venerdì 21 giugno 2024

A diane

 A diane è il periodo in cui, su ogni nave, si dispongono tutte le operazioni aventi scopo di dare un buon assetto,  di stabilire e preparare i lavori della giornata.

A diane nelle usanze ponzesi consiste nell'iniziare la giornata del 20 giugno, festa di San Silverio, alle sei del mattino con fuochi d'artificio ed il suono della banda per le strade dell'isola. 

E' il risveglio dell'isola e indica il grande giorno di festa.

Ricordo mio padre Ciro che era sempre in prima fila in qualità di maste i fèste nel seguire la festa di San Silverio.

Un tempo c'era un Comitato con più persone che preparava e seguiva i festeggiamenti di San Silverio.

Una vita fa... 

A diane del 20 giugno 2024 (Foto di Rossano Di Loreto)








mercoledì 19 giugno 2024

Buon San Silverio!!!

 Il 20 giugno ogni ponzese ovunque si trovi rivolge il proprio pensiero al suo Santo protettore, San Silverio.

All'isola di Ponza San Silverio viene portato in processione in una barchetta colma di garofani rossi.

Buon San Silverio!!!


La statuetta di San Silverio in casa di mia sorella Lella all'isola di Ponza 



martedì 18 giugno 2024

Aspettando San Silverio

 In questo periodo l'isola di Ponza è in fermento, si sta preparando al giorno atteso per tutto l'anno, il 20 giugno festa di San Silverio.

Si prepara 'a murtèlle per addobbare il Corso, si mettono le bandierine colorate lungo le strade, la barchetta è pronta per trasportare il Santo in processione colma di garofani rossi.

Il cuore di tutti i ponzesi è lì, sulla nostra isola accanto al nostro Santo. E' a Lui che ci rivolgiamo come ad un padre. 

I nostri nonni, i nostri padri ci hanno tramandato tradizione e devozione.








Si addobbano le strade (Le foto sono di Annalisa Sogliuzzo, giugno 2024)


San Silverio in processione sulla barchetta colma di garofani rossi (Foto di Giovanni Pacifico di qualche anno fa)

domenica 16 giugno 2024

Fotografi ponzesi di un tempo

 Sull'isola di Ponza, finalmente, dopo tanti anni c'è di nuovo uno Studio Fotografico ed è in località Le Forna. Spero vivamente che i ponzesi non si lascino scappare questa occasione rivolgendosi altrove. 

Tanti anni fa, a Ponza, c'erano gli Studi Fotografici Pacifico e D'Arco entrambi in piazza Gaetano Vitiello, sulla Punta Bianca.

Questi sono quelli che ricordo io...

Teresa D'Arco aveva sostituito suo padre Biasielle, di cui possiamo vedere  le foto in bianco e nero di una Ponza che non c'è più.

Ma fotografavano anche Aristide Baglio e Alfredo Tricoli.

E' vero che un tempo Ponza era molto popolata ed oggi tante famiglie conservano meravigliose foto. Sono stupende e molte sono state raccolte da Giovanni Pacifico nel suo Archivio Fotografico. 


In piazza Gaetano Vitiello, sulla Punta Bianca, c'erano gli Studi Fotografici di Pacifico e di D'Arco


Il veliero San Salvatore (Foto di D'Arco Biagio (Biasièlle) 17 / 8/ 1927 come è scritto in basso a sinistra)


Il promontorio della Guardia (Foto di Alfredo Tricoli, il papà di Giuseppe "il Barone")




La macchina fotografica di Alfredo Tricoli (Per gentile concessione della famiglia Tricoli)


In questa foto, nel cerchio rosso, è ritratto Alfredo Tricoli


Il matrimonio di Giuseppina Mazzella (Foto di Aristide Baglio come è scritto in basso a destra)

venerdì 14 giugno 2024

Pericolo scampato

 Questa storia mi è stata inviata da Giovanni Coppa, un ponzese che vive in Florida negli Stati Uniti,  e ricorda un episodio raccontato dal suo papà Silverio.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Silverio Coppa lavorava in  località Bagno Vecchio, a Ponza,  insieme ad altre persone. Il proprietario di quella zona era Semi Scotti e lì tagliavano la roccia per farne blocchi di pietre utilizzati nella costruzione delle case, quelli di cemento ancora non esistevano. 

Un pomeriggio uno degli uomini osservò da lontano, nel mare,  una grande cassa di legno.

Alcuni di loro con la barca adibita al trasporto delle pietre si accostarono alla cassa e la tirarono a bordo. A quei tempi a Ponza il cibo era scarso e credendo che dentro ci fosse roba da mangiare portarono la cassa sulla spiaggia.

Aprendo la cassa si accorsero che dentro c'era un grosso bidone di ferro e curiosi di sapere cosa ci fosse dentro cominciarono a lavorarci per separare il coperchio dal bidone.

In quel momento si accorsero che avevano avuto una grazia da Dio perchè il bidone non era altro che una grossa bomba o mina. Se fosse esplosa sarebbero morti ed il Bagno Vecchio sarebbe crollato in mare. 

Senza saperlo avevano disinnescato l'ordigno.

In quel periodo, durante e dopo il conflitto, il mare, purtroppo, era pieno di mine.







Il Bagno Vecchio (Foto di Fabio Massimo Arati, primi anni Duemila)



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