alla sua miserabile vita viene sepolto senza cerimonie ma con una certa decenza. Due detenuti portano la bara su una barella al cimitero che si trova ad Ovest dell'isola. Mettono una croce sulla tomba, si inginocchiano, pregano per il defunto e poi nell'allontanarsi levano le mani in segno di saluto, l'addio al loro compagno di sventura."
La piccola cappella all'interno del carcere dove si celebrava la messa
Com'è oggi
I resti della chiesetta in cui mia madre ha ricevuto la prima Comunione
(Da Ventotenemia)
Don Aniello Conte, ormai anziano, con la sua testimonianza, nel 1953, fece scarcerare un innocente, Carlo Corbisiero, detenuto nel carcere di Santo Stefano dal 1934 con l'accusa di omicidio
Mia madre, negli anni '40, è stata qualche volta da suo zio a Santo Stefano e mi ha raccontato che andavano a pregare nel piccolo cimitero dove erano sepolti i detenuti.
Ma non solo...
Racconta anche che nella chiesetta situata fuori dal carcere di Santo Stefano ha ricevuto la prima Comunione da suo zio cappellano, don Aniello Conte. La chiesetta era riservata ai dipendenti e purtroppo qualche anno fa ci sono stati dei crolli.
Il viaggiatore John Peter racconta in un libro Italie inconnue Alle isole di Ponza (Italia sconosciuta alle isole di Ponza) il viaggio nelle nostre isole nel 1895 e giunse anche a Santo Stefano.
Ecco cosa scrive: "...appena arrivato ho preso una barca per andare a Santo Stefano dove si trova un carcere durissimo ecosì tristemente noto in Italia. Santo Stefano è un tronco di cono che esce dall'acqua con la massa di lava marrone, in alcuni posti lucido come il vetro e con qua e là grotte e feritoie verticali che raggiungono il mare. Una terra nera e fertile, una massa di argilla mista a scorie appena sopra le rocce; questa terra è eccellente per la coltivazione di ortaggi. Tutto intorno l'isola le grotte scavate in riva al mare sono quasi sempre sconquassate dalle onde che le fanno franare con un rumore assordante.
I romani conoscevano Santo Stefano quantunque la loro storia non ne parli. Mi è stato mostrato nella parte dell'isola che guarda Ventotene, i resti di un'antica villa romana; ho raccolto dei bei pezzi di intonaco di vari colori.
Santo Stefano è stata utilizzata come isola di confino fin dai tempi antichi. Un Papa vi fece una prigione per sacerdoti viziosi. Ci sono ancora tracce di celle scavate nella roccia e si dice che fossero le loro abitazioni. Oggi Santo Stefano è soggiorno dei forzati.
Di solito si sale, nel lato nord dell'isola, da un'antica rampa tagliata nella roccia che parte dal piccolo approdo detto la Marinella. Altri tre percorsi, difficili, che partono dall'alto e attraversano detriti rocciosi verso Sud e Ovest conducono alle rocce giù al mare, e sono utilizzati quando per il mare grosso non è possibile l'approdo alla Marinella.
Una prigione, costruita alla fine del secolo scorso, corona Santo Stefano. I primi detenuti arrivarono nel 1795; tra loro c'era l'architetto della prigione stessa, l'ingegnere Carpi, condannato per reati politici. Questa prigione è un enorme edificio giallo, circolare e a tre piani. Le case degli amministratori sono nelle vicinanze formando una cittadella molto moderna, dipinta in grigio e rosa dalle finestre con le persiane verdi. Il contrasto dei colori e l'architettura fa capire subito dove si vive e dove si soffre."
L'isolotto di Santo Stefano (Da Ventotenemia)
L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto
L'entrata del cimitero
Ai lati c'è scritto: Qui finisce la giustizia degli uomini (a sx); Qui incomincia la giustizia di Dio (a dx)
(Foto di Giampaolo Santomauro)
Del cimitero così scrive John Peter: "E' la morte, a volte, che libera il condannato. Quando mette fine alla sua miserabile vita viene sepolto senza cerimonie ma con una certa decenza. Due detenuti portano la bara su una barella al cimitero che si trova ad Ovest dell'isola. Mettono una croce sulla tomba, si inginocchiano, pregano per il defunto e poi nell'allontanarsi levano le mani in segno di saluto, l'addio al loro compagno di sventura."
La piccola cappella all'interno del carcere dove si celebrava la messa
Com'è oggi
I resti della chiesetta in cui mia madre ha ricevuto la prima Comunione
(Da Ventotenemia)
Don Aniello Conte, ormai anziano, con la sua testimonianza, nel 1953, fece scarcerare un innocente, Carlo Corbisiero, detenuto nel carcere di Santo Stefano dal 1934 con l'accusa di omicidio
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