lunedì 30 luglio 2018

Delfini nelle acque di Ponza

I vecchi pescatori dicevano: A fère pòrte a campà 'u pescatore (il defino porta da vivere al pescatore) perchè blocca i pesci in migrazione  spingendoli  verso la costa.
Nelle acque delle isole Ponziane spesso si possono incontrare fère così viene chiamato il delfino nel dialetto ponzese. Nuotano davanti alla prua delle imbarcazioni e spesso si fanno trasportare dalle onde.


Avvistamento di delfini tra Cala Gaetano e l'isolotto di Gavi
4 giugno 2013
(Video tratto da Youtube)

lunedì 23 luglio 2018

Sono passati settantacinque anni...

In questi giorni ricordiamo una pagina tristissima della nostra isola, l’affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943, a due miglia dall’isola di Ventotene.
Mirella Romano in quell’affondamento ha perso il papà, Carmine, finanziere di 31 anni e dopo tanti anni grazie alle sue ricerche, alla sua tenacia è riuscita a raggiungere un obiettivo prefissato da tanto tempo, cioè conoscere la verità.
Per anni erano circolate voci e leggende ma nessuna verità sull’accaduto.
Durante una vacanza a Ponza, il sottotenente di vascello Giulio Cargnello, responsabile dell’archivio storico del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, incontrò Mirella e prese a cuore la sua storia.
Nell’archivio riescì a ritrovare l’incartamento riguardante il Santa Lucia.
Finalmente la verità!
È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Io però ho una testimonianza di mia madre Elvira di ciò che accadde quella mattina.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Racconta che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Racconta anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricorda perfettamente quell’orrore.
Sono andata a visitare anni fa la stanza dove sono raccolti i reperti ritrovati in fondo al mare del Santa Lucia. Ci sono innumerevoli oggetti, le foto delle persone disperse in mare, articoli di giornale ma quello che mi ha più colpita è il cappottino di Mirella. Suo padre glielo aveva regalato prima di morire ( lei aveva due anni ) e che sua madre aveva conservato gelosamente per tanto tempo.
E' giusto ricordare...anche se sono passati settantacinque anni.



Il piroscafo Santa Lucia



Il piroscafo santa Lucia mentre entra nel porto di Ponza



Il Santa Lucia in un dipinto di Luca Ferron



domenica 15 luglio 2018

A Madonne u Carmene

A Madonne u Carmene viene festeggiata il 16 luglio, a Ponza, davanti ad alcune edicole votive.
La festa che io ricordo di quando ero bambina era quella che si faceva sulla scalinata del Giudicato dove c'è un'edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine.
Sulla loggia venivano messe tante bandierine colorate per la gioia di noi bambini e davanti all'edicola della Madonna vasi con fiori freschi.
Nelle case preparavano dolci da offrire ed io ricordo con nostalgia le nocchette di nonna Olimpia.
Una squisitezza!!!
Poi non si è più festeggiato perchè una parte delle case crollò ma l'edicola c'è ancora.
Sulla Parata si festeggiava davanti all'edicola collocata sul muro della casa di Ntunètte e Tatore Rispoli. Ci tenevano tanto a questa festa...
Oggi, forse, recitano ancora il Rosario e cantano delle belle canzoni dedicate alla Madonna.
Anche su Via Corridoio c'è un'edicola dedicata alla Madonna del Carmine.
Le edicole votive sui muri delle abitazioni o nei cortili, un tempo, erano luoghi di aggregazione.



Il panorama dal palazzo del Giudicato



Il quadro d'a Madonne u Carmine nella scalinata del Giudicato






L'edicola votiva con a Madonne u Carmene in via Corridoio



A Madonne u Carmene in via Parata

venerdì 13 luglio 2018

Arète a Caletta

Arète a Caletta, un tempo, facevamo bagni bellissimi.
Una spiaggia situata dietro al Lanternino con una sabbia soffice con la quale facevamo meravigliosi castelli di sabbia.
Oggi, purtroppo, non esiste più, è tutta cementata, piena di barche...chissà cosa direbbero le persone ritratte in queste fotografie nel vederla nelle condizioni attuali.
Avevamo tanto...oggi non abbiamo più niente


Proprio dietro al porto c'era un gioiello di spiaggia, la Caletta


Spiaggia della Caletta 1917...da notare i costumi di un tempo



Una barchetta a remi alla Caletta


Un gruppo di bagnanti alla Caletta...qualche persona si riconosce


Bagnanti nelle acque della Caletta


Grazie a Giovanni Pacifico che con pazienza certosina ha raccolto in un Archivio fotografico la storia di Ponza, la nostra storia.


mercoledì 11 luglio 2018

'A nasse

Cos'è 'a nasse?
E' un attrezzo da pesca.
Ci racconta tutto Ernesto Prudente che così scrive: La nassa è una cesta intrecciata con rami di mirto, giunchi e canne tagliate a listelli. E' composta da due parti unite saldamente da sembrare un tutt'uno. La parte esterna, a forma di campana,  da cui il nome, ha una apertura al vertice che serve per fare uscire la preda catturata e per introdurre l'esca.E' dotata di coperchio, una porticina che rimane chiusa durante la pesca. La parte interna, a forma conica, ha la base leggermente inferiore a quella della campana perchè possa entrarvi ed essere ad essa legata in modo da formare un corpo unico. Il vertice termina con le punte dei vimini che convergono a cono senza essere legate perchè devono costituire un ostacolo per l'uscita dei pesci che sono penetrati all'interno.
Una volta, prima della invenzione della rete, qualsiasi tipo di pesca veniva effettuata con le nasse per cui le si costruiva a seconda del tipo di pesca da effettuare. Le nasse venivano impiegate, secondo la formazione del fondale marino, a gruppo di due o più di due. Raramente veniva calata da sola.
Il ritiro delle nasse avveniva giornalmente. Prima di portarsi sul luogo dove avevano affondato le nasse per tirarle, i pescatori tiravano le reti per racimolare l'esca. Il tiro di qualsiasi attrezzo avveniva a braccia. Di quei tempi non esistevano verricelli e scandagli. Il fondo marino si conosceva con l'uso delle coffe. Nel ritirarle, quando l'amo rimaneva impigliato in qualche ostacolo, che in genere era lo scoglio, si facevano dei rilevamenti a terra per stabilire la posizione.
La bravura di un pescatore consisteva proprio nella sua capacità di leggere il fondo marino.
A Ponza costruisce ancora le nasse Benedetto Sandolo nella curtègle (cortile) dell'antico palazzo Irollo.






Benedetto Sandolo mentre costruisce le nasse
(Estate 2015)
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