Il grande sismologo, Giuseppe Mercalli, visitò Ponza nel 1892, dopo le scosse di terremoto che impaurirono gli isolani.
In Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza oltre a scrivere dei terremoti fa una bella descrizione delle isole.
Descrive molto bene le rocce ed anche dei dicchi di Ponza.
Ecco cosa scrive:"Meravigliosi sono i dicchi di Ponza e la loro potenza. Alla Cala d'Inferno ne osservai uno di riolite che ha una trentina di metri di spessore nella sua parte inferiore e va allargandosi verso l'alto. Questo dicco, che s'innalza quasi perfettamente verticale dal livello del mare fin verso la cima di M.Schiavone (156 m.) è incassato nel tufo trachitico inferiormente e denudato nella sua parte più elevata.
Secondo Doelter, alcuni di questi dicchi in alto si sono estesi a modo di corrente e quasi tutti possono riferirsi a due centri di eruzione situati sulla costa orientale, uno dei quali è il porto di Ponza, ritenuto di già come cratere da Dolomieu, mentre l'altro si trova alquanto più verso nord presso Cala d'Inferno."
Dicco di riolite alla Cala d'Inferno
(Foto di Rossano Di Loreto, novembre 2015)
Nota:
Il dicco è, in geologia, un corpo roccioso, costituito da un'intrusione di origine ignea, generalmente ad andamento prossimo al verticale, in una fessura tra gli strati (intrusione discordante) di rocce sedimentarie; successive deformazioni tettoniche possono orientare diversamente il dicco.
(Wikipedia)
Altra Nota:
Giuseppe Mercalli divenne celebre per la scala che porta il suo nome (Scala Mercalli) che misura l'intensità delle scosse sismiche in base agli effetti prodotti.
mercoledì 14 febbraio 2018
domenica 11 febbraio 2018
La Parata...che meraviglia!!!
Purtroppo, ahimè, non si può scendere in spiaggia dal settembre 2009 per pericolo di frane. Ormai è difficile pure affacciarsi perchè il muretto è transennato da tanti anni.
Un belvedere bellissimo che fa incantare chiunque si trovi a passare da quelle parti, il mio luogo del cuore.
I pescatori, un tempo, si affacciavano per vedere il mare e decidere poi se uscire a pesca, quindi un punto nevralgico per la loro attività.
In questo momento i gabbiani sono i padroni,volano indisturbati e fanno sosta su Pizzo Papero, si godono la tranquillità.
Questo angolo di Ponza si chiama Parata dal termine "apparata" perchè i ponzesi mettevano delle reti per catturare le quaglie nel periodo migratorio.
Erano tempi di fame e miseria, la carne scarseggiava e i volatili erano cibo prezioso.
Un belvedere bellissimo che fa incantare chiunque si trovi a passare da quelle parti, il mio luogo del cuore.
I pescatori, un tempo, si affacciavano per vedere il mare e decidere poi se uscire a pesca, quindi un punto nevralgico per la loro attività.
In questo momento i gabbiani sono i padroni,volano indisturbati e fanno sosta su Pizzo Papero, si godono la tranquillità.
Questo angolo di Ponza si chiama Parata dal termine "apparata" perchè i ponzesi mettevano delle reti per catturare le quaglie nel periodo migratorio.
Erano tempi di fame e miseria, la carne scarseggiava e i volatili erano cibo prezioso.
mercoledì 7 febbraio 2018
Ho fatto un sogno!!!
Ho fatto un sogno!
Ho sognato di entrare in un luogo immenso, da paragonare ad una cattedrale, ma che un tempo era una grande Cisterna d'acqua. Poi nel tempo è stata trasformata in Bagno penale dove venivano alloggiati i Forzati che servivano per la costruzione del porto di Ponza. I nostri vecchi, quelli rimasti ancora in vita, ricordano ancora di quando correvano a rifugiarsi lì ad ogni allarme aereo. Poi qualcuno o più di uno ha cercato di sfruttarla costruendo una casarella con tanto di bagnetto e cucina, tanto che male c'è, così l'affittiamo pure. Oppure altri hanno pensato di buttarci i calcinacci delle abitazioni in ristrutturazione.
Ma torniamo al mio sogno...
Tutto era bellissimo, tutto ripulito. E' stato recuperato anche l'opus reticolatum e su una parete è stato trovato anche il graffito di un detenuto. Navate lunghissime, pilastri altissimi, la volta a crociera.
Tutto è ben illuminato da luci che mettono in risalto tanta bellezza e maestosità.
La Cisterna di via Parata è la cattedrale tra le cisterne romane di Ponza per la sua imponenza.
La storia ha vinto!!!
La cultura vale più di una casarella o di un deposito pieno di schifezze.
Finalmente l'interesse di tutti è superiore a quello di pochi.
Peccato che sia solo un sogno!!!
Per costruire il futuro dell'isola bisogna tutelare il passato, la nostra storia.
Il centro storico dell'isola di Ponza...la Cisterna di via Parata è dietro il palazzo rosa
(Foto di Alessandro Alexoneit Tagliamonte)
Ecco lo schifo che c'è dentro!!!
Una piantina della Cisterna di via Parata
Nota:
La Cisterna di via Parata era alimentata da altre ubicate più in alto, in zona Scotti, che raccoglievano l'acqua che scendeva dal Monte Guardia. A sua volta la Cisterna di via Parata alimentava quella del Corridoio, poi quella del Portone (Pascarella) e giù fino al mare dove si rifornivano i navigli.
Ho sognato di entrare in un luogo immenso, da paragonare ad una cattedrale, ma che un tempo era una grande Cisterna d'acqua. Poi nel tempo è stata trasformata in Bagno penale dove venivano alloggiati i Forzati che servivano per la costruzione del porto di Ponza. I nostri vecchi, quelli rimasti ancora in vita, ricordano ancora di quando correvano a rifugiarsi lì ad ogni allarme aereo. Poi qualcuno o più di uno ha cercato di sfruttarla costruendo una casarella con tanto di bagnetto e cucina, tanto che male c'è, così l'affittiamo pure. Oppure altri hanno pensato di buttarci i calcinacci delle abitazioni in ristrutturazione.
Ma torniamo al mio sogno...
Tutto era bellissimo, tutto ripulito. E' stato recuperato anche l'opus reticolatum e su una parete è stato trovato anche il graffito di un detenuto. Navate lunghissime, pilastri altissimi, la volta a crociera.
Tutto è ben illuminato da luci che mettono in risalto tanta bellezza e maestosità.
La Cisterna di via Parata è la cattedrale tra le cisterne romane di Ponza per la sua imponenza.
La storia ha vinto!!!
La cultura vale più di una casarella o di un deposito pieno di schifezze.
Finalmente l'interesse di tutti è superiore a quello di pochi.
Peccato che sia solo un sogno!!!
Per costruire il futuro dell'isola bisogna tutelare il passato, la nostra storia.
Il centro storico dell'isola di Ponza...la Cisterna di via Parata è dietro il palazzo rosa
(Foto di Alessandro Alexoneit Tagliamonte)
Ecco lo schifo che c'è dentro!!!
Una piantina della Cisterna di via Parata
Nota:
La Cisterna di via Parata era alimentata da altre ubicate più in alto, in zona Scotti, che raccoglievano l'acqua che scendeva dal Monte Guardia. A sua volta la Cisterna di via Parata alimentava quella del Corridoio, poi quella del Portone (Pascarella) e giù fino al mare dove si rifornivano i navigli.
domenica 4 febbraio 2018
A code i zèfere
Ma cos'è una code i Zèfere???
E' un fenomeno vorticoso che si alza dal mare e risucchia verso l'alto, è la tromba marina che a Ponza viene chiamata code i Zèfere.
Per fortuna che ha breve durata e colpisce un'area ristretta però può fare molti danni.
I marinai temono a code i Zèfere...
A Ponza, ma non solo, c'è la credenza che può tagliare a code i Zèfere un primogenito esponendo le natiche e recitando delle preghiere.
Si navigava tranquilli se sulla barca c'era un primogenito...
Si racconta che il pescatore Giuseppe Conte, conosciuto come Giuseppe i Mamène, fosse capace di tagliare a code i Zèfere.
Sulla rivista, degli anni '80, Vivere Ponza ho trovato questa bella poesia di Tommaso Lamonica:
A CODA 'I ZEFERO
U' San Silverio steva a ddiece miglie
d'a costa d'a Sardegna, quanno ntunno
cagnaie u tiempo: d'acqua nu zeffunno
venette e viento c'abbrucciava i cciglie.
Prima ca succedesse u parapiglie
facette acalà vele e balaccune
u Patrone e dette ncàrreche a ognune.
"A coda 'i Zèeefèra!" alluccaie u figlie
'i Celorme, ca steve 'i vuardia a pprora,
u Patrone u chiù giovene chiammaie
'i ll'equipaggio e vrache ce calàie.
Pò ca ate 'u mettette c'u culo fora
vanna annudo e 'i croce e pria' l'aria inghette
a coda se tagliaie e scumparette.
Legenda:
A CODA I ZEFERO: Tromba marina, tromba d'aria, turbine. Letteralmente "coda di zefiro", il quale, evidentemente, dagli antichi naviganti era considerato parente stretto di "Luzifero", Lucifero, e la forma della tromba marina può richiamare quella della coda del Maligno, ma ciò che non si riesce ancora a chiarire bene è che per tagliarla e farla scomparire si deve opporle il sedere scoperto del più giovane della ciurma o, come altri vuole, di un figlio primogenito.
SAN SILVERIO: Nome dell'imbarcazione
NTUNNO: All'improvviso
CROCE E PRIA: Di croci e preghiere
INGHETTE: Riempì
Immagini di code i zefère reperite in rete
Code i Zèfere a Ponza da Vivere Ponza 1986
E' un fenomeno vorticoso che si alza dal mare e risucchia verso l'alto, è la tromba marina che a Ponza viene chiamata code i Zèfere.
Per fortuna che ha breve durata e colpisce un'area ristretta però può fare molti danni.
I marinai temono a code i Zèfere...
A Ponza, ma non solo, c'è la credenza che può tagliare a code i Zèfere un primogenito esponendo le natiche e recitando delle preghiere.
Si navigava tranquilli se sulla barca c'era un primogenito...
Si racconta che il pescatore Giuseppe Conte, conosciuto come Giuseppe i Mamène, fosse capace di tagliare a code i Zèfere.
Sulla rivista, degli anni '80, Vivere Ponza ho trovato questa bella poesia di Tommaso Lamonica:
A CODA 'I ZEFERO
U' San Silverio steva a ddiece miglie
d'a costa d'a Sardegna, quanno ntunno
cagnaie u tiempo: d'acqua nu zeffunno
venette e viento c'abbrucciava i cciglie.
Prima ca succedesse u parapiglie
facette acalà vele e balaccune
u Patrone e dette ncàrreche a ognune.
"A coda 'i Zèeefèra!" alluccaie u figlie
'i Celorme, ca steve 'i vuardia a pprora,
u Patrone u chiù giovene chiammaie
'i ll'equipaggio e vrache ce calàie.
Pò ca ate 'u mettette c'u culo fora
vanna annudo e 'i croce e pria' l'aria inghette
a coda se tagliaie e scumparette.
Legenda:
A CODA I ZEFERO: Tromba marina, tromba d'aria, turbine. Letteralmente "coda di zefiro", il quale, evidentemente, dagli antichi naviganti era considerato parente stretto di "Luzifero", Lucifero, e la forma della tromba marina può richiamare quella della coda del Maligno, ma ciò che non si riesce ancora a chiarire bene è che per tagliarla e farla scomparire si deve opporle il sedere scoperto del più giovane della ciurma o, come altri vuole, di un figlio primogenito.
SAN SILVERIO: Nome dell'imbarcazione
NTUNNO: All'improvviso
CROCE E PRIA: Di croci e preghiere
INGHETTE: Riempì
Immagini di code i zefère reperite in rete
Code i Zèfere a Ponza da Vivere Ponza 1986
venerdì 2 febbraio 2018
Abbasce a Battarje
Una delle fortificazioni che serviva a difendere il porto di Ponza, fu costruita, nel 1808, per ordine del Principe di Canosa, uomo di fiducia dei Borboni. La fortificazione venne chiamata Batteria Leoplodo e prese questo nome dal nipote di Ferdinando I, Re delle due Sicilie.
Fu collocata proprio sopra le Grotte di Pilato, dov'è ora il cimitero e quella parte viene chiamata ancora abbasce 'a Battarje.
La Batteria Leopoldo, possedeva tre cannoni ed una fornace per arroventare le palle. Venne costruita per rafforzare le difese dell'isola e contrastare i francesi.
Doveva operare in concomitanza col Fortino di Frontone, che però fu costruito successivamente, nel 1813, ed il Forte Bentick, sulla Ravia.
La Batteria Leopoldo venne raffigurata anche da un disegno del Mattei, nel 1847, che la visitò e così scrisse:"...una ripida discesa mi condusse ad un pianerottolo poco superiore al mare, che di sbieco guardava l'entrata della baia principale dell'isola. Tre o quattro pezzi d'artiglieria, affiancati da un corpo di guardia con sentinella militare, mi avvertirono dello scopo di quella fortificazione".
Nella parte bassa del cimitero, abbasce a battarje, c'era la Batteria Leopoldo
Abbasce a battarje
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Pianta geometrica del terreno dove è situata la Batteria Leopoldo 14 maggio 1820 (Michele Andreini sott. del Genio)
(dal libro "Pontio. L'isola di Pilato" di V.Bonifacio)
Particolare di una pianta del 1815 con ubicazione della Batteria Leopoldo (n. 25 della pianta, in basso a sin).
Dal libro di Giovanni Maria De Rossi "Ponza Palmarola Zannone"
La Batteria Leopoldo in un disegno del Mattei, aprile 1947
Fu collocata proprio sopra le Grotte di Pilato, dov'è ora il cimitero e quella parte viene chiamata ancora abbasce 'a Battarje.
La Batteria Leopoldo, possedeva tre cannoni ed una fornace per arroventare le palle. Venne costruita per rafforzare le difese dell'isola e contrastare i francesi.
Doveva operare in concomitanza col Fortino di Frontone, che però fu costruito successivamente, nel 1813, ed il Forte Bentick, sulla Ravia.
La Batteria Leopoldo venne raffigurata anche da un disegno del Mattei, nel 1847, che la visitò e così scrisse:"...una ripida discesa mi condusse ad un pianerottolo poco superiore al mare, che di sbieco guardava l'entrata della baia principale dell'isola. Tre o quattro pezzi d'artiglieria, affiancati da un corpo di guardia con sentinella militare, mi avvertirono dello scopo di quella fortificazione".
Nella parte bassa del cimitero, abbasce a battarje, c'era la Batteria Leopoldo
Abbasce a battarje
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
Pianta geometrica del terreno dove è situata la Batteria Leopoldo 14 maggio 1820 (Michele Andreini sott. del Genio)
(dal libro "Pontio. L'isola di Pilato" di V.Bonifacio)
Progetto di completamento della Batteria Leopoldo (C. Afan de Rivera) Dal libro "Le isole Pontine attraverso i tempi"
Particolare di una pianta del 1815 con ubicazione della Batteria Leopoldo (n. 25 della pianta, in basso a sin).
Dal libro di Giovanni Maria De Rossi "Ponza Palmarola Zannone"
La Batteria Leopoldo in un disegno del Mattei, aprile 1947
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