venerdì 5 aprile 2019

La fotografia ferma un istante...

La fotografia ferma un istante, un ricordo, racconta un'emozione...


Nonna Olimpia, mamma di papà Ciro, da giovane
Che bella donna!!! Io ricordo i suoi capelli bellissimi.


Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo, quando i nostri ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa

Silvana Stremiz

mercoledì 3 aprile 2019

U pantano d'ì ranocchje

All'isola di Ponza ci sono nelle campagne i pantani, che sono dei piccoli stagni, alcuni anche molto pericolosi.
In un tempo passato si sono verificati anche incidenti in cui hanno perso la vita dei bambini che ci sono finiti dentro, annegando.
Io ricordo ancora la tragedia del piccolo Pino che perse la vita in un pantano sopra Frontone. Era un mio coetaneo ed era il giorno di Pasquetta. Poteva avere circa cinque anni quando morì.
Mia madre invece ricorda di una bambina annegata in un pantano sopra i Conti, vicino alla casa di Iannella (Anna), per lei fu una cosa terribile che le è rimasta impressa nella mente.
Ma il pantano dei miei ricordi era quello delle ranocchje sulla strada per andare ai Conti. Noi ci affacciavamo per vedere le ranocchje. 
Oggi al posto del pantano c'è un'abitazione.




La casa costruita sul pantano d'ì ranocchje

(Agosto 2017)

Nota:
I ranocchje sono le rane

domenica 31 marzo 2019

Sulle tracce del passato...il culto dei morti

In questo momento il cimitero di Ponza è diventato insufficiente, non c'è più posto e  spesso si sfrattano i morti per seppellirne altri.
Ma nel Settecento i primi coloni giunti da Ischia dove seppellivano i propri cari?
Sono state trovate sepolture in diverse località dell'isola come nei pressi del porto, accanto alla chiesa, in zona Dragonara, a Santa Maria...
Il Tricoli scrive: "Solo nel 1772 venne costruito il camposanto scoverto in dorso del bagno di Pilato, cinto da un muro, con tre profonde fosse, oltre la estensione di suolo per inumarvi, nonchè quello esterno destinato per gl'impenitenti ed appestati. Sulla parte più elevata di quel luogo fu edificato quello coverto, con tre altari dedicati alla Madonna della Salvazione, a S. Lucia, ed alle anime del Purgatorio, mentre delle quattro fosse col dispaccio del 12 maggio 1792 erano classificate, una per i sacerdoti, uffiziali e notabili; la seconda per soldati e condannati; la terza per gli uomini; e l'altra per le donne e ragazzi."
E a Le Forna?
Era previsto un cimitero anche in quella parte dell'isola, accanto alla chiesa dell'Assunta, infatti si autorizzò la sepoltura con un dispaccio del 18 agosto 1801, ed il Re donò una lapide, con un'iscrizione in latino, che fece arrivare da Palermo. La lapide ora si trova nei locali che dovrebbero ospitare, si spera, il  Museo di Ponza.
Un discorso a parte meritano le Necropoli che sono situate sui Guarini ed al Bagno Vecchio degli Scotti.
Giovanni Maria De Rossi in "Ponza Palmarola Zannone" scrive: "In entrambi i casi ci si trova in presenza di tombe a camera scavate nel banco roccioso, per deposizioni miste (incinerazione ed inumazione). Sia ai Guarini che al Bagno Vecchio i sepolcri si snodano dalla sommità  lungo ai fianchi sud e sud-est dell'altura; il loro orientamento è determinato dall'orografia che imponeva lo sfruttamento dei terrazzamenti naturali e degli interposti pianori, senza l'intervento di forzature artificiali."
Il Mattei, nel 1847, così scrive della Necropoli dei Guarini: "Ma sul pendio di Chiaia di Luna non mi aspettava imbattermi nel sepolcreto Ponziano antico. Di esso mi offriva la certezza, oltre all'aspetto, anche la disposizione delle tombe, la frequenza delle medesime sulle pendici del colle, serbata la visuale della propinqua città."





Il cimitero sulla Collina la Rotonda con la Chiesetta dedicata alla Madonna della Salvazione



Iscrizione marmorea in latino proveniente dall'ex Cimitero delle Forna di Ponza (Deposito Comunale di Ponza).
Il testo dice: "Affinchè coloro che furono creati di polvere e che polvere sono tornati, in attesa della beatitudine e della gloria del Gran Dio, abbiano un seppellimento temporaneo, la beneficenza religiosa di Ferdinando IV P.F.A.Re delle Due Sicilie ha costruito questo cimitero pubblico alle Forna di Ponza. Consulente, Michele San Severino vescovo di Gaeta, nell'anno di rinnovata salute 1807."
(Da "Le isole pontine attraverso i tempi")




Necropoli sopra Chiaia di Luna, precisamente sui Guarini, disegni del Mattei, 1847









Necropoli del Bagno Vecchio

(Foto di Rossano Di Loreto, settembre 2016)

venerdì 29 marzo 2019

U lupo mannaro

Da bambini abbiamo sentito spesso raccontare del lupo mannaro che usciva nelle notti di luna piena.
Noi avevamo paura di questo essere e qualcuno sosteneva di averlo visto.
Ernesto Prudente così racconta :
"Il lupo mannaro, per quanto si possa favoleggiare, è un fatto scientifico che va sotto il nome di licantropia. Una malattia in cui chi ne è affetto cade in un delirio metamorfico e credendosi e ritenendosi un lupo ne imita, finanche, il comportamento e gli atteggiamenti. E dalla licantropia è derivata la leggenda del lupo mannaro.
Nell'occidente l'uomo si crede trasformato in lupo, in Asia in tigre e iena in Africa.
Oggi è una malattia estremamente rara che si manifesta solo in particolari casi di melancolia, una terribile malattia mentale.
Nel corso della storia, fino al diciannovesimo secolo, i lupi mannari erano numerosi. Alla prima manifestazione dei sintomi che li spingevano al delirio e che avveniva sempre in una notte di luna piena, scappavano di casa e andavano girovagando per le strade del paese.
La credenza del lupo mannaro era molto diffusa nel popolino e lo è ancora oggi anche se da decenni non se ne parla più.
Non sento più nessuno che accenni a questo argomento di cui una volta, fino agli anni della mia gioventù, se ne parlava con diffusione.
Secondo i nostri antenati, lupo mannaro si nasceva. Tra questi annotavano tutti coloro che venivano concepiti nella notte dell'Annunziata e quelli che nascevano nella notte di Natale, a mezzanotte in punto.
Si poteva diventare lupo mannaro anche con una fattura.
La fattura era una specie di incantesimo che si faceva per colpire un individuo."
"...La fattura era generalmente volta al male ma molto spesso veniva effettuata per impedire, arrestare, scongiurare gli effetti deleteri di un maleficio.
N'ate mbruoglje, un altro imbroglio, era togliere la fattura. Non era cosa semplice, secondo i fattucchieri. Era più facile farla che toglierla.
In varie località, Ponza fra queste, si ritiene che la metamorfosi sia il frutto di una malattia che va sotto il nome di mal di luna. Nelle notti di plenilunio il malato esce, scappa dalla casa, urlando, dimenandosi per le strade.
Si raccontava anche che per liberare un lupo mannaro dal suo destino bisognava pungerlo in modo tale da fargli uscire il sangue.
 Ma esiste il lupo mannaro?"
Si racconta che la persona, il lupo mannaro, dopo essere stato punto e fatto uscire il sangue, ritornava in sè supplicando che non fosse svelato questo terribile segreto.













Una notte di Luna piena
(Foto di Rossano Di Loreto)

mercoledì 27 marzo 2019

Antiche leggende: la Grotta del Tesoro

Sotto il promontorio di Forte Papa c'è una grotta chiamata di Zì Teresa o del Tesoro.
Ecco a tal proposito cosa ho trovato nel libro di Silverio Mazzella In barca per Ponza Palmarola e Zannone: 
" Il tesoro del Galeotto.
Tramanda l'antica leggenda che un galeotto, ospite delle carceri dell'isola, prima di morire volle ricompensare il suo fedele compagno di cella con l'indicazione di un tesoro da lui nascosto - migliaia di scudi d'oro - ottenuti dal ricavato della vendita di suppellettili sacre rubate. Dopo il primo tentativo fallito, al galeotto superstite non restò che aspettare tempi migliori. E vennero. L'amicizia con un nuovo galeotto in fama di grande mago, da poco giunto nell'isola, lo incoraggiava nella ricerca che, spiegava ora l'esperto, per ottenere successo bisognava sacrificare l'anima innocente di un bambino alle potenze del male. Ma le chiacchiere divulgatesi dal carcere per tutte le famiglie dell'isola, avevano creato un via vai per la grotta che avevano insospettito le autorità, che ne avevano alfine proibito l'accesso. E il tesoro, conclude la storia, è rimasto nella grotta, senza che nessuno sia mai riuscito a recuperarlo."
Il Tricoli nella sua Monografia per le isole del gruppo ponziano a proposito della Grotta del Tesoro così scrive: "Con più sicurezza si fa supporre che nella caverna subacquea e sottoposta al Fortepapa,  vi sia un deposito di tre casse di verghe d'oro d'immenso valore, che si dicono nascoste vari secoli dietro da un negoziante, che presso quei mari veniva inseguito da altro legno corsaro."
Quindi il tesoro era di un galeotto o di un negoziante???
Non lo sapremo mai...


Tra queste rocce c'è la Grotta del Tesoro









Forte Papa

(Agosto 2016)
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